L'articolo racconta di un progetto concreto realizzato presso la Residenza Richelmy di Torino e che ha visti coinvolti residenti, équipe e famiglie in forte connessione. Un'idea semplice e sostenibile per raccogliere e custodire le storie di vita in RSA, anche quando il tempo è scarso e le difficoltà organizzative sono tante.
Rossella, assistente sociale che lavora in struttura, ha appena terminato il colloquio di prima accoglienza con Dafne. La sua storia di vita le mostra un filo rosso che torna da quando era bambina: Dafne non è mai stata ascoltata davvero. Attraverso il racconto di questa storia (di fantasia, ma ispirata a testimonianze reali raccolte quotidianamente in RSA), Rossella mostra che cosa può significare per una RSA essere Casa.
Non è facile capire quando è il momento giusto per scegliere una RSA o una struttura residenziale più in generale. Si tratta di una delle scelte più difficili e delicate che una famiglia si trovi ad affrontare. Ferruccio Salvaterra, nipote di Carla – insegnante in pensione, donna autonoma e determinata – ha deciso di raccontare il loro percorso, per aiutare chi si trova oggi in quella stessa situazione.
Quando una signora anziana residente in RSA decide di uscire da sola e si fa male, si accende un dilemma etico e organizzativo: come rispettare l’autodeterminazione della persona anziana senza compromettere la sicurezza? In quest’articolo a cura di a cura di Francesca Poletti, coordinatrice di servizi domiciliari della Cooperativa G. Di Vittorio, e Roberta Betti, assistente sociale, si riporta un caso reale e le strategie multidisciplinari attuate per guardare alla Persona e aver cura della sua libertà.
È ancora possibile vivere in RSA e rimanere sé stessi? Secondo Emilia, 97 anni e residente presso la Casa Residenza di Cavriago (RE) di ASP Carlo Sartori, sì, è possibile, se si riparte da piccole abitudini e se si è accolti in un ambiente fatto di ascolto, dove le persone rispettano il tuo modo di “stare al mondo”. Ci racconta la sua storia Raffaella Lovaglio, coordinatrice della struttura, anche attraverso le testimonianze dei nipoti.
Poche storie piccole e semplici attraverso cui l'autrice Erica Forcellini tenta di calarsi nello sguardo delle persone anziane per rispondere, con delicatezza, a una domanda: che cosa vedono loro di noi operatori?
La narratrice di CURA Barbara Picchio riporta in quest'articolo la testimonianza di Riccardo Brioschi, residente alla RSA San Pietro di Monza. Una vita al servizio degli altri, fatta di sfide, di visione e di profondo desiderio di una comunità capace di accogliere la persona là dove si trova.
Per Valeria Giovannini guidare una residenza per anziani è più di un lavoro. Nell'articolo racconta di come e perché abbia scelto di diventare la direttrice dell'APSP Abelardo Collini di Pinzolo.
Quali sentimenti vi sono nella persona che deve lasciare la propria casa per entrare in RSA? Come possiamo accoglierli e averne cura? L'antropologia può venirci in auto per un'analisi profonda. Ce ne parla Barbara di Clemente, scrittrice e promotrice culturale della Residenza Richelmy di Torino, in quest'intervista al noto antropologo Alberto Salza.
Linda è un'assistente sociale che lavora in RSA e che si è trovata da poco ad accompagnare in struttura proprio la sua nonna. Attraverso quest'esperienza delicata e difficile, è entrata inevitabilmente in un altro punto di vista, quello di familiare, che ora vive sulla sua pelle. L'articolo è una testimonianza preziosa per chi sta vivendo questo passaggio e per chi accoglie persone in RSA. L'autrice riesce infatti con delicatezza a raccontarci la sua storia personale intrecciandola con nuove consapevolezze sul suo ruolo professionale.

