La musicoterapia per prevenire il deterioramento cognitivo

Il linguaggio sonoro-musicale è una forma di comunicazione universale che accomuna persone di ogni età, cultura o condizione.

Nasce dalla predisposizione congenita verso il suono in risposta al bisogno primario di prepararci alla vita e di sentirci in relazione.

Nelle persone anziane musica e suoni risvegliano emozioni e memorie profonde, permettendo di lavorare sul loro benessere biopsicosociale anche quando le terapie verbali appaiono inapplicabili.

La musicoterapia usa il linguaggio sonoro-musicale come canale comunicativo alternativo, aiutando a ridurre stati di ansia e migliorando l’umore grazie alla condivisione di esperienze in gruppo.

Si tratta di un trattamento non farmacologico complementare agli interventi riabilitativi e medici, condotto da un musicoterapeuta specializzato che collabora con l’équipe di lavoro per mantenere e stimolare le abilità di base, preservare le facoltà residue e prevenire il possibile deterioramento precoce delle funzioni cognitive.

Inoltre, la Musicoterapia può favorire la socializzazione, prevenendo l’isolamento e il conseguente calo dell’autostima.

La musica non si dimentica: il progetto

La Fondazione Alberto Sordi ha avviato da alcuni anni il progetto di musicoterapia “La musica non si dimentica”, inizialmente presso il CEDAF di via del Portillo 5 a Roma e poi anche nel Centro diurno per persone con malattia di Alzheimer e altre forme di demenza di via Giuffrè 160.

Nel 2024 uno studio pilota realizzato nel CEDAF aveva provato l’efficacia della Musicoterapia per le persone anziane con deficit cognitivi, mostrando benefici osservabili sia durante sia dopo le sedute.

Perciò il progetto è stato esteso anche al secondo centro con l’obiettivo di confermare tali risultati su un gruppo più numeroso di persone e con differenti livelli di compromissione cognitiva.

Le équipe dei due centri hanno adottato un protocollo condiviso per la raccolta di dati e osservazioni, basato su una comune visione dell’assistenza alle persone con deterioramento cognitivo.

Sono stati coinvolti 35 anziani, suddivisi in due diversi gruppi di 13 e 22 partecipanti.

Tutti hanno seguito un percorso di 18 incontri della durata di un’ora ciascuno; i primi 3 dedicati alla valutazione, per individuare caratteristiche personali, criticità, e capacità d’interazione nel gruppo.

Un approccio sistematico e personalizzato

La musicoterapia è focalizzata sui bisogni della persona e si sviluppa attraverso un processo di valutazione, trattamento e verifica condotto nel gruppo da due musicoterapeuti specializzati.

Durante la valutazione si definiscono gli obiettivi individuali e di gruppo per poi scegliere le esperienze musicali più adatte.

L’ascolto di musica dal vivo – nel progetto sono sax e chitarra – o registrata, l’uso di strumenti, il canto o le vocalizzazioni sono attività di musicoterapia che coinvolgono i partecipanti sul piano motorio, vocale o strumentale, modulando dinamiche, velocità e altri parametri musicali.

Queste esperienze stimolano attenzione, concentrazione e coordinazione motoria, favorendo la relazione e l’attivazione del gruppo.

Conoscere le identità sonore per comunicare e condividere

Parafrasando il titolo di un recente corso promosso dalla Fondazione Alberto Sordi, un processo  di musicoterapia si fonda su tre 3 azioni decisive: conoscere, comunicare e condividere.

Nei gruppi numerosi le diversità sono molte: età, genere, cultura, capacità motorie, di verbalizzazione e memoria.

Conoscerle è basilare per capire il gruppo, individuarne i bisogni ed esplorare storie personali e repertori da condividere.

I partecipanti avevano un’età compresa tra 66 e 97 anni; da Battisti a Rascel, da Guccini a Puccini, da “Malafemmena” a “Nannì”: storie e culture diverse da integrare in un percorso comune attraverso la musica.

Compito del musicoterapeuta è far emergere le identità sonore (ISO) dei partecipanti, che nell’incontro reciproco costruiscono l’ISO del gruppo.

Il principio dell’ISO esposto da Benenzon, fondatore dell’omonimo modello di musicoterapia attiva, definisce l’identità sonora unica e dinamica di ogni individuo.

Secondo questo approccio ciascuno costruisce la propria ISO dalla gestazione in poi, partendo da un’ISO Universale comune a tutti gli uomini (battito cardiaco, il ritmo binario del respiro, la voce femminile, il suono dell’acqua), che si definisce nel tempo attraverso successivi vissuti corporei ed esperienze sonore, culturali e sociali.

La persona anziana porta con sé una storia musicale ricca di ricordi, preziosa per farsi conoscere, anche oltre le capacità verbali.

Per integrare gruppi così eterogenei le Musicoterapeute favoriscono le interazioni sonore e la relazione: chi non conosce una canzone può comunque partecipare accompagnandola con strumenti, mani o movimenti ritmici.

Entrano così in gioco diversi codici non verbali – ritmo, voce, memoria condivisa – su cui si costruisce il gruppo, che include anche operatori, fisioterapisti e logopedisti.

Collaborando con le musicoterapeute, tali professionisti trovano infatti nella musicoterapia un’ulteriore opportunità per lavorare sui propri obiettivi riabilitativi.

Conoscere, comunicare e condividere diventano allora azioni significative anche nell’équipe multidisciplinare e sono alla base di una pratica che mette al centro il benessere della persona anziana.

Bibliografia

  • Ezzu, R. Messaglia, Introduzione alla Musicoterapia. Storia, fondamenti, modelli, applicazioni cliniche, glossario, Musica Practica, Torino, 2017.
  • Avanzini, C. A. Boni, P. Cattaneo, L. Lopez, Musicoterapia e relazione Interventi riabilitativi in ambito psichiatrico, geriatrico e psicoeducativo, Franco Angeli, Milano, 2017
  • Bruscia, Casi clinici di musicoterapia (bambini e adolescenti), Ismez, Roma, 1995
  • O. Benenzon, G. Wagner, V. H. de Gainza, La nuova musicoterapia, Phoenix Editrice, Roma, 1997.

About the Author: Antonella Zenga

Diplomata in chitarra classica e musicoterapia. Musicoterapeuta presso la fondazione Campus Biomedico, fondazione Alberto Sordi e Casamica ODV Roma
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La musicoterapia per prevenire il deterioramento cognitivo

Il linguaggio sonoro-musicale è una forma di comunicazione universale che accomuna persone di ogni età, cultura o condizione.

Nasce dalla predisposizione congenita verso il suono in risposta al bisogno primario di prepararci alla vita e di sentirci in relazione.

Nelle persone anziane musica e suoni risvegliano emozioni e memorie profonde, permettendo di lavorare sul loro benessere biopsicosociale anche quando le terapie verbali appaiono inapplicabili.

La musicoterapia usa il linguaggio sonoro-musicale come canale comunicativo alternativo, aiutando a ridurre stati di ansia e migliorando l’umore grazie alla condivisione di esperienze in gruppo.

Si tratta di un trattamento non farmacologico complementare agli interventi riabilitativi e medici, condotto da un musicoterapeuta specializzato che collabora con l’équipe di lavoro per mantenere e stimolare le abilità di base, preservare le facoltà residue e prevenire il possibile deterioramento precoce delle funzioni cognitive.

Inoltre, la Musicoterapia può favorire la socializzazione, prevenendo l’isolamento e il conseguente calo dell’autostima.

La musica non si dimentica: il progetto

La Fondazione Alberto Sordi ha avviato da alcuni anni il progetto di musicoterapia “La musica non si dimentica”, inizialmente presso il CEDAF di via del Portillo 5 a Roma e poi anche nel Centro diurno per persone con malattia di Alzheimer e altre forme di demenza di via Giuffrè 160.

Nel 2024 uno studio pilota realizzato nel CEDAF aveva provato l’efficacia della Musicoterapia per le persone anziane con deficit cognitivi, mostrando benefici osservabili sia durante sia dopo le sedute.

Perciò il progetto è stato esteso anche al secondo centro con l’obiettivo di confermare tali risultati su un gruppo più numeroso di persone e con differenti livelli di compromissione cognitiva.

Le équipe dei due centri hanno adottato un protocollo condiviso per la raccolta di dati e osservazioni, basato su una comune visione dell’assistenza alle persone con deterioramento cognitivo.

Sono stati coinvolti 35 anziani, suddivisi in due diversi gruppi di 13 e 22 partecipanti.

Tutti hanno seguito un percorso di 18 incontri della durata di un’ora ciascuno; i primi 3 dedicati alla valutazione, per individuare caratteristiche personali, criticità, e capacità d’interazione nel gruppo.

Un approccio sistematico e personalizzato

La musicoterapia è focalizzata sui bisogni della persona e si sviluppa attraverso un processo di valutazione, trattamento e verifica condotto nel gruppo da due musicoterapeuti specializzati.

Durante la valutazione si definiscono gli obiettivi individuali e di gruppo per poi scegliere le esperienze musicali più adatte.

L’ascolto di musica dal vivo – nel progetto sono sax e chitarra – o registrata, l’uso di strumenti, il canto o le vocalizzazioni sono attività di musicoterapia che coinvolgono i partecipanti sul piano motorio, vocale o strumentale, modulando dinamiche, velocità e altri parametri musicali.

Queste esperienze stimolano attenzione, concentrazione e coordinazione motoria, favorendo la relazione e l’attivazione del gruppo.

Conoscere le identità sonore per comunicare e condividere

Parafrasando il titolo di un recente corso promosso dalla Fondazione Alberto Sordi, un processo  di musicoterapia si fonda su tre 3 azioni decisive: conoscere, comunicare e condividere.

Nei gruppi numerosi le diversità sono molte: età, genere, cultura, capacità motorie, di verbalizzazione e memoria.

Conoscerle è basilare per capire il gruppo, individuarne i bisogni ed esplorare storie personali e repertori da condividere.

I partecipanti avevano un’età compresa tra 66 e 97 anni; da Battisti a Rascel, da Guccini a Puccini, da “Malafemmena” a “Nannì”: storie e culture diverse da integrare in un percorso comune attraverso la musica.

Compito del musicoterapeuta è far emergere le identità sonore (ISO) dei partecipanti, che nell’incontro reciproco costruiscono l’ISO del gruppo.

Il principio dell’ISO esposto da Benenzon, fondatore dell’omonimo modello di musicoterapia attiva, definisce l’identità sonora unica e dinamica di ogni individuo.

Secondo questo approccio ciascuno costruisce la propria ISO dalla gestazione in poi, partendo da un’ISO Universale comune a tutti gli uomini (battito cardiaco, il ritmo binario del respiro, la voce femminile, il suono dell’acqua), che si definisce nel tempo attraverso successivi vissuti corporei ed esperienze sonore, culturali e sociali.

La persona anziana porta con sé una storia musicale ricca di ricordi, preziosa per farsi conoscere, anche oltre le capacità verbali.

Per integrare gruppi così eterogenei le Musicoterapeute favoriscono le interazioni sonore e la relazione: chi non conosce una canzone può comunque partecipare accompagnandola con strumenti, mani o movimenti ritmici.

Entrano così in gioco diversi codici non verbali – ritmo, voce, memoria condivisa – su cui si costruisce il gruppo, che include anche operatori, fisioterapisti e logopedisti.

Collaborando con le musicoterapeute, tali professionisti trovano infatti nella musicoterapia un’ulteriore opportunità per lavorare sui propri obiettivi riabilitativi.

Conoscere, comunicare e condividere diventano allora azioni significative anche nell’équipe multidisciplinare e sono alla base di una pratica che mette al centro il benessere della persona anziana.

Bibliografia

  • Ezzu, R. Messaglia, Introduzione alla Musicoterapia. Storia, fondamenti, modelli, applicazioni cliniche, glossario, Musica Practica, Torino, 2017.
  • Avanzini, C. A. Boni, P. Cattaneo, L. Lopez, Musicoterapia e relazione Interventi riabilitativi in ambito psichiatrico, geriatrico e psicoeducativo, Franco Angeli, Milano, 2017
  • Bruscia, Casi clinici di musicoterapia (bambini e adolescenti), Ismez, Roma, 1995
  • O. Benenzon, G. Wagner, V. H. de Gainza, La nuova musicoterapia, Phoenix Editrice, Roma, 1997.

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