Portare il teatro in RSA per fare comunità attraverso le opere di Shakespeare: questo il cuore del progetto intergenerazionale che ha visto coinvolti gli studenti internazionali dell’Accademia Europea di Firenze e gli anziani residenti presso le strutture di ASP Firenze Montedomini.

Si ringraziano Emanuele Pellicanò e Giulia Fabbrucci, rispettivamente Direttore Generale e Responsabile della Comunicazione Istituzionale di ASP Firenze Montedomini, per aver raccontato a Rivista CURA il senso di quest’esperienza.

Come è nato il progetto intergenerazionale

L’Accademia Europea di Firenze (AEF) è una Scuola che ha l’obiettivo di insegnare ai ragazzi stranieri la lingua, l’arte e la cultura italiana.

Firenze stessa è l’aula in cui i giovani studenti si immergono nell’arte ed entrano in relazione con la comunità locale, guidati dalla scuola a conoscere le realtà storiche che sono parte integrante della città.

Il caso vuole che AEF utilizzi stabilmente le sale Centro Servizi e Formazione “Il Fuligno”, parte del patrimonio immobiliare di ASP Firenze Montedomini.

Nel tempo, la relazione tra AEF e ASP Montedomini si intensifica, fino ad arrivare all’idea – proposta dalla Direttrice Accademica dell’Accademia Elisabetta Santanni – di realizzare insieme un laboratorio teatrale congiunto tra anziani e studenti, proprio all’interno dell’ASP.

Non quindi una semplice visita degli studenti alle persone anziane e ai luoghi in cui vivono, ma una frequentazione assidua – ogni martedì, da febbraio a maggio – per intrecciare concretamente una relazione con i residenti.

Perché proprio il teatro in RSA

Il teatro è stato individuato come il giusto punto di incontro tra le persone anziane e gli studenti, il luogo ideale affinché entrambi potessero esprimersi con le proprie modalità”, spiega il direttore di ASP Firenze Montedomini Emanuele Pellicanò.

Così, il percorso teatrale è stato seguito da 9 studenti di AEF e 13 persone anziane residenti nelle strutture di Montedomini, sotto la guida dei docenti Francesco Gori (AEF) e Matteo Pecorini (compagnia “Verso Oklahoma”), che hanno accompagnato il gruppo a mettere in scena una loro riscrittura de “La tempesta” di Shakespeare.

Da tempo cercavamo infatti qualcosa di qualità, che non fossero le solite commedie in vernacolo fiorentino”, precisa Pellicanò, “perché l’obiettivo non era quello di ‘far passare il tempo’ agli anziani, ma di far vivere loro un’esperienza ricca di senso, soprattutto in termini emotivi. Grazie a Shakespeare si sono potuti toccare temi universali, che hanno scatenato reazioni incredibili”.

Il senso del progetto

In questa direzione di senso si è mosso anche il Servizio Assistenza Disabili e Anziani dell’ASP con gli educatori della Cooperativa Elleuno per selezionare le persone anziane da coinvolgere nel laboratorio teatrale.

L’idea è stata infatti quella di guardare al desiderio più che alle capacità o al grado di orientamento.

Vi sono stati due livelli di coinvolgimento: uno più passivo, esteso a un maggior numero di persone che assistevano ai laboratori, e uno invece più attivo, dove i docenti hanno lasciato libertà alle persone più motivate di emergere e di prendere parte effettiva in termini attoriali.

Il risultato di questo approccio fondato su libertà e spontaneità è stato imprevedibile:

Ci sono state persone cognitivamente più lucide di altre che hanno però partecipato con più passività. Così come è vero il contrario.

Pensiamo per esempio a Martino, un nostro residente con demenza in fase molto avanzata, che l’anno prima aveva interpretato Romeo in “Romeo e Giulietta” con un grandissimo coinvolgimento personale. Una performance davvero emozionante e brillante che ha oscurato la malattia”.

Allo stesso modo è stato imprevedibile e sorprendente anche che i due gruppi siano riusciti a comprendersi, nonostante le barriere linguistiche che avrebbero potuto rendere ostico l’incontro tra ragazzi stranieri di madre lingua inglese o ispanica, e persone anziane del luogo che, in molti casi, parlavano solo il fiorentino stretto.

I benefici per studenti e anziani

Sotto quest’aspetto è stato fondamentale non solo il lavoro di facilitazione messo in atto dagli attori di AEF, che traducevano e facevano da ponte in diversi passaggi, ma in generale proprio l’approccio dei docenti, a cui non importava del risultato in termini tecnici, ma in primis di consentire l’espressione del mondo interiore delle persone coinvolte.

A me non importa che siano anziani fragili”, ha commentato Matteo Pecorini, che aveva già realizzato dei progetti teatrali basati sulle opere di Shakespeare in altre RSA dell’area fiorentina, senza mai cedere allo stereotipo del “povero anziano che non riesce più a…”.

Si è trattato dunque prima di tutto di un’esperienza dal valore sociale e terapeutico, che ha permesso ai giovani di conoscere più da vicino che cosa è un RSA e che ha generato soddisfazione negli anziani coinvolti:

Molti di loro hanno chiesto una nuova edizione. Martino in particolare l’ha chiesta tante volte; segno che l’esperienza è rimasta impressa”.

Fare comunità con il teatro in RSA

Un’esperienza dove i fattori originali sono stati molti – l’incontro possibile tra diverse fasce d’età, tra lingue lontane, tra abilità differenti – ma dove la parola chiave è stata solo una: comunità.

Con questo laboratorio si è infatti saputo fare Comunità nel senso letterale ed etimologico del termine, poiché persone diverse sono riuscite a mettere insieme i loro doni, a beneficio gli uni degli altri.

Emblematico in questo senso il finale de “La tempesta” riscritto dalla compagnia teatrale, dove si è parlato di una “terra di mezzo” in grado di salvare tutti, dell’“isola Montedomini” dove tutto può accadere.

Una metafora che si è rivelata perfetta anche per descrivere ciò che è accaduto il 6 maggio 2025, quando finalmente lo spettacolo è stato portato in scena nel suggestivo loggiato del Glicine della sede di Montedomini.

progetto intergenerazionale di teatro in RSA

Fare una comunità con il teatro, come fare una comunità in generale, è una cosa difficilissima, perché è cucinare non con gli ingredienti ideali, ma con gli ingredienti che ci sono […]. E allora ci siamo messi per 14 incontri a mescolare questi ingredienti per tirare fuori qualcosa che fosse capace di trasformare loro e noi”, ha sottolineato Francesco Gori.

E in queste parole sta racchiuso il significato più importante che un’esperienza così può trasmettere a chi vi partecipa: tutti hanno un dono da portare agli altri e non esiste età, lingua o malattia che possa realmente impedire che questo accada.

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Portare il teatro in RSA per fare comunità attraverso le opere di Shakespeare: questo il cuore del progetto intergenerazionale che ha visto coinvolti gli studenti internazionali dell’Accademia Europea di Firenze e gli anziani residenti presso le strutture di ASP Firenze Montedomini.

Si ringraziano Emanuele Pellicanò e Giulia Fabbrucci, rispettivamente Direttore Generale e Responsabile della Comunicazione Istituzionale di ASP Firenze Montedomini, per aver raccontato a Rivista CURA il senso di quest’esperienza.

Come è nato il progetto intergenerazionale

L’Accademia Europea di Firenze (AEF) è una Scuola che ha l’obiettivo di insegnare ai ragazzi stranieri la lingua, l’arte e la cultura italiana.

Firenze stessa è l’aula in cui i giovani studenti si immergono nell’arte ed entrano in relazione con la comunità locale, guidati dalla scuola a conoscere le realtà storiche che sono parte integrante della città.

Il caso vuole che AEF utilizzi stabilmente le sale Centro Servizi e Formazione “Il Fuligno”, parte del patrimonio immobiliare di ASP Firenze Montedomini.

Nel tempo, la relazione tra AEF e ASP Montedomini si intensifica, fino ad arrivare all’idea – proposta dalla Direttrice Accademica dell’Accademia Elisabetta Santanni – di realizzare insieme un laboratorio teatrale congiunto tra anziani e studenti, proprio all’interno dell’ASP.

Non quindi una semplice visita degli studenti alle persone anziane e ai luoghi in cui vivono, ma una frequentazione assidua – ogni martedì, da febbraio a maggio – per intrecciare concretamente una relazione con i residenti.

Perché proprio il teatro in RSA

Il teatro è stato individuato come il giusto punto di incontro tra le persone anziane e gli studenti, il luogo ideale affinché entrambi potessero esprimersi con le proprie modalità”, spiega il direttore di ASP Firenze Montedomini Emanuele Pellicanò.

Così, il percorso teatrale è stato seguito da 9 studenti di AEF e 13 persone anziane residenti nelle strutture di Montedomini, sotto la guida dei docenti Francesco Gori (AEF) e Matteo Pecorini (compagnia “Verso Oklahoma”), che hanno accompagnato il gruppo a mettere in scena una loro riscrittura de “La tempesta” di Shakespeare.

Da tempo cercavamo infatti qualcosa di qualità, che non fossero le solite commedie in vernacolo fiorentino”, precisa Pellicanò, “perché l’obiettivo non era quello di ‘far passare il tempo’ agli anziani, ma di far vivere loro un’esperienza ricca di senso, soprattutto in termini emotivi. Grazie a Shakespeare si sono potuti toccare temi universali, che hanno scatenato reazioni incredibili”.

Il senso del progetto

In questa direzione di senso si è mosso anche il Servizio Assistenza Disabili e Anziani dell’ASP con gli educatori della Cooperativa Elleuno per selezionare le persone anziane da coinvolgere nel laboratorio teatrale.

L’idea è stata infatti quella di guardare al desiderio più che alle capacità o al grado di orientamento.

Vi sono stati due livelli di coinvolgimento: uno più passivo, esteso a un maggior numero di persone che assistevano ai laboratori, e uno invece più attivo, dove i docenti hanno lasciato libertà alle persone più motivate di emergere e di prendere parte effettiva in termini attoriali.

Il risultato di questo approccio fondato su libertà e spontaneità è stato imprevedibile:

Ci sono state persone cognitivamente più lucide di altre che hanno però partecipato con più passività. Così come è vero il contrario.

Pensiamo per esempio a Martino, un nostro residente con demenza in fase molto avanzata, che l’anno prima aveva interpretato Romeo in “Romeo e Giulietta” con un grandissimo coinvolgimento personale. Una performance davvero emozionante e brillante che ha oscurato la malattia”.

Allo stesso modo è stato imprevedibile e sorprendente anche che i due gruppi siano riusciti a comprendersi, nonostante le barriere linguistiche che avrebbero potuto rendere ostico l’incontro tra ragazzi stranieri di madre lingua inglese o ispanica, e persone anziane del luogo che, in molti casi, parlavano solo il fiorentino stretto.

I benefici per studenti e anziani

Sotto quest’aspetto è stato fondamentale non solo il lavoro di facilitazione messo in atto dagli attori di AEF, che traducevano e facevano da ponte in diversi passaggi, ma in generale proprio l’approccio dei docenti, a cui non importava del risultato in termini tecnici, ma in primis di consentire l’espressione del mondo interiore delle persone coinvolte.

A me non importa che siano anziani fragili”, ha commentato Matteo Pecorini, che aveva già realizzato dei progetti teatrali basati sulle opere di Shakespeare in altre RSA dell’area fiorentina, senza mai cedere allo stereotipo del “povero anziano che non riesce più a…”.

Si è trattato dunque prima di tutto di un’esperienza dal valore sociale e terapeutico, che ha permesso ai giovani di conoscere più da vicino che cosa è un RSA e che ha generato soddisfazione negli anziani coinvolti:

Molti di loro hanno chiesto una nuova edizione. Martino in particolare l’ha chiesta tante volte; segno che l’esperienza è rimasta impressa”.

Fare comunità con il teatro in RSA

Un’esperienza dove i fattori originali sono stati molti – l’incontro possibile tra diverse fasce d’età, tra lingue lontane, tra abilità differenti – ma dove la parola chiave è stata solo una: comunità.

Con questo laboratorio si è infatti saputo fare Comunità nel senso letterale ed etimologico del termine, poiché persone diverse sono riuscite a mettere insieme i loro doni, a beneficio gli uni degli altri.

Emblematico in questo senso il finale de “La tempesta” riscritto dalla compagnia teatrale, dove si è parlato di una “terra di mezzo” in grado di salvare tutti, dell’“isola Montedomini” dove tutto può accadere.

Una metafora che si è rivelata perfetta anche per descrivere ciò che è accaduto il 6 maggio 2025, quando finalmente lo spettacolo è stato portato in scena nel suggestivo loggiato del Glicine della sede di Montedomini.

progetto intergenerazionale di teatro in RSA

Fare una comunità con il teatro, come fare una comunità in generale, è una cosa difficilissima, perché è cucinare non con gli ingredienti ideali, ma con gli ingredienti che ci sono […]. E allora ci siamo messi per 14 incontri a mescolare questi ingredienti per tirare fuori qualcosa che fosse capace di trasformare loro e noi”, ha sottolineato Francesco Gori.

E in queste parole sta racchiuso il significato più importante che un’esperienza così può trasmettere a chi vi partecipa: tutti hanno un dono da portare agli altri e non esiste età, lingua o malattia che possa realmente impedire che questo accada.

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One Comment

  1. Teresa 26 Settembre 2025 at 17:12 - Reply

    Veramente bravi: un video emozionante, coinvolgente che dona bellezza umana e contagia nel profondo del cuore!!!!!!!Bravi!

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