È giusto definire ospite una persona in RSA? Le parole hanno il potere di cambiare il modo di pensare, e cambiare il modo di pensare ci fa agire in maniera diversa.

Gli anziani in RSA non sono ospiti di passaggio: così dovremmo vederli noi che abbiamo il compito di averne cura, e così dovrebbero sentirsi loro. Ne parla Letizia Espanoli, fondatrice del modello Sente-mente, consulente e formatrice per il settore sociosanitario, in questo articolo scritto a quattro mani con Evelina Loffredi, animatrice presso la Residenza per Anziani Villa Sorriso di Marano sul Panaro e autrice anche della vignetta che segue.

Ospite o abitante in RSA
Vignetta di Evelina Loffredi, animatrice presso la Residenza per Anziani Villa Sorriso (Marano sul Panaro)

L’ospite in RSA

Quando si scrivono le consegne in una struttura residenziale, spesso ci si riferisce alle persone che vi abitano con il sostantivo il sostantivo di ospite.
A Villa Sorriso succedeva quasi sempre che il nome proprio della persona venisse sostituito da questo aggettivo: l’ospite.

Ospite: etimologia e significato

La parola ospite deriva dal latino hospes, –ĭtis, e conservava già allora il doppio significato di “colui che ospita e quindi albergatore” e di “colui che è ospitato e quindi forestiero”.

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Per quanto nella nostra mente la parola ospitalità può rimandare a un concetto positivo – si potrebbe obiettare che gli ospiti vengono trattati coi guanti, e dunque non ci sarebbe nulla di male a chiamarli così – non bisogna dimenticare che le persone che accogliamo in struttura ci vengono ad abitare e a vivere, per un tempo indefinito o comunque fino all’ultimo respiro.

Questa casa non è un albergo

La residenza assistita dunque non è un albergo che ospita persone per un breve soggiorno, ma una casa in cui le persone vivono, interagiscono, decidono e scelgono; in cui, appunto, ri-siedono.

E per quanto può essere bello ogni tanto sentirsi coccolati come ospite, magari in una bella Spa, se permettete a casa nostra vogliamo tutti starci comodi, e non sentirci ospiti.

https://www.rivistacura.it/la-consegna-e-la-sua-importanza-oltre-la-tutela-legale/

Una parola può innescare una rivoluzione culturale

Se nella nostra testa passa il concetto che sono loro i padroni di casa, ecco che allora potremmo tranquillamente sentirci noi gli ospiti a casa loro, e di conseguenza svolgere il nostro lavoro con doveroso rispetto.

La rivoluzione culturale passa attraverso le parole.

A Villa Sorriso lo abbiamo capito grazie al Sente-Mente e abbiamo cominciato a riportare piccole vittorie perché ad oggi le persone vengono indicate nelle consegne sempre col proprio nome oppure con l’aggettivo che ha restituito loro la dignità giuridica di abitante della casa: residente.

https://www.rivistacura.it/sente-mente-modello/

Per approfondire

Sente-mente: facciamo crescere l’organizzazione della cultura della cura

Aver cura della persona con demenza: 3 elementi costitutivi e una nuova visione

Il respiro delle organizzazioni felici

 

About the Author: Letizia Espanoli

Presidente Letizia Espanoli Group S.r.l. - Founder Sentemente Project - Membro del Comitato Operativo della rivista CURA

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È giusto definire ospite una persona in RSA? Le parole hanno il potere di cambiare il modo di pensare, e cambiare il modo di pensare ci fa agire in maniera diversa.

Gli anziani in RSA non sono ospiti di passaggio: così dovremmo vederli noi che abbiamo il compito di averne cura, e così dovrebbero sentirsi loro. Ne parla Letizia Espanoli, fondatrice del modello Sente-mente, consulente e formatrice per il settore sociosanitario, in questo articolo scritto a quattro mani con Evelina Loffredi, animatrice presso la Residenza per Anziani Villa Sorriso di Marano sul Panaro e autrice anche della vignetta che segue.

Ospite o abitante in RSA
Vignetta di Evelina Loffredi, animatrice presso la Residenza per Anziani Villa Sorriso (Marano sul Panaro)

L’ospite in RSA

Quando si scrivono le consegne in una struttura residenziale, spesso ci si riferisce alle persone che vi abitano con il sostantivo il sostantivo di ospite.
A Villa Sorriso succedeva quasi sempre che il nome proprio della persona venisse sostituito da questo aggettivo: l’ospite.

Ospite: etimologia e significato

La parola ospite deriva dal latino hospes, –ĭtis, e conservava già allora il doppio significato di “colui che ospita e quindi albergatore” e di “colui che è ospitato e quindi forestiero”.

Per quanto nella nostra mente la parola ospitalità può rimandare a un concetto positivo – si potrebbe obiettare che gli ospiti vengono trattati coi guanti, e dunque non ci sarebbe nulla di male a chiamarli così – non bisogna dimenticare che le persone che accogliamo in struttura ci vengono ad abitare e a vivere, per un tempo indefinito o comunque fino all’ultimo respiro.

Questa casa non è un albergo

La residenza assistita dunque non è un albergo che ospita persone per un breve soggiorno, ma una casa in cui le persone vivono, interagiscono, decidono e scelgono; in cui, appunto, ri-siedono.

E per quanto può essere bello ogni tanto sentirsi coccolati come ospite, magari in una bella Spa, se permettete a casa nostra vogliamo tutti starci comodi, e non sentirci ospiti.

https://www.rivistacura.it/la-consegna-e-la-sua-importanza-oltre-la-tutela-legale/

Una parola può innescare una rivoluzione culturale

Se nella nostra testa passa il concetto che sono loro i padroni di casa, ecco che allora potremmo tranquillamente sentirci noi gli ospiti a casa loro, e di conseguenza svolgere il nostro lavoro con doveroso rispetto.

La rivoluzione culturale passa attraverso le parole.

A Villa Sorriso lo abbiamo capito grazie al Sente-Mente e abbiamo cominciato a riportare piccole vittorie perché ad oggi le persone vengono indicate nelle consegne sempre col proprio nome oppure con l’aggettivo che ha restituito loro la dignità giuridica di abitante della casa: residente.

https://www.rivistacura.it/sente-mente-modello/

Per approfondire

Sente-mente: facciamo crescere l’organizzazione della cultura della cura

Aver cura della persona con demenza: 3 elementi costitutivi e una nuova visione

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