Anche se l'intenzione può essere dolce, chiamare nonne e nonni gli anziani che vivono in RSA porta con sé alcune implicazioni etiche e sociali che la sociologa Linda Sabbadin ci aiuta a comprendere.
Il colloquio prima dell’ingresso in RSA non è solo un momento per sbrigare la burocrazia insieme ai familiari. È anche uno dei primi punti di contatto dove far sentire le persone accolte e libere di esprimere il proprio sentire, spesso carico di paure. In quest’articolo, Linda Sabbadin – assistente sociale che accoglie quotidianamente anziani e famiglie in RSA – ha raccolto le paure più comuni emerse nella sua esperienza sul campo, fornendo alcune risposte per orientare i caregiver in questo delicato passaggio.
Che cosa si intende con lutto da diagnosi (o anticipatorio) in presenza di Alzheimer, demenza o altre patologie che afferiscono al disturbo neurocognitivo maggiore? Si tratta di una condizione sospesa tra presenza e perdita, che vivono soprattutto i coniugi. L'autrice Linda Sabbadin ci aiuta con delicatezza e profondità a calarci nei loro panni.
Linda è un'assistente sociale che lavora in RSA e che si è trovata da poco ad accompagnare in struttura proprio la sua nonna. Attraverso quest'esperienza delicata e difficile, è entrata inevitabilmente in un altro punto di vista, quello di familiare, che ora vive sulla sua pelle. L'articolo è una testimonianza preziosa per chi sta vivendo questo passaggio e per chi accoglie persone in RSA. L'autrice riesce infatti con delicatezza a raccontarci la sua storia personale intrecciandola con nuove consapevolezze sul suo ruolo professionale.
Linda è un’assistente sociale che accoglie ogni giorno anziani e famiglie nella sua RSA e da tempo osserva un fenomeno diffuso: molti figli caregiver tendono involontariamente a riferirsi a sé stessi come “genitori” dei propri cari. Dietro alle parole c’è un universo di senso e sentimenti che talvolta non vediamo: lì ci accompagna l’autrice, alla ricerca di una migliore comprensione nei riguardi del caregiver.


