L’intervento logopedico di gruppo
In un precedente contributo abbiamo approfondito il ruolo del logopedista in RSA e il suo impegno nel promuovere e mantenere le abilità comunicative delle persone anziane. Proseguiamo ora la riflessione soffermandoci sul gruppo come contesto privilegiato per il lavoro sulle abilità cognitivo-comunicative.
Il gruppo, infatti, non rappresenta soltanto una risposta organizzativa alle esigenze della struttura, ma può diventare un vero e proprio spazio di relazione, comunicazione e partecipazione, nel quale sostenere le capacità della persona e valorizzarne risorse, esperienze e interessi(1).
Attraverso alcuni esempi tratti dalla pratica professionale e indicazioni operative, proponiamo quindi alcune riflessioni e suggerimenti per progettare e condurre interventi di gruppo orientati alla stimolazione delle abilità cognitivo-comunicative.
I vantaggi di un intervento logopedico di gruppo
Gli esseri umani sono esseri sociali e lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione avviene in piccoli o grandi gruppi, come la famiglia prima, la scuola poi; in contesti lavorativi o ricreativi. Difficilmente le persone amano rimanere sole o isolate per lungo tempo: il rapporto con l’altro aiuta anche a prendersi cura di sé stessi.
Perciò la situazione di “gruppo” è quella più naturale per acquisire le abilità linguistiche e comunicative, ma anche per allenarle, ripristinarle o adattarle al modificarsi delle capacità.
L’intervento logopedico di gruppo ha il vantaggio di:
- Rispettare i tempi di attenzione e partecipazione della persona anziana;
- Agevolare il confronto con gli altri;
- Creare una situazione comunicativa normale ed ecologica;
- Recuperare le strategie comuni per la risoluzione dei problemi;
- Migliorare l’autostima, quindi la motivazione e l’iniziativa;
- Permettere l’assunzione di ruoli;
- Contrastare il ritiro sociale;
- Permettere la partecipazione di familiari e caregiver;
- Far rivalutare la persona anziana da parte dei familiari e caregiver.
Ogni incontro di stimolazione delle abilità cognitive-comunicative va comunque pianificato e deve avere obiettivi chiari.
I temi che guidano gli interventi sono diversi ma l’attenzione è sempre diretta all’uso di una comunicazione efficace.
Sta nell’abilità di chi conduce il gruppo fare in modo che la persona si senta a suo agio e che possa anche solo ascoltare, o avere momenti di distrazione e riposo, come avviene a volte in situazioni normali, ad esempio quando ci ritroviamo nelle riunioni di famiglia.
Bisogna offrire possibilità di confronto costruttivo e di stimolo, per permettere alle persone di mostrare la parte migliore di sé e per motivare l’interazione.
In gruppo un ragionamento guidato e condiviso può trovare soluzioni nuove a dubbi o problemi; anche l’ascolto da parte di familiari e caregiver può far riscoprire capacità del proprio caro che non trovavano l’opportunità di mostrarsi.
Poter raccontare o esprimere opinioni e interessi, anche solo parlare di sé, può poi migliorare l’autostima.
Quando il clima è disteso e piacevole è possibile anche abituarsi a nuovi comportamenti verbali e non-verbali, con un uso più consapevole della gestualità a supporto della comunicazione.
Infine, se il gruppo si svolge negli spazi della vita quotidiana con persone con cui si hanno relazioni continue, si promuove la conoscenza reciproca e si creano legami di supporto.
Esempi significativi di attività in gruppo
Alcune esperienze significative tratte dalla conduzione di interventi di gruppo sembrano confermare questo pensiero.
Ricordo che una signora anziana era arrivata da una settimana e, seduta in carrozzina, appariva dimessa con lo sguardo verso il basso. Sembrava non capire quello che succedeva e rispondeva con poche parole in dialetto. Invitata all’attività di gruppo che aveva come nome “la mia storia in musica” si lasciava presentare alle altre cinque signore che già la conoscevano, perché avevano condiviso i pasti nella sala da pranzo per una settimana.
Dopo i primi convenevoli l’incontro proseguiva con un momento di orientamento spazio-temporale, osservando le condizioni del tempo, fuori dalla finestra. In particolare, una signora osservava come, in quella giornata di fine estate, il cielo fosse di un azzurro intenso.
Nel sentire queste parole la signora appena arrivata si rianimava, confessando a tutti che anche suo marito aveva gli occhi dello stesso colore e che lei gli aveva dedicato delle poesie. Le abbiamo chiesto di poterle vedere e una volta preso il suo diario in camera, ci ha invitato a leggere la prima pagina a voce alta. Alla fine, tutte le signore erano commosse e una di loro ha detto “non pensavo che fosse così brava!”
Da quel momento in poi la comunicazione e le relazioni tra le residenti sono state facilitate e la signora ha trovato un suo spazio e un suo ruolo nella residenza.
Il gruppo ha quindi permesso alla signora di sentirsi accettata tanto da trovare il coraggio di parlare di sentimenti privati e mostrare abilità personali legate al passato. L’aspetto esteriore serio non facilitava il contatto, ma la scoperta della sua sensibilità ha aperto la relazione comunicativa.
Un altro ricordo riguarda una signora coinvolta in un’attività di gruppo di reminiscenza dal titolo “le età della vita”, che affrontava temi legati all’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta e all’età senile.
Quando si è giunti a parlare della scuola elementare la signora ha voluto subito alzarsi in piedi per declamare una poesia che aveva imparato tanto tempo prima.
La possibilità di enunciare con sentimento poesie o canzoni del passato permette di mostrare la propria competenza e di condividere un tratto di esperienza comune che unisce le persone e le fa sentire più affini.
Ciò motiva nuovi scambi comunicativi, fa riaffiorare parole dimenticate, permette a tutti di assumere il ruolo di parlante e ascoltatore e di ricostruire la propria storia.
Infine riporto l’esempio di una residente novantenne con la quinta elementare che ringraziò perché l’attività di gruppo dal titolo “Sentieri artistici”, che prevedeva la visione e il commento di quadri, le aveva fatto provare interesse per un mondo che le sembrava lontano dalla sua cultura e non comprensibile.
Poi, con l’intervento degli educatori che l’avevano portata a rivedere gli stessi quadri alle mostre e le avevano proposto attività di disegno e copia, era nata una nuova passione in cui si era scoperta proprio brava.
Le attività le avevano permesso di ri-socializzare e ri-motivarsi rispetto al presente grazie, appunto, a nuovi apprendimenti.
Cosa mostrano le esperienze riportate
In gruppo possono essere affrontati con più facilità argomenti o attività nuove, lontane dalle esperienze di vita, perché è un ambiente protetto e perché sono condivise le responsabilità di discutere e confrontarsi, ovvero una persona è di supporto per l’altra.
La curiosità è comune anche in età avanzata e favorisce l’apprendimento di nuove parole, se queste vengono utilizzate con frequenza. Risulta infatti importante abbandonare i preconcetti prima di formulare le proposte, così come è molto utile realizzare i progetti in modo continuativo e multidisciplinare.
Come realizzare un intervento logopedico di gruppo per favorire la comunicazione
Alla luce di queste considerazioni, alcuni semplici accorgimenti possono aiutare il professionista a progettare e condurre un intervento di gruppo realmente orientato alla comunicazione:
È infine molto importante ricordare che la situazione in cui avviene la comunicazione, il tema della conversazione, chi vi prende parte (ognuno con le proprie esperienze passate), e l’uso di supporti visivi come le immagini o le scritte, sono tutti elementi fondamentali da considerare per facilitare la relazione comunicativa.
Un’attenta analisi del comportamento comunicativo e del suo modificarsi permette di prendersi cura delle persone, di conoscerle giorno per giorno, di sostenerle e di garantire loro le opportunità per esprimere sé stesse e il loro sentire.
A completamento di tutto quanto detto si lascia di seguito un opuscolo informativo, consultabile liberamente, scritto in collaborazione con la collega logopedista Alice Principe, contenente suggerimenti logopedici per favorire la comunicazione efficace con le persone affetta da disturbo neurocognitivo.
Note
(1) Le Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment, pubblicate nel dicembre 2023, suggeriscono con forte raccomandazione positiva l’offerta della stimolazione cognitiva alle persone con demenza lieve o moderata. La Linea guida evidenzia inoltre come le attività svolte in gruppo possano favorire l’interazione sociale, il supporto tra pari e il coinvolgimento delle persone.
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In un precedente contributo abbiamo approfondito il ruolo del logopedista in RSA e il suo impegno nel promuovere e mantenere le abilità comunicative delle persone anziane. Proseguiamo ora la riflessione soffermandoci sul gruppo come contesto privilegiato per il lavoro sulle abilità cognitivo-comunicative.
Il gruppo, infatti, non rappresenta soltanto una risposta organizzativa alle esigenze della struttura, ma può diventare un vero e proprio spazio di relazione, comunicazione e partecipazione, nel quale sostenere le capacità della persona e valorizzarne risorse, esperienze e interessi(1).
Attraverso alcuni esempi tratti dalla pratica professionale e indicazioni operative, proponiamo quindi alcune riflessioni e suggerimenti per progettare e condurre interventi di gruppo orientati alla stimolazione delle abilità cognitivo-comunicative.
I vantaggi di un intervento logopedico di gruppo
Gli esseri umani sono esseri sociali e lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione avviene in piccoli o grandi gruppi, come la famiglia prima, la scuola poi; in contesti lavorativi o ricreativi. Difficilmente le persone amano rimanere sole o isolate per lungo tempo: il rapporto con l’altro aiuta anche a prendersi cura di sé stessi.
Perciò la situazione di “gruppo” è quella più naturale per acquisire le abilità linguistiche e comunicative, ma anche per allenarle, ripristinarle o adattarle al modificarsi delle capacità.
L’intervento logopedico di gruppo ha il vantaggio di:
- Rispettare i tempi di attenzione e partecipazione della persona anziana;
- Agevolare il confronto con gli altri;
- Creare una situazione comunicativa normale ed ecologica;
- Recuperare le strategie comuni per la risoluzione dei problemi;
- Migliorare l’autostima, quindi la motivazione e l’iniziativa;
- Permettere l’assunzione di ruoli;
- Contrastare il ritiro sociale;
- Permettere la partecipazione di familiari e caregiver;
- Far rivalutare la persona anziana da parte dei familiari e caregiver.
Ogni incontro di stimolazione delle abilità cognitive-comunicative va comunque pianificato e deve avere obiettivi chiari.
I temi che guidano gli interventi sono diversi ma l’attenzione è sempre diretta all’uso di una comunicazione efficace.
Sta nell’abilità di chi conduce il gruppo fare in modo che la persona si senta a suo agio e che possa anche solo ascoltare, o avere momenti di distrazione e riposo, come avviene a volte in situazioni normali, ad esempio quando ci ritroviamo nelle riunioni di famiglia.
Bisogna offrire possibilità di confronto costruttivo e di stimolo, per permettere alle persone di mostrare la parte migliore di sé e per motivare l’interazione.
In gruppo un ragionamento guidato e condiviso può trovare soluzioni nuove a dubbi o problemi; anche l’ascolto da parte di familiari e caregiver può far riscoprire capacità del proprio caro che non trovavano l’opportunità di mostrarsi.
Poter raccontare o esprimere opinioni e interessi, anche solo parlare di sé, può poi migliorare l’autostima.
Quando il clima è disteso e piacevole è possibile anche abituarsi a nuovi comportamenti verbali e non-verbali, con un uso più consapevole della gestualità a supporto della comunicazione.
Infine, se il gruppo si svolge negli spazi della vita quotidiana con persone con cui si hanno relazioni continue, si promuove la conoscenza reciproca e si creano legami di supporto.
Esempi significativi di attività in gruppo
Alcune esperienze significative tratte dalla conduzione di interventi di gruppo sembrano confermare questo pensiero.
Ricordo che una signora anziana era arrivata da una settimana e, seduta in carrozzina, appariva dimessa con lo sguardo verso il basso. Sembrava non capire quello che succedeva e rispondeva con poche parole in dialetto. Invitata all’attività di gruppo che aveva come nome “la mia storia in musica” si lasciava presentare alle altre cinque signore che già la conoscevano, perché avevano condiviso i pasti nella sala da pranzo per una settimana.
Dopo i primi convenevoli l’incontro proseguiva con un momento di orientamento spazio-temporale, osservando le condizioni del tempo, fuori dalla finestra. In particolare, una signora osservava come, in quella giornata di fine estate, il cielo fosse di un azzurro intenso.
Nel sentire queste parole la signora appena arrivata si rianimava, confessando a tutti che anche suo marito aveva gli occhi dello stesso colore e che lei gli aveva dedicato delle poesie. Le abbiamo chiesto di poterle vedere e una volta preso il suo diario in camera, ci ha invitato a leggere la prima pagina a voce alta. Alla fine, tutte le signore erano commosse e una di loro ha detto “non pensavo che fosse così brava!”
Da quel momento in poi la comunicazione e le relazioni tra le residenti sono state facilitate e la signora ha trovato un suo spazio e un suo ruolo nella residenza.
Il gruppo ha quindi permesso alla signora di sentirsi accettata tanto da trovare il coraggio di parlare di sentimenti privati e mostrare abilità personali legate al passato. L’aspetto esteriore serio non facilitava il contatto, ma la scoperta della sua sensibilità ha aperto la relazione comunicativa.
Un altro ricordo riguarda una signora coinvolta in un’attività di gruppo di reminiscenza dal titolo “le età della vita”, che affrontava temi legati all’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta e all’età senile.
Quando si è giunti a parlare della scuola elementare la signora ha voluto subito alzarsi in piedi per declamare una poesia che aveva imparato tanto tempo prima.
La possibilità di enunciare con sentimento poesie o canzoni del passato permette di mostrare la propria competenza e di condividere un tratto di esperienza comune che unisce le persone e le fa sentire più affini.
Ciò motiva nuovi scambi comunicativi, fa riaffiorare parole dimenticate, permette a tutti di assumere il ruolo di parlante e ascoltatore e di ricostruire la propria storia.
Infine riporto l’esempio di una residente novantenne con la quinta elementare che ringraziò perché l’attività di gruppo dal titolo “Sentieri artistici”, che prevedeva la visione e il commento di quadri, le aveva fatto provare interesse per un mondo che le sembrava lontano dalla sua cultura e non comprensibile.
Poi, con l’intervento degli educatori che l’avevano portata a rivedere gli stessi quadri alle mostre e le avevano proposto attività di disegno e copia, era nata una nuova passione in cui si era scoperta proprio brava.
Le attività le avevano permesso di ri-socializzare e ri-motivarsi rispetto al presente grazie, appunto, a nuovi apprendimenti.
Cosa mostrano le esperienze riportate
In gruppo possono essere affrontati con più facilità argomenti o attività nuove, lontane dalle esperienze di vita, perché è un ambiente protetto e perché sono condivise le responsabilità di discutere e confrontarsi, ovvero una persona è di supporto per l’altra.
La curiosità è comune anche in età avanzata e favorisce l’apprendimento di nuove parole, se queste vengono utilizzate con frequenza. Risulta infatti importante abbandonare i preconcetti prima di formulare le proposte, così come è molto utile realizzare i progetti in modo continuativo e multidisciplinare.
Come realizzare un intervento logopedico di gruppo per favorire la comunicazione
Alla luce di queste considerazioni, alcuni semplici accorgimenti possono aiutare il professionista a progettare e condurre un intervento di gruppo realmente orientato alla comunicazione:
È infine molto importante ricordare che la situazione in cui avviene la comunicazione, il tema della conversazione, chi vi prende parte (ognuno con le proprie esperienze passate), e l’uso di supporti visivi come le immagini o le scritte, sono tutti elementi fondamentali da considerare per facilitare la relazione comunicativa.
Un’attenta analisi del comportamento comunicativo e del suo modificarsi permette di prendersi cura delle persone, di conoscerle giorno per giorno, di sostenerle e di garantire loro le opportunità per esprimere sé stesse e il loro sentire.
A completamento di tutto quanto detto si lascia di seguito un opuscolo informativo, consultabile liberamente, scritto in collaborazione con la collega logopedista Alice Principe, contenente suggerimenti logopedici per favorire la comunicazione efficace con le persone affetta da disturbo neurocognitivo.
Note
(1) Le Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment, pubblicate nel dicembre 2023, suggeriscono con forte raccomandazione positiva l’offerta della stimolazione cognitiva alle persone con demenza lieve o moderata. La Linea guida evidenzia inoltre come le attività svolte in gruppo possano favorire l’interazione sociale, il supporto tra pari e il coinvolgimento delle persone.
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