Come vivono la morte OSS e infermieri che lavorano nelle Residenze per anziani?

Presso alcune residenze dell’ASP Progetto Persona (Luzzara, RE) è stato attivato un progetto di medicina narrativa proprio per dare voce ai loro vissuti emotivi, che restano spesso invisibili e poco narrati.

Si ringraziano per questa testimonianza Monia Schiavo (psicologa, psicoterapeuta e psicogeriatra, Asp Progetto Persona) e Alessia Ruggiero (tirocinante psicologa, Corso di Laurea Magistrale psicologia dell’Intervento clinico e sociale, Università di Parma).

L’incontro quotidiano con la morte per gli operatori sanitari

Gli operatori sanitari sono lasciati talvolta “soli” rispetto all’incontro con la morte delle persone da loro curate, nella loro quotidianità sono tesi ad agire e gestire situazioni complesse con vissuti emotivi impattanti a livello professionale.

In questo articolo, il desiderio è di condividere con la comunità professionale, il percorso svolto presso l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Progetto Persona-Azienda Intercomunale Servizi alla Persona”, che gestisce servizi per le persone anziane.

Le strutture che hanno partecipato hanno sede nei Comuni di Brescello, Gualtieri, Luzzara e Poviglio, tutti in provincia di Reggio Emilia.

Come vivono la morte OSS e infermieri

Il presente lavoro ha avuto l’interesse di esplorare come il personale sociosanitario (OSS ed Infermieri), percepisse e vivesse la morte delle persone assistite nelle strutture dedicate.

La Medicina Narrativa utilizzata nel progetto, è stata una lente di ingrandimento preziosa ed attenta, e ha fatto risuonare nei professionisti coinvolti la loro pratica quotidiana, oltre ad una nuova interpretazione del loro ruolo e delle loro emozioni.

Cos’è la medicina narrativa e perché aiuta i professionisti sanitari

Diverse le definizioni date dagli esperti di Medicina Narrativa, per Rita Charon (2006) la Medicina Narrativa rappresenta la stessa pratica clinica quotidiana e si basa sulle capacità dei professionisti di osservare, ascoltare, interpretare ed essere mossi dalle narrazioni dei pazienti.

Per Maria Giulia Marini (2012) la Medicina Narrativa si affianca alla Medicina Basata sulle Evidenze (EBM); alla base della Medicina Narrativa c’è un approccio alle cure più attento alla persona: l’analisi dei testi scritti dai pazienti, dai professionisti sanitari e dai familiari permette di comprenderne la cultura, i valori, i bisogni, le passioni, i progetti personali e professionali ed è su questo che ci si basa per creare o mantenere una sanità ecologica.

Le narrazioni degli operatori: come si parla (o non si parla) di morte

Il progetto è stato avviato a partire dal mese di Aprile 2025 e concluso nel mese di Luglio 2025, con un momento di restituzione finale ai partecipanti.

Sono state proposte delle tracce narrative strutturate, che hanno guidato lo storytelling al fine di rendere i racconti degli operatori attinenti al tema.

Sono state raccolte 41 narrazioni, in formato cartaceo, di cui 12 sono state scelte ed analizzate a campione per presentare complessivamente il lavoro svolto.

Nelle narrazioni emerge come la parola morte venga spesso omessa e/o sostituita con delle perifrasi; alcuni estratti:

“…il percorso cambiava…”;

“…fase finale…”;

“…lui se ne era andato”;

“ho sperato fino all’ultimo che scivolasse dolcemente…”;

“…troppo tardi…”.

Solo in una narrazione viene usata la metafora della guerra:

“La morte immeritata e combattuta senza però vincere”.

Alcuni operatori affrontano il fine vita rifugiandosi nel dettaglio di sintomi corporei e interventi sanitari-assitenziali con l’intenzione di semplificare, quasi ad evitamento della minaccia di emozioni negative (p.e. paura, rabbia, angoscia, sconfitta).

Si osservano note ed echi intrisi di spiritualità, religiosità ed elementi più meccanicistici.

Ed ecco che per alcuni operatori sembra esserci una partecipazione e una ritualità, un impegno a dare un senso, i curanti hanno necessità di compiere gesti verosimilmente a carattere simbolico.

Alcuni estratti:

“…Appena se ne è andato ho aperto la finestra della sua camera per far volare la sua anima.”;

“…La sistemo bene, la pettino, e auguro che sia un viaggio tranquillo nell’eternità e che saluti i miei genitori.”;

“Tranquilla, perché sono lì con loro e non se ne vanno da soli, ma li rassicuro di non avere paura”.

Le emozioni nel fine vita

La Word Cloud che segue è relativa alla frequenza delle emozioni emerse nelle narrazioni rispetto alla domanda:

“Nei confronti delle persone attorno a me nel momento dell’accompagnamento di una persona morente ho provato…”.

come vivono la morte OSS e infermieri

Quando la cura continua dopo la morte

Le buone azioni di cura possono fare la differenza e talvolta lasciano un segno anche dopo la fine della vita, attraverso il riconoscimento mediato dai familiari.

L’episodio che stiamo per raccontare testimonia proprio questo.

La prima ricorrenza dopo la perdita di una persona cara può rappresentare un momento di fragilità, una data come il compleanno può riaccendere il dolore del lutto.

Ed ecco che in una delle Residenze dell’ASP, il marito di una residente, scomparsa da poco e per anni assistita, ha pensato di festeggiare il compleanno della moglie post mortem con una festa proprio all’interno della Residenza, insieme al personale sanitario.

Una ricorrenza difficile da pensare, che è stata vissuta e trasformata in un’occasione di memoria serena e carica di significato emotivo per tutti gli operatori presenti.

Questa festa non è stata solo un gesto privato e intimo, ma un rito collettivo commemorativo, che ha consolato e confortato i vivi, facendoli connettere sul loro ricordo.

Il personale, inizialmente stupito, ha poi raccolto, con commozione e gratitudine, il valore autentico del bisogno di dedicare la giornata e condividerla insieme.

È stata compiuta una celebrazione, che può risultare inconsueta, tuttavia rappresenta la normalità, la continuazione della vita.

La narrazione come spazio di auto-cura per i professionisti

In conclusione, le narrazioni che abbiamo raccolto dimostrano una particolare attenzione e sensibilità degli operatori.

La libertà e la generosità con le quali hanno manifestato i loro vissuti hanno inspirato un ulteriore dialogo con l’Equipe più allargata sul fine vita delle persone nei servizi.

La narrazione di sé ha creato uno spazio e un tempo di ascolto e di autocura, dando voce al non detto e all’invisibile.

Bibliografia

  • Charon R. (2006)., Narrative Medicine, honoring the stories of illness, Oxford University Press, trad it. Medicina Narrativa Onorare le Storie dei Pazienti, Raffaello Cortina Editore 2019.
  • Charon R., (2007), What to do with stories, The science of narrative medicine, in ” Canadian Familiy Phisician” vol 53  p.1265. open access
  • Intervista a Maria Giulia Marini su La Repubblica, 12 Giugno 2012
  • Marini M. G. (2018), Bridging the gap between Evidence Based care and Medical Humanities”, di “The languages of care in narrative medicine”, Springer

About the Author: ASP Progetto Persona

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ASP Progetto Persona-Azienda Intercomunale Servizi alla Persona, Luzzara (RE)

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Presso alcune residenze dell’ASP Progetto Persona (Luzzara, RE) è stato attivato un progetto di medicina narrativa proprio per dare voce ai loro vissuti emotivi, che restano spesso invisibili e poco narrati.

Si ringraziano per questa testimonianza Monia Schiavo (psicologa, psicoterapeuta e psicogeriatra, Asp Progetto Persona) e Alessia Ruggiero (tirocinante psicologa, Corso di Laurea Magistrale psicologia dell’Intervento clinico e sociale, Università di Parma).

L’incontro quotidiano con la morte per gli operatori sanitari

Gli operatori sanitari sono lasciati talvolta “soli” rispetto all’incontro con la morte delle persone da loro curate, nella loro quotidianità sono tesi ad agire e gestire situazioni complesse con vissuti emotivi impattanti a livello professionale.

In questo articolo, il desiderio è di condividere con la comunità professionale, il percorso svolto presso l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Progetto Persona-Azienda Intercomunale Servizi alla Persona”, che gestisce servizi per le persone anziane.

Le strutture che hanno partecipato hanno sede nei Comuni di Brescello, Gualtieri, Luzzara e Poviglio, tutti in provincia di Reggio Emilia.

Come vivono la morte OSS e infermieri

Il presente lavoro ha avuto l’interesse di esplorare come il personale sociosanitario (OSS ed Infermieri), percepisse e vivesse la morte delle persone assistite nelle strutture dedicate.

La Medicina Narrativa utilizzata nel progetto, è stata una lente di ingrandimento preziosa ed attenta, e ha fatto risuonare nei professionisti coinvolti la loro pratica quotidiana, oltre ad una nuova interpretazione del loro ruolo e delle loro emozioni.

Cos’è la medicina narrativa e perché aiuta i professionisti sanitari

Diverse le definizioni date dagli esperti di Medicina Narrativa, per Rita Charon (2006) la Medicina Narrativa rappresenta la stessa pratica clinica quotidiana e si basa sulle capacità dei professionisti di osservare, ascoltare, interpretare ed essere mossi dalle narrazioni dei pazienti.

Per Maria Giulia Marini (2012) la Medicina Narrativa si affianca alla Medicina Basata sulle Evidenze (EBM); alla base della Medicina Narrativa c’è un approccio alle cure più attento alla persona: l’analisi dei testi scritti dai pazienti, dai professionisti sanitari e dai familiari permette di comprenderne la cultura, i valori, i bisogni, le passioni, i progetti personali e professionali ed è su questo che ci si basa per creare o mantenere una sanità ecologica.

Le narrazioni degli operatori: come si parla (o non si parla) di morte

Il progetto è stato avviato a partire dal mese di Aprile 2025 e concluso nel mese di Luglio 2025, con un momento di restituzione finale ai partecipanti.

Sono state proposte delle tracce narrative strutturate, che hanno guidato lo storytelling al fine di rendere i racconti degli operatori attinenti al tema.

Sono state raccolte 41 narrazioni, in formato cartaceo, di cui 12 sono state scelte ed analizzate a campione per presentare complessivamente il lavoro svolto.

Nelle narrazioni emerge come la parola morte venga spesso omessa e/o sostituita con delle perifrasi; alcuni estratti:

“…il percorso cambiava…”;

“…fase finale…”;

“…lui se ne era andato”;

“ho sperato fino all’ultimo che scivolasse dolcemente…”;

“…troppo tardi…”.

Solo in una narrazione viene usata la metafora della guerra:

“La morte immeritata e combattuta senza però vincere”.

Alcuni operatori affrontano il fine vita rifugiandosi nel dettaglio di sintomi corporei e interventi sanitari-assitenziali con l’intenzione di semplificare, quasi ad evitamento della minaccia di emozioni negative (p.e. paura, rabbia, angoscia, sconfitta).

Si osservano note ed echi intrisi di spiritualità, religiosità ed elementi più meccanicistici.

Ed ecco che per alcuni operatori sembra esserci una partecipazione e una ritualità, un impegno a dare un senso, i curanti hanno necessità di compiere gesti verosimilmente a carattere simbolico.

Alcuni estratti:

“…Appena se ne è andato ho aperto la finestra della sua camera per far volare la sua anima.”;

“…La sistemo bene, la pettino, e auguro che sia un viaggio tranquillo nell’eternità e che saluti i miei genitori.”;

“Tranquilla, perché sono lì con loro e non se ne vanno da soli, ma li rassicuro di non avere paura”.

Le emozioni nel fine vita

La Word Cloud che segue è relativa alla frequenza delle emozioni emerse nelle narrazioni rispetto alla domanda:

“Nei confronti delle persone attorno a me nel momento dell’accompagnamento di una persona morente ho provato…”.

come vivono la morte OSS e infermieri

Quando la cura continua dopo la morte

Le buone azioni di cura possono fare la differenza e talvolta lasciano un segno anche dopo la fine della vita, attraverso il riconoscimento mediato dai familiari.

L’episodio che stiamo per raccontare testimonia proprio questo.

La prima ricorrenza dopo la perdita di una persona cara può rappresentare un momento di fragilità, una data come il compleanno può riaccendere il dolore del lutto.

Ed ecco che in una delle Residenze dell’ASP, il marito di una residente, scomparsa da poco e per anni assistita, ha pensato di festeggiare il compleanno della moglie post mortem con una festa proprio all’interno della Residenza, insieme al personale sanitario.

Una ricorrenza difficile da pensare, che è stata vissuta e trasformata in un’occasione di memoria serena e carica di significato emotivo per tutti gli operatori presenti.

Questa festa non è stata solo un gesto privato e intimo, ma un rito collettivo commemorativo, che ha consolato e confortato i vivi, facendoli connettere sul loro ricordo.

Il personale, inizialmente stupito, ha poi raccolto, con commozione e gratitudine, il valore autentico del bisogno di dedicare la giornata e condividerla insieme.

È stata compiuta una celebrazione, che può risultare inconsueta, tuttavia rappresenta la normalità, la continuazione della vita.

La narrazione come spazio di auto-cura per i professionisti

In conclusione, le narrazioni che abbiamo raccolto dimostrano una particolare attenzione e sensibilità degli operatori.

La libertà e la generosità con le quali hanno manifestato i loro vissuti hanno inspirato un ulteriore dialogo con l’Equipe più allargata sul fine vita delle persone nei servizi.

La narrazione di sé ha creato uno spazio e un tempo di ascolto e di autocura, dando voce al non detto e all’invisibile.

Bibliografia

  • Charon R. (2006)., Narrative Medicine, honoring the stories of illness, Oxford University Press, trad it. Medicina Narrativa Onorare le Storie dei Pazienti, Raffaello Cortina Editore 2019.
  • Charon R., (2007), What to do with stories, The science of narrative medicine, in ” Canadian Familiy Phisician” vol 53  p.1265. open access
  • Intervista a Maria Giulia Marini su La Repubblica, 12 Giugno 2012
  • Marini M. G. (2018), Bridging the gap between Evidence Based care and Medical Humanities”, di “The languages of care in narrative medicine”, Springer

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