Cosa succede il giorno in cui si entra in RSA? La cultura dell’accoglienza alla Residenza Francescon
Cosa succede il giorno in cui si entra in RSA?
Quello dell’ingresso è un momento molto delicato e, proprio per questo, alla Residenza Francescon di Portogruaro (VE) si è deciso di ripensarlo, investendo su una cultura organizzativa dell’accoglienza.
L’articolo, a cura della dott.ssa Martina Vettorato (ufficio accoglienza e sociale della Residenza), spiega le scelte fatte dall’organizzazione per far sentire accolte le persone residenti, con la loro storia e le loro famiglie.
Esiste una RSA dove, da trent’anni, il teatro non è un’attività ricreativa ma un gesto di cura. Con la compagnia “Le Ginestre”, Federica Casati ha trasformato il palcoscenico in uno spazio di dignità, relazione e bellezza condivisa. Una rivoluzione silenziosa che ha attraversato resistenze culturali e generazioni di residenti, dimostrando che l’arte è di tutti. Ringraziamo Barbara Picchio (familiare e RSAlover) per aver raccolto e condiviso con CURA la sua storia.
Anche in contesti assistenziali diversi da quelli delle RSA — come può essere l’assistenza domiciliare a una persona con disabilità grave — si intrecciano dinamiche emotive, di fiducia e di sforzo condiviso che ci ricordano quanto il lavoro di cura sia, prima di tutto, fatto di relazioni umane. La riflessione di Francesca Poletti, coordinatrice del servizio domiciliare Coop. G. Di Vittorio, è un invito per ogni professionista della Cura a partire sempre dal proprio sentire, soprattutto nei momenti in cui la relazione con chi si assiste si fa complessa e sfidante.
L’articolo racconta di un miglioramento organizzativo avvenuto nel turno di notte (e non solo) al Paese Ritrovato di Monza (Coop. La Meridiana), grazie a una visione che ha saputo conciliare un uso umano della tecnologia con un ascolto attivo dell’emotività dei professionisti. Si ringraziano Laura Chirico (infermiera) e Rosa Puleo (coordinatrice assistenziale) per aver condiviso con CURA questa testimonianza.
Come affrontare il lutto in RSA? Alla Residenza Richelmy di Torino, la risposta ha preso la forma di un gesto semplice e potente: l’Albero della "Voce degli Angeli". Un’esperienza di cura e memoria che accompagna non solo residenti, familiari e operatori, ma anche la comunità che gravita attorno alla struttura, nel dare spazio al dolore senza lasciare nessuno solo.
Che cosa si intende con lutto da diagnosi (o anticipatorio) in presenza di Alzheimer, demenza o altre patologie che afferiscono al disturbo neurocognitivo maggiore? Si tratta di una condizione sospesa tra presenza e perdita, che vivono soprattutto i coniugi. L'autrice Linda Sabbadin ci aiuta con delicatezza e profondità a calarci nei loro panni.
Le voci dei professionisti dell'Istituto La Provvidenza di Busto Arsizio (VA) ci raccontano come si vive il fine vita nella loro struttura, quando curare non significa più guarire ma accompagnare fino all'ultimo respiro ogni persona, salvaguardandone l'unicità.
Tante persone si chiedono se gli anziani sentono la morte. Elisa Mencacci, psicologa e tanatologa, prova a rispondere a questa domanda aiutandoci ad andare ancor più in profondità, là dove risiede il bisogno della persona di potersi esprimere e di sentirsi accolta con autenticità.
Cosa può fare il logopedista in RSA? Figura spesso assunta o conosciuta per la gestione dei disturbi della deglutizione, può in realtà avere un ruolo fondamentale nella promozione e nel sostegno della comunicazione della persona anziana, anche quando il linguaggio cambia o si riduce. Ce ne parla la logopedista Fabiola Gaio.
L'articolo racconta di un progetto concreto realizzato presso la Residenza Richelmy di Torino e che ha visti coinvolti residenti, équipe e famiglie in forte connessione. Un'idea semplice e sostenibile per raccogliere e custodire le storie di vita in RSA, anche quando il tempo è scarso e le difficoltà organizzative sono tante.
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