di Elisa Canestrari

L’esperienza del Centro Diurno Margherita Alzheimer al tempo del CORONAVIRUS

Covid-19 entra nelle nostre vite, inaspettato, ci fa paura dapprima l’incertezza, poi la sua violenza. Anche le porte del Centro Diurno Margherita improvvisamente si sono chiuse. La persona con demenza in questa circostanza diventa ancora più fragile, la rete di sostegno viene meno ed il disorientamento più potente; vengono a mancare dei punti di riferimento, delle piccole ma importanti azioni quotidiane. Sappiamo quanto le abitudini, la routine giornaliera, siano importanti per i nostri anziani (con demenza e non) ed il carico del caregiver familiare diventa ancora più gravoso. I BPSD possono accentuarsi. 

Dallo shock iniziale al moto creativo! Proprio questo momento, così difficile, ci ha spinte a non lasciare la presa e ci permette oggi di raccontare questa storia interessante. In un momento in cui dobbiamo stare fisicamente lontani gli uni dagli altri, la scelta di noi operatrici è stata fin da subito sempre e comunque quella di esserci, di continuare ad accompagnare i nostri anziani, supportare le famiglie e pensare ad una modalità alternativa per stare insieme. Ed ecco l’idea: utilizziamo lo smartphone, l’indispensabile strumento della nostra quotidianità, e contattiamoci su WhatsApp!Nasce così il progetto Accorciamo le distanze, che dà anche il nome al grande gruppo WhatsApp dove 11 operatori e 60 familiari sono molto più che connessi.

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Scopriamo così un nuovo modo di stare insieme, di sfiorarci in una dimensione che non è di certo quella abituale. Le parole digitate da una familiare risuonano nel gruppo: “Con questa chat ci si sente meno soli, collegare tutti è stata una grande cosa, stiamo insieme per davvero e le distanze si accorciano…”. Dal lunedì al venerdì, virtualmente, noi entriamo nelle loro case e loro nelle nostre: agli scambi spontanei che avvengono, noi operatrici alterniamo i nostri professionali e personali contributi con audio-video-immagini, una sorta di continuità terapeutica-educativa tradotta in piccole pillole creative fatte di suggerimenti, consigli, inviti e pensieri donati. Sin dai primi giorni le risposte sono state positive, di una significativa partecipazione. È nata un’intesa, che in realtà c’era già e non si è così interrotta. 

I familiari, coinvolgendo i loro cari ci inviano video/audio o anche “solo” digitando qualche reazione ai nostri stimoli, rendono il gruppo frizzante e coinvolgente. Si vive la dimensione dell’appartenenza, e ci si sente così parte di una grande unità, più vicini anche fra gli stessi familiari. Tanti gli stimoli inviati fino ad ora, inviti creati su misura: sono coinvolti i sensi, le riflessioni su grandi temi ma anche rubriche creative che riguardano l’arte, il benessere, il movimento, la musica e tanto altro; gli ingredienti che le operatrici mescolano al fine di creare il loro stimolo personale da inviare sono vari, essenziale la fantasia, la professionalità e la capacità di coinvolgere. Chi l’avrebbe detto che in questo periodo, pur essendo così lontani, ci saremmo addirittura conosciuti meglio? Lo sappiamo bene, la fisicità, il con-tatto nel nostro lavoro non può essere sostituito, ma accorciare, in qualche modo, le distanze ci ha aiutato molto. Questo progetto ci offre una grande opportunità: collegarci e prenderci per mano … sarà un po’ come non esserci mai lasciati.

About the Author: Cinzia Siviero

Formatrice Validation® certificata – Responsabile di AGAPE AVO organizzazione Validation® autorizzata. Contribuisce alla rivista CURA, come consulente editoriale.

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