Cosa può fare il logopedista in RSA? Figura spesso assunta o conosciuta per la gestione dei disturbi della deglutizione, può in realtà avere un ruolo fondamentale nella promozione e nel sostegno della comunicazione della persona anziana, anche quando il linguaggio cambia o si riduce. Ce ne parla la logopedista Fabiola Gaio.
Cosa fa il logopedista
Il logopedista è il professionista che si occupa della prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione e della deglutizione in tutte le fasi della vita: evolutiva, adulta e geriatrica (1).
L’attività del logopedista è quindi volta all’educazione e rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi.
I disturbi relativi alla comunicazione, il conseguente isolamento della persona e spesso la demotivazione, sono indicatori considerati importanti anche nelle indagini dell’Istituto Superiore di Sanità, perciò è importante che questa figura professionale, generalmente assunta per la valutazione e gestione dei disturbi di deglutizione, possa avere lo spazio necessario per occuparsi anche della promozione del linguaggio e della comunicazione delle persone anziane apportando il suo specifico contributo.
Come sottolinea il Codice Deontologico del Logopedista (art. 4), l’intervento logopedico tutela la salute della persona nella sua dimensione bio-psico-sociale, aiutandola a utilizzare tutti i mezzi comunicativi disponibili e, in caso di disturbo, favorendo il recupero o l’adozione di modalità alternative di comunicazione.
Cosa può fare il logopedista in RSA
La comunicazione è uno strumento che tutti noi siamo abituati a utilizzare: ci caratterizza come esseri umani ed è un campo di intervento comune a tutte le figure professionali che ne fanno un uso costante e continuo, perché è il primo strumento di cura di tutti i professionisti e anche dei cargiver.
Perciò va spiegato e compreso quale può essere lo specifico contributo che può apportare il logopedista e che arricchisce e completa l’azione di cura della persona anziana accolta nelle RSA, luogo in cui è fondamentale promuovere e garantire l’inserimento sociale e lo stabilirsi di nuove e positive relazioni.
La comunicazione è la base di ogni relazione umana: attraverso di essa ci esprimiamo, costruiamo legami e manteniamo vivo il contatto con gli altri.
Già Aristotele diceva che l’uomo è per natura un “animale sociale” e lo psicologo Lev Vygotskij sostiene che il linguaggio e il pensiero nascono da interazioni sociali. La funzione principale del linguaggio è comunicativa, cioè relazionale: serve a connettere i membri di una comunità.
Le RSA stesse sono comunità in cui si stabiliscono relazioni grazie a continue interazioni. Spesso considerate luoghi di isolamento, possono invece diventare spazi di vita comunitaria, dove la comunicazione e la relazione aiutano a mantenere attive le funzioni cognitive e a superare la solitudine.
La valutazione logopedica in RSA
All’ingresso in RSA, il logopedista effettua una valutazione delle abilità cognitivo-comunicative della persona.
Uno degli strumenti utilizzati per questo è lo Short-VABIA, una breve intervista che consente di individuare il livello comunicativo della persona (attivo, passivo, inadeguato o non comunicatore).
Sulla base dei risultati, vengono fornite indicazioni e suggerimenti agli operatori e ai familiari per stimolare la comunicazione quotidiana.
La valutazione prende in considerazione:
-
Aspetti verbali: chiarezza, correttezza e ricchezza del linguaggio.
-
Aspetti para verbali: tono, volume della voce e ritmo della parola, fondamentali per trasmettere emozioni e intenzioni.
-
Aspetti non verbali: gesti, mimica facciale, postura e sguardo, che veicolano gran parte del significato del messaggio.
In dettaglio la valutazione considera sia gli aspetti verbali, cioè il tipo di linguaggio e la costruzione del discorso, ma anche para verbali, come l’uso di una corretta intonazione vocale che permette ad esempio di comunicare adeguatamente se si sta ponendo una domanda o un ordine, o se si dice una battuta ironica, se si è felici o arrabbiati.
In aggiunta si considerano gli aspetti non verbali, come la produzione e la comprensione gestuale, che svolge un ruolo fondamentale nella comunicazione, tanto che a volte se ciò che diciamo contrasta con la nostra espressione del volto e la nostra gestualità, generalmente è quest’ultima che trasmette il vero contenuto del nostro pensiero.
La gestualità può essere utilizzata per completare, accompagnare o sostituire il linguaggio verbale.
La comunicazione oltre le parole
Il logopedista individua le tipologie di atti linguistici che le persone anziane son ancora in grado di realizzare in modo ancora funzionale e utile anche se, a volte, non completamente corretto a livello linguistico. Talvolta infatti le parole possono non essere realizzate nel giusto ordine, possono essere sostituite da altre più generiche o non risultare completamente comprensibili o intellegibili.
Quando parliamo di atti linguistici si intende la comunic-azione come la vera propria azione di mettere in comune con gli altri i contenuti del nostro pensiero.
È un’azione che si realizza con un suo scopo, una sua intenzione.
Quando le persone comunicano possono infatti esprimere giudizi, dire se qualcuno è bravo o se qualcosa è buono/a. Possono ancora tentare di esercitare una propria volontà, chiedendo per esempio di avere una tazza di tè o allontanando qualcuno. Una persona può ancora mostrare la propria partecipazione con il saluto o facendo gli auguri. Può esprimere un accordo o disaccordo e assumersi degli impegni in modo esplicito, volontario e, infine, può semplicemente raccontare.
La conversazione propone e stimola tutta questa varietà di atti linguistici e la loro combinazione.
Con la comunicazione di fatto noi modifichiamo l’ambiente e il contesto di vita perché agiamo su di esso.
Come dicevamo, vi è infine da considerare anche la comunicazione non verbale, che si riferisce a tutti quei gesti che possiamo realizzare con il movimento del corpo, del busto, delle mani e del volto, nella sua espressione mimica, che sono fondamentali anche per la comprensione e produzione delle emozioni e del dolore.
La comunicazione quotidiana della persona anziana
Gli aspetti verbali, paraverbali e gestuali della comunicazione si coordinano per essere utilizzati in un contesto specifico, in cui il significato delle parole e delle frasi e dei discorsi viene influenzato anche dalla situazione sociale.
In questo modo, si analizza la pragmatica della comunicazione, ovvero come la persona usa il linguaggio nei contesti quotidiani, considerando anche fattori ambientali, psicologici e sociali.
Perciò anche se la persona anziana non utilizza il linguaggio verbale, gestuale o comportamenti convenzionali, grazie all’osservazione nelle situazioni quotidiane, al colloquio con gli operatori e con i familiari, si cerca di capire se i comportamenti inusuali, ma ripetuti, possano essere interpretati come veicolanti un’informazione e perciò comunicativi.
Un comportamento può costituire un indizio da raccogliere e su cui ragionare per individuare una qualche forma di intenzione comunicativa e quindi anche informativa.
Semplicemente, se una persona mostra qualcosa, oppure osserva qualcosa, può indurre chi la guarda a cercare di capire il motivo di quel gesto o comportamento, anche insolito, e quindi a interpretarlo per rispondere ai bisogni della persona
Demenza e comunicazione: valorizzare le abilità presenti
Il linguaggio e la comunicazione che ci accompagnano da quando siamo bambini sono delle capacità cognitive molto complesse, fondamentali per la nostra vita. Generalmente ci rendiamo conto della loro importanza soprattutto quando vengono limitate o impedite.
Molte persone anziane accolte nelle RSA presentano Disturbi Neurocognitivi Maggiori (DNC-M), conosciuti comunemente come demenze, che portano con sé difficoltà a livello comunicativo. Quest’ultime variano in base al tipo e al grado di declino cognitivo, ma anche a fattori individuali (ad es. età, esperienze di vita, motivazione) e contestuali (ambiente, interlocutori, argomenti).
Il logopedista aiuta dunque a preservare e valorizzare le abilità comunicative che ancora rimangonoo, anche quando il linguaggio verbale si riduce, favorendo l’uso di gesti, sguardi e altri canali espressivi.
Lavorare in équipe e ascoltare le famiglie
La collaborazione tra tutti i professionisti e i familiari nella cura alla persona anziana fragile, in particolare nel contesto delle RSA, è la chiave affinché l’intervento logopedico possa avere successo.
Ogni figura, infatti, con le proprie competenze, contribuisce al benessere complessivo della persona e il logopedista, in particolare, aiuta promuovendo la comunicazione, riducendo l’isolamento e rafforzando l’identità della persona, favorendo cioè relazioni significative e qualità della vita.
Nonostante le difficoltà organizzative del sistema, l’RSA, se guardata e vissuta in questo modo, può diventare un luogo sicuro e stimolante, dove la persona anziana – certamente adattandovisi gradualmente – può ricostruire con il tempo la propria casa; tuttavia molto dipende da come questo nuovo ambiente sociale, a cominciare dall’accoglienza, viene presentato e fatto vivere dai professionisti che lo abitano.
Note
(1) Cfr. il DM 14/09/1994 n. 742.
PERSONE
Eventi e Cultura

Semi di CURA
NEWSLETTER
Esiste un significato profondo nel lavoro di CURA e una ricchezza nascosta in RSA?
La newsletter
«Semi di CURA»
indaga questo e lo racconta ogni ultimo venerdì del mese.
Cosa può fare il logopedista in RSA? Figura spesso assunta o conosciuta per la gestione dei disturbi della deglutizione, può in realtà avere un ruolo fondamentale nella promozione e nel sostegno della comunicazione della persona anziana, anche quando il linguaggio cambia o si riduce. Ce ne parla la logopedista Fabiola Gaio.
Cosa fa il logopedista
Il logopedista è il professionista che si occupa della prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione e della deglutizione in tutte le fasi della vita: evolutiva, adulta e geriatrica (1).
L’attività del logopedista è quindi volta all’educazione e rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi.
I disturbi relativi alla comunicazione, il conseguente isolamento della persona e spesso la demotivazione, sono indicatori considerati importanti anche nelle indagini dell’Istituto Superiore di Sanità, perciò è importante che questa figura professionale, generalmente assunta per la valutazione e gestione dei disturbi di deglutizione, possa avere lo spazio necessario per occuparsi anche della promozione del linguaggio e della comunicazione delle persone anziane apportando il suo specifico contributo.
Come sottolinea il Codice Deontologico del Logopedista (art. 4), l’intervento logopedico tutela la salute della persona nella sua dimensione bio-psico-sociale, aiutandola a utilizzare tutti i mezzi comunicativi disponibili e, in caso di disturbo, favorendo il recupero o l’adozione di modalità alternative di comunicazione.
Cosa può fare il logopedista in RSA
La comunicazione è uno strumento che tutti noi siamo abituati a utilizzare: ci caratterizza come esseri umani ed è un campo di intervento comune a tutte le figure professionali che ne fanno un uso costante e continuo, perché è il primo strumento di cura di tutti i professionisti e anche dei cargiver.
Perciò va spiegato e compreso quale può essere lo specifico contributo che può apportare il logopedista e che arricchisce e completa l’azione di cura della persona anziana accolta nelle RSA, luogo in cui è fondamentale promuovere e garantire l’inserimento sociale e lo stabilirsi di nuove e positive relazioni.
La comunicazione è la base di ogni relazione umana: attraverso di essa ci esprimiamo, costruiamo legami e manteniamo vivo il contatto con gli altri.
Già Aristotele diceva che l’uomo è per natura un “animale sociale” e lo psicologo Lev Vygotskij sostiene che il linguaggio e il pensiero nascono da interazioni sociali. La funzione principale del linguaggio è comunicativa, cioè relazionale: serve a connettere i membri di una comunità.
Le RSA stesse sono comunità in cui si stabiliscono relazioni grazie a continue interazioni. Spesso considerate luoghi di isolamento, possono invece diventare spazi di vita comunitaria, dove la comunicazione e la relazione aiutano a mantenere attive le funzioni cognitive e a superare la solitudine.
La valutazione logopedica in RSA
All’ingresso in RSA, il logopedista effettua una valutazione delle abilità cognitivo-comunicative della persona.
Uno degli strumenti utilizzati per questo è lo Short-VABIA, una breve intervista che consente di individuare il livello comunicativo della persona (attivo, passivo, inadeguato o non comunicatore).
Sulla base dei risultati, vengono fornite indicazioni e suggerimenti agli operatori e ai familiari per stimolare la comunicazione quotidiana.
La valutazione prende in considerazione:
-
Aspetti verbali: chiarezza, correttezza e ricchezza del linguaggio.
-
Aspetti para verbali: tono, volume della voce e ritmo della parola, fondamentali per trasmettere emozioni e intenzioni.
-
Aspetti non verbali: gesti, mimica facciale, postura e sguardo, che veicolano gran parte del significato del messaggio.
In dettaglio la valutazione considera sia gli aspetti verbali, cioè il tipo di linguaggio e la costruzione del discorso, ma anche para verbali, come l’uso di una corretta intonazione vocale che permette ad esempio di comunicare adeguatamente se si sta ponendo una domanda o un ordine, o se si dice una battuta ironica, se si è felici o arrabbiati.
In aggiunta si considerano gli aspetti non verbali, come la produzione e la comprensione gestuale, che svolge un ruolo fondamentale nella comunicazione, tanto che a volte se ciò che diciamo contrasta con la nostra espressione del volto e la nostra gestualità, generalmente è quest’ultima che trasmette il vero contenuto del nostro pensiero.
La gestualità può essere utilizzata per completare, accompagnare o sostituire il linguaggio verbale.
La comunicazione oltre le parole
Il logopedista individua le tipologie di atti linguistici che le persone anziane son ancora in grado di realizzare in modo ancora funzionale e utile anche se, a volte, non completamente corretto a livello linguistico. Talvolta infatti le parole possono non essere realizzate nel giusto ordine, possono essere sostituite da altre più generiche o non risultare completamente comprensibili o intellegibili.
Quando parliamo di atti linguistici si intende la comunic-azione come la vera propria azione di mettere in comune con gli altri i contenuti del nostro pensiero.
È un’azione che si realizza con un suo scopo, una sua intenzione.
Quando le persone comunicano possono infatti esprimere giudizi, dire se qualcuno è bravo o se qualcosa è buono/a. Possono ancora tentare di esercitare una propria volontà, chiedendo per esempio di avere una tazza di tè o allontanando qualcuno. Una persona può ancora mostrare la propria partecipazione con il saluto o facendo gli auguri. Può esprimere un accordo o disaccordo e assumersi degli impegni in modo esplicito, volontario e, infine, può semplicemente raccontare.
La conversazione propone e stimola tutta questa varietà di atti linguistici e la loro combinazione.
Con la comunicazione di fatto noi modifichiamo l’ambiente e il contesto di vita perché agiamo su di esso.
Come dicevamo, vi è infine da considerare anche la comunicazione non verbale, che si riferisce a tutti quei gesti che possiamo realizzare con il movimento del corpo, del busto, delle mani e del volto, nella sua espressione mimica, che sono fondamentali anche per la comprensione e produzione delle emozioni e del dolore.
La comunicazione quotidiana della persona anziana
Gli aspetti verbali, paraverbali e gestuali della comunicazione si coordinano per essere utilizzati in un contesto specifico, in cui il significato delle parole e delle frasi e dei discorsi viene influenzato anche dalla situazione sociale.
In questo modo, si analizza la pragmatica della comunicazione, ovvero come la persona usa il linguaggio nei contesti quotidiani, considerando anche fattori ambientali, psicologici e sociali.
Perciò anche se la persona anziana non utilizza il linguaggio verbale, gestuale o comportamenti convenzionali, grazie all’osservazione nelle situazioni quotidiane, al colloquio con gli operatori e con i familiari, si cerca di capire se i comportamenti inusuali, ma ripetuti, possano essere interpretati come veicolanti un’informazione e perciò comunicativi.
Un comportamento può costituire un indizio da raccogliere e su cui ragionare per individuare una qualche forma di intenzione comunicativa e quindi anche informativa.
Semplicemente, se una persona mostra qualcosa, oppure osserva qualcosa, può indurre chi la guarda a cercare di capire il motivo di quel gesto o comportamento, anche insolito, e quindi a interpretarlo per rispondere ai bisogni della persona
Demenza e comunicazione: valorizzare le abilità presenti
Il linguaggio e la comunicazione che ci accompagnano da quando siamo bambini sono delle capacità cognitive molto complesse, fondamentali per la nostra vita. Generalmente ci rendiamo conto della loro importanza soprattutto quando vengono limitate o impedite.
Molte persone anziane accolte nelle RSA presentano Disturbi Neurocognitivi Maggiori (DNC-M), conosciuti comunemente come demenze, che portano con sé difficoltà a livello comunicativo. Quest’ultime variano in base al tipo e al grado di declino cognitivo, ma anche a fattori individuali (ad es. età, esperienze di vita, motivazione) e contestuali (ambiente, interlocutori, argomenti).
Il logopedista aiuta dunque a preservare e valorizzare le abilità comunicative che ancora rimangonoo, anche quando il linguaggio verbale si riduce, favorendo l’uso di gesti, sguardi e altri canali espressivi.
Lavorare in équipe e ascoltare le famiglie
La collaborazione tra tutti i professionisti e i familiari nella cura alla persona anziana fragile, in particolare nel contesto delle RSA, è la chiave affinché l’intervento logopedico possa avere successo.
Ogni figura, infatti, con le proprie competenze, contribuisce al benessere complessivo della persona e il logopedista, in particolare, aiuta promuovendo la comunicazione, riducendo l’isolamento e rafforzando l’identità della persona, favorendo cioè relazioni significative e qualità della vita.
Nonostante le difficoltà organizzative del sistema, l’RSA, se guardata e vissuta in questo modo, può diventare un luogo sicuro e stimolante, dove la persona anziana – certamente adattandovisi gradualmente – può ricostruire con il tempo la propria casa; tuttavia molto dipende da come questo nuovo ambiente sociale, a cominciare dall’accoglienza, viene presentato e fatto vivere dai professionisti che lo abitano.
Note
(1) Cfr. il DM 14/09/1994 n. 742.
Eventi e Cultura

Semi di CURA
NEWSLETTER
Esiste un significato profondo nel lavoro di CURA e una ricchezza nascosta in RSA?
La newsletter
«Semi di CURA»
indaga questo e lo racconta ogni ultimo venerdì del mese.






