Margherita, affetta da malattia mentale, ha trascorso 26 anni della sua vita in RSA, in assenza di adeguati servizi che potessero rispondere alle sue necessità. Leggiamo la testimonianza di suo fratello, Lorenzo Cazzoli, che racconta in modo genuino e autentico quanto è stata preziosa per la sua famiglia la possibilità per Margherita di essere accolta in struttura.
Quest'articolo conclude la precedente raccolta di testimonianze da parte dei caregiver. L'ultima testimonianza e la riflessione finale della coordinatrice Francesca Poletti ci accompagnano in una riflessione su cosa significa profondamente portare la cura a Casa.
È ancora possibile vivere in RSA e rimanere sé stessi? Secondo Emilia, 97 anni e residente presso la Casa Residenza di Cavriago (RE) di ASP Carlo Sartori, sì, è possibile, se si riparte da piccole abitudini e se si è accolti in un ambiente fatto di ascolto, dove le persone rispettano il tuo modo di “stare al mondo”. Ci racconta la sua storia Raffaella Lovaglio, coordinatrice della struttura, anche attraverso le testimonianze dei nipoti.
Rossella, assistente sociale che lavora in struttura, ha appena terminato il colloquio di prima accoglienza con Dafne. La sua storia di vita le mostra un filo rosso che torna da quando era bambina: Dafne non è mai stata ascoltata davvero. Attraverso il racconto di questa storia (di fantasia, ma ispirata a testimonianze reali raccolte quotidianamente in RSA), Rossella mostra che cosa può significare per una RSA essere Casa.
Che cosa fare se la persona anziana rifiuta l'igiene?
Quanta complessità e quante sfumature si nascondono dentro a una reazione aggressiva e ostile che facciamo fatica a interpretare?
Ancora una volta, la penna delicata e profonda di Francesca Poletti (coordinatrice del servizio domiciliare, Cooperativa G. Di Vittorio), ci invita a considerare tutti i punti di vista coinvolti, consegnandoci una storia a tre voci, dove l'attenzione ai dettagli e al percorso di Cura è molto più importante di ogni risultato piccolo o grande che ci prefiggiamo di raggiungere.
Quando la demenza entra in famiglia, si ha spesso la sensazione di dover affrontare un viaggio senza mappa. Eppure, quello dei primi sintomi di demenza può essere anche visto come un tempo di opportunità. La testimonianza di Sara Sabbadin, psicologa ed ex caregiver, ci aiuta a riflettere su questo tempo e su come potremmo migliorare le modalità di comunicazione tra professionisti e caregiver.
Una testimonianza preziosa, a cura di Barbara Picchio, di ciò che significa il percorso verso l’RSA visto dal punto di vista della famiglia. Si ringrazia Luciano Ballerano per aver condiviso con i lettori di Cura tutte le difficoltà emotive e pratiche tipiche di questo passaggio delicato.
C'è una profonda differenza tra il "far fare attività creative agli ospiti" e il ritrovare nell'arte, invece, un potente canale di espressione, al di là della logica e delle parole. Questo è accaduto al Centro Diurno Margherita di Fano (PU), di Labirinto Cooperativa Sociale, dove il canale artistico viene quotidianamente praticato in favore delle persone con Alzheimer, delle loro famiglie e dei professionisti. La responsabile di struttura Ilaria Giardini ci racconta di un'idea chiamata "La cura nelle mani", vera e propria filosofia assistenziale del Centro.
Cuochi, addetti alle pulizie, manutentori e operatori ci raccontano che cosa significa lavorare in un universo complesso come una RSA e cosa rende concretamente possibile il lavoro di squadra. Un articolo scritto a quattro mani da Barbara di Clemente e Chiara Celentano (Residenza Richelmy), per dare voce a chi è quotidianamente in prima linea e per invitare gli staff di direzione a una riflessione di più ampio respiro sul senso del lavoro di Cura.
Eventi e Cultura

Semi di CURA
NEWSLETTER
Esiste un significato profondo nel lavoro di CURA e una ricchezza nascosta in RSA?
La newsletter
«Semi di CURA»
indaga questo e lo racconta ogni ultimo venerdì del mese.











