L’articolo racconta di un miglioramento organizzativo avvenuto nel turno di notte (e non solo) al Paese Ritrovato di Monza (Coop. La Meridiana), grazie a una visione che ha saputo conciliare un uso umano della tecnologia con un ascolto attivo dell’emotività dei professionisti.
Si ringraziano Laura Chirico(infermiera) e Rosa Puleo (coordinatrice assistenziale) per aver condiviso con CURA questa testimonianza.
Come si vive al Paese Ritrovato
Ci troviamo al Paese Ritrovato di Monza, primo villaggio pensato per le persone con Alzheimer in Italia, nato grazie a un sogno della Cooperativa La Meridiana: superare i modelli di cura istituzionali, a prevalente contenuto sanitario, per realizzare un modello di cura realmente centrato sulla Persona.
Come già abbiamo raccontato qui su Rivista Cura, si tratta di una trasformazione che è tutt’oggi in atto, dal momento che non riguarda solo o principalmente gli aspetti fisici e architettonici, ma anche e soprattutto quelli culturali e organizzativi.
I professionisti del Paese quindi, in qualche modo, non si sentono “arrivati”, ma anzi restano sempre attenti a ciò che può essere migliorato affinché nella quotidianità di Cura si incarni il loro principio guida, secondo il quale operatori e persone con demenza sono sullo stesso piano.
La Cura centrata sulla Persona
Si tratta di un principio che impone vera visione orizzontale e flessibilità: qualità molto difficili da sviluppare in ambito sanitario, dove tradizionalmente il malato è sempre stato visto come oggetto della Cura e non invece come soggetto che, insieme al professionista, la co-disegna.
Non solo. Si tratta anche di qualità che richiedono uno sforzo emotivo importante da parte dell’operatore, al quale viene inevitabilmente richiesto di porsi in una dimensione più intima e di ascolto relazionale, per riuscire a incontrare la Persona “là dove lei realmente è” e non dove noi preferiremmo che fosse in base ai bisogni dell’organizzazione.
Di questo ci hanno parlato Laura Chirico e Rosa Puleo, rispettivamente infermiera e coordinatrice assistenziale al Paese, raccontandoci nello specifico di un’area della quotidianità su cui hanno di recente cercato di migliorarsi: l’assistenza durante la notte.
Turno di notte in un luogo di Cura
Si sa che la notte, quando si parla di Cura, è molto spesso un tempo delicato.
Anche al Paese Ritrovato infatti, come accade nelle RSA, il personale in servizio si riduce rispetto al tempo diurno e, parallelamente, si rende necessario un “giro letti” piuttosto frequente, per monitorare le Persone e assicurarsi che abbiano l’aiuto necessario se, per esempio, avessero necessità di alzarsi per andare in bagno.
Per i professionisti, in concreto, questo significa bussare ed entrare più volte nel corso della notte nella camera di una persona, ovvero in quella che oggi è a tutti gli effetti Casa sua.
Significa cioè fare irruzione nella sua privacy, sforzandosi il più possibile di non fare rumore, per evitare di svegliarla qualora invece stia dormendo serenamente.
Si tratta di uno sforzo emotivo molto gravoso da richiedere a professionisti che, come si è detto, investono la propria dimensione più intima nella Cura, e che lavorano costantemente per sentirsi alla pari rispetto alle persone che assistono:
«Mediamente passavamo ogni ora a controllare in ogni camera, anche se chiaramente la frequenza dipendeva sempre dal residente e in particolare dal suo grado di fragilità.
Si doveva sperare di intercettare il momento di bisogno della persona e di riuscire quindi, per esempio, a prevenire eventuali cadute.
In ogni caso capitava spesso di svegliare le persone e doverle quindi rassicurare e spiegare loro che, appunto, stavamo facendo il “giro di controllo”.
Tutto questo non era positivo per loro, ma sicuramente neanche per noi: sprecavamo molto tempo e non vivevamo bene questa modalità organizzativa, per quanto necessaria ai fini dell’assistenza».
Garantire privacy e sonno alle persone assistite
Le professioniste ci descrivono dunque questa modalità assistenziale poco favorevole tanto al rispetto della privacy e della serenità della persona assistita, quanto a quello del tempo e degli sforzi emotivi del professionista.
Una modalità che sono però riuscite a superare grazie al supporto di una particolare tecnologia chiamata Ancelia, soluzione prodotta dall’azienda Teiacare.
Si tratta di un sensore ottico intelligente capace di rilevare i movimenti delle persone quando sono a letto e di trasmettere le informazioni utili in tempo reale direttamente sul tablet di OSS e infermieri:
«Ancelia ci aiuta perché ci permette di avere molte informazioni sulla persona e sui suoi movimenti, senza violare la sua privacy e senza interferire in alcun modo nella sua vita notturna.
Ci aiuta anche perché è altamente personalizzabile: per esempio, vi è la possibilità di vedere la posizione a letto e di inserire allarmi immediati per le persone che sono più a rischio caduta, in modo da sapere subito se stanno cadendo o si stanno alzando dal letto e poter essere tempestivi se serve aiuto.
Inoltre permette anche a noi di comunicare tra professionisti: si può chiedere aiuto a un collega oppure dire “me ne occupo io”.
E ognuno di noi può vedere la schermata di tutti gli appartamenti (1); così, se un professionista nota che c’è un allarme attivo e il collega non è intervenuto, può contattarlo o intervenire al posto suo».
Assistere le persone al risveglio
Si tratta dunque di una soluzione molto utile per liberare tempo prezioso per OSS e infermieri e per migliorare la qualità del lavoro nel turno notturno e non solo.
Gli operatori sociosanitari infatti si affidano ad Ancelia anche per monitorare il momento in cui le persone si alzano al mattino.
Va precisato che al Paese Ritrovato non esiste un orario fisso in cui i residenti si svegliano; non esistono cioè le classiche “alzate”, che in molti luoghi di Cura sono funzionali ad armonizzare le esigenze assistenziali di tutti i residenti con quelle dell’organizzazione del personale.
In coerenza con la filosofia di Cura sopra descritta, infatti, qui le persone si svegliano quando desiderano e i professionisti si sforzano di adattarsi completamente alle loro esigenze:
«Qualcuno è già in piedi alle 7 del mattino, ma tanti altri no.
E quindi anche in questo caso c’era sempre il rischio di disturbarli.
Oggi grazie ad Ancelia riusciamo a sapere in tempo reale quando la persona si sta alzando e a intervenire subito per aiutarla».
Il mattino è anche il momento per verificare le informazioni che Ancelia ha raccolto durante la notte sui movimenti delle persone e sapere così con più certezza se hanno effettivamente dormito.
«Possiamo vedere se la persona di notte è stata sveglia, se per esempio è andata in bagno più volte; e questo ci aiuta a comprendere meglio gli stati d’animo magari più tesi e nervosi o la stanchezza di alcune persone durante il giorno.
Al contempo, quando una persona ci dice che è stata sveglia tutta la notte, possiamo verificare se è davvero così e, nel caso in cui non lo sia, cercare di cogliere il reale e profondo bisogno che si cela dietro questa sua affermazione, mettendo magari in atto risposte che saranno più probabilmente di accudimento piuttosto che sanitarie».
Un passo oltre le etichette
In questo modo la tecnologia diventa un’alleata preziosa anche del processo di abbandono di ogni etichetta verso le persone affette da demenza; processo vivo e vitale nella cultura organizzativa che permea il Paese Ritrovato.
Come ci spiegano chiaramente le professioniste, infatti, qui non esistono persone “nervose” o “aggressive”, perché l’équipe si impegna ad andare sempre alla ricerca di quell’antecedente – come il non aver dormito – che può aver creato nella persona un determinato bisogno e, quindi, uno specifico comportamento.
Ancelia dunque supporta anche in questo senso, liberando ulteriormente residenti e professionisti dal peso delle etichette che imprigionano la Cura.
Ricchezza invisibile
D’altra parte, solo una cultura della Cura fortemente evoluta, fondata sul dialogo aperto, l’ascolto emotivo e la relazione piena tra professionisti e residenti – e tra ruoli direttivi e operativi – può rendere davvero sensato ed efficace nel tempo l’investimento su una tecnologia di questa portata.
Ci ripetiamo spesso che l’unica tecnologia che può davvero funzionare nei luoghi di Cura è quella che sa essere realmente un’alleata delle Persone, senza sostituirle e soprattutto senza limitarsi a efficientare processi in una mera logica di utile razionale.
Al Paese Ritrovato questo concetto finalmente non rimane sulla carta, mostrandosi concretamente in tutto il suo significato.
Gli occhi che hanno scelto questo sensore pressoché invisibile(2) sono gli stessi che sanno vedere ciò che nella Cura, invece, invisibile non deve rimanere: la fatica emotiva dei professionisti che sono in prima linea, ovvero i professionisti stessi.
Non sarà mai infatti la singola tecnologia a innescare le necessarie rivoluzioni nei processi assistenziali, ma sempre il suo incontro con i luoghi di Cura dove il senso d’équipe è forte e radicato a ogni livello, ovvero dove valgono le parole con cui ha concluso l’infermiera Laura Chirico:
«Anche se ognuno di noi ha ben chiari i confini delle competenze di ruolo, abbiamo ancora più chiaro che siamo tutti qui per lo stesso scopo».
Note
(1) Il Paese Ritrovato è composto da 8 appartamenti indipendenti, ognuno con cucina, aree comuni e 8 camere da letto, per un totale di 64 residenti.
(2) È importante precisare che Ancelia non è un dispositivo visibile o “ingombrante” nelle stanze delle persone assistite: si tratta di un sensore ottico intelligente installato in modo discreto sul soffitto, sopra il letto, che non prevede videocamere o microfoni. Il sensore è progettato per rilevare movimenti e comportamenti attraverso algoritmi senza registrare immagini o suoni riconoscibili, tutelando così la privacy delle persone, pur fornendo informazioni utili in tempo reale al personale tramite tablet o app dedicata.
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L’articolo racconta di un miglioramento organizzativo avvenuto nel turno di notte (e non solo) al Paese Ritrovato di Monza (Coop. La Meridiana), grazie a una visione che ha saputo conciliare un uso umano della tecnologia con un ascolto attivo dell’emotività dei professionisti.
Si ringraziano Laura Chirico(infermiera) e Rosa Puleo (coordinatrice assistenziale) per aver condiviso con CURA questa testimonianza.
Come si vive al Paese Ritrovato
Ci troviamo al Paese Ritrovato di Monza, primo villaggio pensato per le persone con Alzheimer in Italia, nato grazie a un sogno della Cooperativa La Meridiana: superare i modelli di cura istituzionali, a prevalente contenuto sanitario, per realizzare un modello di cura realmente centrato sulla Persona.
Come già abbiamo raccontato qui su Rivista Cura, si tratta di una trasformazione che è tutt’oggi in atto, dal momento che non riguarda solo o principalmente gli aspetti fisici e architettonici, ma anche e soprattutto quelli culturali e organizzativi.
I professionisti del Paese quindi, in qualche modo, non si sentono “arrivati”, ma anzi restano sempre attenti a ciò che può essere migliorato affinché nella quotidianità di Cura si incarni il loro principio guida, secondo il quale operatori e persone con demenza sono sullo stesso piano.
La Cura centrata sulla Persona
Si tratta di un principio che impone vera visione orizzontale e flessibilità: qualità molto difficili da sviluppare in ambito sanitario, dove tradizionalmente il malato è sempre stato visto come oggetto della Cura e non invece come soggetto che, insieme al professionista, la co-disegna.
Non solo. Si tratta anche di qualità che richiedono uno sforzo emotivo importante da parte dell’operatore, al quale viene inevitabilmente richiesto di porsi in una dimensione più intima e di ascolto relazionale, per riuscire a incontrare la Persona “là dove lei realmente è” e non dove noi preferiremmo che fosse in base ai bisogni dell’organizzazione.
Di questo ci hanno parlato Laura Chirico e Rosa Puleo, rispettivamente infermiera e coordinatrice assistenziale al Paese, raccontandoci nello specifico di un’area della quotidianità su cui hanno di recente cercato di migliorarsi: l’assistenza durante la notte.
Turno di notte in un luogo di Cura
Si sa che la notte, quando si parla di Cura, è molto spesso un tempo delicato.
Anche al Paese Ritrovato infatti, come accade nelle RSA, il personale in servizio si riduce rispetto al tempo diurno e, parallelamente, si rende necessario un “giro letti” piuttosto frequente, per monitorare le Persone e assicurarsi che abbiano l’aiuto necessario se, per esempio, avessero necessità di alzarsi per andare in bagno.
Per i professionisti, in concreto, questo significa bussare ed entrare più volte nel corso della notte nella camera di una persona, ovvero in quella che oggi è a tutti gli effetti Casa sua.
Significa cioè fare irruzione nella sua privacy, sforzandosi il più possibile di non fare rumore, per evitare di svegliarla qualora invece stia dormendo serenamente.
Si tratta di uno sforzo emotivo molto gravoso da richiedere a professionisti che, come si è detto, investono la propria dimensione più intima nella Cura, e che lavorano costantemente per sentirsi alla pari rispetto alle persone che assistono:
«Mediamente passavamo ogni ora a controllare in ogni camera, anche se chiaramente la frequenza dipendeva sempre dal residente e in particolare dal suo grado di fragilità.
Si doveva sperare di intercettare il momento di bisogno della persona e di riuscire quindi, per esempio, a prevenire eventuali cadute.
In ogni caso capitava spesso di svegliare le persone e doverle quindi rassicurare e spiegare loro che, appunto, stavamo facendo il “giro di controllo”.
Tutto questo non era positivo per loro, ma sicuramente neanche per noi: sprecavamo molto tempo e non vivevamo bene questa modalità organizzativa, per quanto necessaria ai fini dell’assistenza».
Garantire privacy e sonno alle persone assistite
Le professioniste ci descrivono dunque questa modalità assistenziale poco favorevole tanto al rispetto della privacy e della serenità della persona assistita, quanto a quello del tempo e degli sforzi emotivi del professionista.
Una modalità che sono però riuscite a superare grazie al supporto di una particolare tecnologia chiamata Ancelia, soluzione prodotta dall’azienda Teiacare.
Si tratta di un sensore ottico intelligente capace di rilevare i movimenti delle persone quando sono a letto e di trasmettere le informazioni utili in tempo reale direttamente sul tablet di OSS e infermieri:
«Ancelia ci aiuta perché ci permette di avere molte informazioni sulla persona e sui suoi movimenti, senza violare la sua privacy e senza interferire in alcun modo nella sua vita notturna.
Ci aiuta anche perché è altamente personalizzabile: per esempio, vi è la possibilità di vedere la posizione a letto e di inserire allarmi immediati per le persone che sono più a rischio caduta, in modo da sapere subito se stanno cadendo o si stanno alzando dal letto e poter essere tempestivi se serve aiuto.
Inoltre permette anche a noi di comunicare tra professionisti: si può chiedere aiuto a un collega oppure dire “me ne occupo io”.
E ognuno di noi può vedere la schermata di tutti gli appartamenti (1); così, se un professionista nota che c’è un allarme attivo e il collega non è intervenuto, può contattarlo o intervenire al posto suo».
Assistere le persone al risveglio
Si tratta dunque di una soluzione molto utile per liberare tempo prezioso per OSS e infermieri e per migliorare la qualità del lavoro nel turno notturno e non solo.
Gli operatori sociosanitari infatti si affidano ad Ancelia anche per monitorare il momento in cui le persone si alzano al mattino.
Va precisato che al Paese Ritrovato non esiste un orario fisso in cui i residenti si svegliano; non esistono cioè le classiche “alzate”, che in molti luoghi di Cura sono funzionali ad armonizzare le esigenze assistenziali di tutti i residenti con quelle dell’organizzazione del personale.
In coerenza con la filosofia di Cura sopra descritta, infatti, qui le persone si svegliano quando desiderano e i professionisti si sforzano di adattarsi completamente alle loro esigenze:
«Qualcuno è già in piedi alle 7 del mattino, ma tanti altri no.
E quindi anche in questo caso c’era sempre il rischio di disturbarli.
Oggi grazie ad Ancelia riusciamo a sapere in tempo reale quando la persona si sta alzando e a intervenire subito per aiutarla».
Il mattino è anche il momento per verificare le informazioni che Ancelia ha raccolto durante la notte sui movimenti delle persone e sapere così con più certezza se hanno effettivamente dormito.
«Possiamo vedere se la persona di notte è stata sveglia, se per esempio è andata in bagno più volte; e questo ci aiuta a comprendere meglio gli stati d’animo magari più tesi e nervosi o la stanchezza di alcune persone durante il giorno.
Al contempo, quando una persona ci dice che è stata sveglia tutta la notte, possiamo verificare se è davvero così e, nel caso in cui non lo sia, cercare di cogliere il reale e profondo bisogno che si cela dietro questa sua affermazione, mettendo magari in atto risposte che saranno più probabilmente di accudimento piuttosto che sanitarie».
Un passo oltre le etichette
In questo modo la tecnologia diventa un’alleata preziosa anche del processo di abbandono di ogni etichetta verso le persone affette da demenza; processo vivo e vitale nella cultura organizzativa che permea il Paese Ritrovato.
Come ci spiegano chiaramente le professioniste, infatti, qui non esistono persone “nervose” o “aggressive”, perché l’équipe si impegna ad andare sempre alla ricerca di quell’antecedente – come il non aver dormito – che può aver creato nella persona un determinato bisogno e, quindi, uno specifico comportamento.
Ancelia dunque supporta anche in questo senso, liberando ulteriormente residenti e professionisti dal peso delle etichette che imprigionano la Cura.
Ricchezza invisibile
D’altra parte, solo una cultura della Cura fortemente evoluta, fondata sul dialogo aperto, l’ascolto emotivo e la relazione piena tra professionisti e residenti – e tra ruoli direttivi e operativi – può rendere davvero sensato ed efficace nel tempo l’investimento su una tecnologia di questa portata.
Ci ripetiamo spesso che l’unica tecnologia che può davvero funzionare nei luoghi di Cura è quella che sa essere realmente un’alleata delle Persone, senza sostituirle e soprattutto senza limitarsi a efficientare processi in una mera logica di utile razionale.
Al Paese Ritrovato questo concetto finalmente non rimane sulla carta, mostrandosi concretamente in tutto il suo significato.
Gli occhi che hanno scelto questo sensore pressoché invisibile(2) sono gli stessi che sanno vedere ciò che nella Cura, invece, invisibile non deve rimanere: la fatica emotiva dei professionisti che sono in prima linea, ovvero i professionisti stessi.
Non sarà mai infatti la singola tecnologia a innescare le necessarie rivoluzioni nei processi assistenziali, ma sempre il suo incontro con i luoghi di Cura dove il senso d’équipe è forte e radicato a ogni livello, ovvero dove valgono le parole con cui ha concluso l’infermiera Laura Chirico:
«Anche se ognuno di noi ha ben chiari i confini delle competenze di ruolo, abbiamo ancora più chiaro che siamo tutti qui per lo stesso scopo».
Note
(1) Il Paese Ritrovato è composto da 8 appartamenti indipendenti, ognuno con cucina, aree comuni e 8 camere da letto, per un totale di 64 residenti.
(2) È importante precisare che Ancelia non è un dispositivo visibile o “ingombrante” nelle stanze delle persone assistite: si tratta di un sensore ottico intelligente installato in modo discreto sul soffitto, sopra il letto, che non prevede videocamere o microfoni. Il sensore è progettato per rilevare movimenti e comportamenti attraverso algoritmi senza registrare immagini o suoni riconoscibili, tutelando così la privacy delle persone, pur fornendo informazioni utili in tempo reale al personale tramite tablet o app dedicata.
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