L’ambiente in cui si trova un anziano con demenza rappresenta tutto il suo mondo, ecco perché è importante adattarlo “su misura”. Parola di Terapista Occupazionale

A cura di Francesca Grazia Fedele (Terapista Occupazionale)

Quanto è importante l’ambiente per la cura della persona con demenza? Si potrebbe rispondere semplicemente “molto”, “tanto” oppure “è fondamentale”, ma il vero significato celato dietro queste parole è molto più profondo e dettagliato perché sostenuto da studi ed esperienza.


Nel trattamento della demenza l’elemento “ambiente” (insieme a “persona” e “attività’”), ricopre il ruolo di rappresentante del mondo circostante, ovvero tutto ciò che l’anziano è in grado di vedere, sentire, percepire e toccare. È noto come l’anziano con demenza possa manifestare dispercezioni che, già in partenza, potrebbero influire negativamente sul rapporto che il paziente instaura con l’ambiente.

Per tale motivo, costruire un “mondo su misura” permetterebbe una migliore interazione, un maggiore orientamento nello spazio/tempo, una ricezione e comprensione degli stimoli facilitata ed infine, il riconoscimento di un ambiente familiare che trasmetta fiducia e serenità.

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Ma come costruire un ambiente che abbia tutte queste caratteristiche?

Gli spazi utilizzati dagli anziani (soprattutto in RSA, CRA, nuclei Alzheimer e Ospedali privati con reparti dedicati) devono innanzitutto:

Essere sicuri e privi di barriere architettoniche. Questo permetterà alla persona di essere libera di muoversi riducendo il rischio di caduta (anche se, purtroppo, in alcuni pazienti questo pericolo resta per motivi principalmente clinici), e impedendo tentativi di fuga mediante il camuffamento di porte ed uscite verso l’esterno.

Rendere l’ambiente il più possibile simile alla propria “CASA”.

Questo vuol dire renderlo familiare e semplice da esplorare. Questo ha lo scopo di ridurre i disturbi comportamentali dei pazienti permettendo loro di sentirsi in un luogo sicuro e conosciuto e contrastando, allo stesso tempo, il bisogno di evadere.


Pensando al concetto di “casa” nello specifico, è bene evidenziare tutti gli elementi che contribuiscono ad un risultato ottimale e tra questi si segnalano:

  • Il colore dei muri che deve risultare soft, garantendo un benessere visivo e psicologico. Solitamente si prediligono tonalità chiare e non aggressive (giallino, verde chiaro, color pesca, color carta da zucchero).
  • La presenza di un arredamento lineare ma che ricordi la propria casa (mobili, tavoli, sedie, poltrone, tende).
  • La presenza di luoghi comuni dove poter scambiare chiacchiere con gli altri residenti o con gli operatori stessi, guardare la tv, dedicarsi a passioni o passatempi da soli o in compagnia. Un esempio può essere la presenza di salottini o spazi dedicati.
  • La differenziazione tra gli spazi usufruibili dall’anziano, dunque la separazione della zona notte dalla zona giorno e, allo stesso tempo, la distinzione del momento dei pasti dai momenti dedicati alle attività attraverso l’impiego di sale diverse, così da accompagnare e inserire l’anziano fragile in un contesto che richiede obiettivi diversi in base alla fascia oraria del giorno.
  • La personalizzazione degli spazi propri. Ne sono un esempio la camera da letto e il bagno, caratterizzati dalla presenza di oggetti che rendano l’ambiente familiare. Generalmente questi includono: foto ricordo o soprammobili importanti per la persona, un beauty con i propri prodotti per la routine di igiene mattutina e altri in base anche alle esigenze della persona stessa. Tale motivo giustifica la richiesta di effetti personali e oggetti di rilevante importanza per la persona, effettuata di solito dal Terapista Occupazionale alla famiglia.

Essere ricchi di stimoli.

Gli studi rivelano quanto sia importante mantenere la mente in continuo allenamento, sia per quanto riguarda la stimolazione cognitiva che per le attività di vita quotidiana.

Anche l’esperienza lavorativa dà il proprio contributo e aiuta il professionista a carpire elementi non legati propriamente alla patologia quanto alla sfera più emotiva e intima della persona, dando spazio al vissuto, alle repulsioni, ai desideri e ai ricordi della stessa. Tutti questi elementi conducono le persone ad esprimersi in attività a loro più vicine e note, anche in questo l’ambiente assume quindi un ruolo indispensabile affinché possa fornire gli stimoli richiesti o necessari per la persona con l’obiettivo di sviluppare e raggiungere uno stato di benessere psico-fisico.

Risulta quindi interessante ideare e sviluppare angoli dedicati ad attività specifiche, forniti dell’occorrente necessario per il tipo di attività trattata. Le attività più gettonate di solito risultano essere: piegare i panni, lavorare a maglia/cucire, radere la barba con lametta o rasoio elettrico in base alle abilità residue del paziente (attività svolta in bagno con predisposizione del setting), stirare, giocare a carte, leggere il giornale o riviste di ogni tipo, stendere i panni, attività di cucina in piccolo gruppo.

A queste si affiancano anche attività e compiti più specifici e meno comuni in base al carattere della persona, alla motivazione e al grado della demenza stessa.

Per garantire la presenza di ambienti consoni e completi, ai soliti spazi chiusi si aggiungono i cosiddetti “spazi aperti”, ovvero giardini e terrazze: vi sono prove crescenti del fatto che le attività all’aria aperta come, ad esempio, il giardinaggio forniscano sostanziali benefici per la salute umana. Tra gli aspetti positivi difatti emerge la riduzione della depressione e dell’ansia, la promozione del ritmo sonno-veglia, il miglioramento della qualità della vita e del senso di comunità. Il contatto con la natura favorisce inoltre l’assunzione di vitamina D attraverso l’esposizione al sole.

Altri elementi facenti parte del contesto “ambiente” sono i compensi per la compromissione dell’orientamento spazio/tempo: l’uso di calendari o lavagne che ritraggano giorno/mese/anno, con la possibilità di aggiungere anche il meteo e l’ora attraverso l’utilizzo dell’orologio e il nome della città in cui si vive, aiutano la persona a orientarsi nel tempo e nello spazio.

Accade spesso di dover gestire disturbi comportamentali legati a momenti di smarrimento e confusione, reindirizzare la persona verso dati certi (come tempo e spazio) garantirà rassicurazione nella stessa, permettendo allo stesso tempo la riduzione dei disturbi manifestati in merito.


Lo stesso senso di disorientamento può manifestarsi nei confronti di luoghi specifici come la propria camera, il bagno o semplicemente la sala da pranzo. Anche in questo caso un ambiente caratterizzato da cartelli, disegni, diciture e riconoscimenti (come la propria foto o il proprio nome sulla porta della camera) possono agevolare gli spostamenti dell’anziano con demenza limitando l’impressione di vagare senza scopo e senza meta.


In conclusione, si può affermare come un intervento sullo spazio fisico, mirato alla creazione di un ambiente protesico attento, pronto ad accogliere e facilitare la vita delle persone con demenza, sia rilevante per condurre al meglio un intervento di Terapia Occupazionale che vede Persona, Ambiente e Attività come tre elementi necessari, reciproci e indissolubili.


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