La Cooperativa Sociale Bios di Alessandria racconta la propria scelta organizzativa volta a portare una cura migliore alle persone con disfagia in RSA.

L’articolo, elaborato in collaborazione con Nutrisens, restituisce una fotografia di questa tematica complessa: dalle criticità per i professionisti, alla qualità e al piacere del cibo che non devono mancare per le persone anziane, fino all’importanza di coinvolgere le famiglie in quello che è un momento centrale nella relazione di cura.

Disfagia in RSA: un bisogno di cura sempre più presente

Le RSA costituiscono attualmente la risposta assistenziale privilegiata per una popolazione anziana sempre più fragile e compromessa.

L’età media delle persone accolte è infatti cresciuta nel tempo e sono sempre più numerosi gli anziani che arrivano in struttura dopo un ricovero ospedaliero, con condizioni cliniche che richiedono un livello di intensità assistenziale decisamente maggiore rispetto al passato(1).

In questo scenario di profonda trasformazione, è divenuta sempre più frequente l’accoglienza in RSA di persone affette da disfagia, disturbo della deglutizione che può avere conseguenze rilevanti in termini di malnutrizione, disidratazione e complicanze respiratorie.

L’esperienza della Cooperativa Sociale Bios restituisce una fotografia concreta di quest’evoluzione.

Nelle strutture gestite da Bios, infatti, le persone con disfagia rappresentano oggi circa il 35-40% dell’utenza complessiva(2).

«Si tratta di un dato rilevante», spiega la Presidente Marì Chiapuzzo, «che ci ha imposto un ripensamento organizzativo relativamente al momento del pasto.

Non potevamo più pensare di sminuzzare, frullare e omogeneizzare quello che era il pasto del giorno, prima di tutto per una questione di sicurezza».

Disfagia in RSA: le problematiche connesse

Oltre al tema della sicurezza, la disfagia in RSA apre inoltre a una serie di criticità da attenzionare, ben precisate dalla dottoressa Chiapuzzo, che riguardano tanto la qualità dell’alimentazione per la persona anziana, quanto l’organizzazione dell’assistenza.

Quando un pasto viene semplicemente omogeneizzato o frullato, infatti, perde inevitabilmente alcune delle caratteristiche che contribuiscono a renderlo riconoscibile e appetibile. Le diverse preparazioni finiscono per assumere spesso un colore e un aspetto simili, e al contempo si riduce la possibilità di distinguere i sapori.

Si tratta di un limite particolarmente significativo per persone che possono già presentare scarso appetito e ridotta motivazione ad alimentarsi(3).

A ciò, come si diceva, si deve aggiungere una difficoltà direttamente connessa all’organizzazione del lavoro assistenziale.

Proprio perché la deglutizione risulta più lenta e faticosa, la persona con disfagia ha infatti bisogno di tempi più lunghi per nutrirsi. Questo richiede all’operatore di sostare con maggiore cura, concentrazione e attenzione nell’attività di imboccamento.

Tuttavia se, come si è visto, aumenta il numero di residenti che necessitano di questo tipo di assistenza mirata, si riduce allora per gli operatori la possibilità di rispondere ai loro bisogni in sicurezza nei tempi di servizio che hanno a disposizione.

La scelta della Cooperativa Sociale Bios

Per queste ragioni la Cooperativa si è messa alla ricerca di una soluzione che potesse rispondere a tutte le problematiche connesse alla disfagia in RSA, nella loro complessità.

Dopo alcuni confronti e valutazioni, la scelta è ricaduta sul servizio e sui prodotti offerti da Nutrisens, azienda specializzata nell’alimentazione speciale e nella nutrizione clinica, che per metodo accompagna sempre le strutture con una valutazione clinica preliminare e un monitoraggio nel tempo di tutta l’utenza(4).

Un aiuto organizzativo per i professionisti

Il pasto Nutrisens è infatti studiato per essere consumato in circa 14 cucchiai all’imbocco e questo agevola anche il lavoro dell’operatore, che può velocizzare i tempi di somministrazione, con la garanzia di un pasto sicuro, senza più il rischio che il cibo finisca nelle vie respiratorie con le conseguenti complicanze (come la polmonite ab ingestis).

«Questo è stato un elemento molto importante per convincere gli operatori», spiega la dottoressa Chiapuzzo, «perché se già il risparmio del tempo tecnico è di grande aiuto, anche il fatto di non doversi preoccupare dei rischi di aspirazione permette loro di lavorare con più serenità, sollevandoli – insieme alla Cucina – da una responsabilità molto difficile da gestire nella quotidianità».

Il fatto poi che le persone anziane abbiano più facilità a finire tutta la confezione, agevola anche l’équipe in un monitoraggio attento e costante su quanto e come si stiano effettivamente alimentando.

L’alimentazione è anche piacere: l’importanza del gusto

«Ricordiamoci infatti che il tema della nutrizione riguarda tutta l’équipe», precisa Alessandro Chiapuzzo, direttore della Residenza Nicola Basile di Alessandria, «perché se la persona è denutrita farà fatica ad alzarsi o a collaborare serenamente duramente il momento dell’igiene, e ciò avrà un ulteriore impatto anche sul lavoro di operatori, infermieri e fisioterapisti, per esempio.

Ma al contempo mi preme sottolineare che la nutrizione non è mai solo un fatto di sopravvivenza. Il cibo è vita per tutti noi ed è fondamentale che possa dare anche piacere alle persone che vivono in RSA».

È questa una tematica molto importante, a cui Nutrisens non ha mancato di portare l’attenzione.

Ogni pasto è pensato infatti per avere un gusto predominante, che possa essere più facilmente riconosciuto dalla persona: può essere il peperone, oppure il basilico; in alcuni pasti si sente maggiormente l’amaro, in altri ancora l’affumicato.

L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione della persona, di risvegliare la sua memoria su qualcosa che le piaceva, e di fare in modo che il gusto rinasca in lei.

«Per questo li utilizziamo talvolta anche con persone che non sono affette da disfagia», conclude il direttore, «ma che magari hanno perso peso e desiderio di nutrirsi per altre ragioni – per esempio al rientro da un ricovero ospedaliero.

Come dicevo, facciamo sempre con tutti una valutazione generale in équipe e, quando occorre, interveniamo anche in questo modo per andare a stimolare l’appetito».

Coinvolgere le famiglie: perché il cibo è una forma di amore

In questo senso, va detto che tutte le direzioni sanitarie della cooperativa Bios hanno creduto fortemente nel valore del progetto Nutrisens, riconoscendone i benefici in termini di salute per le persone –  prima ancora che in termini economici – e presentandolo a professionisti e famiglie come un percorso di cura a trecentosessanta gradi.

Un passaggio importante, quest’ultimo, in particolare nei riguardi dei famigliari, per i quali il cibo rappresenta inevitabilmente una delle forme più concrete e immediate per continuare a prendersi cura del proprio caro.

Sentire di non poter più scegliere sulla sfera dell’alimentazione genera in molte famiglie un grande peso, che va spesso a sommarsi a quel senso di colpa sempre presente per la decisione stessa di aver accompagnato il proprio parente a vivere in una struttura.

Così, la strategia della cooperativa è stata quella di coinvolgerli attivamente, con il supporto professionale di Nutrisens, che si impegna a organizzare in tutte le strutture corsi formativi per gli operatori – molto pratici e concreti – ma anche momenti informativi aperti alle famiglie, con la possibilità di assaggio, per far loro testare direttamente la qualità e il gusto del cibo offerto.

Si tratta di un modo per renderli partecipi, per mostrare che la loro preoccupazione non passa inosservata, per ascoltare le loro paure e sciogliere i loro dubbi, senza mai dimenticare che per tutti noi, nella nostra cultura, offrire cibo, in ultima analisi, significa offrire amore.

Note

  1. Quaderni del Ministero della Salute, n. 6 novembre-dicembre 2010 e ISTAT, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie al 1° gennaio 2024.
  2. La Cooperativa Sociale Bios gestisce numerose strutture per Anziani nel territorio piemontese, per un totale di circa 1000 Posti Letto. L’elenco delle strutture è consultabile sul sito della Cooperativa. Il dato del 35-40% di persone con disfagia indica una media che vale per tutte le strutture.
  3. Come è per la persona affetta da disfagia, poiché si tratta di un’attività quotidiana altamente dispendiosa per lei, proprio a causa delle difficoltà connesse alla deglutizione.
  4. Prima dell’introduzione dei prodotti vengono cioè considerati, tra gli altri, parametri come il peso e i valori ematici, che vengono poi monitorati nel tempo per verificare la risposta di ogni singola persona.

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L’articolo, elaborato in collaborazione con Nutrisens, restituisce una fotografia di questa tematica complessa: dalle criticità per i professionisti, alla qualità e al piacere del cibo che non devono mancare per le persone anziane, fino all’importanza di coinvolgere le famiglie in quello che è un momento centrale nella relazione di cura.

Disfagia in RSA: un bisogno di cura sempre più presente

Le RSA costituiscono attualmente la risposta assistenziale privilegiata per una popolazione anziana sempre più fragile e compromessa.

L’età media delle persone accolte è infatti cresciuta nel tempo e sono sempre più numerosi gli anziani che arrivano in struttura dopo un ricovero ospedaliero, con condizioni cliniche che richiedono un livello di intensità assistenziale decisamente maggiore rispetto al passato(1).

In questo scenario di profonda trasformazione, è divenuta sempre più frequente l’accoglienza in RSA di persone affette da disfagia, disturbo della deglutizione che può avere conseguenze rilevanti in termini di malnutrizione, disidratazione e complicanze respiratorie.

L’esperienza della Cooperativa Sociale Bios restituisce una fotografia concreta di quest’evoluzione.

Nelle strutture gestite da Bios, infatti, le persone con disfagia rappresentano oggi circa il 35-40% dell’utenza complessiva(2).

«Si tratta di un dato rilevante», spiega la Presidente Marì Chiapuzzo, «che ci ha imposto un ripensamento organizzativo relativamente al momento del pasto.

Non potevamo più pensare di sminuzzare, frullare e omogeneizzare quello che era il pasto del giorno, prima di tutto per una questione di sicurezza».

Disfagia in RSA: le problematiche connesse

Oltre al tema della sicurezza, la disfagia in RSA apre inoltre a una serie di criticità da attenzionare, ben precisate dalla dottoressa Chiapuzzo, che riguardano tanto la qualità dell’alimentazione per la persona anziana, quanto l’organizzazione dell’assistenza.

Quando un pasto viene semplicemente omogeneizzato o frullato, infatti, perde inevitabilmente alcune delle caratteristiche che contribuiscono a renderlo riconoscibile e appetibile. Le diverse preparazioni finiscono per assumere spesso un colore e un aspetto simili, e al contempo si riduce la possibilità di distinguere i sapori.

Si tratta di un limite particolarmente significativo per persone che possono già presentare scarso appetito e ridotta motivazione ad alimentarsi(3).

A ciò, come si diceva, si deve aggiungere una difficoltà direttamente connessa all’organizzazione del lavoro assistenziale.

Proprio perché la deglutizione risulta più lenta e faticosa, la persona con disfagia ha infatti bisogno di tempi più lunghi per nutrirsi. Questo richiede all’operatore di sostare con maggiore cura, concentrazione e attenzione nell’attività di imboccamento.

Tuttavia se, come si è visto, aumenta il numero di residenti che necessitano di questo tipo di assistenza mirata, si riduce allora per gli operatori la possibilità di rispondere ai loro bisogni in sicurezza nei tempi di servizio che hanno a disposizione.

La scelta della Cooperativa Sociale Bios

Per queste ragioni la Cooperativa si è messa alla ricerca di una soluzione che potesse rispondere a tutte le problematiche connesse alla disfagia in RSA, nella loro complessità.

Dopo alcuni confronti e valutazioni, la scelta è ricaduta sul servizio e sui prodotti offerti da Nutrisens, azienda specializzata nell’alimentazione speciale e nella nutrizione clinica, che per metodo accompagna sempre le strutture con una valutazione clinica preliminare e un monitoraggio nel tempo di tutta l’utenza(4).

Un aiuto organizzativo per i professionisti

Il pasto Nutrisens è infatti studiato per essere consumato in circa 14 cucchiai all’imbocco e questo agevola anche il lavoro dell’operatore, che può velocizzare i tempi di somministrazione, con la garanzia di un pasto sicuro, senza più il rischio che il cibo finisca nelle vie respiratorie con le conseguenti complicanze (come la polmonite ab ingestis).

«Questo è stato un elemento molto importante per convincere gli operatori», spiega la dottoressa Chiapuzzo, «perché se già il risparmio del tempo tecnico è di grande aiuto, anche il fatto di non doversi preoccupare dei rischi di aspirazione permette loro di lavorare con più serenità, sollevandoli – insieme alla Cucina – da una responsabilità molto difficile da gestire nella quotidianità».

Il fatto poi che le persone anziane abbiano più facilità a finire tutta la confezione, agevola anche l’équipe in un monitoraggio attento e costante su quanto e come si stiano effettivamente alimentando.

L’alimentazione è anche piacere: l’importanza del gusto

«Ricordiamoci infatti che il tema della nutrizione riguarda tutta l’équipe», precisa Alessandro Chiapuzzo, direttore della Residenza Nicola Basile di Alessandria, «perché se la persona è denutrita farà fatica ad alzarsi o a collaborare serenamente duramente il momento dell’igiene, e ciò avrà un ulteriore impatto anche sul lavoro di operatori, infermieri e fisioterapisti, per esempio.

Ma al contempo mi preme sottolineare che la nutrizione non è mai solo un fatto di sopravvivenza. Il cibo è vita per tutti noi ed è fondamentale che possa dare anche piacere alle persone che vivono in RSA».

È questa una tematica molto importante, a cui Nutrisens non ha mancato di portare l’attenzione.

Ogni pasto è pensato infatti per avere un gusto predominante, che possa essere più facilmente riconosciuto dalla persona: può essere il peperone, oppure il basilico; in alcuni pasti si sente maggiormente l’amaro, in altri ancora l’affumicato.

L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione della persona, di risvegliare la sua memoria su qualcosa che le piaceva, e di fare in modo che il gusto rinasca in lei.

«Per questo li utilizziamo talvolta anche con persone che non sono affette da disfagia», conclude il direttore, «ma che magari hanno perso peso e desiderio di nutrirsi per altre ragioni – per esempio al rientro da un ricovero ospedaliero.

Come dicevo, facciamo sempre con tutti una valutazione generale in équipe e, quando occorre, interveniamo anche in questo modo per andare a stimolare l’appetito».

Coinvolgere le famiglie: perché il cibo è una forma di amore

In questo senso, va detto che tutte le direzioni sanitarie della cooperativa Bios hanno creduto fortemente nel valore del progetto Nutrisens, riconoscendone i benefici in termini di salute per le persone –  prima ancora che in termini economici – e presentandolo a professionisti e famiglie come un percorso di cura a trecentosessanta gradi.

Un passaggio importante, quest’ultimo, in particolare nei riguardi dei famigliari, per i quali il cibo rappresenta inevitabilmente una delle forme più concrete e immediate per continuare a prendersi cura del proprio caro.

Sentire di non poter più scegliere sulla sfera dell’alimentazione genera in molte famiglie un grande peso, che va spesso a sommarsi a quel senso di colpa sempre presente per la decisione stessa di aver accompagnato il proprio parente a vivere in una struttura.

Così, la strategia della cooperativa è stata quella di coinvolgerli attivamente, con il supporto professionale di Nutrisens, che si impegna a organizzare in tutte le strutture corsi formativi per gli operatori – molto pratici e concreti – ma anche momenti informativi aperti alle famiglie, con la possibilità di assaggio, per far loro testare direttamente la qualità e il gusto del cibo offerto.

Si tratta di un modo per renderli partecipi, per mostrare che la loro preoccupazione non passa inosservata, per ascoltare le loro paure e sciogliere i loro dubbi, senza mai dimenticare che per tutti noi, nella nostra cultura, offrire cibo, in ultima analisi, significa offrire amore.

Note

  1. Quaderni del Ministero della Salute, n. 6 novembre-dicembre 2010 e ISTAT, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie al 1° gennaio 2024.
  2. La Cooperativa Sociale Bios gestisce numerose strutture per Anziani nel territorio piemontese, per un totale di circa 1000 Posti Letto. L’elenco delle strutture è consultabile sul sito della Cooperativa. Il dato del 35-40% di persone con disfagia indica una media che vale per tutte le strutture.
  3. Come è per la persona affetta da disfagia, poiché si tratta di un’attività quotidiana altamente dispendiosa per lei, proprio a causa delle difficoltà connesse alla deglutizione.
  4. Prima dell’introduzione dei prodotti vengono cioè considerati, tra gli altri, parametri come il peso e i valori ematici, che vengono poi monitorati nel tempo per verificare la risposta di ogni singola persona.

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