Possono essere molte la ragioni per cui una persona con demenza non dorme la notte. In quest’articolo la dottoressa Cinzia Siviero individua quelle principali, invitandoci a metterci nei panni della persona disorientata e fornendoci alcune strategie utili per affrontare le difficoltà.

Perché una persona con demenza non dorme la notte

Molti motivi possono essere la causa di un sonno diffici­le.

Le persone affette da Alzheimer o altre forme di demenza spesso non riescono a comunicarci chiaramente cosa le disturba. Per questo innanzitutto occorre cercare di capire, con tutti i canali a nostra disposizione, cosa non va, qualora verso sera si osservino agitazione e irrequietezza.

Di seguito proviamo a individuare le principali motivazioni e a suggerire alcuni semplici gesti che possono essere d’aiuto.

1. Indagare bisogni fisiologici e motivi di salute

È utile chiedersi inizialmente se ci sono problematiche legate alla salute fisica, se il disagio ci sembra sia collega­bile a un’infezione delle vie urinarie, a un blocco inte­stinale piuttosto che a un dolore alla spalla o al rachide.

Valutare se l’agitazione della persona anziana è dovuta a un pro­blema fisiologico è, a dire il vero, un’abitudine da osser­vare sempre, prima di andare alla ricerca di qualche mo­tivazione più complessa.

A volte anche semplicemente il dover andare in bagno genera comportamenti strani e irrequietezza.

La persona che abbiamo davanti può non riuscire a formulare un suo semplicissimo biso­gno oppure può non riuscire a comprendere il proprio disagio. Sentire di non essere a posto e non capirne il perché deve essere particolarmente difficile da gestire come sensazione.

Il corpo della persona con demenza trova probabilmente da sé alcuni modi per esprimere il disagio.

Anche in tutti noi osserviamo spesso movi­menti nervosi del piede quando siamo seduti in attesa di una riunione che, sappiamo, sarà difficile; o quel non riuscire a stare fermi se siamo preoccupati o ancora un mordicchiare il labbro se dentro sentiamo imbarazzo e così via. L’attivazione emozionale in tutti noi scatena reazioni di vario tipo.

Ma nella persona affetta da decadimento cognitivo è pur­troppo frequente questa attivazione, determinata come dicevamo dal non comprendere un proprio bisogno, una pro­pria sensazione; dal non saper mettere a fuoco cosa sta accadendo né chiedere aiuto. Così quest’attivazione va a incanalarsi là dove può.

Insoddisfazione, fame, bisogno di sicurezza, paura che stia per accadere qualcosa, bisogno di andare in bagno, sono tutti fattori che possiamo leg­gere nel corpo: c’è chi cammina avanti e indietro con un ritmo respiratorio un poco accelerato, chi si siede e chiude gli occhi, chi tenta di andare via da lì e così via.

2. Creare giornate rituali

La giornata dovrebbe essere anche per gli anziani affetti da demenza, come per tutti noi, sufficientemente gra­tificante e stancante.

Le attività della giornata trascorsa influenzano fortemente la notte.

Se durante il giorno c’è stata molta inattività, un’atmosfera un po’ cupa o poche relazioni, la serata si potrebbe svolgere con manifestazioni di insoddisfazione e la notte potrebbe essere agitata.

Anche un eccesso di impegni nella gior­nata, un via vai di persone, la confusione e il rumore, possono però provocare disagio notturno.

Con equili­brio forse possiamo pensare di creare giornate ritualila ritualità aiuta molto la persona disorientata, è rassicurante – con un ripetersi più o meno sempre uguale di consuetudini, che vadano scalando nella giornata dal punto di vista dell’intensità.

Al mattino un po’ di movimento fa bene sicuramente, anche fuori casa se è possibile. Anche nel pomeriggio, dopo una pausa di relax postprandiale, avere impegni e cose da fare aiuta.

Oggi ci sono per fortuna molti luoghi di incontro adatti, dove si fanno attività mirate, a favore delle persone disorientate.

An­dando verso la serata, invece, è meglio rallentare, facendo cose più tranquille.

Se la persona riesce ancora a partecipare ai gesti domestici (come riordinare e pulire casa o pre­parare il pranzo, la cena, un dolce…) renderla partecipe e ringraziarla per aver aiutato, con una relazione da adulto a adulto, senza infantilizzazioni, faciliterà molto.

3. Rendere piacevole l’igiene serale

Un fattore nella serata sembra condizionare la notte con prepotenza: l’igiene intima. Trasformarla in un momento piacevole sembra una vera sfida. Dobbiamo aggrapparci a tutto ciò che possiamo, partendo dalle preferenze che conosciamo essere state tipiche della persona.

Cose come il rispetto della temperatura preferita dell’acqua (calda, molto calda o non molto calda…) facilitano.

Fac­ciamoci aiutare dall’aromaterapia: un buon profumo ren­de tutto molto piacevole. Alcuni profumi hanno anche effetti rilassanti: gli interessanti corsi o testi che si trova­no in merito ci spiegano che l’olio essenziale di rosmari­no agisce sulla stanchezza fisica e mentale stimolando la concentrazione, mentre quello di arancio infonde calma e rilassamento per esempio.

Due gocce di olio essen­ziale alla lavanda o all’arancio nella vasca potrebbero in­fluenzare un poco lo stato di agitazione. Anche negli altri ambienti si può utilizzare questo strumento per favorire il relax, con un diffusore in un punto strategico della casa e assicurandoci che sia gradito alla persona.

Anche se ci sono indicazioni ed effetti molto interessanti negli oli estratti da piante e fiori, non dimentichiamo che ognuno di noi è unico e irripetibile. Ciò che per i più è buono, per qualcuno può essere insopportabile.

Comunque essere lavati è cosa difficile, partiamo sempre da questo pre­supposto.

Fino a che è possibile, lasciamo che la persona si lavi da sé, con una supervisione a distanza, con qualche facilitazione, togliendo ostacoli e diminuendo le difficoltà o semplicemente provando a spostare il mo­mento: fare la stessa azione al mattino o in pieno giorno può essere la soluzione.

4. Sostituire la televisione con la musica

La televisione infine merita attenzione perché purtrop­po capita frequentemente che scateni deliri. La perce­zione delle immagini alterata, l’interpretazione che ne fa la persona, può diventare molto difficile da tollerare.

Meglio evitare se abbiamo questa sensazione, o alme­no lavorare su cosa guardare e cosa no.

Mi è capitato spesso di vedere reazioni importanti a immagini di un normalissimo telegiornale.

La musica invece occupa in genere un posto privilegiato nella demenza.

Può piacere molto anche a noi fermarci finalmente, dopo una giornata sicuramente stancante, semplicemente ad ascoltare.

Serve allora un po’ di attenzione a ciò che è appartenuto alla persona, ovvero a ciò che fa parte del­la sua identità sonora, da far incrociare con l’intento del momento: se è sera si suggerisce di preferire musica che infonda serenità, lasciando brani più vivaci ed ener­gizzanti ad altri momenti della giornata.

5. Comunicare in modo calmo e chiaro

Indubbiamente in tutto ciò sarà d’aiuto anche il nostro modo di comunica­re.

L’uso di un linguaggio chiaro, guardando negli occhi la persona, con un tono di voce basso, caldo e amorevole apre le porte della relazione.

Utilizzare una comunicazione del corpo accogliente e sin­tonizzarsi con l’altro a un livello emotivo, sono tutte strategie che danno valore alla persona, che così sentirà sempre meno il bisogno di lottare e si sentirà più a suo agio.

Il passo più difficile: accettare il cambiamento

La nostra priorità dovrebbe diventare l’atmosfera serena e piacevole, non la perfezione dei gesti quotidiani o il rispet­to preciso delle regole.

Ottimo sarebbe se riuscissimo a stare bene anche noi con lei o con lui.

Potrebbe sembrare un’u­topia, ma in realtà ci sono molte testimonianze di familiari che, pur ammettendo certo la fatica, dicono di una relazione col proprio caro dove si possono trovare nuove e piacevoli sfumature, quasi delle meravigliose sorprese.

Probabilmente questo accade quando si riesce a fare il passo più difficile, ma anche più significativo: quello dell’accettazione del cambiamento.

Certo è che alcuni tipi di demenze sono proprio difficili, come sono molto difficili alcune situazioni familiari.

Solo se il sistema famiglia riesce a lavorare bene sulle proprie risorse e trova gli aiuti ne­cessari, diventa possibile vivere il rapporto con il nostro caro affetto da demenza in modo positivo e soprattutto vedere la malattia con occhi differenti.

Cinzia Siviero si occupa di formazione nell’ambito delle demenze rivolgendosi a familiari, volontari e operatori.

Puoi vedere tutti i supporti che offre alle famiglie a questa pagina.

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Perché una persona con demenza non dorme la notte

Molti motivi possono essere la causa di un sonno diffici­le.

Le persone affette da Alzheimer o altre forme di demenza spesso non riescono a comunicarci chiaramente cosa le disturba. Per questo innanzitutto occorre cercare di capire, con tutti i canali a nostra disposizione, cosa non va, qualora verso sera si osservino agitazione e irrequietezza.

Di seguito proviamo a individuare le principali motivazioni e a suggerire alcuni semplici gesti che possono essere d’aiuto.

1. Indagare bisogni fisiologici e motivi di salute

È utile chiedersi inizialmente se ci sono problematiche legate alla salute fisica, se il disagio ci sembra sia collega­bile a un’infezione delle vie urinarie, a un blocco inte­stinale piuttosto che a un dolore alla spalla o al rachide.

Valutare se l’agitazione della persona anziana è dovuta a un pro­blema fisiologico è, a dire il vero, un’abitudine da osser­vare sempre, prima di andare alla ricerca di qualche mo­tivazione più complessa.

A volte anche semplicemente il dover andare in bagno genera comportamenti strani e irrequietezza.

La persona che abbiamo davanti può non riuscire a formulare un suo semplicissimo biso­gno oppure può non riuscire a comprendere il proprio disagio. Sentire di non essere a posto e non capirne il perché deve essere particolarmente difficile da gestire come sensazione.

Il corpo della persona con demenza trova probabilmente da sé alcuni modi per esprimere il disagio.

Anche in tutti noi osserviamo spesso movi­menti nervosi del piede quando siamo seduti in attesa di una riunione che, sappiamo, sarà difficile; o quel non riuscire a stare fermi se siamo preoccupati o ancora un mordicchiare il labbro se dentro sentiamo imbarazzo e così via. L’attivazione emozionale in tutti noi scatena reazioni di vario tipo.

Ma nella persona affetta da decadimento cognitivo è pur­troppo frequente questa attivazione, determinata come dicevamo dal non comprendere un proprio bisogno, una pro­pria sensazione; dal non saper mettere a fuoco cosa sta accadendo né chiedere aiuto. Così quest’attivazione va a incanalarsi là dove può.

Insoddisfazione, fame, bisogno di sicurezza, paura che stia per accadere qualcosa, bisogno di andare in bagno, sono tutti fattori che possiamo leg­gere nel corpo: c’è chi cammina avanti e indietro con un ritmo respiratorio un poco accelerato, chi si siede e chiude gli occhi, chi tenta di andare via da lì e così via.

2. Creare giornate rituali

La giornata dovrebbe essere anche per gli anziani affetti da demenza, come per tutti noi, sufficientemente gra­tificante e stancante.

Le attività della giornata trascorsa influenzano fortemente la notte.

Se durante il giorno c’è stata molta inattività, un’atmosfera un po’ cupa o poche relazioni, la serata si potrebbe svolgere con manifestazioni di insoddisfazione e la notte potrebbe essere agitata.

Anche un eccesso di impegni nella gior­nata, un via vai di persone, la confusione e il rumore, possono però provocare disagio notturno.

Con equili­brio forse possiamo pensare di creare giornate ritualila ritualità aiuta molto la persona disorientata, è rassicurante – con un ripetersi più o meno sempre uguale di consuetudini, che vadano scalando nella giornata dal punto di vista dell’intensità.

Al mattino un po’ di movimento fa bene sicuramente, anche fuori casa se è possibile. Anche nel pomeriggio, dopo una pausa di relax postprandiale, avere impegni e cose da fare aiuta.

Oggi ci sono per fortuna molti luoghi di incontro adatti, dove si fanno attività mirate, a favore delle persone disorientate.

An­dando verso la serata, invece, è meglio rallentare, facendo cose più tranquille.

Se la persona riesce ancora a partecipare ai gesti domestici (come riordinare e pulire casa o pre­parare il pranzo, la cena, un dolce…) renderla partecipe e ringraziarla per aver aiutato, con una relazione da adulto a adulto, senza infantilizzazioni, faciliterà molto.

3. Rendere piacevole l’igiene serale

Un fattore nella serata sembra condizionare la notte con prepotenza: l’igiene intima. Trasformarla in un momento piacevole sembra una vera sfida. Dobbiamo aggrapparci a tutto ciò che possiamo, partendo dalle preferenze che conosciamo essere state tipiche della persona.

Cose come il rispetto della temperatura preferita dell’acqua (calda, molto calda o non molto calda…) facilitano.

Fac­ciamoci aiutare dall’aromaterapia: un buon profumo ren­de tutto molto piacevole. Alcuni profumi hanno anche effetti rilassanti: gli interessanti corsi o testi che si trova­no in merito ci spiegano che l’olio essenziale di rosmari­no agisce sulla stanchezza fisica e mentale stimolando la concentrazione, mentre quello di arancio infonde calma e rilassamento per esempio.

Due gocce di olio essen­ziale alla lavanda o all’arancio nella vasca potrebbero in­fluenzare un poco lo stato di agitazione. Anche negli altri ambienti si può utilizzare questo strumento per favorire il relax, con un diffusore in un punto strategico della casa e assicurandoci che sia gradito alla persona.

Anche se ci sono indicazioni ed effetti molto interessanti negli oli estratti da piante e fiori, non dimentichiamo che ognuno di noi è unico e irripetibile. Ciò che per i più è buono, per qualcuno può essere insopportabile.

Comunque essere lavati è cosa difficile, partiamo sempre da questo pre­supposto.

Fino a che è possibile, lasciamo che la persona si lavi da sé, con una supervisione a distanza, con qualche facilitazione, togliendo ostacoli e diminuendo le difficoltà o semplicemente provando a spostare il mo­mento: fare la stessa azione al mattino o in pieno giorno può essere la soluzione.

4. Sostituire la televisione con la musica

La televisione infine merita attenzione perché purtrop­po capita frequentemente che scateni deliri. La perce­zione delle immagini alterata, l’interpretazione che ne fa la persona, può diventare molto difficile da tollerare.

Meglio evitare se abbiamo questa sensazione, o alme­no lavorare su cosa guardare e cosa no.

Mi è capitato spesso di vedere reazioni importanti a immagini di un normalissimo telegiornale.

La musica invece occupa in genere un posto privilegiato nella demenza.

Può piacere molto anche a noi fermarci finalmente, dopo una giornata sicuramente stancante, semplicemente ad ascoltare.

Serve allora un po’ di attenzione a ciò che è appartenuto alla persona, ovvero a ciò che fa parte del­la sua identità sonora, da far incrociare con l’intento del momento: se è sera si suggerisce di preferire musica che infonda serenità, lasciando brani più vivaci ed ener­gizzanti ad altri momenti della giornata.

5. Comunicare in modo calmo e chiaro

Indubbiamente in tutto ciò sarà d’aiuto anche il nostro modo di comunica­re.

L’uso di un linguaggio chiaro, guardando negli occhi la persona, con un tono di voce basso, caldo e amorevole apre le porte della relazione.

Utilizzare una comunicazione del corpo accogliente e sin­tonizzarsi con l’altro a un livello emotivo, sono tutte strategie che danno valore alla persona, che così sentirà sempre meno il bisogno di lottare e si sentirà più a suo agio.

Il passo più difficile: accettare il cambiamento

La nostra priorità dovrebbe diventare l’atmosfera serena e piacevole, non la perfezione dei gesti quotidiani o il rispet­to preciso delle regole.

Ottimo sarebbe se riuscissimo a stare bene anche noi con lei o con lui.

Potrebbe sembrare un’u­topia, ma in realtà ci sono molte testimonianze di familiari che, pur ammettendo certo la fatica, dicono di una relazione col proprio caro dove si possono trovare nuove e piacevoli sfumature, quasi delle meravigliose sorprese.

Probabilmente questo accade quando si riesce a fare il passo più difficile, ma anche più significativo: quello dell’accettazione del cambiamento.

Certo è che alcuni tipi di demenze sono proprio difficili, come sono molto difficili alcune situazioni familiari.

Solo se il sistema famiglia riesce a lavorare bene sulle proprie risorse e trova gli aiuti ne­cessari, diventa possibile vivere il rapporto con il nostro caro affetto da demenza in modo positivo e soprattutto vedere la malattia con occhi differenti.

Cinzia Siviero si occupa di formazione nell’ambito delle demenze rivolgendosi a familiari, volontari e operatori.

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Formatrice Validation® certificata – Responsabile di AGAPE AVO organizzazione Validation® autorizzata.
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