La base che sorregge ogni progresso sociale.
L’età che dà i frutti più grandi. La specialità delle RSA.
Come affrontare il lutto in RSA? Alla Residenza Richelmy di Torino, la risposta ha preso la forma di un gesto semplice e potente: l’Albero della "Voce degli Angeli". Un’esperienza di cura e memoria che accompagna non solo residenti, familiari e operatori, ma anche la comunità che gravita attorno alla struttura, nel dare spazio al dolore senza lasciare nessuno solo.
Che cosa si intende con lutto da diagnosi (o anticipatorio) in presenza di Alzheimer, demenza o altre patologie che afferiscono al disturbo neurocognitivo maggiore? Si tratta di una condizione sospesa tra presenza e perdita, che vivono soprattutto i coniugi. L'autrice Linda Sabbadin ci aiuta con delicatezza e profondità a calarci nei loro panni.
Le voci dei professionisti dell'Istituto La Provvidenza di Busto Arsizio (VA) ci raccontano come si vive il fine vita nella loro struttura, quando curare non significa più guarire ma accompagnare fino all'ultimo respiro ogni persona, salvaguardandone l'unicità.
Tante persone si chiedono se gli anziani sentono la morte. Elisa Mencacci, psicologa e tanatologa, prova a rispondere a questa domanda aiutandoci ad andare ancor più in profondità, là dove risiede il bisogno della persona di potersi esprimere e di sentirsi accolta con autenticità.
L'articolo racconta di un progetto concreto realizzato presso la Residenza Richelmy di Torino e che ha visti coinvolti residenti, équipe e famiglie in forte connessione. Un'idea semplice e sostenibile per raccogliere e custodire le storie di vita in RSA, anche quando il tempo è scarso e le difficoltà organizzative sono tante.
Una sfilata di abiti da sposa in RSA è molto più di un evento di intrattenimento. In quest’articolo Barbara Picchio (familiare e RSAlover) racconta come è nata e come si è svolta la sfilata di abiti da sposa in RSA in Casa Famiglia Affori a Milano (Gruppo Colisee), mostrando perché iniziative di questo tipo possono essere ponte prezioso di relazioni significative non solo dentro le strutture, ma anche con la comunità esterna.
Come vivono la morte OSS e infermieri che lavorano nelle Residenze per anziani? Presso alcune residenze dell’ASP Progetto Persona (Luzzara, RE) è stato attivato un progetto di medicina narrativa proprio per dare voce ai loro vissuti emotivi, che restano spesso invisibili e poco narrati. Si ringraziano per questa testimonianza Monia Schiavo (psicologa, psicoterapeuta e psicogeriatra, Asp Progetto Persona) e Alessia Ruggiero (tirocinante psicologa, Corso di Laurea Magistrale psicologia dell’Intervento clinico e sociale, Università di Parma).
Francesca Poletti, Coordinatrice servizi domiciliari della Cooperativa G. Di Vittorio, ha scelto di esplorare il mondo delle paure dei caregiver, per invitarci a metterci meglio nei loro panni. In quest’articolo si trova la prima parte delle testimonianze raccolte dalle OSS del servizio domiciliare, che ringraziamo per la condivisione con CURA.
Nei mesi scorsi abbiamo presentato qui su CURA il progetto “Chalk Art: Perché no?“, ideato dalle professioniste della Fondazione Beata Cristina di Calvisano (BS), con lo scopo di valorizzare il residente come un’opera d’arte vivente. L’idea ha ispirato la nostra partner brasiliana Revista CUIDAR®, che ha diffuso l’iniziativa stimolando i professionisti di 8 RSA diverse del Brasile a fare altrettanto. Aline Salla ci racconta come è fiorita l'idea in Brasile.
È ancora possibile vivere in RSA e rimanere sé stessi? Secondo Emilia, 97 anni e residente presso la Casa Residenza di Cavriago (RE) di ASP Carlo Sartori, sì, è possibile, se si riparte da piccole abitudini e se si è accolti in un ambiente fatto di ascolto, dove le persone rispettano il tuo modo di “stare al mondo”. Ci racconta la sua storia Raffaella Lovaglio, coordinatrice della struttura, anche attraverso le testimonianze dei nipoti.

