La Chalk Art è una forma di espressione in cui si realizzano disegni con i gessi colorati per dare vita a effetti tridimensionali sorprendenti.
Spesso tra i protagonisti di queste opere d’arte ci sono i bambini.
Questa volta invece leggiamo della Chalk Art in RSA: grazie a intuizione, impegno e un po’ di coraggio di fisioterapiste ed educatrice della Fondazione Beata Cristina di Calvisano (BS).
L’articolo, a cura della fisioterapista Paola Tosoni, racconta di come è stato realizzato il progetto: dall’attenzione a ogni dettaglio al messaggio di leggerezza, bellezza e autenticità che si è voluto esprimere.
Chalk Art in RSA: perché no?
Lavorare con le persone anziane in una Residenza Sanitaria Assistenziale è un percorso fatto di tante opportunità, ma anche di grandi responsabilità e sfide quotidiane.
Spesso ci troviamo a fronteggiare stereotipi e pregiudizi che vedono la vecchiaia come un periodo di declino, di perdita e di rassegnazione.
Ma cosa succede quando invece ci lasciamo sorprendere dalla bellezza nascosta in ogni residente?
Quando riusciamo a riscoprire la loro vitalità, la loro capacità di emozionarsi e di creare, anche in età avanzata?
Il nostro progetto “Chalk Art: Perché no?“ nasce proprio dall’idea di valorizzare il residente come un’opera d’arte vivente, capace di esprimere la propria personalità e il proprio spirito.
Ma è stata anche un’occasione per divertirci con loro, immersi in un’esperienza significativa, da vivere, ricordare e raccontare.
Professionisti e Persone coinvolte
Due fisioterapiste e un’educatrice: questo il team che insieme ha ideato un’attività che unisce arte, movimento e fotografia, creando un’esperienza di condivisione e di riscoperta di sé stessi.
Abbiamo coinvolto 14 residenti (12 donne e 2 uomini, con età compresa tra gli 80 e 95 anni, 4 dei quali utilizzanti in modo stabile la carrozzina per spostarsi) e 7 operatori.
E insieme a loro abbiamo vissuto un’esperienza fuori dall’ordinario.
Setting nella palestra della RSA
Il prodotto finale realizzato sono fotografie: scatti fotografici di residenti su sfondo nero con illusione ottica di movimento.

Nella pratica, la palestra della nostra struttura è stata trasformata per 7 giorni in un setting fotografico home made, in quattro step:
-
Sul pavimento abbiamo applicato la carta lavagna, ricoprendo un’area di 3x3m, a mo’ di quadro;
-
Con il gesso colorato, abbiamo fatto disegni con un tratto volutamente semplice e infantile;
-
Abbiamo aiutato ogni persona a sdraiarsi a terra in pose particolari e studiate, per inserirsi e armonizzarsi col disegno.
-
Abbiamo fissato tutto con un click della fotocamera e… voilà: un’opera d’arte.
Naturalmente il soggetto protagonista era il residente e per potenziare la sua immagine gli abbiamo fatto indossare accessori colorati che lo personalizzassero (sciarpe, maglie, cappelli, occhiali…).

Un pensiero dietro a ogni gesto
La scelta di allestire il set in palestra è perché volevamo avere a disposizione un ambiente famigliare, ma anche protesico e attrezzato (es. sollevatore e spazi ampi di movimento e manovra).
La scelta del disegno puerile a gesso voleva riportare alla poesia di tornare bambini, e al ricordo della dimensione spensierata della propria infanzia; inoltre, da un punto di vista “tecnico”, la semplicità nel tratto del disegno, non toglie visibilità al soggetto in posa, anzi lo valorizza.
La scelta della posizione a terra è stata fatta per valorizzare la persona, per poter rendere in modo potente l’illusione della dinamicità motoria, liberando il corpo dalla forza di gravità.
Abbiamo voluto proporre ai nostri residenti un’esperienza alternativa alla pesantezza quotidiana di un corpo “vissuto” e a volte “subito”, offrendo una sconosciuta dimensione di leggerezza e permettere a tutti di sentirsi protagonisti di un momento speciale.
Le fotografie scattate hanno fissato questi momenti di stra-ordinaria libertà, diventando così strumenti potenti, capaci di catturare emozioni autentiche e di raccontare storie di vita.
Emozioni che emergono chiaramente nel breve video di backstage:
Certezze e timori: l’attenzione a ogni dettaglio
L’esperienza si è basata sulla necessità di aiutare i residenti a mettersi a terra e poi rialzarsi, e abbiamo potuto concretizzarla perché siamo professioniste preparate in questo campo: assistere le persone in questi movimenti richiede competenza, soprattutto quando si tratta di persone con limitazioni motorie significative.
Ma questo rappresenta il cuore del nostro lavoro come fisioterapiste e ci ha dato la sicurezza per poter proporre questo progetto insolito.

La presenza dell’educatrice è stata determinante per garantire un’esperienza di valore, prima, durante e dopo questa “follia” (come simpaticamente l’ha definita una nostra “residente”).
Tuttavia, quest’esperienza non è stata priva di sfide: il timore di non riuscire a coinvolgere tutti o di creare disagio ci ha stimolato a fare costantemente riflessioni e osservazioni approfondite.
Ma soprattutto il progetto meritava un’attenzione particolare al messaggio: doveva essere rispettoso e adeguato al contesto, poiché il rischio di sembrare ridicolo e infantilizzante era concretamente possibile.
Così abbiamo riservato una cura maniacale ai dettagli, alla scelta dei disegni, degli accessori, delle posizioni, degli scatti…
Ingredienti fondamentali: professionalità e progettualità
Il progetto si è basato su competenze tecniche e relazionali, idee forti, creatività, motivazione e attenzione ai dettagli.
Ma tutto questo non sarebbe stato sufficiente per raggiungere i risultati desiderati: serviva anche progettualità.
Abbiamo così definito obiettivi chiari e azioni strategiche ben strutturate, iniziando con il formalizzare l’idea in un progetto scritto, con il coinvolgere la direzione e ottenere supporto logistico; creare un piano operativo (materiali, spazi, calendario), identificare i residenti da coinvolgere e i criteri di scelta, prevedere un momento di restituzione (mostra fotografica) e verifica (benessere percepito, coinvolgimento, autostima); documentare il processo (foto, feedback, diari, video), coinvolgere altri operatori.
La selezione dei residenti partecipanti, ad esempio, è stata effettuata tramite MMSE (Mini Mental State Examination), uno strumento che ci permette di valutare attentamente ogni candidatura, garantendo trasparenza, intenzionalità e coerenza nel processo.
Per uno sguardo autentico sulla vecchiaia
L’esperienza vissuta dai residenti durante questo progetto è stata un vero e proprio viaggio di scoperta e crescita personale.
Ognuno ha affrontato questa avventura in modo unico, portando con sé le proprie emozioni, paure e aspettative, ma tutti hanno condiviso un elemento fondamentale: l’autenticità.
Qualcuno si è approcciato all’esperienza con timore, preoccupato di non riuscire o di non essere all’altezza delle sfide proposte.
Altri, invece, hanno manifestato curiosità e entusiasmo, desiderosi di scoprire cosa potesse offrire questa nuova forma di espressione.
Tuttavia, questo percorso ha permesso a tutti di riscoprire capacità e talenti che forse avevano dimenticato o sottovalutato.
È stato appagante assistere al divertimento condiviso nel guardare gli altri partecipanti, un momento di vera connessione: momenti di vita che hanno rafforzato il senso di comunità e di appartenenza.
In realtà, si è rivelato molto più di un semplice progetto artistico: è stata una vera e propria occasione di crescita e di riscoperta della propria identità.
È stata una esperienza che ha unito arte, rispetto, audacia e progettualità, che ha avuto il potere di avere un altro sguardo sulla vecchiaia, dimostrando quanto sia importante svelare e valorizzare la bellezza in ogni fase della vita.
Un esempio di come il coraggio di osare possa fare la differenza.
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La Chalk Art è una forma di espressione in cui si realizzano disegni con i gessi colorati per dare vita a effetti tridimensionali sorprendenti.
Spesso tra i protagonisti di queste opere d’arte ci sono i bambini.
Questa volta invece leggiamo della Chalk Art in RSA: grazie a intuizione, impegno e un po’ di coraggio di fisioterapiste ed educatrice della Fondazione Beata Cristina di Calvisano (BS).
L’articolo, a cura della fisioterapista Paola Tosoni, racconta di come è stato realizzato il progetto: dall’attenzione a ogni dettaglio al messaggio di leggerezza, bellezza e autenticità che si è voluto esprimere.
Chalk Art in RSA: perché no?
Lavorare con le persone anziane in una Residenza Sanitaria Assistenziale è un percorso fatto di tante opportunità, ma anche di grandi responsabilità e sfide quotidiane.
Spesso ci troviamo a fronteggiare stereotipi e pregiudizi che vedono la vecchiaia come un periodo di declino, di perdita e di rassegnazione.
Ma cosa succede quando invece ci lasciamo sorprendere dalla bellezza nascosta in ogni residente?
Quando riusciamo a riscoprire la loro vitalità, la loro capacità di emozionarsi e di creare, anche in età avanzata?
Il nostro progetto “Chalk Art: Perché no?“ nasce proprio dall’idea di valorizzare il residente come un’opera d’arte vivente, capace di esprimere la propria personalità e il proprio spirito.
Ma è stata anche un’occasione per divertirci con loro, immersi in un’esperienza significativa, da vivere, ricordare e raccontare.
Professionisti e Persone coinvolte
Due fisioterapiste e un’educatrice: questo il team che insieme ha ideato un’attività che unisce arte, movimento e fotografia, creando un’esperienza di condivisione e di riscoperta di sé stessi.
Abbiamo coinvolto 14 residenti (12 donne e 2 uomini, con età compresa tra gli 80 e 95 anni, 4 dei quali utilizzanti in modo stabile la carrozzina per spostarsi) e 7 operatori.
E insieme a loro abbiamo vissuto un’esperienza fuori dall’ordinario.
Setting nella palestra della RSA
Il prodotto finale realizzato sono fotografie: scatti fotografici di residenti su sfondo nero con illusione ottica di movimento.

Nella pratica, la palestra della nostra struttura è stata trasformata per 7 giorni in un setting fotografico home made, in quattro step:
-
Sul pavimento abbiamo applicato la carta lavagna, ricoprendo un’area di 3x3m, a mo’ di quadro;
-
Con il gesso colorato, abbiamo fatto disegni con un tratto volutamente semplice e infantile;
-
Abbiamo aiutato ogni persona a sdraiarsi a terra in pose particolari e studiate, per inserirsi e armonizzarsi col disegno.
-
Abbiamo fissato tutto con un click della fotocamera e… voilà: un’opera d’arte.
Naturalmente il soggetto protagonista era il residente e per potenziare la sua immagine gli abbiamo fatto indossare accessori colorati che lo personalizzassero (sciarpe, maglie, cappelli, occhiali…).

Un pensiero dietro a ogni gesto
La scelta di allestire il set in palestra è perché volevamo avere a disposizione un ambiente famigliare, ma anche protesico e attrezzato (es. sollevatore e spazi ampi di movimento e manovra).
La scelta del disegno puerile a gesso voleva riportare alla poesia di tornare bambini, e al ricordo della dimensione spensierata della propria infanzia; inoltre, da un punto di vista “tecnico”, la semplicità nel tratto del disegno, non toglie visibilità al soggetto in posa, anzi lo valorizza.
La scelta della posizione a terra è stata fatta per valorizzare la persona, per poter rendere in modo potente l’illusione della dinamicità motoria, liberando il corpo dalla forza di gravità.
Abbiamo voluto proporre ai nostri residenti un’esperienza alternativa alla pesantezza quotidiana di un corpo “vissuto” e a volte “subito”, offrendo una sconosciuta dimensione di leggerezza e permettere a tutti di sentirsi protagonisti di un momento speciale.
Le fotografie scattate hanno fissato questi momenti di stra-ordinaria libertà, diventando così strumenti potenti, capaci di catturare emozioni autentiche e di raccontare storie di vita.
Emozioni che emergono chiaramente nel breve video di backstage:
Certezze e timori: l’attenzione a ogni dettaglio
L’esperienza si è basata sulla necessità di aiutare i residenti a mettersi a terra e poi rialzarsi, e abbiamo potuto concretizzarla perché siamo professioniste preparate in questo campo: assistere le persone in questi movimenti richiede competenza, soprattutto quando si tratta di persone con limitazioni motorie significative.
Ma questo rappresenta il cuore del nostro lavoro come fisioterapiste e ci ha dato la sicurezza per poter proporre questo progetto insolito.

La presenza dell’educatrice è stata determinante per garantire un’esperienza di valore, prima, durante e dopo questa “follia” (come simpaticamente l’ha definita una nostra “residente”).
Tuttavia, quest’esperienza non è stata priva di sfide: il timore di non riuscire a coinvolgere tutti o di creare disagio ci ha stimolato a fare costantemente riflessioni e osservazioni approfondite.
Ma soprattutto il progetto meritava un’attenzione particolare al messaggio: doveva essere rispettoso e adeguato al contesto, poiché il rischio di sembrare ridicolo e infantilizzante era concretamente possibile.
Così abbiamo riservato una cura maniacale ai dettagli, alla scelta dei disegni, degli accessori, delle posizioni, degli scatti…
Ingredienti fondamentali: professionalità e progettualità
Il progetto si è basato su competenze tecniche e relazionali, idee forti, creatività, motivazione e attenzione ai dettagli.
Ma tutto questo non sarebbe stato sufficiente per raggiungere i risultati desiderati: serviva anche progettualità.
Abbiamo così definito obiettivi chiari e azioni strategiche ben strutturate, iniziando con il formalizzare l’idea in un progetto scritto, con il coinvolgere la direzione e ottenere supporto logistico; creare un piano operativo (materiali, spazi, calendario), identificare i residenti da coinvolgere e i criteri di scelta, prevedere un momento di restituzione (mostra fotografica) e verifica (benessere percepito, coinvolgimento, autostima); documentare il processo (foto, feedback, diari, video), coinvolgere altri operatori.
La selezione dei residenti partecipanti, ad esempio, è stata effettuata tramite MMSE (Mini Mental State Examination), uno strumento che ci permette di valutare attentamente ogni candidatura, garantendo trasparenza, intenzionalità e coerenza nel processo.
Per uno sguardo autentico sulla vecchiaia
L’esperienza vissuta dai residenti durante questo progetto è stata un vero e proprio viaggio di scoperta e crescita personale.
Ognuno ha affrontato questa avventura in modo unico, portando con sé le proprie emozioni, paure e aspettative, ma tutti hanno condiviso un elemento fondamentale: l’autenticità.
Qualcuno si è approcciato all’esperienza con timore, preoccupato di non riuscire o di non essere all’altezza delle sfide proposte.
Altri, invece, hanno manifestato curiosità e entusiasmo, desiderosi di scoprire cosa potesse offrire questa nuova forma di espressione.
Tuttavia, questo percorso ha permesso a tutti di riscoprire capacità e talenti che forse avevano dimenticato o sottovalutato.
È stato appagante assistere al divertimento condiviso nel guardare gli altri partecipanti, un momento di vera connessione: momenti di vita che hanno rafforzato il senso di comunità e di appartenenza.
In realtà, si è rivelato molto più di un semplice progetto artistico: è stata una vera e propria occasione di crescita e di riscoperta della propria identità.
È stata una esperienza che ha unito arte, rispetto, audacia e progettualità, che ha avuto il potere di avere un altro sguardo sulla vecchiaia, dimostrando quanto sia importante svelare e valorizzare la bellezza in ogni fase della vita.
Un esempio di come il coraggio di osare possa fare la differenza.

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