di Maria Silvia Falconi, Luca Lodi, Valentina Molteni, Orlando Prete. Editrice Dapero, 2017.

La Terapia dei Viaggiatori, una terapia virtuale e non farmacologica, in questi anni sta prendendo un più ampio respiro. Il poter conoscere e comprendere cosa si celi dietro a quello che può apparire un semplice viaggio virtuale può aiutarci a ripensare in modo altro sia l’assistenza che il proprio modo di vivere la RSA.

La Terapia dei Viaggiatori è una delle tante risposte che il singolo operatore o la RSA può dare alle difficoltà assistenziali che vive quotidianamente, ora più che mai esacerbate, post-lockdown. Virtualmente, e con un approccio personalizzato, può aiutare ad accompagnare la persona anziana affetta da demenza verso casa, quando lo chiede.

Da Viaggiatori controcorrente alcune delucidazioni e suggerimenti per la terapia virtuale di uno degli autori: Luca Lodi.

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Viaggiare significa…

Viaggio [viàg-gio] s. m.

  • 1. Trasferimento da un luogo a un altro, effettuato con uno o più mezzi di trasporto: un v. di una settimana, di poche ore; v. turistico; intraprendere un lungo v.; essere in v. per le Antille; v. interplanetari; agenzia di viaggi; borsa da v.
  • 2. Giro attraverso luoghi o paesi diversi dal proprio, con soste e permanenze più o meno lunghe, allo scopo di conoscere, istruirsi, sviluppare o consolidare rapporti, divertirsi: v. d’esplorazione, di studio, d’affari; v. di piacere; v. di nozze.

L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso

Anne Carson

Per parlare del viaggio siamo ricorsi alla definizione generica e a uno dei numerosi aforismi su questo argomento. La prima ci dona un’impersonale visione, mentre la seconda amplia gli orizzonti, arrivando a connotare tale esperienza come un cambiamento a livello personale, che tende a un mutamento profondo del proprio essere. Dove guardare dunque? All’azione fisica legata al movimento o all’azione che tende al cambiamento intimo?

Possiamo affermare che il viaggio è insito nella progettualità umana. Esso ha diverse connotazioni a seconda della motivazione, della storia di vita della persona e degli stimoli posti nello spazio temporale del viaggio stesso. Stimoli che incidono sulla sfera sensoriale e su quella sociale, e che sono legati allo stato d’animo dei viaggiatori. Nella nostra esperienza abbiamo notato che il viaggio richiama diverse motivazioni, che possono cambiare da individuo a individuo. Pertanto possiamo dire che il concetto di viaggio ha una connotazione soggettiva.

Un sondaggio somministrato a persone anziane – con campione randomizzato – ha confermato quanto descritto a livello teorico. Sono state intervistate persone di entrambi i generi, di diversa estrazione sociale e di diversa provenienza.

Alla domanda «se dico “treno”, cosa le viene in mente?» le risposte sono state variegate e con sfumature inaspettate. In molti hanno ricondotto il treno alla semplice definizione di mezzo di trasporto.

Tra questi alcuni hanno ampliato in modo soggettivo la definizione: «è un mezzo di trasporto in più»; «era l’unico mezzo di trasporto»; «è stato molto utile»; «qualche volta lo usavo»; «era l’unico mezzo per lunghi tra- gitti». Altre definizioni non hanno solo connotato il treno come mezzo di trasporto, ma hanno anche legato il concetto ad alcune emozioni: «mi manca il treno»; «è una roba passeggera che ti porta via»; «sono salita sul treno ma avevo paura perché andava nelle gallerie ed era buio». Infine il concetto è stato anche ricondotto da alcune persone a ricordi specifici: «lo usavo per tornare in Veneto»; «nel periodo militare mi era molto utile»; «lo usavo per andare a trovare i parenti».

Il viaggio come terapia: movimento, emozione e ricordo

Movimento, emozione e ricordo sono le keywords di questa particolare terapia. Le stesse si associano al viaggio. Se la prima keyword può essere vissuta individualmente, le altre due si devono accompagnare a un’ulteriore parola: condivisione. Tanto le emozioni quanto i ricordi hanno una spinta forte che chiede di «uscire», di essere sfogata.

Se è vero che emozioni e ricordi possono essere vissuti interiormente, è altrettanto vero che se questi si possono espletare, raccontare e dichiarare, possono allora essere connotati in un modo diverso, in un modo più «pieno».

Un anziano ha definito il treno uno strumento utile in quanto risolve i problemi della gente. Alla luce di quanto andremo a descrivere, questa affermazione può essere considerata lungimirante. Vogliamo aggiungere noi una definizione in più. Ogni volta che sentiamo il termine «treno» ci vengono in mente fatica, équipe e metodologia, ma soprattutto sorrisi, benessere e condivisione.

Le persone che utilizzano questa terapia innovativa prendono parte a un percorso che permette loro di superare i disturbi comportamentali, di lasciarsi alle spalle frustrazioni e delusioni, di raggiungere una migliore qualità di vita. Siamo diretti alla stazione più impor- tante per le persone anziane a noi affidate; le possiamo riportare a casa. La casa dei lori affetti, delle loro emozioni e del loro ricordo.

La teoria dei sistemi motivazionali

Per meglio comprendere e per evitare di lasciarci trasportare dalle emozioni e da un visione puramente soggettiva o esperienziale sondiamo ora la teoria dei sistemi motivazionali.

I sistemi motivazionali a base innata teorizzati da Panksepp ci offrono un’interessante chia- ve di lettura, su base neurobiologica, del significato evolutivo del viaggio per l’essere umano.

Il sistema esploratorio

La dimensione dell’esplorazione – detta anche «sistema della ricerca» – è alla base di quei comportamenti che da sempre hanno contribuito all’evoluzione della specie grazie alla spinta a esplorare l’ambiente circostante alla ricerca di condizioni favorevoli alla soddisfazione di bisogni primari (tra cui, per esempio cibo, sicurezza, ecc.).

Giovanni Liotti e Fabio Monticelli scrivono infatti che:

il livello di base dell’architettura motivazionale è connesso all’attività di reti neuronali localizzate nel cosiddetto cervello rettiliano. Questo livello […] è costituito anzitutto da sistemi che controllano i comportamenti e le funzioni fisiologiche necessari al mantenimento dell’omeostasi corporea. Insieme a questi sistemi fisiologici, compongono il livello di base dell’architettura motivazionale altri sistemi finalizzati a: […]esplorare l’ambiente circostante.

Giovanni Liotti e Fabio Monticelli

Il sistema della ricerca, esploratorio è sempre attivo in noi, è necessario ai fini dell’adattamento, soprattutto quando le circostanze cambiano. Proviamo a pensare a una persona anziana che deve lasciare la propria casa per andare a vivere in una struttura. Più questa persona avrà la possibilità di muoversi nel nuovo ambiente, di interagire con le persone, di crearsi nuovi riferimenti, e più sarà facilitata nel trovare un nuovo equilibrio.

Esplorare non significa però solo soddisfare bisogni primari. Secondo quanto scrive Giovanni Liotti in La dimensione interpersonale della coscienza, sappiamo infatti che:

nella coscienza di ordine superiore, i sentimenti epistemici di curiosità, stupore, sorpresa, meraviglia e godimento della bellezza si rivestono di un tono affettivo di vitalità o energia mentale che dipende dall’attività dell’antico sistema esploratorio rettiliano. Al contrario, l’inibizione dell’attività tonica del sistema esploratorio si riflette nell’esperienza soggettiva della noia, della devitalizzazione e dell’apatia.

Giovanni Liotti

A livello soggettivo, quindi, l’attività del sistema esploratorio si associa a un’esperienza di vitalità e di energia. Al contrario l’inibizione del sistema esploratorio si riflette in noia e apatia. Pensiamo a persone anziane che trascorrono la maggior parte della giornata in carrozzina, sempre nello stesso luogo e con gli stessi stimoli: la loro possibilità esploratoria inevitabilmente risulterà fortemente limitata e appiattita.

Anche il decadimento cognitivo porta a una riduzione dell’iniziativa esploratoria e a un progressivo restringimento delle possibilità di fare esperienze diverse (sempre gli stessi luoghi, le stesse persone, le stesse attività). Eppure, essendo questa propensione all’esplorazione e alla conoscenza fortemente radicata nella biologia dell’essere umano, non possiamo ritenerla meno importante di qualsiasi bisogno primario e dobbiamo quindi considerarla un obiettivo imprescindibile nella cura della persona, in qualsiasi situazione di malattia e di limite si trovi.

Ecco quindi svelate le grandi opportunità che la dimensione del viaggio come terapia offre in un contesto di cura che necessariamente deve fare i conti con i limiti dello spazio, della possibilità di muoversi, di incontrare nuovi stimoli.

La Terapia dei Viaggiatori supera i limiti legati alla mobilità, aprendo a nuove possibilità esperienziali. Va detto che sebbene come esseri umani condividiamo questa spinta motivazionale all’esplorazione, non siamo però tutti uguali. C’è chi per sua natura e per storia di vita è più curioso e ricerca costantemente nuovi stimoli, così come c’è chi invece preferisce mantenere una certa stabilità e non gradisce veder variare la propria condizione.

Il viaggio come pretesto per la terapia virtuale

Il viaggio è lo stimolo e il pretesto; pertanto gioca una parte fondamentale nella terapia virtuale. Analizzato in questo contesto pone due esigenze primarie: deve essere credibile e calibrato in base alle aspettative e alla storia di vita della persona anziana.

Per «viaggio» si intende un filmato generalmente registrato da un finestrino di un mezzo di trasporto convenzionale. La Terapia dei Viaggiatori nasce legata al concetto di treno virtuale, pertanto le prime esperienze mostravano filmati con stazioni ferroviarie, passeggeri e paesaggi rivelati da un finestrino ampio.

La visione laterale pone i viaggiatori in una posizione di inerzia. I comandi di guida non sono nelle vicinanze e se ci sono vengono minimizzati in modo da non stimolare all’azione, ma da favorire piuttosto il rilassamento.

La credibilità di cui si è detto consiste nella buona qualità del filmato e nell’assenza di dialoghi nella registrazione (pur mantenendo i rumori di sottofondo). I dialoghi impressi nel filmato, infatti, distolgono e sono quindi fonte di distrazione; inoltre sentire voci e non vedere chi conversa può rappresentare una fonte di confusione. Al contrario i rumori di sottofondo aiutano a rendere veritiera la realtà proposta, in quanto sono coerenti con essa, e dunque sono attesi e contestualizzati.

Altre peculiarità importanti si ritrovano nell’inizio e nel termine del viaggio. Essi devono essere caratterizzati da una situazione di staticità. Non si prende (e non si scende da) un mezzo in corsa. Questo è infatti un elemento che aiuta a rendere veritiero il percorso e che lo definisce in modo chiaro e realistico. Pertanto è bene evitare di utilizzare un filmato di un treno che parte in corsa e che inter- rompe la visione mentre il mezzo corre ancora sui binari. La credibilità è appunto necessaria per rendere veritiera la realtà virtuale.

Per calibrare un viaggio bisogna avere una possibilità di scelta. Ottimale è avere un menù di percorsi. Il viaggio è scelto in base al panorama (o alla tratta di percorrenza) e in base alla durata. Per esempio è più facile che una signora di origini siciliane sia invogliata a intraprendere una tratta dove si vede il mare. Inoltre, se conosciamo la sua storia di vita attuale e sappiamo che dopo una ventina di minuti inizia a spazientirsi, capiamo anche che il suo viaggio dovrà essere di breve durata.

Questo è un semplice esempio dove traspare l’importanza di personalizzare lo stimolo primario (ovvero il filmato del viaggio). Alcune tratte non hanno nulla di bello a livello paesaggistico, ma attraversano i paesi conosciuti dalle persone anziane che coinvolgiamo. Paesaggio, elementi noti e durata aiutano a calibrare su misura quel viaggio per quella persona anziana.

Generalmente un viaggio dura al massimo quaranta minuti; se in questo tempo non si è raggiunto il nostro obiettivo, difficilmente riusciremo andando oltre. Ma è sufficiente il contesto virtuale, unito a un viaggio credibile e calibrato, per arrivare al benessere della persona anziana? Naturalmente siamo convinti che essi rappresentino la base, ma che il valore aggiunto sia contenuto in altro.

Da «Terapia del Viaggio» a «Terapia dei Viaggiatori»?

Si è sottolineata l’importanza dello stimolo primario: il viaggio. Chi si avvicina a questa terapia innovativa infatti tende a connotarla come «Terapia del Viaggio». Grazie alla promozione e alla divulgazione del dottor Ivo Cilesi, in alcune residenze per persone anziane si sono sviluppate sperimentazioni significative, che hanno fatto te- soro delle pregresse esperienze di altre strutture per anziani. Ogni progetto ha messo in evidenza alcune lacune o alcune potenzialità, che sono state modificate per rendere il contesto virtuale più performante.

La differenza strutturale dai primi treni a quelli odierni è significativa. Le ultime installazioni realizzate sono infatti molto veritiere e «trasportano» con facilità la persona anziana in un al- tro ambiente. Tale processo ha toccato anche la realtà della Casa di Riposo San Gaetano, portando innovazioni e ampliando la concezione di benessere connessa a questa terapia. Andiamo ad approfondire come il focus del benessere non sia rappresentato tanto dallo stimolo del video, quanto piuttosto dal caregiver formato.

Il caregiver compagno di viaggio

Terapia dei viaggiatori. Anziana signora aspetta il suo caregiver, compagno di viaggio virtuale
Terapia dei viaggiatori. Aspettando il compagno di viaggio

Il compagno di viaggio è infatti quella persona con cui posso condividere le mie sensazioni, che è lì per me e che sa anche tacere lasciando spazio ai miei pensieri. Se la cerco con lo sguardo mi sorride e guardandomi negli occhi mi chiede come sto. Quest’ultime potrebbero essere le parole di una persona anziana nel descrivere chi ogni giorno gli siede accanto in un viaggio verso il suo benessere, il suo stare bene.

La differenza di una terapia con o senza operatore è importante. Il compagno di viaggio affianca la persona anziana nel vivere e nel decodificare gli stimoli sensoriali. Gestisce i tempi degli interventi, avendo chiaro l’obiettivo terapeutico. Pondera con il giusto ritmo la relazione e la rassicurazione, la quale può avvenire anche attraverso il contatto fisico.

La relazione può essere intesa come esplorazione e rappresenta una scelta. L’informarsi sulla tratta o rispetto alla storia di vita del compagno di viaggio, risponde in modo lineare alla spinta motivazionale. Il silenzio trova nuova accezione, la parola diviene ricordo e il sorriso è condivisione.

Una persona anziana affetta da demenza che venga lasciata sola in un contesto virtuale – per quanto questo possa essere credibile e calibrato – non potrà raggiungere un livello di benessere uguale a quello che può ottenere con la presenza – e grazie alla relazione che ne deriva – del caregiver formato. Pertanto riteniamo doveroso dare una nuova dizione, connotando questa terapia come «Terapia dei Viaggiatori».

Le slide del webinar “Terapia dei Viaggiatori”

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