Alla Casa Gesù Maestro di Cinisello Balsamo (MI), grazie a una scelta lungimirante della direzione, si è intrapreso un percorso per valorizzare cinque operatrici e lo staff di coordinamento della struttura.
Un’esperienza che ci fa riflettere su cosa significa dare spazio per davvero all’umanità e alla fiducia all’interno del contesto RSA.
Un percorso umano a Casa Gesù Maestro
A inizio 2025, alla RSA Casa Gesù Maestro di Cinisello Balsamo (MI), ha preso il via un percorso di cambiamento molto particolare; un percorso che si può definire umano – prima ancora che organizzativo o formativo – e che, in quanto tale, merita di essere raccontato guardando alle Persone che lo hanno reso possibile.
“Progetto fiducia”: nel cuore di una direttrice di struttura
Tra queste, un ruolo di primo piano spetta a Vincenza Scaccabarozzi, direttrice della struttura, ovvero colei che ha dato il là al “Progetto fiducia”, come hanno scelto simbolicamente di chiamarlo:
«Dovevo guidare la Casa a una ripartenza dopo un momento difficile e mi sono guardata dentro: non potevo ripartire da sola, dovevamo farlo insieme. Ho dovuto fare prima di tutto un lavoro su me stessa, perché ci vuole coraggio anche a dare fiducia.
Ho osservato i professionisti nel loro lavoro di cura quotidiano e in cinque operatrici sociosanitarie ho visto del talento particolare. Oltre a fare bene il proprio lavoro di OSS in senso tecnico, mostravano anche un particolare spirito d’iniziativa e senso di responsabilità.
In ognuna di loro, inoltre, ho visto una dote specifica – ognuna la sua, tutte diverse tra loro, ma con ottime premesse per creare un buon gruppo di coordinamento».
La direttrice decide quindi di incoraggiarle a diventare OSS referenti di reparto, ovvero ad affiancare al proprio lavoro quotidiano anche mansioni di riferimento e di supporto organizzativo all’attività assistenziale della struttura(1).
Nel contempo, inoltre, si attiva per fare in modo che la Cooperativa Opera, che ha in capo la gestione dell’RSA insieme al Consorzio di Cooperative Sociali Socialcoop, le sostenga concretamente in un percorso formativo mirato(2), per sviluppare competenze in termini di leadership e comunicazione.
Diventare OSS referenti: tra fatica e orgoglio
Inizia così per le cinque operatrici un percorso che le porterà a diventare, con fierezza e orgoglio, punti di riferimento per i colleghi, i parenti e le persone anziane residenti dei diversi piani.
Un traguardo, però, che viene da loro guadagnato solo nel corso del tempo, attraverso un costante impegno tanto nel fare quanto nel comunicare con i colleghi.
«Abbiamo lavorato molto per essere prima di tutto noi stesse un esempio per i colleghi», raccontano Irlanda Lopez e Gabriela Muntean, referenti che si alternano al IV piano della struttura, «senza mai tirarci indietro sul lavoro operativo, che continuiamo a svolgere, ancora più motivate di prima.
Ci è voluto molto tempo per essere accettate in questo nuovo ruolo e per riuscire a comunicare adeguatamente la nostra funzione, che non è di comando o di superiorità, ma di filtro organizzativo.
Lo abbiamo dimostrato con le azioni, semplificando i processi organizzativi, tracciando linee guida e procedure per gestire meglio le attività, ascoltando tutti senza giudizio per ridurre i conflitti nei reparti».
È stato cioè necessario uno sforzo comunicativo per rendere chiaro ai colleghi di essere lì, in quella veste, prima di tutto per dare supporto a loro, per non lasciarli soli, per raccoglierne le istanze e per riportarle alla direzione in modo più ordinato, interpretando un delicato ruolo di intermediarie.
«Sapevamo che era una grossa responsabilità accettare questo nuovo ruolo. Ma fin dall’inizio abbiamo sentito forte l’appoggio da parte della direzione, e anche da parte di Myriam, coordinatrice della struttura, che ci ha motivate e rassicurate sul fatto che non saremmo mai rimaste sole nel percorso», racconta Luz Casteneda, OSS referente del terzo piano.
Sentirsi una squadra: il ruolo della coordinatrice
Myriam Abbasciano, la coordinatrice, è a sua volta una professionista che ha iniziato a lavorare in Casa Gesù Maestro come OSS e che è stata a suo tempo selezionata e sostenuta dalla direttrice in questo passaggio di ruolo.
Myriam è cioè la prima operatrice in cui Vincenza aveva riposto una fiducia particolare e che, come lei stessa racconta, aveva accettato di assumersi maggiori responsabilità nel lavoro quotidiano poiché si era sempre sentita sufficientemente ascoltata e accolta nel suo sentire, oltreché guidata attraverso l’esempio.
Il suo ruolo, nel percorso di cui si sta raccontando, è stato principalmente quello di far sentire le OSS referenti una squadra, stimolandole ad appoggiarsi le une sulle altre, a confrontarsi tra loro sulle problematiche quotidiane, a crescere insieme:
«La guida di Myriam ci ispira a fare lo stesso con i colleghi, a stimolarli di più a fare squadra, a riporre in loro la stessa fiducia che noi per prime sentiamo di aver ricevuto», spiegano Ilie Neculita e Molina Antonia, referenti del secondo e del primo piano, «e il confronto tra noi è stato fondamentale: ci permette di crescere nel problem solving quotidiano e ha fatto concretamente migliorare l’organizzazione complessiva della struttura».
La fiducia come leva organizzativa
A far crescere l’organizzazione è stata anche la decisione di mantenere ogni gruppo di operatori fisso sul proprio piano, anziché mobile per tutta la struttura come era in precedenza. Una decisione che è stata la fisiologica conseguenza di aver nominato delle OSS referenti di piano, appunto.
Se prima gli operatori si prendevano cura di tutte le persone anziane della struttura, oggi entrano invece in relazione più stretta e profonda con le sole persone del piano su cui si muovono.
Questo permette di conoscerne approfonditamente gusti e desideri, riuscendo ad anticipare i bisogni assistenziali, a ridurre il “suonare di campanelli” e a trascorrere così più tempo in attività rilassate e piacevoli insieme a loro.
Migliora in questo modo la qualità di vita tanto dei residenti, quanto dei professionisti; ma migliora anche la percezione dei famigliari, che sanno di poter contare su persone di riferimento, a cui possono rivolgersi per segnalazioni in caso di bisogni particolari o errori occorsi, sentendosi rassicurati da un’apertura di fondo alla comunicazione e allo scambio.
Sentirsi un sistema: il coinvolgimento della receptionist
In questo senso vi è un’ulteriore figura che si è rivelata importante, quella di Azzurra Bertoni, la receptionist della Casa, parimenti coinvolta dalla direttrice nel “progetto fiducia” e iscritta, insieme alle operatrici e alla coordinatrice, al percorso formativo mirato di cui si è detto.
Receptionist e coordinatrice lavorano l’una a fianco all’altra, all’ingresso della struttura, subito accanto all’ufficio della direttrice, al piano terra.
La Casa poi si sviluppa in verticale, sui quattro piani affidati al coordinamento delle rispettive OSS referenti.
«Per la nostra Casa non può esistere un ‘sotto’ senza un ‘sopra’», precisa la direttrice, «tutti ci occupiamo di Cura e possiamo funzionare bene solo se ci interpretiamo come sistema.
Quindi era necessario investire anche sulla crescita professionale di Azzurra ed era importante che lei si formasse insieme a Myriam e alle operatrici, per gettare bene le basi per essere gruppo».
L’elemento umano come perno
Certamente le dimensioni della struttura, che conta 65 posti letto, hanno giocato un ruolo favorevole al fluire delle comunicazioni e allo sviluppo di un gruppo realmente coeso attorno a obiettivi comuni.
Più le dimensioni si ampliano, infatti, e più ruoli, procedure e processi di delega si fanno inevitabilmente più articolati e complessi da gestire.
Tuttavia, ciò non significa che sia semplice realizzare nel piccolo contesto un simile cambiamento. Come le stesse operatrici hanno raccontato, infatti, non è bastato avere un nuovo ruolo per essere immediatamente riconosciute e rispettate nella propria funzione.
Inoltre, se vogliamo abbracciare per davvero l’idea che l’essenza di una struttura sociosanitaria sia data dalle Persone che in essa si muovono, dobbiamo anche considerare l’elemento umano come ciò che resta fermo al variare delle dimensioni dei contesti, ovvero come il perno attorno cui far ruotare decisioni e azioni.
Nel piccolo, come nel grande; nel sotto di Casa Gesù Maestro, come nel sopra: ovunque oggi c’è bisogno di staff di direzione che sappiano sperare, osservare, coinvolgere e coltivare talenti umani, senza lesinare sul proprio senso di responsabilità e spirito d’iniziativa.
Anzi, forse è proprio nel “grande” che la sfida si fa ancora più urgente e l’attenzione all’umano ancora più necessaria, poiché è proprio nei contesti più articolati che i valori rischiano di più di restare solo slogan o faccende amministrative padroneggiate da pochi; mentre coloro a cui si chiede la fatica di incarnarli nel quotidiano continuano a rimanere esclusi dalla loro definizione.
Note
- Si precisa che non esiste per Regione Lombardia una figura unica denominata “OSS referente” con requisiti standardizzati equivalenti (come è invece per esempio per la figura di RAA, Responsabile Attività Assistenziali, per Regione Emilia-Romagna: cfr. DGR n. 1638/2024 – Nuovo Sistema di accreditamento sociosanitario). Si tratta quindi di una funzione organizzativa che può essere strutturata in modo differente da RSA a RSA.
- Il percorso formativo è stato organizzato da ARSA, l’associazione che raduna le RSA del territorio di Monza e Brianza e Milano Nord, ed è stato promosso attivamente dalla direttrice di Casa Gesù Maestro, Vincenza Scaccabarozzi. La formazione ha compreso anche la condivisione dell’importanza di impegnarsi nelle “reti” per costruire un “bene comune”: un concetto che è stato molto importante per le operatrici coinvolte. Le attività formative sono poi proseguite e si sono intensificate nel 2026, sempre attraverso la collaborazione con altre reti (tra cui UNEBA, UCID e il Meeting delle Professioni di Cura), permettendo alle operatrici di scoprire un nuovo e illuminante modo di “andare oltre la professione”.
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Alla Casa Gesù Maestro di Cinisello Balsamo (MI), grazie a una scelta lungimirante della direzione, si è intrapreso un percorso per valorizzare cinque operatrici e lo staff di coordinamento della struttura.
Un’esperienza che ci fa riflettere su cosa significa dare spazio per davvero all’umanità e alla fiducia all’interno del contesto RSA.
Un percorso umano a Casa Gesù Maestro
A inizio 2025, alla RSA Casa Gesù Maestro di Cinisello Balsamo (MI), ha preso il via un percorso di cambiamento molto particolare; un percorso che si può definire umano – prima ancora che organizzativo o formativo – e che, in quanto tale, merita di essere raccontato guardando alle Persone che lo hanno reso possibile.
“Progetto fiducia”: nel cuore di una direttrice di struttura
Tra queste, un ruolo di primo piano spetta a Vincenza Scaccabarozzi, direttrice della struttura, ovvero colei che ha dato il là al “Progetto fiducia”, come hanno scelto simbolicamente di chiamarlo:
«Dovevo guidare la Casa a una ripartenza dopo un momento difficile e mi sono guardata dentro: non potevo ripartire da sola, dovevamo farlo insieme. Ho dovuto fare prima di tutto un lavoro su me stessa, perché ci vuole coraggio anche a dare fiducia.
Ho osservato i professionisti nel loro lavoro di cura quotidiano e in cinque operatrici sociosanitarie ho visto del talento particolare. Oltre a fare bene il proprio lavoro di OSS in senso tecnico, mostravano anche un particolare spirito d’iniziativa e senso di responsabilità.
In ognuna di loro, inoltre, ho visto una dote specifica – ognuna la sua, tutte diverse tra loro, ma con ottime premesse per creare un buon gruppo di coordinamento».
La direttrice decide quindi di incoraggiarle a diventare OSS referenti di reparto, ovvero ad affiancare al proprio lavoro quotidiano anche mansioni di riferimento e di supporto organizzativo all’attività assistenziale della struttura(1).
Nel contempo, inoltre, si attiva per fare in modo che la Cooperativa Opera, che ha in capo la gestione dell’RSA insieme al Consorzio di Cooperative Sociali Socialcoop, le sostenga concretamente in un percorso formativo mirato(2), per sviluppare competenze in termini di leadership e comunicazione.
Diventare OSS referenti: tra fatica e orgoglio
Inizia così per le cinque operatrici un percorso che le porterà a diventare, con fierezza e orgoglio, punti di riferimento per i colleghi, i parenti e le persone anziane residenti dei diversi piani.
Un traguardo, però, che viene da loro guadagnato solo nel corso del tempo, attraverso un costante impegno tanto nel fare quanto nel comunicare con i colleghi.
«Abbiamo lavorato molto per essere prima di tutto noi stesse un esempio per i colleghi», raccontano Irlanda Lopez e Gabriela Muntean, referenti che si alternano al IV piano della struttura, «senza mai tirarci indietro sul lavoro operativo, che continuiamo a svolgere, ancora più motivate di prima.
Ci è voluto molto tempo per essere accettate in questo nuovo ruolo e per riuscire a comunicare adeguatamente la nostra funzione, che non è di comando o di superiorità, ma di filtro organizzativo.
Lo abbiamo dimostrato con le azioni, semplificando i processi organizzativi, tracciando linee guida e procedure per gestire meglio le attività, ascoltando tutti senza giudizio per ridurre i conflitti nei reparti».
È stato cioè necessario uno sforzo comunicativo per rendere chiaro ai colleghi di essere lì, in quella veste, prima di tutto per dare supporto a loro, per non lasciarli soli, per raccoglierne le istanze e per riportarle alla direzione in modo più ordinato, interpretando un delicato ruolo di intermediarie.
«Sapevamo che era una grossa responsabilità accettare questo nuovo ruolo. Ma fin dall’inizio abbiamo sentito forte l’appoggio da parte della direzione, e anche da parte di Myriam, coordinatrice della struttura, che ci ha motivate e rassicurate sul fatto che non saremmo mai rimaste sole nel percorso», racconta Luz Casteneda, OSS referente del terzo piano.
Sentirsi una squadra: il ruolo della coordinatrice
Myriam Abbasciano, la coordinatrice, è a sua volta una professionista che ha iniziato a lavorare in Casa Gesù Maestro come OSS e che è stata a suo tempo selezionata e sostenuta dalla direttrice in questo passaggio di ruolo.
Myriam è cioè la prima operatrice in cui Vincenza aveva riposto una fiducia particolare e che, come lei stessa racconta, aveva accettato di assumersi maggiori responsabilità nel lavoro quotidiano poiché si era sempre sentita sufficientemente ascoltata e accolta nel suo sentire, oltreché guidata attraverso l’esempio.
Il suo ruolo, nel percorso di cui si sta raccontando, è stato principalmente quello di far sentire le OSS referenti una squadra, stimolandole ad appoggiarsi le une sulle altre, a confrontarsi tra loro sulle problematiche quotidiane, a crescere insieme:
«La guida di Myriam ci ispira a fare lo stesso con i colleghi, a stimolarli di più a fare squadra, a riporre in loro la stessa fiducia che noi per prime sentiamo di aver ricevuto», spiegano Ilie Neculita e Molina Antonia, referenti del secondo e del primo piano, «e il confronto tra noi è stato fondamentale: ci permette di crescere nel problem solving quotidiano e ha fatto concretamente migliorare l’organizzazione complessiva della struttura».
La fiducia come leva organizzativa
A far crescere l’organizzazione è stata anche la decisione di mantenere ogni gruppo di operatori fisso sul proprio piano, anziché mobile per tutta la struttura come era in precedenza. Una decisione che è stata la fisiologica conseguenza di aver nominato delle OSS referenti di piano, appunto.
Se prima gli operatori si prendevano cura di tutte le persone anziane della struttura, oggi entrano invece in relazione più stretta e profonda con le sole persone del piano su cui si muovono.
Questo permette di conoscerne approfonditamente gusti e desideri, riuscendo ad anticipare i bisogni assistenziali, a ridurre il “suonare di campanelli” e a trascorrere così più tempo in attività rilassate e piacevoli insieme a loro.
Migliora in questo modo la qualità di vita tanto dei residenti, quanto dei professionisti; ma migliora anche la percezione dei famigliari, che sanno di poter contare su persone di riferimento, a cui possono rivolgersi per segnalazioni in caso di bisogni particolari o errori occorsi, sentendosi rassicurati da un’apertura di fondo alla comunicazione e allo scambio.
Sentirsi un sistema: il coinvolgimento della receptionist
In questo senso vi è un’ulteriore figura che si è rivelata importante, quella di Azzurra Bertoni, la receptionist della Casa, parimenti coinvolta dalla direttrice nel “progetto fiducia” e iscritta, insieme alle operatrici e alla coordinatrice, al percorso formativo mirato di cui si è detto.
Receptionist e coordinatrice lavorano l’una a fianco all’altra, all’ingresso della struttura, subito accanto all’ufficio della direttrice, al piano terra.
La Casa poi si sviluppa in verticale, sui quattro piani affidati al coordinamento delle rispettive OSS referenti.
«Per la nostra Casa non può esistere un ‘sotto’ senza un ‘sopra’», precisa la direttrice, «tutti ci occupiamo di Cura e possiamo funzionare bene solo se ci interpretiamo come sistema.
Quindi era necessario investire anche sulla crescita professionale di Azzurra ed era importante che lei si formasse insieme a Myriam e alle operatrici, per gettare bene le basi per essere gruppo».
L’elemento umano come perno
Certamente le dimensioni della struttura, che conta 65 posti letto, hanno giocato un ruolo favorevole al fluire delle comunicazioni e allo sviluppo di un gruppo realmente coeso attorno a obiettivi comuni.
Più le dimensioni si ampliano, infatti, e più ruoli, procedure e processi di delega si fanno inevitabilmente più articolati e complessi da gestire.
Tuttavia, ciò non significa che sia semplice realizzare nel piccolo contesto un simile cambiamento. Come le stesse operatrici hanno raccontato, infatti, non è bastato avere un nuovo ruolo per essere immediatamente riconosciute e rispettate nella propria funzione.
Inoltre, se vogliamo abbracciare per davvero l’idea che l’essenza di una struttura sociosanitaria sia data dalle Persone che in essa si muovono, dobbiamo anche considerare l’elemento umano come ciò che resta fermo al variare delle dimensioni dei contesti, ovvero come il perno attorno cui far ruotare decisioni e azioni.
Nel piccolo, come nel grande; nel sotto di Casa Gesù Maestro, come nel sopra: ovunque oggi c’è bisogno di staff di direzione che sappiano sperare, osservare, coinvolgere e coltivare talenti umani, senza lesinare sul proprio senso di responsabilità e spirito d’iniziativa.
Anzi, forse è proprio nel “grande” che la sfida si fa ancora più urgente e l’attenzione all’umano ancora più necessaria, poiché è proprio nei contesti più articolati che i valori rischiano di più di restare solo slogan o faccende amministrative padroneggiate da pochi; mentre coloro a cui si chiede la fatica di incarnarli nel quotidiano continuano a rimanere esclusi dalla loro definizione.
Note
- Si precisa che non esiste per Regione Lombardia una figura unica denominata “OSS referente” con requisiti standardizzati equivalenti (come è invece per esempio per la figura di RAA, Responsabile Attività Assistenziali, per Regione Emilia-Romagna: cfr. DGR n. 1638/2024 – Nuovo Sistema di accreditamento sociosanitario). Si tratta quindi di una funzione organizzativa che può essere strutturata in modo differente da RSA a RSA.
- Il percorso formativo è stato organizzato da ARSA, l’associazione che raduna le RSA del territorio di Monza e Brianza e Milano Nord, ed è stato promosso attivamente dalla direttrice di Casa Gesù Maestro, Vincenza Scaccabarozzi. La formazione ha compreso anche la condivisione dell’importanza di impegnarsi nelle “reti” per costruire un “bene comune”: un concetto che è stato molto importante per le operatrici coinvolte. Le attività formative sono poi proseguite e si sono intensificate nel 2026, sempre attraverso la collaborazione con altre reti (tra cui UNEBA, UCID e il Meeting delle Professioni di Cura), permettendo alle operatrici di scoprire un nuovo e illuminante modo di “andare oltre la professione”.
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