La narratrice di CURA Barbara Picchio riporta in quest’articolo la testimonianza di Riccardo Brioschi, residente alla RSA San Pietro di Monza (Cooperativa La Meridiana).

Una vita al servizio degli altri, fatta di sfide, di visione e di profondo desiderio di una comunità capace di accogliere la persona là dove si trova.

La vita è un viaggio

La vita è un viaggio.

È questa la frase che accoglie chiunque entri nella stanza di Riccardo Brioschi, residente da sei anni alla RSA San Pietro di Monza della Cooperativa La Meridiana.

Incontrando Riccardo, 75 anni, si percepisce immediatamente la profondità di questa affermazione, che ha accompagnato ogni fase della sua esistenza.

L’RSA come scelta necessaria

Riccardo arriva in RSA dopo una vita contraddistinta da importanti sfide fisiche.

La sua disabilità lo accompagna fin dalla gioventù e diventa una barriera sociale in anni in cui per le persone disabili farsi una famiglia era quasi un tabù.

Invecchiando, perde prima il padre e, a distanza di due anni, anche la madre. Dopo la perdita dei genitori si trova di fronte alla complessa situazione dell'”oltre noi“, una condizione in cui è necessario reinventarsi dopo la perdita dei familiari più stretti.

Rimane solo nella casa in cui è vissuto per anni. La sorella che vive al piano di sotto è fonte di grande supporto anche se un peggioramento improvviso segna un cambio di rotta in una vita dove Riccardo, dopo la pensione, alterna un’attività quotidiana di volontariato alla Cooperativa Lambro alle sessioni di fisioterapia.

“Una sera, dopo una giornata intensa di terapia, una gamba ha iniziato a fare movimenti strani, come scatti improvvisi. Ho pensato fosse solo stanchezza”, racconta Riccardo.

“Avevo perso tutti i riferimenti spaziali: ciò che sembrava vicino era lontano, ciò che era lontano sembrava vicino. Impiegai due ore per percorrere quattro metri”.

Quel momento segna l’inizio di un cambiamento radicale.

Un ictus, dapprima difficile da diagnosticare, lo porterà a una lunga ospedalizzazione e, infine, alla scelta necessaria di trasferirsi in una RSA.

Qui non sei mai solo

Nella RSA San Pietro, Riccardo scopre una nuova dimensione della vita, in cui lo spazio e la presenza costante di persone sono elementi fondamentali:

Qui non sei mai solo”.

Questa frase semplice ma potente è una chiave di lettura della sua vita quotidiana.

Non si riferisce solo ai professionisti della cura, di cui Riccardo apprezza molto la competenza e la sensibilità umana, ma anche agli altri residenti, con cui condivide giornate, spazi e momenti di convivialità.

Nonostante il problema comune nelle strutture socioassistenziali odierne della mancanza di personale e il turnover degli operatori (gli spostamenti di professionisti da un piano all’altro lo infastidiscono particolarmente), Riccardo sottolinea l’importanza dell’empatia, della vicinanza e dell’identità come principi centrali del progetto di cura della RSA di Monza in cui vive.

La solitudine è ciò che più temo, ma qui trovo sempre qualcuno disposto ad ascoltare e condividere”.

Una vita al servizio degli altri

Riccardo ha contribuito in prima persona alla nascita dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici di Monza, un centro medico riabilitativo dove lui ha lavorato per 37 anni.

Una vita spesa per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità; un percorso iniziato da ragazzo quando, seduto su un sasso nel cortile di casa, decise di dedicare la propria esistenza a “migliorare le possibilità di vita per quelli come me”.

La sua attività professionale prima e di volontariato poi è stata per lui “una vera scuola di vita”, un’opportunità per entrare in contatto con tante persone, accumulare esperienze preziose e contribuire concretamente al benessere degli altri.

Per una particolare coincidenza, il luogo che per molti anni ha ospitato l’AIAS è stato nel tempo trasformato nella RSA in cui ora Riccardo vive.

Quegli spazi oggi sono la sua casa e, frequentando la struttura, ho potuto vedere l’area in cui era posizionata la scrivania di Riccardo, pronto ad accogliere con il sorriso chiunque varcasse la soglia della struttura in cerca di supporto.

Spiritualità e visione del mondo

Figlio di un uomo comunista “dei tempi di Stalin”, Riccardo racconta con tenerezza la trasformazione spirituale del padre, che si avvicinò profondamente alla figura di Papa Giovanni XXIII, pur non diventando mai realmente religioso.

Questo dualismo tra un forte ideale sociale e una spiritualità aperta ha caratterizzato anche il percorso di Riccardo.

“Il mio rapporto con la religione è dialettico, anche se ogni tanto con la religione ci litigo”.

I genitori di Riccardo e gli insegnanti delle “scuole speciali” che ha frequentato hanno avuto un’impronta fondamentale nella sua formazione.

Oggi, Riccardo riflette spesso sul futuro della politica (“Ero della sinistra di Berlinguer” mi dice) e della Chiesa, ma soprattutto sull’importanza di costruire una comunità aperta, accogliente e in uscita, capace di incontrare le persone là dove si trovano, proprio come proponeva Papa Francesco, venuto a mancare pochi giorni prima del nostro incontro.

Ogni passo conta

“Se dovessi fare un bilancio, ciò che più mi manca è non aver avuto un figlio”.

Riccardo aveva persino scelto i nomi: Fabiola per una bambina, Mattia per un maschio.

Nonostante questo, sente di aver avuto una vita soddisfacente, piena di relazioni autentiche, lavoro significativo e il profondo senso di aver fatto qualcosa di utile per gli altri.

Alla fine della nostra conversazione, Riccardo mi lascia con una riflessione importante:

Mi piaccio malgrado tutto. Ho fatto del mio meglio con gli strumenti che avevo”.

Una frase che racchiude perfettamente la filosofia della vita come viaggio: ogni passo conta, ogni incontro lascia il segno e ogni sfida affrontata arricchisce il percorso.

About the Author: Barbara Picchio

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Famigliare, diventata nel tempo una "RSA lover". Fa parte del team dei narratorə di CURA.

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Una vita al servizio degli altri, fatta di sfide, di visione e di profondo desiderio di una comunità capace di accogliere la persona là dove si trova.

La vita è un viaggio

La vita è un viaggio.

È questa la frase che accoglie chiunque entri nella stanza di Riccardo Brioschi, residente da sei anni alla RSA San Pietro di Monza della Cooperativa La Meridiana.

Incontrando Riccardo, 75 anni, si percepisce immediatamente la profondità di questa affermazione, che ha accompagnato ogni fase della sua esistenza.

L’RSA come scelta necessaria

Riccardo arriva in RSA dopo una vita contraddistinta da importanti sfide fisiche.

La sua disabilità lo accompagna fin dalla gioventù e diventa una barriera sociale in anni in cui per le persone disabili farsi una famiglia era quasi un tabù.

Invecchiando, perde prima il padre e, a distanza di due anni, anche la madre. Dopo la perdita dei genitori si trova di fronte alla complessa situazione dell'”oltre noi“, una condizione in cui è necessario reinventarsi dopo la perdita dei familiari più stretti.

Rimane solo nella casa in cui è vissuto per anni. La sorella che vive al piano di sotto è fonte di grande supporto anche se un peggioramento improvviso segna un cambio di rotta in una vita dove Riccardo, dopo la pensione, alterna un’attività quotidiana di volontariato alla Cooperativa Lambro alle sessioni di fisioterapia.

“Una sera, dopo una giornata intensa di terapia, una gamba ha iniziato a fare movimenti strani, come scatti improvvisi. Ho pensato fosse solo stanchezza”, racconta Riccardo.

“Avevo perso tutti i riferimenti spaziali: ciò che sembrava vicino era lontano, ciò che era lontano sembrava vicino. Impiegai due ore per percorrere quattro metri”.

Quel momento segna l’inizio di un cambiamento radicale.

Un ictus, dapprima difficile da diagnosticare, lo porterà a una lunga ospedalizzazione e, infine, alla scelta necessaria di trasferirsi in una RSA.

Qui non sei mai solo

Nella RSA San Pietro, Riccardo scopre una nuova dimensione della vita, in cui lo spazio e la presenza costante di persone sono elementi fondamentali:

Qui non sei mai solo”.

Questa frase semplice ma potente è una chiave di lettura della sua vita quotidiana.

Non si riferisce solo ai professionisti della cura, di cui Riccardo apprezza molto la competenza e la sensibilità umana, ma anche agli altri residenti, con cui condivide giornate, spazi e momenti di convivialità.

Nonostante il problema comune nelle strutture socioassistenziali odierne della mancanza di personale e il turnover degli operatori (gli spostamenti di professionisti da un piano all’altro lo infastidiscono particolarmente), Riccardo sottolinea l’importanza dell’empatia, della vicinanza e dell’identità come principi centrali del progetto di cura della RSA di Monza in cui vive.

La solitudine è ciò che più temo, ma qui trovo sempre qualcuno disposto ad ascoltare e condividere”.

Una vita al servizio degli altri

Riccardo ha contribuito in prima persona alla nascita dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici di Monza, un centro medico riabilitativo dove lui ha lavorato per 37 anni.

Una vita spesa per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità; un percorso iniziato da ragazzo quando, seduto su un sasso nel cortile di casa, decise di dedicare la propria esistenza a “migliorare le possibilità di vita per quelli come me”.

La sua attività professionale prima e di volontariato poi è stata per lui “una vera scuola di vita”, un’opportunità per entrare in contatto con tante persone, accumulare esperienze preziose e contribuire concretamente al benessere degli altri.

Per una particolare coincidenza, il luogo che per molti anni ha ospitato l’AIAS è stato nel tempo trasformato nella RSA in cui ora Riccardo vive.

Quegli spazi oggi sono la sua casa e, frequentando la struttura, ho potuto vedere l’area in cui era posizionata la scrivania di Riccardo, pronto ad accogliere con il sorriso chiunque varcasse la soglia della struttura in cerca di supporto.

Spiritualità e visione del mondo

Figlio di un uomo comunista “dei tempi di Stalin”, Riccardo racconta con tenerezza la trasformazione spirituale del padre, che si avvicinò profondamente alla figura di Papa Giovanni XXIII, pur non diventando mai realmente religioso.

Questo dualismo tra un forte ideale sociale e una spiritualità aperta ha caratterizzato anche il percorso di Riccardo.

“Il mio rapporto con la religione è dialettico, anche se ogni tanto con la religione ci litigo”.

I genitori di Riccardo e gli insegnanti delle “scuole speciali” che ha frequentato hanno avuto un’impronta fondamentale nella sua formazione.

Oggi, Riccardo riflette spesso sul futuro della politica (“Ero della sinistra di Berlinguer” mi dice) e della Chiesa, ma soprattutto sull’importanza di costruire una comunità aperta, accogliente e in uscita, capace di incontrare le persone là dove si trovano, proprio come proponeva Papa Francesco, venuto a mancare pochi giorni prima del nostro incontro.

Ogni passo conta

“Se dovessi fare un bilancio, ciò che più mi manca è non aver avuto un figlio”.

Riccardo aveva persino scelto i nomi: Fabiola per una bambina, Mattia per un maschio.

Nonostante questo, sente di aver avuto una vita soddisfacente, piena di relazioni autentiche, lavoro significativo e il profondo senso di aver fatto qualcosa di utile per gli altri.

Alla fine della nostra conversazione, Riccardo mi lascia con una riflessione importante:

Mi piaccio malgrado tutto. Ho fatto del mio meglio con gli strumenti che avevo”.

Una frase che racchiude perfettamente la filosofia della vita come viaggio: ogni passo conta, ogni incontro lascia il segno e ogni sfida affrontata arricchisce il percorso.

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