Cura centrata sulla persona e integrazione culturale in RSA sono gli ingredienti fondamentali di questa storia. Marianna Flena, educatrice della Casa di Riposo della Parrocchia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia Martiri di S. Vito al Tagliamento (PN), ci spiega come la Cura di Ahmed sia passata anche attraverso il supporto alla sua famiglia e l’accoglienza profonda della sua cultura.
Un percorso basato sul Noi
Vivere da protagonista il proprio cammino: è così che voglio iniziare questo articolo, che racconta di una storia di cura, accoglienza e integrazione; di affetto, scambio e fiducia: la storia di Ahmed e la sua famiglia, apparentemente tanto lontani ma in realtà così vicini a noi.
Ahmed è entrato nella nostra Casa a febbraio del 2021.
Con sé ha portato un bagaglio pieno di esperienze di vita vissuta, ricordi, affetti e speranze che, nonostante la sua afasia e le sue difficoltà di salute, è riuscito a far comprendere a noi, che di lui ci prendiamo cura.
Ci ha restituito così una traccia importantissima su cui costruire il suo nuovo progetto di vita.
Proprio in quel momento, in cui stavamo sperimentando l’isolamento, il distanziamento sociale e affettivo, la paura, e l’incertezza, abbiamo costruito un percorso basato sul Noi, fatto inizialmente di conoscenza, e poi di scambio e arricchimento reciproco.
La storia di Ahmed
Ahmed, originario del Ghana, è venuto in Italia con i suoi “fratelli” tanti anni fa.
Solo dopo alcuni mesi ho capito che chiamava fratelli tutti quei bambini con cui aveva condiviso il cibo nel villaggio in cui era nato, diventati compagni di sogni che, come lui, hanno affrontato il lungo viaggio per l’emancipazione.
Si stabilisce dapprima a Napoli, successivamente in Friuli, dove troverà un lavoro stabile come operaio e si ricongiungerà con sua moglie, l’amore della sua vita, conosciuta nel suo villaggio d’origine.
È qui che realizzerà il sogno di un’esistenza migliore con lei e con i suoi tre figli.
Purtroppo, un grave problema di salute altererà profondamente la sua vita e quella della sua famiglia, imponendo una nuova realtà e richiedendo un adattamento significativo alle circostanze, prima tra tutte il ricovero permanente.
Ahmed, a causa dei suoi problemi di salute, necessiterà di cure sanitarie importanti e pertanto di essere seguito costantemente da personale specializzato.
È ancora giovane e, nonostante i deficit cognitivi conseguenti alla sua patologia, è in grado di capire che la sua assenza sarà incolmabile, che la sua famiglia ha tanto bisogno di lui, essendone stato il perno trainante, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista organizzativo.
È lui l’unico che, conoscendo benissimo la lingua italiana, ha sempre svolto la funzione di ponte tra la cultura d’origine e quella acquisita nel nostro paese.
La cura per tutta la famiglia
Da questo momento in poi comincia un delicato percorso parallelo di presa in carico di tutto il nucleo familiare: i Servizi Sociali da una parte, a sostegno della moglie e dei bambini, e l’équipe multidisciplinare della Casa di riposo dall’altra, a supporto di Ahmed.
Ci si è cioè impegnati nell’implementazione di un percorso progettuale condiviso e interrelato, con l’obiettivo di rispondere ai nuovi bisogni di questa famiglia, perché il benessere di Ahmed è strettamente connesso a quello della sua famiglia: è nella continuazione della relazione affettiva con la sua famiglia che si realizza la sua qualità di vita.
La Cura centrata sulla Persona
Questo ci fa comprendere quanto un approccio esclusivamente medicalizzato e sanitario risulti fallimentare nella Cura.
Oggi siamo tutti consapevoli che le ragioni dell’abbandono di un rapporto paternalistico in medicina sono necessarie e fanno riferimento principalmente alla progressiva emancipazione della persona bisognosa di cure, e alla presenza nella società di un pluralismo culturale ed etico.
Siamo davanti a un nuovo paradigma che ha reindirizzato il rapporto di cura, centrandolo sulla persona.
Ciò significa operare una vera rivoluzione nella quale l’attenzione non si rivolge solamente alla malattia, ma principalmente alla persona, che ha il diritto di essere protagonista della sua vita anche nella malattia.
La Cura è un concetto multidimensionale che va oltre il soddisfacimento dei bisogni fisici, la standardizzazione delle procedure, l’efficienza connessa all’ottimizzazione organizzativa.
Essa guarda alla persona nella sua interezza, per supportarla in un percorso di costante promozione del suo benessere autentico e necessita di un modello sociale-umanistico che, unito a quello sanitario, sia attento alle specificità della persona.
L’integrazione culturale in RSA
L’obiettivo è aiutare la persona a raggiungere la propria qualità della vita, che si configura come la percezione soggettiva della propria esistenza, in relazione ai propri obiettivi e aspettative, alla soddisfazione personale e al benessere percepito, considerando altresì l’adesione e l’integrazione con la propria cultura di origine.
Nella presa in carico di Ahmed non si poteva sottovalutare l’importanza della sua cultura e del suo credo religioso, elementi strutturali alla sua identità personale e familiare, fondamentali per favorire il suo percorso di ambientamento nella nostra Casa.
Portarvi attenzione significa anche favorire l’investimento affettivo della Persona rispetto alle figure professionali (che nei servizi diventano riferimenti significativi per il benessere delle persone di cui si prendono cura), nonché la sua qualità di vita in una residenzialità rispettosa della sua identità, anche quella connessa appunto alla cultura ghanese e al suo credo religioso.
L’integrazione e l’inclusione nel caso specifico, rappresentano strumenti operativi fondamentali.
Credo che per fare il nostro lavoro occorra avere un rispetto della dignità umana che va oltre il normale significato di questo termine. Questo valore va abbinato alla professionalità e alla preparazione, perché l’ambito in cui lavoriamo è complesso, anche in termini di implicazioni emotive, affettive ed evolutive a livello professionale e personale.
Grazie ad Ahmed, in Casa di riposo abbiamo imparato a conoscere il Ghana e i suoi colori, scoprendone tradizioni e credenze attraverso i racconti e l’amicizia della sua famiglia.

Anche se lui non può parlare e nonostante l’evolversi della malattia, con i suoi gesti e le espressioni del suo viso ci dimostra tutt’oggi riconoscenza e gratitudine.
Ahmed nella nostra Casa ha potuto pregare tutti i giorni come i suoi fratelli di fede musulmana, attraverso un’applicazione sul tablet fornito dalla struttura e ha potuto rispettare le usanze del suo culto religioso con la vestizione alla fine del periodo del Ramadan, grazie al supporto dei professionisti.
Il ricongiungimento con la famiglia
Ha potuto infine ricongiungersi con la sua famiglia dopo un percorso di preparazione attento e rispettoso delle sensibilità di tutti i componenti.
Il percorso, come si è detto, è stato implementato attraverso un lavoro di rete esterna e interna alla struttura, supportando i familiari passo dopo passo alla presa di coscienza di una situazione nuova di un papà e marito comunque presente.
Il ricongiungimento familiare delineato gradualmente – con le videochiamate nei periodi di chiusura della struttura a causa della Pandemia – è avvenuto fisicamente dopo circa un anno.
Ahmed ha potuto riabbracciare tutta la sua famiglia in uno spazio protetto e riservato. Per tutti l’emozione è stata grandissima!
La vita oggi in Casa di Riposo
Oggi la vita di questa famiglia si realizza anche nella nostra Casa.
I ruoli sono cambiati, ma restano intatti i legami.
Con curiosità assistiamo ai loro riti: la moglie ciclicamente massaggia Ahmed con un unguento che arriva direttamente dal Ghana, dal profumo deciso e intenso per dargli forza e vigore.
Ascoltiamo i suoni della loro lingua e osserviamo i loro gesti di affetto e complicità.
Io mi sento parte di questa famiglia ritrovata e rinnovata.
Sono onorata di aver ricevuto in dono un vestito confezionato a mano dai parenti di Ahmed.
Quando l’ho indossato in struttura ho potuto percepire nei loro occhi l’orgoglio nel vedere valorizzata e rappresentata la loro cultura unita alla nostra.
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Cura centrata sulla persona e integrazione culturale in RSA sono gli ingredienti fondamentali di questa storia. Marianna Flena, educatrice della Casa di Riposo della Parrocchia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia Martiri di S. Vito al Tagliamento (PN), ci spiega come la Cura di Ahmed sia passata anche attraverso il supporto alla sua famiglia e l’accoglienza profonda della sua cultura.
Un percorso basato sul Noi
Vivere da protagonista il proprio cammino: è così che voglio iniziare questo articolo, che racconta di una storia di cura, accoglienza e integrazione; di affetto, scambio e fiducia: la storia di Ahmed e la sua famiglia, apparentemente tanto lontani ma in realtà così vicini a noi.
Ahmed è entrato nella nostra Casa a febbraio del 2021.
Con sé ha portato un bagaglio pieno di esperienze di vita vissuta, ricordi, affetti e speranze che, nonostante la sua afasia e le sue difficoltà di salute, è riuscito a far comprendere a noi, che di lui ci prendiamo cura.
Ci ha restituito così una traccia importantissima su cui costruire il suo nuovo progetto di vita.
Proprio in quel momento, in cui stavamo sperimentando l’isolamento, il distanziamento sociale e affettivo, la paura, e l’incertezza, abbiamo costruito un percorso basato sul Noi, fatto inizialmente di conoscenza, e poi di scambio e arricchimento reciproco.
La storia di Ahmed
Ahmed, originario del Ghana, è venuto in Italia con i suoi “fratelli” tanti anni fa.
Solo dopo alcuni mesi ho capito che chiamava fratelli tutti quei bambini con cui aveva condiviso il cibo nel villaggio in cui era nato, diventati compagni di sogni che, come lui, hanno affrontato il lungo viaggio per l’emancipazione.
Si stabilisce dapprima a Napoli, successivamente in Friuli, dove troverà un lavoro stabile come operaio e si ricongiungerà con sua moglie, l’amore della sua vita, conosciuta nel suo villaggio d’origine.
È qui che realizzerà il sogno di un’esistenza migliore con lei e con i suoi tre figli.
Purtroppo, un grave problema di salute altererà profondamente la sua vita e quella della sua famiglia, imponendo una nuova realtà e richiedendo un adattamento significativo alle circostanze, prima tra tutte il ricovero permanente.
Ahmed, a causa dei suoi problemi di salute, necessiterà di cure sanitarie importanti e pertanto di essere seguito costantemente da personale specializzato.
È ancora giovane e, nonostante i deficit cognitivi conseguenti alla sua patologia, è in grado di capire che la sua assenza sarà incolmabile, che la sua famiglia ha tanto bisogno di lui, essendone stato il perno trainante, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista organizzativo.
È lui l’unico che, conoscendo benissimo la lingua italiana, ha sempre svolto la funzione di ponte tra la cultura d’origine e quella acquisita nel nostro paese.
La cura per tutta la famiglia
Da questo momento in poi comincia un delicato percorso parallelo di presa in carico di tutto il nucleo familiare: i Servizi Sociali da una parte, a sostegno della moglie e dei bambini, e l’équipe multidisciplinare della Casa di riposo dall’altra, a supporto di Ahmed.
Ci si è cioè impegnati nell’implementazione di un percorso progettuale condiviso e interrelato, con l’obiettivo di rispondere ai nuovi bisogni di questa famiglia, perché il benessere di Ahmed è strettamente connesso a quello della sua famiglia: è nella continuazione della relazione affettiva con la sua famiglia che si realizza la sua qualità di vita.
La Cura centrata sulla Persona
Questo ci fa comprendere quanto un approccio esclusivamente medicalizzato e sanitario risulti fallimentare nella Cura.
Oggi siamo tutti consapevoli che le ragioni dell’abbandono di un rapporto paternalistico in medicina sono necessarie e fanno riferimento principalmente alla progressiva emancipazione della persona bisognosa di cure, e alla presenza nella società di un pluralismo culturale ed etico.
Siamo davanti a un nuovo paradigma che ha reindirizzato il rapporto di cura, centrandolo sulla persona.
Ciò significa operare una vera rivoluzione nella quale l’attenzione non si rivolge solamente alla malattia, ma principalmente alla persona, che ha il diritto di essere protagonista della sua vita anche nella malattia.
La Cura è un concetto multidimensionale che va oltre il soddisfacimento dei bisogni fisici, la standardizzazione delle procedure, l’efficienza connessa all’ottimizzazione organizzativa.
Essa guarda alla persona nella sua interezza, per supportarla in un percorso di costante promozione del suo benessere autentico e necessita di un modello sociale-umanistico che, unito a quello sanitario, sia attento alle specificità della persona.
L’integrazione culturale in RSA
L’obiettivo è aiutare la persona a raggiungere la propria qualità della vita, che si configura come la percezione soggettiva della propria esistenza, in relazione ai propri obiettivi e aspettative, alla soddisfazione personale e al benessere percepito, considerando altresì l’adesione e l’integrazione con la propria cultura di origine.
Nella presa in carico di Ahmed non si poteva sottovalutare l’importanza della sua cultura e del suo credo religioso, elementi strutturali alla sua identità personale e familiare, fondamentali per favorire il suo percorso di ambientamento nella nostra Casa.
Portarvi attenzione significa anche favorire l’investimento affettivo della Persona rispetto alle figure professionali (che nei servizi diventano riferimenti significativi per il benessere delle persone di cui si prendono cura), nonché la sua qualità di vita in una residenzialità rispettosa della sua identità, anche quella connessa appunto alla cultura ghanese e al suo credo religioso.
L’integrazione e l’inclusione nel caso specifico, rappresentano strumenti operativi fondamentali.
Credo che per fare il nostro lavoro occorra avere un rispetto della dignità umana che va oltre il normale significato di questo termine. Questo valore va abbinato alla professionalità e alla preparazione, perché l’ambito in cui lavoriamo è complesso, anche in termini di implicazioni emotive, affettive ed evolutive a livello professionale e personale.
Grazie ad Ahmed, in Casa di riposo abbiamo imparato a conoscere il Ghana e i suoi colori, scoprendone tradizioni e credenze attraverso i racconti e l’amicizia della sua famiglia.

Anche se lui non può parlare e nonostante l’evolversi della malattia, con i suoi gesti e le espressioni del suo viso ci dimostra tutt’oggi riconoscenza e gratitudine.
Ahmed nella nostra Casa ha potuto pregare tutti i giorni come i suoi fratelli di fede musulmana, attraverso un’applicazione sul tablet fornito dalla struttura e ha potuto rispettare le usanze del suo culto religioso con la vestizione alla fine del periodo del Ramadan, grazie al supporto dei professionisti.
Il ricongiungimento con la famiglia
Ha potuto infine ricongiungersi con la sua famiglia dopo un percorso di preparazione attento e rispettoso delle sensibilità di tutti i componenti.
Il percorso, come si è detto, è stato implementato attraverso un lavoro di rete esterna e interna alla struttura, supportando i familiari passo dopo passo alla presa di coscienza di una situazione nuova di un papà e marito comunque presente.
Il ricongiungimento familiare delineato gradualmente – con le videochiamate nei periodi di chiusura della struttura a causa della Pandemia – è avvenuto fisicamente dopo circa un anno.
Ahmed ha potuto riabbracciare tutta la sua famiglia in uno spazio protetto e riservato. Per tutti l’emozione è stata grandissima!
La vita oggi in Casa di Riposo
Oggi la vita di questa famiglia si realizza anche nella nostra Casa.
I ruoli sono cambiati, ma restano intatti i legami.
Con curiosità assistiamo ai loro riti: la moglie ciclicamente massaggia Ahmed con un unguento che arriva direttamente dal Ghana, dal profumo deciso e intenso per dargli forza e vigore.
Ascoltiamo i suoni della loro lingua e osserviamo i loro gesti di affetto e complicità.
Io mi sento parte di questa famiglia ritrovata e rinnovata.
Sono onorata di aver ricevuto in dono un vestito confezionato a mano dai parenti di Ahmed.
Quando l’ho indossato in struttura ho potuto percepire nei loro occhi l’orgoglio nel vedere valorizzata e rappresentata la loro cultura unita alla nostra.
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