Le strutture che accolgono persone anziane fragili sono universi complessi, dove il lavoro di gruppo è fondamentale e presente a ogni livello.
Nella prima parte di quest’articolo, a cura di Barbara di Clemente (scrittrice e promotrice culturale per la Residenza Richelmy di Torino), leggiamo i pensieri di cuochi, manutentori e operatori su come funziona una RSA dietro le quinte e su cosa rende possibile il lavoro di squadra.
Nella seconda parte, invece, Chiara Celentano (direttrice della struttura) raccoglie gli stimoli offerti dal personale operativo per invitare gli staff di direzione a una riflessione di tipo strategico e organizzativo.
Come funziona una RSA dietro le quinte
Si tende a parlare spesso del vertice e poco della base.
Non è una lezione di geometria, ma una semplice constatazione che si potrebbe traslare a diverse realtà lavorative.
Per questo abbiamo pensato di dare voce a quelle figure silenziose che, con il loro incessante e prezioso operato, fanno sì che la nostra RSA funzioni al meglio.
Il lavoro di squadra nella cucina di una RSA
E, visto che parliamo di base, partiamo fisicamente dal piano interrato che ospita le cucine.
Sono diversi gli operatori che si affaccendano in questa grande stanza, satura di vapori e odori, per permettere a residenti e dipendenti di ricevere pasti regolari e curati nel dettaglio.
Non si fermano mai e, accompagnati dal sottofondo di piatti, pentole e mestoli, pare si muovano seguendo una loro musica.
Una specie di danza di gruppo che permette a ciascuno di non invadere il territorio dell’altro.
Approfittiamo di una pausa di Luca, capo cuoco, per vedere cosa ne pensa del lavoro di squadra:
Anche Giada, giovane aiuto cuoco, ci espone il suo punto di vista:
Alessandro, aiuto cucina, vuole dire la sua e non possiamo che ascoltarlo molto volentieri:
Nei panni degli addetti all’ordine e all’igiene della struttura
Saliamo di un piano alla ricerca di un addetto all’ordine e all’igiene della RSA.
Sono tanti e sempre di corsa, con i loro carrelli carichi di ogni tipo di spray e disinfettante.
Pizzichiamo Ciro, veterano del gruppo.
Da grande esteta qual è, nonché partenopeo doc, ad ogni festa comandata o ricevimento non si limita a far brillare tutto, ma ama addobbare con cura e gusto il salone e le aree comuni.
Lo vedi intento a preparare l’albero di Natale, a mettere le statuine del presepe con maniacale precisione, ad apparecchiare badando alla cromia, a riempire gli angoli vuoti di piante e fiori colorati.
Ogni tanto ti tira per un braccio verso una sua creazione e ti dice tutto fiero:
“allora, che te ne pare?”
E ti accorgi subito che ogni fiocco, nastro e striscione, lo ha messo lì con il chiaro intento di far sorridere i residenti:
Manutenzione e cura di spazi interni ed esterni: chi tiene in piedi l’RSA
I manutentori si affiancano a questo grande esercito silenzioso.
Chi pensa al giardino, chi alla parte elettrica, chi a quella idraulica e chi più ne ha ne metta.
Si rompe il maniglione, o non parte il proiettore, basta chiamare Alessandro. Al compleanno si era pensato di regalargli il dono dell’ubiquità, ma su Amazon era finito.
Così, giovane e scattante, corre su e giù cercando di far funzionare tutto:
Ecco Giorgio, magazziniere tuttofare, che somiglia tanto a Bud Spencer sia per la forza che per l’aria buona.
Lo vedi caricarsi sulle spalle pesi enormi e portarli qua e là grondante di sudore.
Non è un chiacchierone, segue le vecchie regole di una volta del “taci e fai bene il tuo”.
Così non lo disturbiamo, ma di certo lo ringraziamo perché anche lui è un dentino importante di questo articolato ingranaggio.
Non scordiamoci di Gianni, giardiniere factotum, che regala a tutti noi un affaccio curato e verdeggiante.
Cosa da non poco visto che i residenti spesso guardano fuori alla ricerca di ricordi e pensieri felici.
OSS: professionisti della cura quotidiana e dell’ascolto
Saliamo ancora di un piano e osserviamo gli OSS che aiutano i residenti nella loro igiene personale.
Sono professionisti di tutte le età che girano per la Struttura con il grande compito di aiutare i residenti ad alzarsi, lavarsi e vestirsi, per far sì che vivano una nuova giornata freschi e profumati.
Una squadra in divisa che senza clamore si muove incessantemente, senza sosta.
Concetta, OSS sorridente e solare, ci dà un interessante punto di vista:
La verità è che è emozionante vedere tutte queste persone lavorare con zelo e passione senza riflettori puntati addosso.
Un incessante brulichio di professionisti che, dietro le quinte, si adoperano incessantemente affinché tutta la “Compagnia Richelmy” offra ai suoi residenti lo spettacolo più bello che esista: la Vita.
Cosa può imparare lo staff di direzione dal personale operativo
Di Chiara Celentano, Direttrice Residenza Richelmy
Questo articolo ha voluto restituire voce, dignità e visibilità a coloro che, pur non essendo sotto i riflettori, reggono l’impalcatura concreta e valoriale di una RSA.
Dalle testimonianze raccolte emergono con forza alcuni temi chiave che vale la pena riportare all’attenzione di chi si occupa di direzione, coordinamento e sviluppo organizzativo.
Cosa ci dicono gli operatori?
Due idee concrete per migliorare la collaborazione in RSA
Ci sono alcune idee pratiche che potremmo portare nelle nostre strutture, alla luce delle riflessioni emerse dalla voce di chi opera ogni giorno in prima linea.
- Creare momenti di narrazione collettiva interna
Può essere utile dedicare spazi strutturati – mensili o stagionali – in cui operatori di tutte le aree possano raccontare il proprio lavoro e ascoltare quello degli altri.
Questo favorisce la comprensione inter-professionale, rafforza il senso di comunità e aiuta la direzione a intercettare risorse latenti o criticità sommerse.
- Formalizzare il concetto di “manutenzione relazionale”:
Così come abbiamo protocolli per la sanificazione o la manutenzione tecnica, dovremmo prevedere anche micro-azioni di cura dei rapporti tra colleghi.
Piccoli rituali, riconoscimenti simbolici, feedback positivi pubblici o informali, spazi di decompressione condivisa: strumenti semplici ma potenti per nutrire la salute organizzativa.
Strategie HR per rafforzare la coesione
Queste evidenze ci offrono una preziosa indicazione anche per il disegno strategico delle politiche HR nelle RSA.
Occorre:
- Investire in percorsi di team building trasversali, che coinvolgano operatori socio-sanitari, tecnici, cuochi, addetti all’igiene, manutentori e personale amministrativo in esperienze comuni di coesione, orientate al problem solving e alla costruzione di fiducia reciproca.
- Promuovere una formazione orizzontale, capace di superare le divisioni tra reparti e professioni: conoscere le basi del lavoro degli altri aumenta il rispetto, l’efficacia operativa e riduce l’attrito nelle zone grigie.
- Introdurre indicatori qualitativi di clima interno, riconoscimento, collaborazione e soddisfazione professionale, anche tramite strumenti semplici come sondaggi trimestrali, feedback a 360° o gruppi di ascolto organizzativo. Perché ciò che non si misura, difficilmente si governa.
RSA come comunità: costruire senso e appartenenza
Come Direttrice, credo che il futuro delle RSA dipenda non solo dall’innovazione tecnologica o dai modelli assistenziali, ma dalla nostra capacità di costruire luoghi in cui ogni lavoratore possa sentirsi parte attiva di una missione comune.
Dare voce a chi lavora dietro le quinte significa riconoscere che è proprio lì che risiede la forza quotidiana della cura.
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Le strutture che accolgono persone anziane fragili sono universi complessi, dove il lavoro di gruppo è fondamentale e presente a ogni livello.
Nella prima parte di quest’articolo, a cura di Barbara di Clemente (scrittrice e promotrice culturale per la Residenza Richelmy di Torino), leggiamo i pensieri di cuochi, manutentori e operatori su come funziona una RSA dietro le quinte e su cosa rende possibile il lavoro di squadra.
Nella seconda parte, invece, Chiara Celentano (direttrice della struttura) raccoglie gli stimoli offerti dal personale operativo per invitare gli staff di direzione a una riflessione di tipo strategico e organizzativo.
Come funziona una RSA dietro le quinte
Si tende a parlare spesso del vertice e poco della base.
Non è una lezione di geometria, ma una semplice constatazione che si potrebbe traslare a diverse realtà lavorative.
Per questo abbiamo pensato di dare voce a quelle figure silenziose che, con il loro incessante e prezioso operato, fanno sì che la nostra RSA funzioni al meglio.
Il lavoro di squadra nella cucina di una RSA
E, visto che parliamo di base, partiamo fisicamente dal piano interrato che ospita le cucine.
Sono diversi gli operatori che si affaccendano in questa grande stanza, satura di vapori e odori, per permettere a residenti e dipendenti di ricevere pasti regolari e curati nel dettaglio.
Non si fermano mai e, accompagnati dal sottofondo di piatti, pentole e mestoli, pare si muovano seguendo una loro musica.
Una specie di danza di gruppo che permette a ciascuno di non invadere il territorio dell’altro.
Approfittiamo di una pausa di Luca, capo cuoco, per vedere cosa ne pensa del lavoro di squadra:
Anche Giada, giovane aiuto cuoco, ci espone il suo punto di vista:
Alessandro, aiuto cucina, vuole dire la sua e non possiamo che ascoltarlo molto volentieri:
Nei panni degli addetti all’ordine e all’igiene della struttura
Saliamo di un piano alla ricerca di un addetto all’ordine e all’igiene della RSA.
Sono tanti e sempre di corsa, con i loro carrelli carichi di ogni tipo di spray e disinfettante.
Pizzichiamo Ciro, veterano del gruppo.
Da grande esteta qual è, nonché partenopeo doc, ad ogni festa comandata o ricevimento non si limita a far brillare tutto, ma ama addobbare con cura e gusto il salone e le aree comuni.
Lo vedi intento a preparare l’albero di Natale, a mettere le statuine del presepe con maniacale precisione, ad apparecchiare badando alla cromia, a riempire gli angoli vuoti di piante e fiori colorati.
Ogni tanto ti tira per un braccio verso una sua creazione e ti dice tutto fiero:
“allora, che te ne pare?”
E ti accorgi subito che ogni fiocco, nastro e striscione, lo ha messo lì con il chiaro intento di far sorridere i residenti:
Manutenzione e cura di spazi interni ed esterni: chi tiene in piedi l’RSA
I manutentori si affiancano a questo grande esercito silenzioso.
Chi pensa al giardino, chi alla parte elettrica, chi a quella idraulica e chi più ne ha ne metta.
Si rompe il maniglione, o non parte il proiettore, basta chiamare Alessandro. Al compleanno si era pensato di regalargli il dono dell’ubiquità, ma su Amazon era finito.
Così, giovane e scattante, corre su e giù cercando di far funzionare tutto:
Ecco Giorgio, magazziniere tuttofare, che somiglia tanto a Bud Spencer sia per la forza che per l’aria buona.
Lo vedi caricarsi sulle spalle pesi enormi e portarli qua e là grondante di sudore.
Non è un chiacchierone, segue le vecchie regole di una volta del “taci e fai bene il tuo”.
Così non lo disturbiamo, ma di certo lo ringraziamo perché anche lui è un dentino importante di questo articolato ingranaggio.
Non scordiamoci di Gianni, giardiniere factotum, che regala a tutti noi un affaccio curato e verdeggiante.
Cosa da non poco visto che i residenti spesso guardano fuori alla ricerca di ricordi e pensieri felici.
OSS: professionisti della cura quotidiana e dell’ascolto
Saliamo ancora di un piano e osserviamo gli OSS che aiutano i residenti nella loro igiene personale.
Sono professionisti di tutte le età che girano per la Struttura con il grande compito di aiutare i residenti ad alzarsi, lavarsi e vestirsi, per far sì che vivano una nuova giornata freschi e profumati.
Una squadra in divisa che senza clamore si muove incessantemente, senza sosta.
Concetta, OSS sorridente e solare, ci dà un interessante punto di vista:
La verità è che è emozionante vedere tutte queste persone lavorare con zelo e passione senza riflettori puntati addosso.
Un incessante brulichio di professionisti che, dietro le quinte, si adoperano incessantemente affinché tutta la “Compagnia Richelmy” offra ai suoi residenti lo spettacolo più bello che esista: la Vita.
Cosa può imparare lo staff di direzione dal personale operativo
Di Chiara Celentano, Direttrice Residenza Richelmy
Questo articolo ha voluto restituire voce, dignità e visibilità a coloro che, pur non essendo sotto i riflettori, reggono l’impalcatura concreta e valoriale di una RSA.
Dalle testimonianze raccolte emergono con forza alcuni temi chiave che vale la pena riportare all’attenzione di chi si occupa di direzione, coordinamento e sviluppo organizzativo.
Cosa ci dicono gli operatori?
Due idee concrete per migliorare la collaborazione in RSA
Ci sono alcune idee pratiche che potremmo portare nelle nostre strutture, alla luce delle riflessioni emerse dalla voce di chi opera ogni giorno in prima linea.
- Creare momenti di narrazione collettiva interna
Può essere utile dedicare spazi strutturati – mensili o stagionali – in cui operatori di tutte le aree possano raccontare il proprio lavoro e ascoltare quello degli altri.
Questo favorisce la comprensione inter-professionale, rafforza il senso di comunità e aiuta la direzione a intercettare risorse latenti o criticità sommerse.
- Formalizzare il concetto di “manutenzione relazionale”:
Così come abbiamo protocolli per la sanificazione o la manutenzione tecnica, dovremmo prevedere anche micro-azioni di cura dei rapporti tra colleghi.
Piccoli rituali, riconoscimenti simbolici, feedback positivi pubblici o informali, spazi di decompressione condivisa: strumenti semplici ma potenti per nutrire la salute organizzativa.
Strategie HR per rafforzare la coesione
Queste evidenze ci offrono una preziosa indicazione anche per il disegno strategico delle politiche HR nelle RSA.
Occorre:
- Investire in percorsi di team building trasversali, che coinvolgano operatori socio-sanitari, tecnici, cuochi, addetti all’igiene, manutentori e personale amministrativo in esperienze comuni di coesione, orientate al problem solving e alla costruzione di fiducia reciproca.
- Promuovere una formazione orizzontale, capace di superare le divisioni tra reparti e professioni: conoscere le basi del lavoro degli altri aumenta il rispetto, l’efficacia operativa e riduce l’attrito nelle zone grigie.
- Introdurre indicatori qualitativi di clima interno, riconoscimento, collaborazione e soddisfazione professionale, anche tramite strumenti semplici come sondaggi trimestrali, feedback a 360° o gruppi di ascolto organizzativo. Perché ciò che non si misura, difficilmente si governa.
RSA come comunità: costruire senso e appartenenza
Come Direttrice, credo che il futuro delle RSA dipenda non solo dall’innovazione tecnologica o dai modelli assistenziali, ma dalla nostra capacità di costruire luoghi in cui ogni lavoratore possa sentirsi parte attiva di una missione comune.
Dare voce a chi lavora dietro le quinte significa riconoscere che è proprio lì che risiede la forza quotidiana della cura.
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