Come affrontare il lutto in RSA? Alla Residenza Richelmy di Torino, la risposta ha preso la forma di un gesto semplice e potente: l’Albero della "Voce degli Angeli". Un’esperienza di cura e memoria che accompagna non solo residenti, familiari e operatori, ma anche la comunità che gravita attorno alla struttura, nel dare spazio al dolore senza lasciare nessuno solo.
Francesca Poletti, Coordinatrice servizi domiciliari della Cooperativa G. Di Vittorio, ha scelto di esplorare il mondo delle paure dei caregiver, per invitarci a metterci meglio nei loro panni. In quest’articolo si trova la prima parte delle testimonianze raccolte dalle OSS del servizio domiciliare, che ringraziamo per la condivisione con CURA.
La psicologa e tanatologa Elisa Mencacci ci aiuta a comprendere quali significati e bisogni profondi si nascondono dietro alla richiesta di una persona anziana che chiede di essere aiutata a morire. I fattori sono molti e complessi, e quelli esistenziali e spirituali giocano spesso un ruolo chiave.
Quanto incide la prospettiva sociale e relazionale nelle scelte in materia di DAT? La natura davvero innovativa della Legge 219/17 su “Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni Anticipate di Trattamento” (DAT), può essere rinvenuta sulla rilevanza assegnata ai percorsi relazionali attraverso i quali la persona – malata o sana – può arrivare a decidere sui trattamenti da seguire o da rifiutare.
Con la Legge 219/17 su “Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni Anticipate di Trattamento" (DAT) si intende riconoscere la capacità e il bisogno basilare di ogni persona di esprimere un proprio progetto di esistenza, in qualunque fase della sua vita, anche e soprattutto quando si trovi in una condizione di estrema fragilità l vuoto.
Nell’accompagnamento al fine vita della persona fragile è necessario considerare la complessità che sottende alla fragilità stessa: questo può aprire uno scenario di bisogni articolati che richiedono un intervento personalizzato e integrato.

