Il rapporto tra tecnologia e cultura organizzativa
Le organizzazioni sociosanitarie oggi non possono più rimandare il confronto con la tecnologia.
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la carenza di personale e il calo delle iscrizioni ai percorsi formativi del settore sono solo alcuni dei fattori che rendono urgente un’evoluzione organizzativa.
Si sperimentano molte strategie per attrarre, per trattenere, per rendere desiderabile questo lavoro; e, generalmente, sono due le direzioni principali verso cui si investe: quella umana e quella tecnologica.
Vi sono strutture che danno priorità alla prima e che vedono nella tecnologia uno strumento, subordinato, al suo servizio; altre che prevalentemente confidano nell’innovazione tecnologica, identificandola come la risposta più efficace alle criticità di sistema; altre ancora, infine, dove l’identità umana della struttura è così consolidata, che la tecnologia riesce a integrarsi in modo equilibrato con la cultura organizzativa, senza snaturarla, ma anzi amplificandone i punti di forza.
L’identità e i principi condivisi dall’équipe di Villa Serena
Tra queste ultime rientra Villa Serena, una RSA da 63 posti letto, distribuiti su tre piani, con sede a Introbio, in provincia di Lecco, e gestita dall’Associazione al Servizio degli Anziani Villa Serena – ETS(1).
Il ruolo di Responsabile Amministrativo e Direttore del Personale è ricoperto da Paolo Canzi, professionista mosso da un forte senso di appartenenza all’organizzazione, sul quale precisa:
“L’appartenenza è soprattutto al gruppo. Mi piacciono le persone con cui lavoro e ritengo importante apprezzarle e valorizzarle.
Da un lato, sicuramente, ci aiuta la dimensione piccola e anche la vicinanza d’età tra professionisti, ma ciò che più conta è il fatto che condividiamo determinati principi fondamentali: è così che riusciamo a intenderci velocemente e a raggiungere determinati obiettivi”.
Tra i principi che tutto il gruppo condivide vi sono l’attenzione per i dettagli e le “piccole cose”, l’idea che la Cura sia possibile solo facendo spazio all’identità integrale della persona, la convinzione che una RSA debba essere prima di tutto “Casa” e la volontà di compiere ogni passo possibile per renderla tale.
Emblematico, in questo senso, è un esempio di cura quotidiana che Paolo Canzi racconta insieme alla coordinatrice Emanuela Crippa:
“Sapevamo che la signora Anna amava i Pooh.
Un giorno scopriamo che è previsto un concerto “Tributo ai Pooh” proprio qui vicino a noi. Così, decidiamo insieme ad altri due operatori, di accompagnarvi Anna e un altro residente, a cui lei è molto legata. Siamo andati prima a mangiare una pizza e siamo tornati all’una di notte. È da quel giorno che Anna dice: ‘Voi siete degli angeli e questa è la mia casa’.
Ecco, sono queste le piccole cose che per noi sono importanti, perché prendersi cura non significa solo somministrare terapie, e su questo tutta l’équipe è d’accordo”.
Episodi come questo sono possibili anche perché il management incarna e trasmette con l’esempio un ulteriore principio condiviso da tutto il personale: considerare il tempo una risorsa al servizio delle persone accolte nella Casa.
Anche qui a Villa Serena naturalmente esistono piani di lavoro e minutaggi da rispettare, ma la linea data dall’organizzazione è quella di seguire le norme con flessibilità, “perché non comandano le regole, ma i bisogni e i desideri delle Persone. Il tempo è per loro”.
La scelta di Syren come banco di prova
Dunque tempo, casa e identità sono parole chiave che sintetizzano dei principi facili da scrivere sulla carta dei servizi, ma difficili da realizzare nella pratica; principi che rischiano anzi di diventare ideali impossibili se le visioni dei professionisti non collimano, se non si lavora costantemente per coltivare un autentico “noi”.
Un buon banco di prova per verificare fino a che punto i valori di un’organizzazione sanno tradursi in azioni, può essere rintracciato proprio nelle modalità in cui viene scelta e introdotta la tecnologia all’interno dei processi di cura.
In questo senso, tra gli investimenti che Villa Serena ha realizzato in termini di innovazione tecnologica, ne esiste uno particolarmente degno di nota: la scelta di introdurre su ogni piano della struttura Syren, un dispositivo che utilizza un flusso d’acqua idro-molecolare, per rendere il momento dell’igiene più piacevole e più sicuro per le Persone.
“Con l’approvazione del Consiglio di Amministrazione abbiamo pensato subito di prendere in prova tre dispositivi, e non solo uno, affinché tutti gli operatori potessero utilizzarlo con tutti i residenti. Volevamo il feedback di tutti e l’impatto maggiore possibile.
Per poter davvero testare qualcosa, devi metterla sotto stress: volevamo poterne cogliere tutte le sfaccettature e avere più informazioni possibili.
Avevamo comunque già molti dati di partenza che ci facevano pensare che avremmo avuto un ritorno positivo su sicurezza e benessere di tutti e abbiamo quindi scelto di canalizzare l’investimento laddove noi vediamo la priorità, ovvero sulla qualità della cura quotidiana”.
A questo lucido ragionamento di Paolo erano infatti precedute una sua esperienza diretta di utilizzo del dispositivo e una riflessione in équipe sui benefici che esso poteva portare dal punto di visita medico-sanitario.
La “scintilla” – come Paolo la definisce – è cioè stata proprio la sensazione che questo particolare flusso d’acqua, sperimentato durante la pausa di un convegno, ha lasciato sulla pelle della sua mano:
“Era piacevole, delicato, sembrava di ricevere un massaggio e mi ha lasciato la pelle molto morbida e profumata a lungo”.
Da lì, il desiderio di portare la stessa sensazione anche alle persone anziane della Casa, previo confronto tecnico con la coordinatrice infermieristica, la quale racconta:
“A questa scintilla iniziale abbiamo fatto seguire un pensiero, prendendo in esame tutto ciò che di meglio potevamo offrire alle Persone.
Abbiamo pensato subito a tutti coloro che manifestavano agitazione durante l’igiene totale e avevano per questo necessità di assumere una terapia ansiolitica. ‘Potremmo togliere una terapia!’, ci siamo detti.
Poi, quando siamo stati formati all’uso del dispositivo e anche grazie al successivo feedback dei medici, abbiamo appreso tutto quello che con Syren si poteva fare per gestire in modo migliore le lesioni da pressione(2).
Insomma, sono stati molti i fattori che ci hanno convinto che eravamo sulla strada giusta”.
Tra questi, infine, va ricordato anche il feedback degli operatori, che hanno espresso soddisfazione non solo perché Syren semplifica le pratiche legate all’igiene, ma anche perché permette di raggiungere parti del corpo difficili da pulire con i metodi tradizionali.
Far sentire la persona pulita in zone come quelle sotto alle unghie, all’interno dell’ombelico o sotto all’addome: è anche questo un modo di aver cura fino in fondo della sua dignità.
Come scegliere una tecnologia in RSA
Così, possiamo comprendere che questa scelta non racconta solo l’adozione di una nuova tecnologia, ma il modo in cui un’organizzazione interpreta il proprio compito di Cura.
Ogni passaggio del processo decisionale riflette infatti la cultura della struttura: l’ascolto di un’intuizione nata da una sensazione piacevole, il pensiero che si dirige subito agli anziani – alle loro sensazioni e alle terapie che si possono far loro risparmiare – il confronto interdisciplinare, la ricerca di evidenze cliniche, il coinvolgimento di tutti gli operatori nella sperimentazione, il coraggio e la prudenza di investire là dove la vita quotidiana delle Persone può realmente essere cambiata in meglio.
Non è un caso che il rimando degli operatori riguardi i dettagli che si possono migliorare e non il tempo che si può risparmiare.
Qui a Villa Serena un dispositivo come Syren non è stato introdotto per ridurre il tempo della cura a una prestazione più efficiente, ma per rendere più confortevole, sicuro e dignitoso uno dei momenti più intimi della vita quotidiana.
È così che scopriamo che “il tempo è per loro” non è solo uno slogan. Ed è così che comprendiamo che il rapporto tra cultura della cura e tecnologia è in realtà biunivoco: se la prima orienta il modo in cui verrà scelta l’innovazione, la seconda, a sua volta, ci aiuta a rendere manifesta questa cultura.
Le organizzazioni sociosanitarie, oggi, non possono più rimandare il confronto con la tecnologia, ma possono ancora scegliere di guardare ad essa come al corpo che si unisce all’anima dell’innovazione; quell’anima umana – la cultura della cura – che è nostro compito di professionisti precisare e non dare mai per scontata, ogni volta che ci venga offerta l’opportunità di renderla visibile.
Note
- L’Associazione è stata fondata nel marzo del 1981 da Fratel Alberto Bosisio, attuale Legale Rappresentante.
- Il flusso infatti ha una micro-pulsazione intermittente che disgrega e rimuove lo sporco, riducendo al contempo la carica batterica transitoria, in modo delicato, senza nessuno sfregamento sulla pelle della persona e facendo in modo che la cute attorno alla lesione si reidrati, prevenendo così il formarsi di nuove lesioni. Per ulteriori approfondimenti sui benefici che Syren permette di raggiungere in termini medico-sanitari si rimanda alla lettura dei seguenti articoli: Migliorare l’igiene delle persone allettate. Una soluzione innovativa alla RSA Leopardi di Parabiago e Prevenire le infezioni nelle RSA: una scelta innovativa alla Residenza Raimondi di Gorla Minore.
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Le organizzazioni sociosanitarie oggi non possono più rimandare il confronto con la tecnologia.
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la carenza di personale e il calo delle iscrizioni ai percorsi formativi del settore sono solo alcuni dei fattori che rendono urgente un’evoluzione organizzativa.
Si sperimentano molte strategie per attrarre, per trattenere, per rendere desiderabile questo lavoro; e, generalmente, sono due le direzioni principali verso cui si investe: quella umana e quella tecnologica.
Vi sono strutture che danno priorità alla prima e che vedono nella tecnologia uno strumento, subordinato, al suo servizio; altre che prevalentemente confidano nell’innovazione tecnologica, identificandola come la risposta più efficace alle criticità di sistema; altre ancora, infine, dove l’identità umana della struttura è così consolidata, che la tecnologia riesce a integrarsi in modo equilibrato con la cultura organizzativa, senza snaturarla, ma anzi amplificandone i punti di forza.
L’identità e i principi condivisi dall’équipe di Villa Serena
Tra queste ultime rientra Villa Serena, una RSA da 63 posti letto, distribuiti su tre piani, con sede a Introbio, in provincia di Lecco, e gestita dall’Associazione al Servizio degli Anziani Villa Serena – ETS(1).
Il ruolo di Responsabile Amministrativo e Direttore del Personale è ricoperto da Paolo Canzi, professionista mosso da un forte senso di appartenenza all’organizzazione, sul quale precisa:
“L’appartenenza è soprattutto al gruppo. Mi piacciono le persone con cui lavoro e ritengo importante apprezzarle e valorizzarle.
Da un lato, sicuramente, ci aiuta la dimensione piccola e anche la vicinanza d’età tra professionisti, ma ciò che più conta è il fatto che condividiamo determinati principi fondamentali: è così che riusciamo a intenderci velocemente e a raggiungere determinati obiettivi”.
Tra i principi che tutto il gruppo condivide vi sono l’attenzione per i dettagli e le “piccole cose”, l’idea che la Cura sia possibile solo facendo spazio all’identità integrale della persona, la convinzione che una RSA debba essere prima di tutto “Casa” e la volontà di compiere ogni passo possibile per renderla tale.
Emblematico, in questo senso, è un esempio di cura quotidiana che Paolo Canzi racconta insieme alla coordinatrice Emanuela Crippa:
“Sapevamo che la signora Anna amava i Pooh.
Un giorno scopriamo che è previsto un concerto “Tributo ai Pooh” proprio qui vicino a noi. Così, decidiamo insieme ad altri due operatori, di accompagnarvi Anna e un altro residente, a cui lei è molto legata. Siamo andati prima a mangiare una pizza e siamo tornati all’una di notte. È da quel giorno che Anna dice: ‘Voi siete degli angeli e questa è la mia casa’.
Ecco, sono queste le piccole cose che per noi sono importanti, perché prendersi cura non significa solo somministrare terapie, e su questo tutta l’équipe è d’accordo”.
Episodi come questo sono possibili anche perché il management incarna e trasmette con l’esempio un ulteriore principio condiviso da tutto il personale: considerare il tempo una risorsa al servizio delle persone accolte nella Casa.
Anche qui a Villa Serena naturalmente esistono piani di lavoro e minutaggi da rispettare, ma la linea data dall’organizzazione è quella di seguire le norme con flessibilità, “perché non comandano le regole, ma i bisogni e i desideri delle Persone. Il tempo è per loro”.
La scelta di Syren come banco di prova
Dunque tempo, casa e identità sono parole chiave che sintetizzano dei principi facili da scrivere sulla carta dei servizi, ma difficili da realizzare nella pratica; principi che rischiano anzi di diventare ideali impossibili se le visioni dei professionisti non collimano, se non si lavora costantemente per coltivare un autentico “noi”.
Un buon banco di prova per verificare fino a che punto i valori di un’organizzazione sanno tradursi in azioni, può essere rintracciato proprio nelle modalità in cui viene scelta e introdotta la tecnologia all’interno dei processi di cura.
In questo senso, tra gli investimenti che Villa Serena ha realizzato in termini di innovazione tecnologica, ne esiste uno particolarmente degno di nota: la scelta di introdurre su ogni piano della struttura Syren, un dispositivo che utilizza un flusso d’acqua idro-molecolare, per rendere il momento dell’igiene più piacevole e più sicuro per le Persone.
“Con l’approvazione del Consiglio di Amministrazione abbiamo pensato subito di prendere in prova tre dispositivi, e non solo uno, affinché tutti gli operatori potessero utilizzarlo con tutti i residenti. Volevamo il feedback di tutti e l’impatto maggiore possibile.
Per poter davvero testare qualcosa, devi metterla sotto stress: volevamo poterne cogliere tutte le sfaccettature e avere più informazioni possibili.
Avevamo comunque già molti dati di partenza che ci facevano pensare che avremmo avuto un ritorno positivo su sicurezza e benessere di tutti e abbiamo quindi scelto di canalizzare l’investimento laddove noi vediamo la priorità, ovvero sulla qualità della cura quotidiana”.
A questo lucido ragionamento di Paolo erano infatti precedute una sua esperienza diretta di utilizzo del dispositivo e una riflessione in équipe sui benefici che esso poteva portare dal punto di visita medico-sanitario.
La “scintilla” – come Paolo la definisce – è cioè stata proprio la sensazione che questo particolare flusso d’acqua, sperimentato durante la pausa di un convegno, ha lasciato sulla pelle della sua mano:
“Era piacevole, delicato, sembrava di ricevere un massaggio e mi ha lasciato la pelle molto morbida e profumata a lungo”.
Da lì, il desiderio di portare la stessa sensazione anche alle persone anziane della Casa, previo confronto tecnico con la coordinatrice infermieristica, la quale racconta:
“A questa scintilla iniziale abbiamo fatto seguire un pensiero, prendendo in esame tutto ciò che di meglio potevamo offrire alle Persone.
Abbiamo pensato subito a tutti coloro che manifestavano agitazione durante l’igiene totale e avevano per questo necessità di assumere una terapia ansiolitica. ‘Potremmo togliere una terapia!’, ci siamo detti.
Poi, quando siamo stati formati all’uso del dispositivo e anche grazie al successivo feedback dei medici, abbiamo appreso tutto quello che con Syren si poteva fare per gestire in modo migliore le lesioni da pressione(2).
Insomma, sono stati molti i fattori che ci hanno convinto che eravamo sulla strada giusta”.
Tra questi, infine, va ricordato anche il feedback degli operatori, che hanno espresso soddisfazione non solo perché Syren semplifica le pratiche legate all’igiene, ma anche perché permette di raggiungere parti del corpo difficili da pulire con i metodi tradizionali.
Far sentire la persona pulita in zone come quelle sotto alle unghie, all’interno dell’ombelico o sotto all’addome: è anche questo un modo di aver cura fino in fondo della sua dignità.
Come scegliere una tecnologia in RSA
Così, possiamo comprendere che questa scelta non racconta solo l’adozione di una nuova tecnologia, ma il modo in cui un’organizzazione interpreta il proprio compito di Cura.
Ogni passaggio del processo decisionale riflette infatti la cultura della struttura: l’ascolto di un’intuizione nata da una sensazione piacevole, il pensiero che si dirige subito agli anziani – alle loro sensazioni e alle terapie che si possono far loro risparmiare – il confronto interdisciplinare, la ricerca di evidenze cliniche, il coinvolgimento di tutti gli operatori nella sperimentazione, il coraggio e la prudenza di investire là dove la vita quotidiana delle Persone può realmente essere cambiata in meglio.
Non è un caso che il rimando degli operatori riguardi i dettagli che si possono migliorare e non il tempo che si può risparmiare.
Qui a Villa Serena un dispositivo come Syren non è stato introdotto per ridurre il tempo della cura a una prestazione più efficiente, ma per rendere più confortevole, sicuro e dignitoso uno dei momenti più intimi della vita quotidiana.
È così che scopriamo che “il tempo è per loro” non è solo uno slogan. Ed è così che comprendiamo che il rapporto tra cultura della cura e tecnologia è in realtà biunivoco: se la prima orienta il modo in cui verrà scelta l’innovazione, la seconda, a sua volta, ci aiuta a rendere manifesta questa cultura.
Le organizzazioni sociosanitarie, oggi, non possono più rimandare il confronto con la tecnologia, ma possono ancora scegliere di guardare ad essa come al corpo che si unisce all’anima dell’innovazione; quell’anima umana – la cultura della cura – che è nostro compito di professionisti precisare e non dare mai per scontata, ogni volta che ci venga offerta l’opportunità di renderla visibile.
Note
- L’Associazione è stata fondata nel marzo del 1981 da Fratel Alberto Bosisio, attuale Legale Rappresentante.
- Il flusso infatti ha una micro-pulsazione intermittente che disgrega e rimuove lo sporco, riducendo al contempo la carica batterica transitoria, in modo delicato, senza nessuno sfregamento sulla pelle della persona e facendo in modo che la cute attorno alla lesione si reidrati, prevenendo così il formarsi di nuove lesioni. Per ulteriori approfondimenti sui benefici che Syren permette di raggiungere in termini medico-sanitari si rimanda alla lettura dei seguenti articoli: Migliorare l’igiene delle persone allettate. Una soluzione innovativa alla RSA Leopardi di Parabiago e Prevenire le infezioni nelle RSA: una scelta innovativa alla Residenza Raimondi di Gorla Minore.
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