La Chalk Art è una forma di espressione in cui si realizzano disegni con i gessi colorati per dare vita a effetti tridimensionali sorprendenti. Spesso tra i protagonisti di queste opere d’arte ci sono i bambini. Questa volta invece leggiamo della Chalk Art in RSA: grazie a intuizione, impegno e un po’ di coraggio di fisioterapiste ed educatrice della Fondazione Beata Cristina di Calvisano (BS).
Portare il teatro in RSA per fare comunità attraverso le opere di Shakespeare: questo il cuore del progetto intergenerazionale che ha visto coinvolti gli studenti internazionali dell’Accademia Europea di Firenze e gli anziani residenti presso le strutture di ASP Firenze Montedomini. Il direttore generale Emanuele Pellicanò e la responsabile della comunicazione istituzionale Giulia Fabbrucci, hanno raccontato a Rivista CURA il senso di quest’esperienza.
Che cosa significa oggi essere direttore di RSA? Claudia Murru, che dirige la Residenza Anni D'Oro di Quartu S. Elena (CA), ci regala una riflessione schietta sulle fatiche e le gioie che il suo lavoro comporta. L'articolo è un invito ad allargare la nostra prospettiva, allentando le barriere del ruolo e reintroducendo, con un po' di coraggio, azioni normali e quotidiane nei nostri mansionari.
Dare senso al tempo in RSA è un dovere e un diritto che riguarda tutti: le persone che le abitano, le persone che vi lavorano. Chiara Celentano e Barbara di Clemente (rispettivamente Direttrice e promotrice sociale della Residenza Richelmy) ci regalano il consueto contributo a quattro mani che questa volta tocca il cuore, nel vero senso del termine: riportando al centro ciò che conta nella vita.
Margherita, affetta da malattia mentale, ha trascorso 26 anni della sua vita in RSA, in assenza di adeguati servizi che potessero rispondere alle sue necessità. Leggiamo la testimonianza di suo fratello, Lorenzo Cazzoli, che racconta in modo genuino e autentico quanto è stata preziosa per la sua famiglia la possibilità per Margherita di essere accolta in struttura.
Quest'articolo conclude la precedente raccolta di testimonianze da parte dei caregiver. L'ultima testimonianza e la riflessione finale della coordinatrice Francesca Poletti ci accompagnano in una riflessione su cosa significa profondamente portare la cura a Casa.
È ancora possibile vivere in RSA e rimanere sé stessi? Secondo Emilia, 97 anni e residente presso la Casa Residenza di Cavriago (RE) di ASP Carlo Sartori, sì, è possibile, se si riparte da piccole abitudini e se si è accolti in un ambiente fatto di ascolto, dove le persone rispettano il tuo modo di “stare al mondo”. Ci racconta la sua storia Raffaella Lovaglio, coordinatrice della struttura, anche attraverso le testimonianze dei nipoti.
Che cosa fare se la persona anziana rifiuta l'igiene?
Quanta complessità e quante sfumature si nascondono dentro a una reazione aggressiva e ostile che facciamo fatica a interpretare?
Ancora una volta, la penna delicata e profonda di Francesca Poletti (coordinatrice del servizio domiciliare, Cooperativa G. Di Vittorio), ci invita a considerare tutti i punti di vista coinvolti, consegnandoci una storia a tre voci, dove l'attenzione ai dettagli e al percorso di Cura è molto più importante di ogni risultato piccolo o grande che ci prefiggiamo di raggiungere.
C'è una profonda differenza tra il "far fare attività creative agli ospiti" e il ritrovare nell'arte, invece, un potente canale di espressione, al di là della logica e delle parole. Questo è accaduto al Centro Diurno Margherita di Fano (PU), di Labirinto Cooperativa Sociale, dove il canale artistico viene quotidianamente praticato in favore delle persone con Alzheimer, delle loro famiglie e dei professionisti. La responsabile di struttura Ilaria Giardini ci racconta di un'idea chiamata "La cura nelle mani", vera e propria filosofia assistenziale del Centro.
Cuochi, addetti alle pulizie, manutentori e operatori ci raccontano che cosa significa lavorare in un universo complesso come una RSA e cosa rende concretamente possibile il lavoro di squadra. Un articolo scritto a quattro mani da Barbara di Clemente e Chiara Celentano (Residenza Richelmy), per dare voce a chi è quotidianamente in prima linea e per invitare gli staff di direzione a una riflessione di più ampio respiro sul senso del lavoro di Cura.

