Parliamo di linguaggio, e di quanto la narrazione dei fatti incida sulla percezione della realtà e delle persone di cui si parla. Riportiamo la segnalazione di un professionista rispetto a un articolo letto in un noto quotidiano locale di una città del nord Italia. Siamo consapevoli che l’uso di un lessico rispettoso e coerente sia il primo passo per abbattere gli stereotipi che riguardano molti ambiti della società e della vita delle persone. Questo caso in particolare influisce sugli ambiti a noi cari e di cui ci occupiamo quotidianamente: anziani e strutture di residenza e cura.

“Fuggì dalla RSA e morì: 3 indagati”

Questo è il titolo utilizzato da un noto quotidiano locale per commentare la tragica notizia della fine di un anziano istituzionalizzato e le relative sequele legali. Al di là dell’indiscutibile drammaticità della notizia (l’ottantaquattrenne fu ritrovato dopo 4 giorni annegato in una vasca di liquami), ciò che più colpisce nell’articolo sono alcune scelte lessicali che non possono essere condivise da chi ogni giorno vive o lavora in queste realtà. Il titolo dell’articolo è un esempio chiaro di come il linguaggio possa essere usato in modo scorretto e dispregiativo quando si parla degli anziani e delle strutture che li ospitano.

“Fuggire”

In primo luogo, il termine “fuggire” suggerisce un atto di delinquenza o di evasione, e inevitabilmente richiama il concetto di reclusione (e quindi anche di condanna), più o meno forzata, mentre sappiamo bene che chi si allontana, spesso lo fa a causa delle manifestazioni comportamentali legate a declino cognitivo, e non per cercare di scappare da qualcosa. Il linguaggio dovrebbe quindi essere più accurato e rispettoso, per esempio utilizzando “allontanarsi” anziché “fuggire”.

“Ospizio”

Più avanti nell’articolo si legge, quasi a rincarare la dose, “[…] era fuggito dall’ospizio anche due mesi prima della tragedia”. L’uso del termine “ospizio” porta con sé connotazioni negative e antiquate; le moderne strutture per anziani sono (o aspirano ad essere) spazi progettati per fornire assistenza e comfort agli anziani, e utilizzare un termine obsoleto e dispregiativo come “ospizio” non solo denigra le strutture stesse, ma anche gli anziani che vi risiedono.

Le parole sono importanti

Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!

diceva Michele Apicella, il personaggio di Nanni Moretti, in Palombella Rossa. E allora forse è arrivato il momento di promuovere – se non pretendere – un cambiamento culturale nel linguaggio utilizzato dai media per narrare la tematica della cura degli anziani e dell’istituzionalizzazione. Questa piccola rivoluzione copernicana può iniziare con le parole che usiamo per descrivere i residenti e le strutture che li accolgono, adottando finalmente un linguaggio rispettoso e inclusivo che riconosca il valore e la dignità degli anziani e che promuova una visione più positiva delle strutture di assistenza, anziché perpetuare stereotipi negativi dannosi in una società che vive ormai lo spauracchio dell’”inverno demografico”.

Fintanto che l’opinione pubblica continuerà ad alimentare l’idea che l’istituzionalizzazione sia sempre e comunque peggiorativa della qualità di vita, quando non fatale e da evitare ad ogni costo, a poco serviranno i nostri sforzi per rendere questi luoghi di cura accoglienti, familiari e confortevoli. Perché i fatti – positivi e negativi – sono importanti e meritevoli di approfondimento, ma la narrazione che ne consegue ancor di più.

Andrea Salvatori

Logopedista in RSA

About the Author: Editrice Dapero

Casa Editrice Indipendente per una cultura condivisa nel settore dell’assistenza agli anziani.

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Parliamo di linguaggio, e di quanto la narrazione dei fatti incida sulla percezione della realtà e delle persone di cui si parla. Riportiamo la segnalazione di un professionista rispetto a un articolo letto in un noto quotidiano locale di una città del nord Italia. Siamo consapevoli che l’uso di un lessico rispettoso e coerente sia il primo passo per abbattere gli stereotipi che riguardano molti ambiti della società e della vita delle persone. Questo caso in particolare influisce sugli ambiti a noi cari e di cui ci occupiamo quotidianamente: anziani e strutture di residenza e cura.

“Fuggì dalla RSA e morì: 3 indagati”

Questo è il titolo utilizzato da un noto quotidiano locale per commentare la tragica notizia della fine di un anziano istituzionalizzato e le relative sequele legali. Al di là dell’indiscutibile drammaticità della notizia (l’ottantaquattrenne fu ritrovato dopo 4 giorni annegato in una vasca di liquami), ciò che più colpisce nell’articolo sono alcune scelte lessicali che non possono essere condivise da chi ogni giorno vive o lavora in queste realtà. Il titolo dell’articolo è un esempio chiaro di come il linguaggio possa essere usato in modo scorretto e dispregiativo quando si parla degli anziani e delle strutture che li ospitano.

“Fuggire”

In primo luogo, il termine “fuggire” suggerisce un atto di delinquenza o di evasione, e inevitabilmente richiama il concetto di reclusione (e quindi anche di condanna), più o meno forzata, mentre sappiamo bene che chi si allontana, spesso lo fa a causa delle manifestazioni comportamentali legate a declino cognitivo, e non per cercare di scappare da qualcosa. Il linguaggio dovrebbe quindi essere più accurato e rispettoso, per esempio utilizzando “allontanarsi” anziché “fuggire”.

“Ospizio”

Più avanti nell’articolo si legge, quasi a rincarare la dose, “[…] era fuggito dall’ospizio anche due mesi prima della tragedia”. L’uso del termine “ospizio” porta con sé connotazioni negative e antiquate; le moderne strutture per anziani sono (o aspirano ad essere) spazi progettati per fornire assistenza e comfort agli anziani, e utilizzare un termine obsoleto e dispregiativo come “ospizio” non solo denigra le strutture stesse, ma anche gli anziani che vi risiedono.

Le parole sono importanti

Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!

diceva Michele Apicella, il personaggio di Nanni Moretti, in Palombella Rossa. E allora forse è arrivato il momento di promuovere – se non pretendere – un cambiamento culturale nel linguaggio utilizzato dai media per narrare la tematica della cura degli anziani e dell’istituzionalizzazione. Questa piccola rivoluzione copernicana può iniziare con le parole che usiamo per descrivere i residenti e le strutture che li accolgono, adottando finalmente un linguaggio rispettoso e inclusivo che riconosca il valore e la dignità degli anziani e che promuova una visione più positiva delle strutture di assistenza, anziché perpetuare stereotipi negativi dannosi in una società che vive ormai lo spauracchio dell’”inverno demografico”.

Fintanto che l’opinione pubblica continuerà ad alimentare l’idea che l’istituzionalizzazione sia sempre e comunque peggiorativa della qualità di vita, quando non fatale e da evitare ad ogni costo, a poco serviranno i nostri sforzi per rendere questi luoghi di cura accoglienti, familiari e confortevoli. Perché i fatti – positivi e negativi – sono importanti e meritevoli di approfondimento, ma la narrazione che ne consegue ancor di più.

Andrea Salvatori

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