L’articolo, elaborato in collaborazione con Serenity, racconta di un cambiamento organizzativo avvenuto alla Fondazione Sant’Andrea di Clusone dove la tecnologia valorizza il lavoro degli OSS. Un percorso che ha richiesto impegno, formazione e spirito di squadra, per accompagnare i professionisti a lavorare in modo personalizzato, senza la sicurezza di piani e orari prestabiliti. 

L’introduzione di Orizon alla Fondazione Sant’Andrea

Da marzo 2025 alla Fondazione Sant’Andrea di Clusone (BG) è stato introdotto Orizon, un presidio assorbente digitalizzato che consente all’operatore sociosanitario di essere informato in tempo reale nel momento in cui la persona necessita di essere cambiata.

È stato il direttore generale della Fondazione, Mirko Gaverini, a intuire il potenziale di questa particolare tecnologia, distribuita in Italia da Serenity, e a guidarne l’introduzione in due nuclei da 20 posti letto, con il prezioso supporto operativo della coordinatrice di struttura Katia Kryshtaliova.

«Grazie a Orizon siamo riusciti a raggiungere una maggiore qualità, mantenendo i costi dell’assistenza pressoché invariati(1).

Se anche però i costi fossero stati più alti, l’avrei comunque visto come un investimento in qualità necessario», spiega Gaverini, «dal momento che è una tecnologia che restituisce dignità alle Persone anziane e valore agli operatori sociosanitari allo stesso tempo».

Attraverso un sensore di rilevazione integrato nel presidio assorbente e collegato a un’applicazione, Orizon consente infatti agli operatori di conoscere in tempo reale il livello di saturazione e di intervenire solo quando è necessario.

In questo modo si riducono i controlli e i cambi non appropriati(2), da un lato aumentando il rispetto per i tempi e per l’intimità della persona anziana, dall’altro alleggerendo per gli operatori sociosanitari il carico di lavoro, in particolare nella sua componente più routinaria e ripetitiva.

Un cambiamento sostenuto dalla coordinatrice

«Non è stato però subito facile per tutti accogliere questa novità», precisa la coordinatrice, «perché non è scontato accettare che uno strumento rilevi, misuri e controlli al posto tuo.

C’è voluto tempo e impegno sia per studiare bene il funzionamento del prodotto, sia per far sì che l’équipe cambiasse prospettiva e approccio all’attività del cambio pannolino».

In questo senso, il lavoro di coordinamento è stato fondamentale per accompagnare gli operatori a un cambio di mentalità, mantenendoli motivati nell’inevitabile sforzo di adattamento iniziale e alimentando la loro curiosità nei riguardi di una tecnologia che non sostituisce ma piuttosto cambia il loro lavoro quotidiano.

«Oggi gli operatori dicono di non poterne più fare a meno, ma il risultato è arrivato con il tempo e con la costanza, facendoli sempre sentire sostenuti in questo percorso di cambiamento che io per prima come coordinatrice ho abbracciato e condiviso», spiega Kryshtaliova.

Un nuovo modo di intendere il tempo e l’organizzazione del lavoro

Un cambiamento che riguarda in primo luogo il modo di intendere il tempo e l’organizzazione del lavoro.

Nel momento in cui l’operatore inizia il turno, infatti, può osservare la situazione così come è nella realtà e intervenire dando priorità a chi deve effettivamente essere cambiato, senza fare il “giro” di tutte le persone a intervalli prestabiliti, come era in precedenza.

La tecnologia mette quindi l’operatore nelle condizioni di svolgere un lavoro meglio organizzato e molto più personalizzato, portando più comfort alla persona anziana che non viene svestita o disturbata per il cambio se non ce n’è bisogno (specialmente durante la notte, quando è importante che le persone riposino senza inutili interruzioni e quando il numero di operatori, fra l’altro, è sempre più contenuto).

Come si diceva, d’altra parte, tutto ciò è possibile solo se viene integralmente accolto un cambio di prospettiva: non è più la persona anziana che si deve adattare ai tempi dell’organizzazione, ma sono i professionisti che ora possono adattare i propri tempi di lavoro alle sue esigenze, grazie alle informazioni che la tecnologia fornisce loro.

L’oggettività dell’informazione e il rapporto con i familiari

Le informazioni fornite da Orizon, per altro, costituiscono un elemento di oggettività molto utile anche nella relazione con i familiari, che hanno nel tempo compreso e apprezzato il valore dell’innovazione.

«Abbiamo coinvolto anche loro in questo cambiamento, formandoli a loro volta a leggere e a interpretare i dati sull’applicazione, per avere contezza oggettiva delle esigenze dei propri cari», spiega il direttore, «e questo ha migliorato il dialogo con noi e la fiducia nell’operato dei professionisti».

Quando la tecnologia valorizza il lavoro degli OSS

Il primo atto di fiducia nei riguardi degli operatori sociosanitari, d’altra parte, è arrivato dall’organizzazione stessa, proprio attraverso la decisione di affidare loro la gestione quotidiana di uno strumento che richiede attenzione, competenza, flessibilità e senso di responsabilità.

Se da un lato la tecnologia di Orizon riduce la componente automatica del lavoro dell’OSS, dall’altro richiede infatti una sua disponibilità a prestare maggiore attenzione alla singola persona e ad adattarsi a ciò che accade, senza la sicurezza di piani e orari prestabiliti entro cui svolgere l’attività.

In altri termini, questa tecnologia valorizza il lavoro dell’OSS, ovvero contribuisce a renderne visibile la competenza tecnica e umana, restituendo un nuovo significato a un gesto quotidiano come quello del cambio pannolino.

Quando una tecnologia è studiata per portare benefici concreti e a lungo termine in un contesto di cura, infatti, non sostituisce e non deresponsabilizza i professionisti, ma anzi li chiama a sviluppare nuove competenze.

Competenze che sono hard e soft al tempo stesso: saper utilizzare e interpretare correttamente un presidio sofisticato da un lato; verificare nel contesto reale le informazioni ricevute, coltivando la capacità di decidere e di agire di conseguenza dall’altro.

Crescere come sistema

Proprio per questo, come si diceva, è un’innovazione che va inserita in un percorso di accompagnamento tecnico e formativo graduale agli operatori.

«In questo senso va riconosciuta la grande disponibilità dei tecnici di Serenity», conclude Gaverini, «che ci hanno seguito e affiancato in alcuni mesi di formazione e supervisione, anche con una presenza sulle 24 ore nelle prime settimane, e poi supportandoci da remoto con molta meticolosità.

Per una Fondazione come la nostra è fondamentale poter contare su partner seri e affidabili in campo tecnologico, dal momento che ci impegniamo a essere un laboratorio che seleziona soluzioni concrete, per poi contagiare positivamente il territorio(3), felici di condividere anche con altre realtà sociosanitarie il valore che riusciamo a creare.

Oggi più che mai siamo infatti convinti che nessuno si basti da solo, e solo se il sistema cresce nel suo complesso potremo davvero beneficiarne tutti».

Note

  1. Si precisa che tale presidio digitalizzato ha un costo superiore al pannolino tradizionale, che viene però compensato da un risparmio in termini di gestione, poiché la persona viene cambiata solo quando necessario. Il sensore di Orizon segnala anche qualora il pannolino sia stato posizionato male, e questo permette indirettamente anche una riduzione dei cambi di biancheria. Si veda in proposito l’approfondimento: Orizon by Serenity: l’esperienza della Casa di Cura Bonvicini di Bolzano.
  2. In un anno è stato rilevato il 37% in meno di cambi nei nuclei dove è presente il presidio digitalizzato, segno che sono state eliminate numerose azioni inappropriate (in precedenza inevitabili, in assenza delle informazioni oggi fornite dalla tecnologia).
  3. La Fondazione Sant’Andrea è una realtà articolata e complessa, cui fanno capo la gestione di un’RSA da 120 posti letto, una Casa Albergo da 42 posti letto, un Centro Diurno Integrato; offre inoltre servizio pasti a domicilio, poliambulatorio, riabilitazione aperta al territorio e servizi di assistenza domiciliare per tutti i 24 comuni dell’Alta Valle Seriana e della Val di Scalve. L’offerta si estende inoltre anche al campo dell’educativa-scolastica, con importanti interventi in area minori e disabilità (per approfondire servizi e iniziative si rimanda al sito della Fondazione).

About the Author: Giulia Dapero

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L’introduzione di Orizon alla Fondazione Sant’Andrea

Da marzo 2025 alla Fondazione Sant’Andrea di Clusone (BG) è stato introdotto Orizon, un presidio assorbente digitalizzato che consente all’operatore sociosanitario di essere informato in tempo reale nel momento in cui la persona necessita di essere cambiata.

È stato il direttore generale della Fondazione, Mirko Gaverini, a intuire il potenziale di questa particolare tecnologia, distribuita in Italia da Serenity, e a guidarne l’introduzione in due nuclei da 20 posti letto, con il prezioso supporto operativo della coordinatrice di struttura Katia Kryshtaliova.

«Grazie a Orizon siamo riusciti a raggiungere una maggiore qualità, mantenendo i costi dell’assistenza pressoché invariati(1).

Se anche però i costi fossero stati più alti, l’avrei comunque visto come un investimento in qualità necessario», spiega Gaverini, «dal momento che è una tecnologia che restituisce dignità alle Persone anziane e valore agli operatori sociosanitari allo stesso tempo».

Attraverso un sensore di rilevazione integrato nel presidio assorbente e collegato a un’applicazione, Orizon consente infatti agli operatori di conoscere in tempo reale il livello di saturazione e di intervenire solo quando è necessario.

In questo modo si riducono i controlli e i cambi non appropriati(2), da un lato aumentando il rispetto per i tempi e per l’intimità della persona anziana, dall’altro alleggerendo per gli operatori sociosanitari il carico di lavoro, in particolare nella sua componente più routinaria e ripetitiva.

Un cambiamento sostenuto dalla coordinatrice

«Non è stato però subito facile per tutti accogliere questa novità», precisa la coordinatrice, «perché non è scontato accettare che uno strumento rilevi, misuri e controlli al posto tuo.

C’è voluto tempo e impegno sia per studiare bene il funzionamento del prodotto, sia per far sì che l’équipe cambiasse prospettiva e approccio all’attività del cambio pannolino».

In questo senso, il lavoro di coordinamento è stato fondamentale per accompagnare gli operatori a un cambio di mentalità, mantenendoli motivati nell’inevitabile sforzo di adattamento iniziale e alimentando la loro curiosità nei riguardi di una tecnologia che non sostituisce ma piuttosto cambia il loro lavoro quotidiano.

«Oggi gli operatori dicono di non poterne più fare a meno, ma il risultato è arrivato con il tempo e con la costanza, facendoli sempre sentire sostenuti in questo percorso di cambiamento che io per prima come coordinatrice ho abbracciato e condiviso», spiega Kryshtaliova.

Un nuovo modo di intendere il tempo e l’organizzazione del lavoro

Un cambiamento che riguarda in primo luogo il modo di intendere il tempo e l’organizzazione del lavoro.

Nel momento in cui l’operatore inizia il turno, infatti, può osservare la situazione così come è nella realtà e intervenire dando priorità a chi deve effettivamente essere cambiato, senza fare il “giro” di tutte le persone a intervalli prestabiliti, come era in precedenza.

La tecnologia mette quindi l’operatore nelle condizioni di svolgere un lavoro meglio organizzato e molto più personalizzato, portando più comfort alla persona anziana che non viene svestita o disturbata per il cambio se non ce n’è bisogno (specialmente durante la notte, quando è importante che le persone riposino senza inutili interruzioni e quando il numero di operatori, fra l’altro, è sempre più contenuto).

Come si diceva, d’altra parte, tutto ciò è possibile solo se viene integralmente accolto un cambio di prospettiva: non è più la persona anziana che si deve adattare ai tempi dell’organizzazione, ma sono i professionisti che ora possono adattare i propri tempi di lavoro alle sue esigenze, grazie alle informazioni che la tecnologia fornisce loro.

L’oggettività dell’informazione e il rapporto con i familiari

Le informazioni fornite da Orizon, per altro, costituiscono un elemento di oggettività molto utile anche nella relazione con i familiari, che hanno nel tempo compreso e apprezzato il valore dell’innovazione.

«Abbiamo coinvolto anche loro in questo cambiamento, formandoli a loro volta a leggere e a interpretare i dati sull’applicazione, per avere contezza oggettiva delle esigenze dei propri cari», spiega il direttore, «e questo ha migliorato il dialogo con noi e la fiducia nell’operato dei professionisti».

Quando la tecnologia valorizza il lavoro degli OSS

Il primo atto di fiducia nei riguardi degli operatori sociosanitari, d’altra parte, è arrivato dall’organizzazione stessa, proprio attraverso la decisione di affidare loro la gestione quotidiana di uno strumento che richiede attenzione, competenza, flessibilità e senso di responsabilità.

Se da un lato la tecnologia di Orizon riduce la componente automatica del lavoro dell’OSS, dall’altro richiede infatti una sua disponibilità a prestare maggiore attenzione alla singola persona e ad adattarsi a ciò che accade, senza la sicurezza di piani e orari prestabiliti entro cui svolgere l’attività.

In altri termini, questa tecnologia valorizza il lavoro dell’OSS, ovvero contribuisce a renderne visibile la competenza tecnica e umana, restituendo un nuovo significato a un gesto quotidiano come quello del cambio pannolino.

Quando una tecnologia è studiata per portare benefici concreti e a lungo termine in un contesto di cura, infatti, non sostituisce e non deresponsabilizza i professionisti, ma anzi li chiama a sviluppare nuove competenze.

Competenze che sono hard e soft al tempo stesso: saper utilizzare e interpretare correttamente un presidio sofisticato da un lato; verificare nel contesto reale le informazioni ricevute, coltivando la capacità di decidere e di agire di conseguenza dall’altro.

Crescere come sistema

Proprio per questo, come si diceva, è un’innovazione che va inserita in un percorso di accompagnamento tecnico e formativo graduale agli operatori.

«In questo senso va riconosciuta la grande disponibilità dei tecnici di Serenity», conclude Gaverini, «che ci hanno seguito e affiancato in alcuni mesi di formazione e supervisione, anche con una presenza sulle 24 ore nelle prime settimane, e poi supportandoci da remoto con molta meticolosità.

Per una Fondazione come la nostra è fondamentale poter contare su partner seri e affidabili in campo tecnologico, dal momento che ci impegniamo a essere un laboratorio che seleziona soluzioni concrete, per poi contagiare positivamente il territorio(3), felici di condividere anche con altre realtà sociosanitarie il valore che riusciamo a creare.

Oggi più che mai siamo infatti convinti che nessuno si basti da solo, e solo se il sistema cresce nel suo complesso potremo davvero beneficiarne tutti».

Note

  1. Si precisa che tale presidio digitalizzato ha un costo superiore al pannolino tradizionale, che viene però compensato da un risparmio in termini di gestione, poiché la persona viene cambiata solo quando necessario. Il sensore di Orizon segnala anche qualora il pannolino sia stato posizionato male, e questo permette indirettamente anche una riduzione dei cambi di biancheria. Si veda in proposito l’approfondimento: Orizon by Serenity: l’esperienza della Casa di Cura Bonvicini di Bolzano.
  2. In un anno è stato rilevato il 37% in meno di cambi nei nuclei dove è presente il presidio digitalizzato, segno che sono state eliminate numerose azioni inappropriate (in precedenza inevitabili, in assenza delle informazioni oggi fornite dalla tecnologia).
  3. La Fondazione Sant’Andrea è una realtà articolata e complessa, cui fanno capo la gestione di un’RSA da 120 posti letto, una Casa Albergo da 42 posti letto, un Centro Diurno Integrato; offre inoltre servizio pasti a domicilio, poliambulatorio, riabilitazione aperta al territorio e servizi di assistenza domiciliare per tutti i 24 comuni dell’Alta Valle Seriana e della Val di Scalve. L’offerta si estende inoltre anche al campo dell’educativa-scolastica, con importanti interventi in area minori e disabilità (per approfondire servizi e iniziative si rimanda al sito della Fondazione).

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