La cultura della cura è prioritaria in un'organizzazione sociosanitaria quando esiste un impegno collettivo e costante a rendere visibile ciò che normalmente rimane invisibile: le persone e la qualità delle loro relazioni che rendono possibile il lavoro di cura. Francesca Poletti e Antonella Garganese (rispettivamente coordinatrice e responsabile settore servizi domiciliari per anziani e persone con disabilità, della Cooperativa G. Di Vittorio) ci accompagnano in una riflessione sugli elementi che ostacolano questa priorità e su ciò che caratterizza, invece, una cultura della noncuranza.
Quando in una specifica società e cultura manca una parola per descrivere una realtà, si corre il rischio di non poter costruire nemmeno un adeguato pensiero attorno a essa. Lo scrittore Flavio Pagano racconta di come è nata la parola curacari, neologismo della lingua italiana che racchiude sfumature più profonde dell'equivalente anglofono "caregiver" e che ci consente di colmare questa ingiusta lacuna.
In che modo la musica può aiutare le persone affette da Alzheimer o altre forme di demenza? L’articolo risponde a questa domanda sia dal punto di vista scientifico che da quello umano, raccontando un’iniziativa originale, nata dalla collaborazione di 8 Enti sociosanitari dell’area metropolitana di Firenze.
Cosa conta davvero nella vita quando si sono attraversati più di ottant'anni di storia? Quali valori resistono al tempo, alle difficoltà e ai cambiamenti? Il libro Lasciti, ideato dall’artista Simona Costanzo e realizzato grazie alla collaborazione con l’ASP Carlo Sartori, raccoglie le testimonianze di persone anziane che hanno scelto di consegnare alle nuove generazioni il loro patrimonio di esperienza, memoria e umanità. Cristiana Bellini ci racconta il senso dell'esperienza e i preziosi insegnamenti emersi come filo comune in tutte le testimonianze raccolte.
Portare il teatro in RSA per fare comunità attraverso le opere di Shakespeare: questo il cuore del progetto intergenerazionale che ha visto coinvolti gli studenti internazionali dell’Accademia Europea di Firenze e gli anziani residenti presso le strutture di ASP Firenze Montedomini. Il direttore generale Emanuele Pellicanò e la responsabile della comunicazione istituzionale Giulia Fabbrucci, hanno raccontato a Rivista CURA il senso di quest’esperienza.
Esiste una RSA dove, da trent’anni, il teatro non è un’attività ricreativa ma un gesto di cura. Con la compagnia “Le Ginestre”, Federica Casati ha trasformato il palcoscenico in uno spazio di dignità, relazione e bellezza condivisa. Una rivoluzione silenziosa che ha attraversato resistenze culturali e generazioni di residenti, dimostrando che l’arte è di tutti. Ringraziamo Barbara Picchio (familiare e RSAlover) per aver raccolto e condiviso con CURA la sua storia.
Paola Tosoni e Fabiana Galli, rispettivamente fisioterapista ed educatrice della Fondazione Beata Cristina di Calvisano (BS), raccontano di una giornata di festa vissuta all’interno della loro RSA, ma lo fanno con uno sguardo particolare. Le modalità e le finalità con cui è stata pensata e organizzata sono infatti fuori dall'ordinarietà. Una testimonianza che può ispirare altre realtà che vogliano coltivare il senso di comunità al proprio interno e con i cittadini.
Fondazione La Residenza di Malnate (VA) spiega qual è l'essenza di una Casa Albergo e le differenze principali rispetto a una RSA, con uno sguardo specifico su come si vive e si lavora all'interno della loro Casa.
Il futuro delle RSA è compromesso da una visione distorta che si è consolidata nel recente passato. Come ridare fiducia, ruolo e dignità a questi servizi? Ecco alcuni nodi problematici su cui riflettere


