Riflessioni a partire dalla lettura di “Sarà un paese per vecchi” che si compongono al termine di lunghe giornate in RSA e che risentono delle emozioni suscitate dalle diverse situazioni che un Direttore affronta quotidianamente.

“Sarà un paese per vecchi: idee per valorizzare l’età anziana, innovare le politiche di cura, costruire il futuro dei servizi”

Il sottotitolo mi intriga perché ribalta subito il paradigma della progettazione dei Servizi: inizia con “valorizzare l’età anziana” e prosegue con “innovare” e “costruire”. Inserisce poi “futuro” e questo mi entusiasma!
L’introduzione si conclude con una riflessione sulla qualità (quanto mi interessa! ma chi non la vorrebbe?) desidero imparare ad aumentarla, costruirla nel quotidiano, in ogni aspetto della vita in RSA.

Il testo chiarisce subito: “Qualità dell’Essere, del Fare, del Vivere” per arrivare a individuare come obiettivo la “Qualità del Benessere”: inizia a piacermi e condivido la visione metodologica e l’approccio usato dagli autori.
La premessa si conclude con un’osservazione che mi fa andare indietro fino all’introduzione: qui leggo “mettere a fuoco (…) le condizioni” e io penso subito che mi devo concentrare sulla mia realtà, analizzarla bene, trovare gli strumenti per darle una spinta verso la qualità.

Mi ricordo però che prima era stata sottolineata “la necessità di un intervento legislativo (…) a cambiare radicalmente i modelli”: certo, ovvio, ci vuole concretezza perché senza avere a disposizione nuovi strumenti non puoi cambiare “radicalmente”, ma io sono così: prima mi chiedo sempre cosa posso fare “rimanendo dentro la situazione” e poi penso al nuovo. Devo ammettere che anche questa necessaria chiarezza su strumenti legislativi e l’approccio personale mi ha portata a riflettere e a dire: “va bene così, continuo a leggere convinta”. Mi avvio convinta verso la “Qualità dell’Essere”.

Qualità dell’Essere

[28/7/2021] Il primo paragrafo si chiama “Etica della vita”. Anche questo inizio è in linea con l’approccio del libro (la parola “vecchiaia” viene dopo, prima arriva “vita”: bene!). La dottoressa Francesca Marin analizza il rapporto tra vulnerabilità e ferita e la cosa mi colpisce: non è data solo un’interpretazione negativa di questa, ma viene interpretata come la possibilità di uno scambio fra l’interno l’esterno, come un modo per incontrare l’altro.

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La vulnerabilità riesce addirittura a “suscitare” la cura: già, se non ci fosse un bisogno non ci sarebbe la cura, se non fossimo in grado di riconoscere il limite dell’umano non potremmo arricchirci interiormente. La giornata è stata lunga, ci penserò domani con calma, mi sembra che la riflessione mi porterà dentro me stessa oltre che dentro la mia attività.

[29/7/2021] “Diritti degli anziani” in “Sarà un paese per vecchi“: diritti civili, universali, di gruppo, di classe, di genere, di categoria, politici, economici, sociali, di opportunità (questa è una delle definizioni più belle che abbia mai incontrato) e delle minoranze! Ecco, gli anziani, così numerosi nella società secondo ISTAT, sono una minoranza che fatica a vedere riconosciuti i diritti umani (Davvero? I diritti umani? Saremo forse arrivati a questo anche nelle RSA? Nel 2021?). Ah, no. Qui si intende “universali”, meno male!

Certo che mi torna in mente tutta la formazione sul ben-trattamento, sull’importanza di rispettare i diritti degli anziani in ogni azione del quotidiano, nel garantirli sempre: ce lo siamo detti tante volte che deve essere in tutto, H/24, 7/7, a 360°. Penso tuttavia che non sia proprio facile, perché deve essere una tensione sempre presente in ogni azione e c’è bisogno di una formazione continua. Occorre non dimenticarsene mai.

Il “diritto all’attività” riconosciuto dal Comitato Nazionale di Bioetica mi fa pensare agli ultimi 18 mesi trascorsi in RSA: le relazioni troncate o trasformate in digitali, l’inattività, il silenzio, la presenza tangibile della paura. Come abbiamo assicurato il maggior grado di benessere ai nostri anziani?

Il Capitolo I di “Sarà un paese per vecchi” si chiude con i 10 punti della Carta Europea dei Diritti e delle Responsabilità degli anziani bisognosi di assistenza e di cure a lungo termine e penso che sarebbe utile studiarli, approfondirli, applicarli. Il decimo è “Le tue responsabilità”: ecco! Per fortuna il capitolo si conclude con “la formazione deve essere continua”: ritrovo la linea di sintonia, sono un po’ sollevata.

[30/7/2021] Paragrafo 3 di “Sarà un paese per vecchi“: Etica e diritto. La riflessione si fa più complessa e profonda ma leggere un nome conosciuto (l’avvocato Luca Degani, ndr) mi fa sperare di riuscire a capirci qualcosa.

Si parla di “valori”: questo inizio mi appartiene, ci tengo molto: penso che forse ce la farò. I principi della DSC, la Costituzione, il pluralismo, la sussidiarietà, la persona, la costruzione di una società equa e solidale, la presa in carico globale (sociale-assistenziale-sociosanitaria), la solidarietà, l’inclusione, la relazionalità: mi sento allineata e mi piace molto questo inizio.

Il fatto che il Codice Etico Uneba, di cui si parla nel paragrafo e la cui definizione mi intimorisce, sia uno strumento che individua i principi guida che orientano l’essere e l’agire nel quotidiano mi rincuora, mi riporta alla tensione, al cammino da compiere. Ritrovo il termine “umanizzazione” del gesto e ripenso a uno dei miei maestri che diceva che la cura della persona “o è umana oppure non è”. Ma i dettagli su tutela, centralità, individualità, fiducia, empatia, accoglienza mi confermano che qui il senso è vero, profondo e non superficiale.

Leggere la storia di un Centro Servizi, anzi due, che hanno un Comitato etico interno mi dà speranza: qualcuno bravo ce la fa a fare tutto bene. Sono davvero stanca stasera, mi fermo qui, contenta però di aver terminato il capitolo di “Sarà un paese per vecchi“.

Qualità del Fare

[2/8/202] Inutile mettere in premessa che questo sia il capitolo che mi interessa maggiormente: sono tutt’occhi! Gli occhi mi cadono, nonostante tutto, anche sulla TV, dove le Olimpiadi vanno alla grande: mi accorgo solo oggi che RSA è la sigla della Repubblica Sud Africana, quante cose non so… Però so che mi sto distraendo, tuttavia l’argomento del capitolo merita che ricominci subito. Impugno matita, righello e via!

Leggendo penso che ho fatto delle vere battaglie sulla qualità della cura, ho discusso, organizzato, promosso iniziative: leggerne un’analisi così dettagliata e competente mi fa veramente bene, è davvero necessaria. In questi ultimi 18 mesi sono stata (siamo stati tutti) sommersa dai problemi e dalle emergenze, dalla paura e dal timore di non riuscire a continuare ad andare avanti nel mio lavoro di direttore di RSA, quindi leggerne la definizione organica, precisa, dettagliata e articolata è di un’utilità estrema, essenziale, mi riporta al centro, al baricentro.

Approfondimento: abbiamo affrontato il tema della qualità della cura e il problema di una sua definizione precisa nell’articolo “La qualità della cura: definirla e misurarla nei servizi alla persona è possibile?”


Sono colpita dalla messa a fuoco sulla situazione delle famiglie, definite dal professor Roberto Franchini (co-autore di “Sarà un paese per vecchi“) come “abili equilibriste” (bella definizione). Ma a noi professionisti chi ci pensa? Siamo lì in mezzo a famiglie ondeggianti, sballottate, fluttuanti, lì ad assorbire tutto, rispondere a tutto, confrontarci su tutto, organizzare tutto. Ecco, fortunatamente l’autore prosegue con l’analisi delle organizzazioni sociosanitarie: ben fatta come tutto il resto (i riferimenti bibliografici sono ultra-solidi e validi), dichiarando un concetto che mi è molto, moltissimo, caro: “curvare l’organizzazione ai bisogni”. La premessa promette bene.

Lo spunto sulle Carte dei Servizi, sullo iato tra valori e metodo, la quadratura del cerchio sulla personalizzazione del servizio, i requisiti, gli input-process-outcome, la qualità di vita, il Progetto di vita [ne abbiamo parlato nell’intervista al Professor Franchini: L’organizzazione del lavoro in RSA: dare centralità alla qualità della vita degli anziani (per davvero)]: leggo tutto come guida, non come teoria, nella riflessione sul mio quotidiano tutto questo mi serve, mi aiuta.

L’analisi tra PAI e Progetto di Vita mi fa ripensare a quando abbiamo iniziato con i PAI: erano dei papiri dove scrivevamo di tutto, poi, negli anni, sono diventati standardizzati (sono uguali in tutte le RSA, ce ne sono 4-5-6 tipi ma alla fine sono tutti copia-incolla). Mi chiedo: dov’ero, dov’eravamo mentre questo accadeva? Ero di sicuro in RSA (no: per 7 anni ne sono stata fuori, vuoi vedere che forse non è colpa, anche, mia?!), c’eravamo però tutti e la pianificazione si è adeguata, uniformata “perché così ATS può leggerli meglio, valutarli, verificarne l’efficacia”. Sì in effetti è sempre colpa/merito di qualcun altro.

Ritorniamo a “Sarà un paese per vecchi”. Responsabilità storiche a parte, il capitolo “Allineamento al Progetto di Vita” riporta l’attenzione al centro, all’uomo, al personal outcomes come indicatore di qualità: lo fa molto bene, proponendo anche una modalità nuova per affrontare la realtà odierna, anche nel mercato.

[7/8/2021] Il capitolo sul “Contesto attuale” di “Sarà un paese per vecchi” è molto dettagliato, ricco di dati e citazioni di fonti autorevoli di ricerca: d’altronde, con due autori come loro (dottoressa Elisabetta Notarnicola e dottor Andrea Rotolo di SDA Bocconi, ndr), espressione di un centro di ricerca di livello altissimo, ci si poteva aspettare poca qualità?

Le ricerche che presentano sono sempre spunti profondi di revisione. Il capitolo mi è servito perché, anche se ho partecipato a molti loro incontri, se ho sentito le loro relazioni e preso appunti, se ho quasi tutti i rapporti di ricerca, è pur vero che una sintesi così ben strutturata è molto chiara, utile e di facile lettura. Ho riflettuto sulla definizione “solitudine dei caregiver”, che riscontro ogni giorno. Però mi chiedo se noi Direttori siamo forse in compagnia. Chi affianca noi nel quotidiano?

Chapeau è la sintesi che mi viene ripensando all’ultima parte (Buona prassi. Allineare l’organizzazione alla Qualità della Vita: il Villaggio della Carità di Genova, di Federica Floris), la testimonianza di chi ha saputo allineare l’organizzazione alla qualità della vita. Spunto innovativo è la definizione di condizioni intra-individuali ed extra-individuali nel definire le condizioni per la qualità della vita: riuscire a suddividere i dati e dettagliare l’analisi offre validi presupposti per riuscire ad affrontare un tema così vasto e sfaccettato: bene, continuo ad imparare.

[17/8/2021] “E poi è arrivato il COVID-19”, e poi arriva Fabrizio Cavanna…un vulcano! Un’analisi dell’evoluzione delle RSA che spiazza, brucia tanto è reale e descritta con ironica efficacia. Le vigilanze: una fase del lavoro del Direttore o lo scopo del lavoro: quante volte ce lo siamo chiesti? Un docente al MaRSA ci diceva: “Arriveranno le RSA dei cinesi (intese come servizi super low cost”) ma non era efficace come l’espressione “Ipermarket della Cura” usata da Fabrizio Cavanna in “Sarà un paese per vecchi“, perché provoca uno squarcio, un’illuminazione nella testa.

Ringrazio per la citazione di Jovanotti, anche se la mia frase preferita è: “Se io potessi starei sempre in vacanza”, ci sarà tempo per confrontarci al riguardo.
E poi, nel capitolo che segue, tanti, tanti approfondimenti sulla qualità della cura, da ogni angolazione, punto di vista e lato, interessanti soprattutto alcuni concetti: “empowerment sinergico”, “le persone investono in una dimensione collettiva”, “la qualità è un bene comune per i fruitori e per l’ente”.

Buone prassi: Fabio Bonetta ci immerge nel mondo dell’ASP “ITIS” di Trieste (un modello), nel progetto in sinergia con l’ASU GI (Azienda Universitaria): vera integrazione e vera co-progettazione a 360° intorno alla persona, alla famiglia, sostenibile, tecnologico.

Servizi del Futuro

[21/08/2021] Torno a leggere “Sarà un paese per vecchi“. Mi colpisce il sottotitolo del quarto capitolo: “Allineati ai desideri delle persone” e penso che esprimere un concetto con parole precise mi fa pensare che la qualità debba essere dentro a ogni cosa, altrimenti non è. Il capitolo è ricchissimo di spunti, alcuni davvero profondi: la qualità è una circolarità, la qualità può restituire significato e passione al lavoro, qualità come energia necessaria.

Interessante l’analisi sui ruoli del direttore-manager e del middle management, sul lavoro di squadra che “obbliga a un pensiero dinamico” (non puoi rimanere fermo se ti confronti). Nel finale, dove la dottoressa Elisabetta Canton afferma che la qualità totale restituisce welfare alla comunità e che se ne assume la responsabilità sociale: per non rischiare di avere servizi di qualità chiusi dentro i muri.

[29/08/2021] Letizia Espanoli esamina i quattro elementi della Cura del Capitale Umano (mi piacciono queste maiuscole, è una modalità che anch’io utilizzo quando devo citare una “categoria” ma voglio far risaltare che si tratta di persone singole, per esempio “Operatori”).

Speranza: “è una forza orientata all’azione che va nutrita e allenata”. Questa visione mi trova in sintonia, sono reduce da tre giorni di testimonianze-esperienze di speranza-coraggio che mi hanno fatto bene, ritrovare i concetti qui, in maniera così laica e così forte, mi sostiene ulteriormente. Prosegue con: l’autoefficacia, la convinzione dell’individuo sulla sua capacità di produrre effetti; resilienza, responsabilità organizzativa, dare valore alle cadute, affrontare il problema con qualunque mezzo a disposizione: quanto l’ho applicato nell’ultimo anno!.

L’ottimismo di chi è consapevole che troverà, in un modo o nell’altro una strada per risolvere il problema (molto legato alla speranza): è vero, se tieni lo sguardo sul futuro sei predisposto positivamente a sottolineare il divenire e non il problema contingente.

[Di Speranza, Autoefficacia, Resilienza e Ottimismo ne abbiamo parlato in questo articolo di Letizia Espanoli sulla rivista CURA: Come far crescere le organizzazioni sociosanitarie in momenti di crisi: i 4 pilastri che un buon leader deve tenere a mente]


Fabrizio Cavanna introduce il concetto di “Direttore coach”: già sentito, storico argomento di formazione ma fa sempre molto bene sentirsi ricordare che l’importante è il raggiungimento del massimo potenziale.

Elisabetta Canton ritorna sulla qualità circolare-percorso-complessa-cultura, ne descrive molti aspetti (la bibliografia anche qui è fondamentale) per arrivare ad affermare l’importanza della qualità totale, che non dipende dalle risorse economiche ma da “chi lavora con gli anziani nel suo agire quotidiano”.


Edoardo Patriarca torna sul tema della speranza ma soprattutto affronta la questione solitudine, che fa ammalare di più: è vero! Era necessario dirlo!
Giuseppe Panebianco parla di casa come principale luogo di cura (qui dentro mi sento a mio agio!): flessibile, smart, aperta, multigenerazionale (intergenerazionale). Non posso dire perché mi piace, non sta bene, però sono d’accordo con lui (chiedete a info a Editrice Dapero).

[30/08/2021] “LTC e servizi”, Cristiano Gori. L’analisi delle criticità del sistema: frammentazione delle risposte, inadeguatezza dei modelli, ridotto finanziamento. I dati a disposizione e la modalità di analisi sono sempre molto adatti alla mia formazione. Mi ci ritrovo sempre, con una “naturalezza” che mi stupisce sempre, sottoscriverei ogni parola (l’ultima volta che l’ho incontrato ero a una tavola rotonda con Renato Dapero: non dovevo dirlo? Lo dico perché Renato è così tanto presente “dentro” questo libro, quindi prima o poi dovevo scriverlo).

La disamina sulle carenze degli interventi domiciliari è risaputa ma introduce anche la fragilità legata alle demenze. “Un’opportunità dalla tragedia” (mi ricorda papa Francesco, quando ci fece notare che “spetta a noi uscire migliori dalla pandemia”): anche qui l’analisi del passato è lineare e comprensibile e l’invito al futuro, legato alle progettazioni e all’opportunità del PNNR: “innovatori e politici cercasi” è quasi spietato tanto è chiaro.

Le conclusioni di “Sarà un paese per vecchi”: parla Franco Iurlaro

E poi arriva settembre e arrivo alle conclusioni di Franco Iurlaro. Riconosco tutto il valore del lavoro che Franco ha messo in questo libro (con Renato e Giulia). Una delle prime parole che sottolineo è “percorso” (“di ricerca culturale, valoriale, etica, organizzativa”): il senso del libro secondo me è tutto qui.

Franco ha ben presente il percorso e l’ha costruito anche nel libro, ci conduce e accompagna attraverso luoghi e tappe del cammino, li esplora tutti, cerca i migliori autori per farceli scoprire e comprendere a fondo.
Il libro si conclude con il concetto di “Qualità rigenerativa”, una perla!


Un piccolo consiglio: leggete questo capitolo a pag. 197 di “Sarà un paese per vecchi” ogni volta che siete stanchi, quando sembra impossibile resistere, se avete voglia di lasciar andare tutto come va, quando le energie fisiche e mentali sembrano davvero esaurite.
Io ero proprio così quella sera di inizio settembre ma quelle due paginette rivelandomi tutto il loro valore mi hanno permesso di… a voi chiudere la frase, io comunque sono ancora qui.

Ringrazio Giulia e Adriana per aver accettato l’idea di una recensione scritta così.

Vincenza

Il libro “Sarà un paese per vecchi” (a cura di F. Iurlaro) edito da Editrice Dapero. Disponibile sul sito dell’editore: clicca qui per info.

About the Author: VINCENZA SCACCABAROZZI

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