Stefano Landonio, coordinatore degli educatori dell’Istituto La Provvidenza di Busto Arsizio (VA), ci accompagna in una riflessione sulla complessità del lavoro d’équipe in RSA, dove aspetti formali e informali si intrecciano nella quotidianità dei team multidisciplinari.
Il lavoro d’équipe in RSA
Il lavoro d’équipe è elemento cruciale all’interno delle RSA, perché costituisce il nucleo centrale di elaborazione della progettualità della persona anziana residente.
Ma è necessaria costante supervisione e riflessione sul lavoro della squadra.
Analizzare le criticità che possono emergere nella collaborazione tra operatori in RSA ci può aiutare a trovare strategie utili per ottimizzare il funzionamento stesso dell’équipe.
In RSA l’équipe di lavoro è composta da una pluralità di figure professionali, sia interne alla struttura sia chiamate dal territorio, che contribuiscono alla Cura globale della Persona.
Una prima possibile criticità riguarda proprio questo aspetto.
Tra integrazione e disequilibri tra ruoli
L’integrazione tra diverse figure è infatti la chiave per lavorare insieme, ma può essere inficiata dalla possibilità di avere uno sbilanciamento verso alcune professionalità a discapito di altre.
Talvolta può infatti capitare che qualche professionista si senta particolarmente competente, ipotizzando ad esempio di riuscire a risolvere i problemi senza ricorrere al confronto, oppure di autogestirsi senza considerare l’assetto organizzativo della Struttura nel suo complesso.
L’emergere nel gruppo di alcune figure – per titolo, competenze, abilità relazionali/organizzative – può porre in secondo piano l’azione di altre, portando a un disequilibrio.
Un disequilibrio che si fonda generalmente sulla mancata conoscenza delle specifiche competenze professionali di ogni figura coinvolta e, in alcuni casi, sull’abuso della propria posizione di potere.
La responsabilità di chi coordina
Un secondo fattore critico è dato dalle condizioni organizzative e strutturali in cui il gruppo si trova ad agire.
Ogni professionista dell’équipe è spesso coinvolto in altri gruppi, con specifiche differenti, oppure è soggetto a turni di lavoro che non coincidono con quelli di altri.
Non sempre è quindi possibile coordinarsi come gruppo in uno spazio condiviso per la riflessione.
Per questo, a volte, alcune decisioni vengono prese senza un diretto confronto, perché non vi è la possibilità appunto di essere tutti presenti.
In questo senso diventa fondamentale l’azione di chi coordina.
Anche se questo non significa che la gestione di tempo e risorse debba fare esclusivamente capo alle figure di coordinamento: un vero lavoro di squadra implica l’attivazione di ogni protagonista dell’équipe stessa.
Relazioni informali ed emozioni sottese al gruppo
Il lavoro dell’équipe in RSA non è definito solo da elementi formali (obiettivi, risorse, strategie, ecc.), ma anche da aspetti informali che sono altrettanto importanti, anche se non sempre vengono considerati.
“Persone al servizio di persone” è il motto de La Provvidenza.
La persona è nucleo centrale del servizio, e le relazioni che quotidianamente si sviluppano con i diversi soggetti che si interfacciano con l’Istituto (anziani, famigliari, operatori) evidenziano quanto la dimensione emotiva della cura entri in modo diretto nelle dinamiche del lavoro d’equipe.
La fragilità muove negli operatori emozioni talora faticose da elaborare, altre volte più distese e leggere, che si ripercuotono in un contesto di gruppo che già al suo interno è foriero di dinamiche relazionali che corrono parallelamente a quelle professionali.
Il servizio di assistenza comporta azioni che necessitano di un confronto serio e responsabile; questo, tuttavia, non preclude la possibilità di ritagliarsi momenti che concorrono al benessere del gruppo, come piccole pause informali che discostano in modo mirato e limitato dalla quotidianità del lavoro.
Risulta però necessario monitorare tali momenti, mantenendo il focus sull’azione di cura che rimane l’elemento fondante del lavoro d’équipe, evitando derive relazionali che possono imbrigliare i professionisti in dinamiche personali che potrebbero rallentare e compromettere l’efficacia del lavoro stesso.
Le emozioni che circolano nel gruppo, e che rimandano ad esempio a questioni più complesse rispetto alle aspettative che ognuno pone nei confronti dell’altro, contribuiscono a rendere il gruppo stesso soggetto a idealizzazioni, incertezze, cambiamenti anche frequenti legati a stress e ansie.
Diventa quindi fondamentale avere consapevolezza che queste dimensioni sottese incidono in modo significativo rispetto a un livello più evidente e formale di lavoro di gruppo.
La complessità dei gruppi di lavoro in RSA
In una realtà complessa come La Provvidenza, alla quale fanno capo diversi servizi e la presa in carico di un’utenza numerosa, sono operativi una serie di gruppi di lavoro che concorrono al funzionamento generale del sistema.
Si vuole qui in particolare porre attenzione all’equipe di lavoro che quotidianamente opera in reparto in RSA, ed è composta stabilmente da un medico, un infermiere, un fisioterapista, un educatore, un OSS.
L’azione dell’équipe si configura come un sistema strategico: il raggiungimento dell’obiettivo complessivo della cura si organizza come una serie di momenti di confronto che implicano l’azione del gruppo in più riprese e in modalità differenti.
Formalmente, l’équipe si confronta almeno una volta settimana, in coincidenza con l’aggiornamento delle scadenze PAI.
Quotidianamente invece si riunisce nel corso della giornata in quelli che vengono definiti “passaggi di consegne”, durante i quali vengono scambiate informazioni sugli accadimenti della giornata in concomitanza con il cambio turno degli operatori.
Inoltre, la squadra è implicata in momenti formativi, a seconda dell’ambito di interesse, come aggiornamento di conoscenze specifiche da estendere al gruppo di lavoro; oppure, in determinati contesti, questo si traduce anche in incontri di supervisione psicologica, a favore del gruppo di lavoro che si trova a contatto con persone particolarmente coinvolte dal punto di vista emotivo e di stress.
Il team si trova a confrontarsi in modo costante e trasversalmente ad altri gruppi con competenze specifiche (ad esempio è presente un’equipe educativa, una fisioterapica e una che convoglia entrambe le aree; ma ancora ogni reparto ha il suo gruppo di ASA/OSS), con obiettivi interni, dinamiche relazionali e organizzazioni specifiche.
Strategie per affrontare la complessità
Di fronte a questa complessità, La Provvidenza adotta diverse strategie per far fronte alle possibili criticità.
Vengono per esempio adottate procedure di lavoro che aiutano nella creazione di un linguaggio operativo comune, che semplifica il confronto e la valutazione a carico dei singoli operatori.
Ad esempio, ognuno è chiamato non solo a compilare le scale di valutazione in riferimento alle proprie competenze, ma queste devono trovare coerenza con la visione degli altri membri dell’équipe, a partire da osservazioni quotidiane della Persona, e da un successivo confronto.
Inoltre, i professionisti vengono incentivati a interrogarsi costantemente su quanto accade e rispetto alle scelte prese, per far sì che la visione sulle singole persone in cura non si fossilizzi, ma anzi tenga conto del cambiamento, che è la cifra distintiva e sempre presente nel contesto RSA.
Per concludere, ogni contesto di squadra, a partire dal coordinamento, implica una serie di criticità, che sono state solo superficialmente trattate in questo testo.
Ma certamente a guidarci dovrebbe sempre essere l’idea che solo lavorando efficacemente in équipe possiamo fare spazio a strategie utili e calate sulle esigenze della singola Persona che assistiamo, che deve sempre rimanere il focus del lavoro di cura.
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Stefano Landonio, coordinatore degli educatori dell’Istituto La Provvidenza di Busto Arsizio (VA), ci accompagna in una riflessione sulla complessità del lavoro d’équipe in RSA, dove aspetti formali e informali si intrecciano nella quotidianità dei team multidisciplinari.
Il lavoro d’équipe in RSA
Il lavoro d’équipe è elemento cruciale all’interno delle RSA, perché costituisce il nucleo centrale di elaborazione della progettualità della persona anziana residente.
Ma è necessaria costante supervisione e riflessione sul lavoro della squadra.
Analizzare le criticità che possono emergere nella collaborazione tra operatori in RSA ci può aiutare a trovare strategie utili per ottimizzare il funzionamento stesso dell’équipe.
In RSA l’équipe di lavoro è composta da una pluralità di figure professionali, sia interne alla struttura sia chiamate dal territorio, che contribuiscono alla Cura globale della Persona.
Una prima possibile criticità riguarda proprio questo aspetto.
Tra integrazione e disequilibri tra ruoli
L’integrazione tra diverse figure è infatti la chiave per lavorare insieme, ma può essere inficiata dalla possibilità di avere uno sbilanciamento verso alcune professionalità a discapito di altre.
Talvolta può infatti capitare che qualche professionista si senta particolarmente competente, ipotizzando ad esempio di riuscire a risolvere i problemi senza ricorrere al confronto, oppure di autogestirsi senza considerare l’assetto organizzativo della Struttura nel suo complesso.
L’emergere nel gruppo di alcune figure – per titolo, competenze, abilità relazionali/organizzative – può porre in secondo piano l’azione di altre, portando a un disequilibrio.
Un disequilibrio che si fonda generalmente sulla mancata conoscenza delle specifiche competenze professionali di ogni figura coinvolta e, in alcuni casi, sull’abuso della propria posizione di potere.
La responsabilità di chi coordina
Un secondo fattore critico è dato dalle condizioni organizzative e strutturali in cui il gruppo si trova ad agire.
Ogni professionista dell’équipe è spesso coinvolto in altri gruppi, con specifiche differenti, oppure è soggetto a turni di lavoro che non coincidono con quelli di altri.
Non sempre è quindi possibile coordinarsi come gruppo in uno spazio condiviso per la riflessione.
Per questo, a volte, alcune decisioni vengono prese senza un diretto confronto, perché non vi è la possibilità appunto di essere tutti presenti.
In questo senso diventa fondamentale l’azione di chi coordina.
Anche se questo non significa che la gestione di tempo e risorse debba fare esclusivamente capo alle figure di coordinamento: un vero lavoro di squadra implica l’attivazione di ogni protagonista dell’équipe stessa.
Relazioni informali ed emozioni sottese al gruppo
Il lavoro dell’équipe in RSA non è definito solo da elementi formali (obiettivi, risorse, strategie, ecc.), ma anche da aspetti informali che sono altrettanto importanti, anche se non sempre vengono considerati.
“Persone al servizio di persone” è il motto de La Provvidenza.
La persona è nucleo centrale del servizio, e le relazioni che quotidianamente si sviluppano con i diversi soggetti che si interfacciano con l’Istituto (anziani, famigliari, operatori) evidenziano quanto la dimensione emotiva della cura entri in modo diretto nelle dinamiche del lavoro d’equipe.
La fragilità muove negli operatori emozioni talora faticose da elaborare, altre volte più distese e leggere, che si ripercuotono in un contesto di gruppo che già al suo interno è foriero di dinamiche relazionali che corrono parallelamente a quelle professionali.
Il servizio di assistenza comporta azioni che necessitano di un confronto serio e responsabile; questo, tuttavia, non preclude la possibilità di ritagliarsi momenti che concorrono al benessere del gruppo, come piccole pause informali che discostano in modo mirato e limitato dalla quotidianità del lavoro.
Risulta però necessario monitorare tali momenti, mantenendo il focus sull’azione di cura che rimane l’elemento fondante del lavoro d’équipe, evitando derive relazionali che possono imbrigliare i professionisti in dinamiche personali che potrebbero rallentare e compromettere l’efficacia del lavoro stesso.
Le emozioni che circolano nel gruppo, e che rimandano ad esempio a questioni più complesse rispetto alle aspettative che ognuno pone nei confronti dell’altro, contribuiscono a rendere il gruppo stesso soggetto a idealizzazioni, incertezze, cambiamenti anche frequenti legati a stress e ansie.
Diventa quindi fondamentale avere consapevolezza che queste dimensioni sottese incidono in modo significativo rispetto a un livello più evidente e formale di lavoro di gruppo.
La complessità dei gruppi di lavoro in RSA
In una realtà complessa come La Provvidenza, alla quale fanno capo diversi servizi e la presa in carico di un’utenza numerosa, sono operativi una serie di gruppi di lavoro che concorrono al funzionamento generale del sistema.
Si vuole qui in particolare porre attenzione all’equipe di lavoro che quotidianamente opera in reparto in RSA, ed è composta stabilmente da un medico, un infermiere, un fisioterapista, un educatore, un OSS.
L’azione dell’équipe si configura come un sistema strategico: il raggiungimento dell’obiettivo complessivo della cura si organizza come una serie di momenti di confronto che implicano l’azione del gruppo in più riprese e in modalità differenti.
Formalmente, l’équipe si confronta almeno una volta settimana, in coincidenza con l’aggiornamento delle scadenze PAI.
Quotidianamente invece si riunisce nel corso della giornata in quelli che vengono definiti “passaggi di consegne”, durante i quali vengono scambiate informazioni sugli accadimenti della giornata in concomitanza con il cambio turno degli operatori.
Inoltre, la squadra è implicata in momenti formativi, a seconda dell’ambito di interesse, come aggiornamento di conoscenze specifiche da estendere al gruppo di lavoro; oppure, in determinati contesti, questo si traduce anche in incontri di supervisione psicologica, a favore del gruppo di lavoro che si trova a contatto con persone particolarmente coinvolte dal punto di vista emotivo e di stress.
Il team si trova a confrontarsi in modo costante e trasversalmente ad altri gruppi con competenze specifiche (ad esempio è presente un’equipe educativa, una fisioterapica e una che convoglia entrambe le aree; ma ancora ogni reparto ha il suo gruppo di ASA/OSS), con obiettivi interni, dinamiche relazionali e organizzazioni specifiche.
Strategie per affrontare la complessità
Di fronte a questa complessità, La Provvidenza adotta diverse strategie per far fronte alle possibili criticità.
Vengono per esempio adottate procedure di lavoro che aiutano nella creazione di un linguaggio operativo comune, che semplifica il confronto e la valutazione a carico dei singoli operatori.
Ad esempio, ognuno è chiamato non solo a compilare le scale di valutazione in riferimento alle proprie competenze, ma queste devono trovare coerenza con la visione degli altri membri dell’équipe, a partire da osservazioni quotidiane della Persona, e da un successivo confronto.
Inoltre, i professionisti vengono incentivati a interrogarsi costantemente su quanto accade e rispetto alle scelte prese, per far sì che la visione sulle singole persone in cura non si fossilizzi, ma anzi tenga conto del cambiamento, che è la cifra distintiva e sempre presente nel contesto RSA.
Per concludere, ogni contesto di squadra, a partire dal coordinamento, implica una serie di criticità, che sono state solo superficialmente trattate in questo testo.
Ma certamente a guidarci dovrebbe sempre essere l’idea che solo lavorando efficacemente in équipe possiamo fare spazio a strategie utili e calate sulle esigenze della singola Persona che assistiamo, che deve sempre rimanere il focus del lavoro di cura.
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