“4 RSA” è un progetto ispirato al format televisivo “Quattro Ristoranti”, che ha contribuito a far sentire accolti e protagonisti gli anziani residenti di quattro strutture della Val Seriana e che dimostra come la rete tra professionisti sia oggi importante per dare senso alla cura e per trasformare le narrazioni stereotipate su questo mondo.
Si ringrazia Barbara Picchio, volontaria e coordinatrice del gruppo RSAlover, per aver restituito una sintesi chiara e preziosa di quest’iniziativa.
4 RSA: un laboratorio di relazioni
C’è un’immagine che spesso accompagna la percezione comune delle RSA: quella di luoghi chiusi e separati dal tessuto sociale. Come superare i confini fisici e organizzativi che circoscrivono l’esperienza dei residenti? Nella provincia di Bergamo la risposta è arrivata da un’idea innovativa: far incontrare quattro RSA della Val Seriana (Vertova, Gazzaniga, Gandino e Nembro) in un percorso ispirato al format televisivo “Quattro Ristoranti”.
Raffaele Gritti, educatore della Fondazione Gusmini di Vertova, ha lanciato la proposta, che è poi stata affinata insieme ai colleghi delle altre strutture.
Non si è trattato di una gara, almeno non nel senso competitivo del termine. È stato piuttosto un esperimento di apertura, un laboratorio di relazioni che ha dimostrato quanto le RSA possano e debbano considerarsi parte di un sistema territoriale più ampio, capace di generare valore attraverso la collaborazione.
Il coraggio di aprire le porte e il valore dell’accoglienza
Accogliere è molto più che organizzare un evento: significa mostrare chi si è davvero, esporre le proprie pratiche allo sguardo di colleghi che operano in contesti simili, ma con modalità potenzialmente diverse.
Ogni RSA coinvolta nel progetto ha affrontato questa sfida con una preparazione meticolosa e tanta creatività. Tutte hanno ideato un menù per l’occasione: piatti che raccontassero l’identità del territorio, che valorizzassero le competenze delle cucine interne, che comunicassero agli ospiti in visita: “Siete i benvenuti, abbiamo preparato questo per voi.”
Un carrello di servizio è diventato un modo per servire l’“Aperi-Vintage”, in un’altra occasione l’aperitivo è stato condiviso in giardino: ogni RSA ha fatto del proprio meglio per accogliere con calore gli ospiti in visita. Il cibo poi, da sempre sinonimo di convivialità, è diventato spazio di incontro, argomento di conversazione, scoperta o ricordo di tradizioni familiari.
Degni di nota i dettagli nell’apparecchiatura: tovaglioli trasformati in porta posate, menù stampati con cura, segnaposti, addobbi floreali e acque aromatizzate per richiamare i colori delle quattro squadre (rosa, arancione, viola e bianco). In ogni tappa i partecipanti hanno indossato con orgoglio la maglietta della propria squadra in un clima di sana competizione.
Ma l’accoglienza non si è fermata al pasto. Ogni residenza ha creato momenti per coinvolgere gli anziani rendendoli protagonisti. Non sono mancati i doni tra RSA: rose, foto della giornata da conservare come ricordo prezioso o profumatori d’ambiente con aromi scelti con cura.
Questa dimensione dell’accoglienza rappresenta forse l’aspetto più significativo dell’intero progetto. Aprire le porte della propria RSA significa accettare di essere osservati e valutati, nella convinzione che il confronto sia una possibilità di crescita.
I residenti come protagonisti e giudici
Una delle intuizioni più felici riguarda il ruolo assegnato alle persone anziane residenti: protagonisti attivi e giudici autorevoli dell’esperienza. La scheda di valutazione, composta da quattro categorie, ha restituito agli anziani la possibilità di esprimere un giudizio, di dire la propria opinione, di contribuire a determinare un esito.
In ogni tappa, l’assegnazione dei voti ha creato un confronto all’interno della squadra e i commenti delle singole tappe sono stati condivisi con grande spontaneità dai partecipanti:
“È stata una giornata bellissima, fin da subito siamo stati accolti con grande calore”.
“Grazie per la gentilezza, l’ospitalità e la cura dei dettagli”.
“È stato un giorno meraviglioso, auguriamo tanta serenità agli amici che ci hanno ospitato”.
“Mi è piaciuto molto uscire e incontrare tante persone nuove”.
I feedback raccolti durante gli incontri testimoniano quanto questa dimensione partecipativa sia stata percepita e valorizzata.
La novità del contesto, luoghi mai visti, volti sconosciuti o persone incontrate in passato e ritrovate, dinamiche inedite di relazione: tutto ha funzionato come stimolo cognitivo e soprattutto emotivo.
La rete come risorsa professionale
Se il valore per i residenti è evidente, altrettanto significativa è la dimensione professionale del progetto.
Gli educatori delle quattro RSA hanno costruito, nel corso dei mesi, una vera e propria comunità.
Si sono confrontati sulle metodologie e hanno condiviso strumenti di lavoro. Questo scambio ha creato relazioni umane e professionali destinate a proseguire, ha alimentato la motivazione individuale, ha prodotto idee e spunti applicabili nei rispettivi contesti di lavoro.
La figura dell’educatore nelle RSA vive spesso una condizione di relativo isolamento professionale.
Le opportunità di confronto con colleghi di altre strutture sono limitate, i percorsi formativi tendono a privilegiare competenze tecniche rispetto alla costruzione di reti.
Il progetto “4 RSA” ha dimostrato che investire nella connessione tra professionisti produce valore, sia in termini di qualità del servizio sia in termini di soddisfazione lavorativa. L’apertura non è un rischio ma un’opportunità e la collaborazione genera benefici per tutti gli attori coinvolti.
La serata finale: quando la festa diventa celebrazione
Il percorso si è concluso il 17 giugno 2026 con una serata speciale presso la Fondazione Gusmini di Vertova che ha accolto tutti i partecipanti, i rappresentanti delle varie strutture e un ospite vip: Andrea Mainardi, cuoco di origine bergamasca, diventato un volto noto con il programma televisivo “La prova del Cuoco”.
Mainardi ha condiviso la cena con gli anziani delle RSA raccontando aneddoti, dialogando con loro e proclamando i vincitori delle varie categorie. È rimasto sorpreso dal calore con cui è stato accolto e dalle emozioni che lui stesso ha provato in un contesto diverso rispetto a quelli cui è abituato.
Il premio “Accoglienza” è stato assegnato dalla Fondazione Cecilia Caccia in Del Negro di Gandino; la RSA che ha vinto il premio “Simpatia” è la Fondazione Casa San Giuseppe di Gazzaniga; il premio “Pasto” è andato alla Fondazione Casa Riposo Nembro Ets; mentre la Fondazione Gusmini di Vertova si è aggiudicata il primo posto nella categoria “Innovazione ed emozione”.
Ma il vero premio, per tutti i partecipanti, è stato il senso di appartenenza a qualcosa di più grande: una comunità di strutture, di professionisti, di persone anziane che hanno scelto di incontrarsi, conoscersi, aprirsi reciprocamente.
La partecipazione alla serata finale è stata fonte di grandi emozioni; mi sono commossa vedendo una direttrice ballare con un residente, ho condiviso la gioia degli anziani durante la premiazione, l’entusiasmo con cui hanno accolto “il cuoco della tv” e gli abbracci con i partecipanti.
RSA aperte e professionisti capaci di restare in rete
“Vedere l’emozione negli sguardi e nei cuori dei nostri residenti ogni volta che si usciva per scoprire una nuova casa è stato il senso di questo progetto che ha permesso la nascita di nuove amicizie e gettato i semi per costruire legami”.
Queste le parole con cui Veronica Bertocchi, educatrice della RSA di Gandino ha commentato l’iniziativa. Grande appassionata di musica, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, Veronica ha creato “C’è forza nella fragilità”, colonna sonora delle varie tappe.
“Intorno alla fragilità regna ancora un grande pregiudizio, quello che possiamo fare con il nostro lavoro è accoglierla e integrarla nella quotidianità”.
Paola Bernardi e Hillary Ruggeri, educatrici della RSA di Gazzaniga, sono rimaste affascinate “dall’entusiasmo, dal coinvolgimento e dalla partecipazione dei residenti che hanno dato il meglio di sé nella relazione con l’altro, accogliendo con gioia la partecipazione a questo progetto”.
Entrambe hanno sottolineato “l’importanza dell’aver costruito la loro giornata raccogliendo i desideri dei residenti e il grande supporto ricevuto dai volontari, senza i quali iniziative come queste non sarebbero realizzabili”.
Non sono mancati i ringraziamenti per il collega Raffaele, punto di riferimento per tutti i professionisti che l’hanno seguito in questa avventura.
“Per noi partecipare a questo progetto è stata un’esperienza davvero significativa. L’ospitare e il sentirsi ospitati ci ha fatto capire quanto sia bello creare legami tra realtà simili. La fatica del progettare è stata ampiamente ripagata dall’entusiasmo generale. La serata finale ci ha riempito il cuore di gioia. Il valore più bello è stato sicuramente quello di aver costruito connessioni sincere, destinate, speriamo, a durare nel tempo. I nostri residenti si sono dimostrati anche un po’ competitivi, soprattutto durante le votazioni finali e sono stati molto fieri di aver vinto il premio pasto”.
Queste sono le impressioni raccolte a caldo da Luisa Gelmi, Chiara Ceruti e Serena Piavani, educatrici della RSA di Nembro.
Raffaele Gritti, educatore della RSA di Vertova, è estremamente felice che l’idea nata in una notte insonne si sia rivelata così potente.
“Questo progetto è stato un bellissimo viaggio in cui tutti si sono messi in gioco, residenti, professionisti, familiari, volontari e amici. C’è stato uno scambio eccezionale tra le 4 RSA in cui ogni momento è stato trascorso insieme. La serata finale è stata il coronamento di un’iniziativa che ha coinvolto professionisti capaci di pensare oltre i confini della propria struttura e direzioni disposte a sostenere queste aperture. Ho già nuove idee per proseguire un percorso che è solo all’inizio.”
L’idea che ogni RSA debba operare in autonomia, sviluppando internamente tutte le competenze necessarie, appare oggi superata.
La complessità di bisogni e desideri dei residenti, l’importanza di prevenire il burnout professionale: tutto spinge verso modelli collaborativi, verso la costruzione di reti territoriali capaci di moltiplicare le risorse disponibili.
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“4 RSA” è un progetto ispirato al format televisivo “Quattro Ristoranti”, che ha contribuito a far sentire accolti e protagonisti gli anziani residenti di quattro strutture della Val Seriana e che dimostra come la rete tra professionisti sia oggi importante per dare senso alla cura e per trasformare le narrazioni stereotipate su questo mondo.
Si ringrazia Barbara Picchio, volontaria e coordinatrice del gruppo RSAlover, per aver restituito una sintesi chiara e preziosa di quest’iniziativa.
4 RSA: un laboratorio di relazioni
C’è un’immagine che spesso accompagna la percezione comune delle RSA: quella di luoghi chiusi e separati dal tessuto sociale. Come superare i confini fisici e organizzativi che circoscrivono l’esperienza dei residenti? Nella provincia di Bergamo la risposta è arrivata da un’idea innovativa: far incontrare quattro RSA della Val Seriana (Vertova, Gazzaniga, Gandino e Nembro) in un percorso ispirato al format televisivo “Quattro Ristoranti”.
Raffaele Gritti, educatore della Fondazione Gusmini di Vertova, ha lanciato la proposta, che è poi stata affinata insieme ai colleghi delle altre strutture.
Non si è trattato di una gara, almeno non nel senso competitivo del termine. È stato piuttosto un esperimento di apertura, un laboratorio di relazioni che ha dimostrato quanto le RSA possano e debbano considerarsi parte di un sistema territoriale più ampio, capace di generare valore attraverso la collaborazione.
Il coraggio di aprire le porte e il valore dell’accoglienza
Accogliere è molto più che organizzare un evento: significa mostrare chi si è davvero, esporre le proprie pratiche allo sguardo di colleghi che operano in contesti simili, ma con modalità potenzialmente diverse.
Ogni RSA coinvolta nel progetto ha affrontato questa sfida con una preparazione meticolosa e tanta creatività. Tutte hanno ideato un menù per l’occasione: piatti che raccontassero l’identità del territorio, che valorizzassero le competenze delle cucine interne, che comunicassero agli ospiti in visita: “Siete i benvenuti, abbiamo preparato questo per voi.”
Un carrello di servizio è diventato un modo per servire l’“Aperi-Vintage”, in un’altra occasione l’aperitivo è stato condiviso in giardino: ogni RSA ha fatto del proprio meglio per accogliere con calore gli ospiti in visita. Il cibo poi, da sempre sinonimo di convivialità, è diventato spazio di incontro, argomento di conversazione, scoperta o ricordo di tradizioni familiari.
Degni di nota i dettagli nell’apparecchiatura: tovaglioli trasformati in porta posate, menù stampati con cura, segnaposti, addobbi floreali e acque aromatizzate per richiamare i colori delle quattro squadre (rosa, arancione, viola e bianco). In ogni tappa i partecipanti hanno indossato con orgoglio la maglietta della propria squadra in un clima di sana competizione.
Ma l’accoglienza non si è fermata al pasto. Ogni residenza ha creato momenti per coinvolgere gli anziani rendendoli protagonisti. Non sono mancati i doni tra RSA: rose, foto della giornata da conservare come ricordo prezioso o profumatori d’ambiente con aromi scelti con cura.
Questa dimensione dell’accoglienza rappresenta forse l’aspetto più significativo dell’intero progetto. Aprire le porte della propria RSA significa accettare di essere osservati e valutati, nella convinzione che il confronto sia una possibilità di crescita.
I residenti come protagonisti e giudici
Una delle intuizioni più felici riguarda il ruolo assegnato alle persone anziane residenti: protagonisti attivi e giudici autorevoli dell’esperienza. La scheda di valutazione, composta da quattro categorie, ha restituito agli anziani la possibilità di esprimere un giudizio, di dire la propria opinione, di contribuire a determinare un esito.
In ogni tappa, l’assegnazione dei voti ha creato un confronto all’interno della squadra e i commenti delle singole tappe sono stati condivisi con grande spontaneità dai partecipanti:
“È stata una giornata bellissima, fin da subito siamo stati accolti con grande calore”.
“Grazie per la gentilezza, l’ospitalità e la cura dei dettagli”.
“È stato un giorno meraviglioso, auguriamo tanta serenità agli amici che ci hanno ospitato”.
“Mi è piaciuto molto uscire e incontrare tante persone nuove”.
I feedback raccolti durante gli incontri testimoniano quanto questa dimensione partecipativa sia stata percepita e valorizzata.
La novità del contesto, luoghi mai visti, volti sconosciuti o persone incontrate in passato e ritrovate, dinamiche inedite di relazione: tutto ha funzionato come stimolo cognitivo e soprattutto emotivo.
La rete come risorsa professionale
Se il valore per i residenti è evidente, altrettanto significativa è la dimensione professionale del progetto.
Gli educatori delle quattro RSA hanno costruito, nel corso dei mesi, una vera e propria comunità.
Si sono confrontati sulle metodologie e hanno condiviso strumenti di lavoro. Questo scambio ha creato relazioni umane e professionali destinate a proseguire, ha alimentato la motivazione individuale, ha prodotto idee e spunti applicabili nei rispettivi contesti di lavoro.
La figura dell’educatore nelle RSA vive spesso una condizione di relativo isolamento professionale.
Le opportunità di confronto con colleghi di altre strutture sono limitate, i percorsi formativi tendono a privilegiare competenze tecniche rispetto alla costruzione di reti.
Il progetto “4 RSA” ha dimostrato che investire nella connessione tra professionisti produce valore, sia in termini di qualità del servizio sia in termini di soddisfazione lavorativa. L’apertura non è un rischio ma un’opportunità e la collaborazione genera benefici per tutti gli attori coinvolti.
La serata finale: quando la festa diventa celebrazione
Il percorso si è concluso il 17 giugno 2026 con una serata speciale presso la Fondazione Gusmini di Vertova che ha accolto tutti i partecipanti, i rappresentanti delle varie strutture e un ospite vip: Andrea Mainardi, cuoco di origine bergamasca, diventato un volto noto con il programma televisivo “La prova del Cuoco”.
Mainardi ha condiviso la cena con gli anziani delle RSA raccontando aneddoti, dialogando con loro e proclamando i vincitori delle varie categorie. È rimasto sorpreso dal calore con cui è stato accolto e dalle emozioni che lui stesso ha provato in un contesto diverso rispetto a quelli cui è abituato.
Il premio “Accoglienza” è stato assegnato dalla Fondazione Cecilia Caccia in Del Negro di Gandino; la RSA che ha vinto il premio “Simpatia” è la Fondazione Casa San Giuseppe di Gazzaniga; il premio “Pasto” è andato alla Fondazione Casa Riposo Nembro Ets; mentre la Fondazione Gusmini di Vertova si è aggiudicata il primo posto nella categoria “Innovazione ed emozione”.
Ma il vero premio, per tutti i partecipanti, è stato il senso di appartenenza a qualcosa di più grande: una comunità di strutture, di professionisti, di persone anziane che hanno scelto di incontrarsi, conoscersi, aprirsi reciprocamente.
La partecipazione alla serata finale è stata fonte di grandi emozioni; mi sono commossa vedendo una direttrice ballare con un residente, ho condiviso la gioia degli anziani durante la premiazione, l’entusiasmo con cui hanno accolto “il cuoco della tv” e gli abbracci con i partecipanti.
RSA aperte e professionisti capaci di restare in rete
“Vedere l’emozione negli sguardi e nei cuori dei nostri residenti ogni volta che si usciva per scoprire una nuova casa è stato il senso di questo progetto che ha permesso la nascita di nuove amicizie e gettato i semi per costruire legami”.
Queste le parole con cui Veronica Bertocchi, educatrice della RSA di Gandino ha commentato l’iniziativa. Grande appassionata di musica, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, Veronica ha creato “C’è forza nella fragilità”, colonna sonora delle varie tappe.
“Intorno alla fragilità regna ancora un grande pregiudizio, quello che possiamo fare con il nostro lavoro è accoglierla e integrarla nella quotidianità”.
Paola Bernardi e Hillary Ruggeri, educatrici della RSA di Gazzaniga, sono rimaste affascinate “dall’entusiasmo, dal coinvolgimento e dalla partecipazione dei residenti che hanno dato il meglio di sé nella relazione con l’altro, accogliendo con gioia la partecipazione a questo progetto”.
Entrambe hanno sottolineato “l’importanza dell’aver costruito la loro giornata raccogliendo i desideri dei residenti e il grande supporto ricevuto dai volontari, senza i quali iniziative come queste non sarebbero realizzabili”.
Non sono mancati i ringraziamenti per il collega Raffaele, punto di riferimento per tutti i professionisti che l’hanno seguito in questa avventura.
“Per noi partecipare a questo progetto è stata un’esperienza davvero significativa. L’ospitare e il sentirsi ospitati ci ha fatto capire quanto sia bello creare legami tra realtà simili. La fatica del progettare è stata ampiamente ripagata dall’entusiasmo generale. La serata finale ci ha riempito il cuore di gioia. Il valore più bello è stato sicuramente quello di aver costruito connessioni sincere, destinate, speriamo, a durare nel tempo. I nostri residenti si sono dimostrati anche un po’ competitivi, soprattutto durante le votazioni finali e sono stati molto fieri di aver vinto il premio pasto”.
Queste sono le impressioni raccolte a caldo da Luisa Gelmi, Chiara Ceruti e Serena Piavani, educatrici della RSA di Nembro.
Raffaele Gritti, educatore della RSA di Vertova, è estremamente felice che l’idea nata in una notte insonne si sia rivelata così potente.
“Questo progetto è stato un bellissimo viaggio in cui tutti si sono messi in gioco, residenti, professionisti, familiari, volontari e amici. C’è stato uno scambio eccezionale tra le 4 RSA in cui ogni momento è stato trascorso insieme. La serata finale è stata il coronamento di un’iniziativa che ha coinvolto professionisti capaci di pensare oltre i confini della propria struttura e direzioni disposte a sostenere queste aperture. Ho già nuove idee per proseguire un percorso che è solo all’inizio.”
L’idea che ogni RSA debba operare in autonomia, sviluppando internamente tutte le competenze necessarie, appare oggi superata.
La complessità di bisogni e desideri dei residenti, l’importanza di prevenire il burnout professionale: tutto spinge verso modelli collaborativi, verso la costruzione di reti territoriali capaci di moltiplicare le risorse disponibili.

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