Cura centrata sulla persona e integrazione culturale in RSA sono gli ingredienti fondamentali di questa storia. Marianna Flena, educatrice della Casa di Riposo della Parrocchia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia Martiri di S. Vito al Tagliamento (PN), ci spiega come la Cura di Ahmed sia passata anche attraverso il supporto alla sua famiglia e l'accoglienza profonda della sua cultura.
Nei mesi scorsi abbiamo presentato qui su CURA il progetto “Chalk Art: Perché no?“, ideato dalle professioniste della Fondazione Beata Cristina di Calvisano (BS), con lo scopo di valorizzare il residente come un’opera d’arte vivente. L’idea ha ispirato la nostra partner brasiliana Revista CUIDAR®, che ha diffuso l’iniziativa stimolando i professionisti di 8 RSA diverse del Brasile a fare altrettanto. Aline Salla ci racconta come è fiorita l'idea in Brasile.
Veronica Bonicalzi dirige l'RSA Sant'Antonio di Barzio (LC), una piccola struttura di 40 posti letto, fortemente orientata al senso di comunità e di apertura al territorio circostante. Questa filosofia si riflette nel modo stesso in cui la direttrice interpreta il proprio ruolo e in particolare nell'impegno che profonde nel coltivare la relazione con le famiglie. La sua testimonianza può essere d'ispirazione per tutti i professionisti che si interfacciano con i familiari, in favore di una comunicazione con loro che possa essere più diretta, costante e, quando possibile, più informale.
Portare il teatro in RSA per fare comunità attraverso le opere di Shakespeare: questo il cuore del progetto intergenerazionale che ha visto coinvolti gli studenti internazionali dell’Accademia Europea di Firenze e gli anziani residenti presso le strutture di ASP Firenze Montedomini. Il direttore generale Emanuele Pellicanò e la responsabile della comunicazione istituzionale Giulia Fabbrucci, hanno raccontato a Rivista CURA il senso di quest’esperienza.
Fondazione La Residenza di Malnate (VA) spiega qual è l'essenza di una Casa Albergo e le differenze principali rispetto a una RSA, con uno sguardo specifico su come si vive e si lavora all'interno della loro Casa.
Quando una signora anziana residente in RSA decide di uscire da sola e si fa male, si accende un dilemma etico e organizzativo: come rispettare l’autodeterminazione della persona anziana senza compromettere la sicurezza? In quest’articolo a cura di a cura di Francesca Poletti, coordinatrice di servizi domiciliari della Cooperativa G. Di Vittorio, e Roberta Betti, assistente sociale, si riporta un caso reale e le strategie multidisciplinari attuate per guardare alla Persona e aver cura della sua libertà.
La narratrice di Cura Barbara Picchio ci racconta la storia di Giulia, giovane caregiver di un papà affetto da demenza, trasportandoci con delicatezza in un percorso fatto di molti sentimenti e scelte difficili. Un racconto che si spera possa aiutare altri giovani caregiver a sentirsi meno soli.
È ancora possibile vivere in RSA e rimanere sé stessi? Secondo Emilia, 97 anni e residente presso la Casa Residenza di Cavriago (RE) di ASP Carlo Sartori, sì, è possibile, se si riparte da piccole abitudini e se si è accolti in un ambiente fatto di ascolto, dove le persone rispettano il tuo modo di “stare al mondo”. Ci racconta la sua storia Raffaella Lovaglio, coordinatrice della struttura, anche attraverso le testimonianze dei nipoti.
Alla Fondazione Germani, struttura storica nel territorio cremonese, il supporto ai caregiver è concreto: ascolto, formazione, Caffè Alzheimer e percorsi condivisi di cura sono gli ingredienti principali con cui i professionisti costruiscono l'alleanza con le famiglie giorno dopo giorno, in struttura e al domicilio.

