C’è una profonda differenza tra il “far fare attività creative agli ospiti” e il ritrovare nell’arte, invece, un potente canale di espressione, al di là della logica e delle parole.

Questo accade al Centro Diurno Margherita di Fano (PU), di Labirinto Cooperativa Sociale, dove il canale artistico viene quotidianamente praticato in favore delle persone con Alzheimer, delle loro famiglie e dei professionisti.

La responsabile di struttura Ilaria Giardini ci racconta dell’idea chiamata “La cura nelle mani”, vera e propria filosofia assistenziale del Centro.

Alzheimer: esiste qualcosa oltre alla perdita?

Quando la malattia di Alzheimer entra nella vita di una persona, sembra portare con sé soltanto perdita: di ricordi, di parole, di autonomia.

Eppure nel Centro Diurno Margherita di Labirinto Cooperativa Sociale, la visione è completamente ribaltata.

Qui, in un corridoio trasformato in una vera e propria galleria d’arte, emerge una narrazione diversa.

Non è una narrazione di sola perdita, ma di una differente forma di presenza, di una capacità espressiva che resiste e persiste nonostante la malattia.

È la storia di mani che continuano a creare, di vite che raccontano sé stesse attraverso la materia e il colore.

Un corridoio che accoglie le persone con Alzheimer e le loro famiglie

Il corridoio del centro diurno, allestito a galleria, rappresenta ben più di uno spazio fisico.

È un ambiente concepito con consapevolezza sia dei bisogni delle persone con Alzheimer, sia delle famiglie che le accompagnano.

Per i residenti affetti da Alzheimer che manifestano comportamenti di wandering, quel continuo passeggiare apparentemente senza meta, che è caratteristico della malattia, il corridoio offre uno spazio sicuro dove muoversi liberamente.

Non è chiusura, ma libertà contenuta: la possibilità di camminare, di esplorare, di svagarsi, in un ambiente protetto, tutto mentre si è circondati dalla bellezza delle opere create dalle loro stesse mani.

Per i caregiver che accompagnano i loro cari al centro, il percorso attraverso la galleria diventa un momento di transizione carico di significato.

Mentre affidano il loro familiare alle cure dei professionisti, possono camminare tra le opere, osservando quadri, sculture e installazioni che raccontano le attività svolte all’interno.

Non vedono più soltanto persone che hanno perso capacità, ma persone che creano, che esprimono, che lasciano un segno tangibile del loro valore.

È un messaggio potentissimo per le famiglie: la bellezza non è andata persa; si è semplicemente trasformata.

Alzheimer e comunicazione non verbale: il ruolo dell’arte

Con la progressione dell’Alzheimer, i canali verbali si assottigliano.

Le persone faticano a trovare parole, a organizzare il pensiero in discorsi coerenti.

Ma l’arte, guidata nel nostro caso da figure come Kristian De Marco (artista e Operatore socio-sanitario) e Aldina Danieli (educatrice e arteterapeuta), offre un canale alternativo, universale.

Non richiede memoria precisa, non necessita di una narrazione logica. Richiede soltanto mani che toccano, che impastano, che creano.

Le opere esposte nella galleria testimoniano questa trasformazione.

Dall’uso di materiali quotidiani e tattili come cemento, carta, tessuto, farina e zucchero, le persone che frequentano il Centro hanno letteralmente “impastato” le proprie emozioni, i propri ricordi e la propria immaginazione.

Una superficie rossa e crepata diventa una mappa poetica della memoria. Un mosaico di abbracci di carta, modellati con colla e colore, racconta storie di emozioni rese tangibili. Fili intrecciati con colore creano astrazioni cariche di fremiti di vita.

Ogni opera è una dichiarazione di essere ancora presenti, ancora capaci, ancora vivi.

Alzheimer e memoria: il ruolo della reminiscenza terapeutica

Uno degli effetti più sorprendenti della galleria emerge quando le persone che frequentano il Centro Diurno riconoscono un’opera che hanno creato.

In quel momento, svaniscono le sfumature della demenza e affiorano frammenti di ricordo, ricordi del processo creativo, della giornata in cui hanno lavorato al loro capolavoro, del significato personale che nasconde.

Questa è la reminiscenza terapeutica: l’uso consapevole della memoria e dell’evocazione emotiva per mantenere il contatto con la propria storia, la propria identità.

Per le famiglie, questi momenti sono inestimabili.

Sentire il loro caro raccontare di “quando abbiamo creato questa”, vedere lo scintillio di consapevolezza tornare negli occhi, ribadisce che la persona amata è ancora viva, presente.

È una comunicazione che supera le limitazioni della parola, un dialogo che avviene attraverso la materia e l’emozione.

Il messaggio per le famiglie

L’ambiente accogliente della galleria riconosce un ruolo centrale alle famiglie. Non sono semplici accompagnatori, ma parte attiva della comunità di cura.

Quando entrano nel centro, non incontrano soltanto corridoi funzionali, ma uno spazio curato, dove la bellezza e la dignità della persona affetta da demenza sono celebrate quotidianamente.

Le opere esposte comunicano un messaggio implicito ma potentissimo: qui al centro, il vostro caro non è soltanto assistito; è rispettato, è visto nella sua umanità, è incoraggiato a continuare a creare e a esprimere.

La collaborazione di altre figure dell’équipe multi-professionale, come Elisa Canestrari (educatrice e formatrice Validation) e Katia Ricotta (operatrice socio-sanitaria), sottolinea come la relazione d’aiuto sia, prima di tutto, un incontro creativo tra anime, dove la cura passa anche attraverso il riconoscimento della bellezza e del talento che persiste.

La cura nelle mani

La galleria d’arte nel Centro Diurno Margherita non è un’aggiunta superficiale ai servizi di assistenza.

È una riconfigurazione radicale di come pensiamo alla demenza e al ruolo della creatività nella cura.

Dimostra che la malattia può alterare le capacità cognitive, ma non può cancellare il bisogno fondamentale dell’essere umano di , di creare, di lasciare traccia di sé nel mondo.

E oltreché per le famiglie e i loro cari, la galleria diviene anche per i professionisti uno spazio importante, ricordando loro quotidianamente che la relazione d’aiuto ha il potenziale di trasformarsi in un incontro creativo che arricchisce tutti.

La cura nelle mani” non è soltanto il titolo di un catalogo.

È la descrizione di un’intera filosofia di assistenza, dove le mani non manipolano soltanto materia, ma tessono quella trama di supporto, dialogo e riconoscimento che permette all’espressione artistica e all’umanità stessa, di fiorire appieno.

About the Author: Ilaria Giardini

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C’è una profonda differenza tra il “far fare attività creative agli ospiti” e il ritrovare nell’arte, invece, un potente canale di espressione, al di là della logica e delle parole.

Questo accade al Centro Diurno Margherita di Fano (PU), di Labirinto Cooperativa Sociale, dove il canale artistico viene quotidianamente praticato in favore delle persone con Alzheimer, delle loro famiglie e dei professionisti.

La responsabile di struttura Ilaria Giardini ci racconta dell’idea chiamata “La cura nelle mani”, vera e propria filosofia assistenziale del Centro.

Alzheimer: esiste qualcosa oltre alla perdita?

Quando la malattia di Alzheimer entra nella vita di una persona, sembra portare con sé soltanto perdita: di ricordi, di parole, di autonomia.

Eppure nel Centro Diurno Margherita di Labirinto Cooperativa Sociale, la visione è completamente ribaltata.

Qui, in un corridoio trasformato in una vera e propria galleria d’arte, emerge una narrazione diversa.

Non è una narrazione di sola perdita, ma di una differente forma di presenza, di una capacità espressiva che resiste e persiste nonostante la malattia.

È la storia di mani che continuano a creare, di vite che raccontano sé stesse attraverso la materia e il colore.

Un corridoio che accoglie le persone con Alzheimer e le loro famiglie

Il corridoio del centro diurno, allestito a galleria, rappresenta ben più di uno spazio fisico.

È un ambiente concepito con consapevolezza sia dei bisogni delle persone con Alzheimer, sia delle famiglie che le accompagnano.

Per i residenti affetti da Alzheimer che manifestano comportamenti di wandering, quel continuo passeggiare apparentemente senza meta, che è caratteristico della malattia, il corridoio offre uno spazio sicuro dove muoversi liberamente.

Non è chiusura, ma libertà contenuta: la possibilità di camminare, di esplorare, di svagarsi, in un ambiente protetto, tutto mentre si è circondati dalla bellezza delle opere create dalle loro stesse mani.

Per i caregiver che accompagnano i loro cari al centro, il percorso attraverso la galleria diventa un momento di transizione carico di significato.

Mentre affidano il loro familiare alle cure dei professionisti, possono camminare tra le opere, osservando quadri, sculture e installazioni che raccontano le attività svolte all’interno.

Non vedono più soltanto persone che hanno perso capacità, ma persone che creano, che esprimono, che lasciano un segno tangibile del loro valore.

È un messaggio potentissimo per le famiglie: la bellezza non è andata persa; si è semplicemente trasformata.

Alzheimer e comunicazione non verbale: il ruolo dell’arte

Con la progressione dell’Alzheimer, i canali verbali si assottigliano.

Le persone faticano a trovare parole, a organizzare il pensiero in discorsi coerenti.

Ma l’arte, guidata nel nostro caso da figure come Kristian De Marco (artista e Operatore socio-sanitario) e Aldina Danieli (educatrice e arteterapeuta), offre un canale alternativo, universale.

Non richiede memoria precisa, non necessita di una narrazione logica. Richiede soltanto mani che toccano, che impastano, che creano.

Le opere esposte nella galleria testimoniano questa trasformazione.

Dall’uso di materiali quotidiani e tattili come cemento, carta, tessuto, farina e zucchero, le persone che frequentano il Centro hanno letteralmente “impastato” le proprie emozioni, i propri ricordi e la propria immaginazione.

Una superficie rossa e crepata diventa una mappa poetica della memoria. Un mosaico di abbracci di carta, modellati con colla e colore, racconta storie di emozioni rese tangibili. Fili intrecciati con colore creano astrazioni cariche di fremiti di vita.

Ogni opera è una dichiarazione di essere ancora presenti, ancora capaci, ancora vivi.

Alzheimer e memoria: il ruolo della reminiscenza terapeutica

Uno degli effetti più sorprendenti della galleria emerge quando le persone che frequentano il Centro Diurno riconoscono un’opera che hanno creato.

In quel momento, svaniscono le sfumature della demenza e affiorano frammenti di ricordo, ricordi del processo creativo, della giornata in cui hanno lavorato al loro capolavoro, del significato personale che nasconde.

Questa è la reminiscenza terapeutica: l’uso consapevole della memoria e dell’evocazione emotiva per mantenere il contatto con la propria storia, la propria identità.

Per le famiglie, questi momenti sono inestimabili.

Sentire il loro caro raccontare di “quando abbiamo creato questa”, vedere lo scintillio di consapevolezza tornare negli occhi, ribadisce che la persona amata è ancora viva, presente.

È una comunicazione che supera le limitazioni della parola, un dialogo che avviene attraverso la materia e l’emozione.

Il messaggio per le famiglie

L’ambiente accogliente della galleria riconosce un ruolo centrale alle famiglie. Non sono semplici accompagnatori, ma parte attiva della comunità di cura.

Quando entrano nel centro, non incontrano soltanto corridoi funzionali, ma uno spazio curato, dove la bellezza e la dignità della persona affetta da demenza sono celebrate quotidianamente.

Le opere esposte comunicano un messaggio implicito ma potentissimo: qui al centro, il vostro caro non è soltanto assistito; è rispettato, è visto nella sua umanità, è incoraggiato a continuare a creare e a esprimere.

La collaborazione di altre figure dell’équipe multi-professionale, come Elisa Canestrari (educatrice e formatrice Validation) e Katia Ricotta (operatrice socio-sanitaria), sottolinea come la relazione d’aiuto sia, prima di tutto, un incontro creativo tra anime, dove la cura passa anche attraverso il riconoscimento della bellezza e del talento che persiste.

La cura nelle mani

La galleria d’arte nel Centro Diurno Margherita non è un’aggiunta superficiale ai servizi di assistenza.

È una riconfigurazione radicale di come pensiamo alla demenza e al ruolo della creatività nella cura.

Dimostra che la malattia può alterare le capacità cognitive, ma non può cancellare il bisogno fondamentale dell’essere umano di , di creare, di lasciare traccia di sé nel mondo.

E oltreché per le famiglie e i loro cari, la galleria diviene anche per i professionisti uno spazio importante, ricordando loro quotidianamente che la relazione d’aiuto ha il potenziale di trasformarsi in un incontro creativo che arricchisce tutti.

La cura nelle mani” non è soltanto il titolo di un catalogo.

È la descrizione di un’intera filosofia di assistenza, dove le mani non manipolano soltanto materia, ma tessono quella trama di supporto, dialogo e riconoscimento che permette all’espressione artistica e all’umanità stessa, di fiorire appieno.

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