Un esempio storico di collaborazione istituzionale e sussidiarietà; raccontiamo i primi e coraggiosi interventi dei Comuni degli anni settanta nel settore socio assistenziale e non solo: la stagione dei Consorzi nella storia della Bisiacaria, il loro essere innovativi e l’attualità di valori e metodologie. Intervista a più voci. A cura di Franco Iurlaro

La Bisiacaria (da Wikipedia) è la denominazione attribuita ad una zona geografico-linguistica posta nella parte meridionale della provincia di Gorizia, inclusa in un immaginario triangolo avente per lati il golfo di Panzano, il fiume Isonzo dalla foce a Sagrado e il limite occidentale dell’Altopiano Carsico.  Il bisiaco è un anche dialetto, i cui caratteri ne fanno una parlata veneta di fisionomia particolare, conservata per secoli nonostante gli intensi scambi linguistici-culturali.

Consorzi Bisiacaria

Figura 1 – Mappa della Bisiacaria

 

Intervista ad Antonia Barillari

Iniziamo parlando della stagione dei Consorzi nell’intervista ad Antonia Barillari, già segretario consortile e comunale, oggi socia dell’Associazione Culturale Bisiaca.

WITA

Antonia, in un tuo recente intervento ad una serata a Ronchi dei Legionari, presso il Consorzio Culturale Monfalcone, hai portato un tuo contributo su quella che hai definito “La stagione febbrile dei Consorzi, tra il 1965 e il 1980”, come momento in cui la Bisiacaria intesse il suo futuro. Quale era lo scenario?

Dopo il tumultuoso sviluppo economico degli anni 60, il paese attua il progressivo riconoscimento di diritti, in particolare alle persone più fragili, e avvia la realizzazione di una rete di servizi in tutti i settori: economico, di governo delle città, educativi, culturali, sociali, anche con l’innovazione normativa descritta nella tabella. I Comuni diventano protagonisti del cambiamento.

 

Consorzi Bisiacaria

Tabella 1 – Principali normative nazionali in ambito sociale, sanitario e scolastico degli anni settanta, in un processo di modernizzazione sociale e culturale del Paese

 

All’epoca sette Comuni della Bisiacaria stabiliscono di realizzare insieme una rete di servizi (in ordine alfabetico): Fogliano – Redipuglia, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Staranzano, Turriaco. Il comune di Sagrado aderirà solo negli anni ‘80 mentre di alcuni Consorzi entra a far parte anche il Comune di Doberdò del Lago (bilingue italiano – sloveno), sito su un adiacente altipiano. Non si tratta di un processo generalizzato, è reso possibile nella Bisiacaria dalla presenza di alcuni fattori:

  • Quello demografico: un territorio ristretto con comuni piccoli e medi
  • Quello sociale: l’omogeneità della popolazione, composta prevalentemente da maestranze operaie del Cantiere navale e del suo indotto, fortemente sindacalizzate
  • Quello culturale: una forte omogeneità culturale con una parlata dialettale e una letteratura specifica
  • Unico strumento giuridico allora disponibile e attuabile è la realizzazione di un Consorzio di Comuni con autonoma struttura e bilancio proprio.

Nell’arco temporale 1965 – 1980 si costituiscono e avviano l’attività otto Consorzi, attraverso un intenso e vivacissimo dialogo tra le forze politiche: si ricorda che nella “serata dei Consorzi”: lunedì 22 dicembre 1975, nelle stesse ore, sei consigli comunali costituiscono nelle stesse ore gli stessi tre Consorzi.

Quali erano le materie trattate da quegli enti consortili?

A partire dall’Ente chiamato ad occuparsi delle materie socio sanitarie e assistenziali (prima del servizio sanitario nazionale), i Consorzi degli anni settanta si sono occupati dell’assistenza domiciliare e della gestione delle case di riposo, della promozione culturale e delle biblioteche, della programmazione economica e della pianificazione urbanistica, dei servizi relativi alle autolinee urbane unitamente allo smaltimento dei rifiuti e alle affissioni, della rete degli acquedotti comunali e dell’erogazione del gas, delle fognature, nonché, questo a livello provinciale, dell’assistenza e riabilitazione delle persone disabili.

 

 

Consorzi Bisiacaria3

Figura 2 – Lo scenario dei Consorzi intercomunali dell’area monfalconese negli anni settanta (esteso alla Provincia di Gorizia quello di assistenza e riabilitazione per la disabilità)

 

 

Questa scelta politica e tecnica si è mantenuta tale nel tempo?

Venti anni dopo, nell’ottobre del 1996, i Comuni della Bisiacaria decidono di sperimentare assieme la costituzione della c.d. “Città Mandamento della Sinistra Isonzo”, stipulando un Accordo di Programma per svolgere in modo coordinato funzioni di rilevanza mandamentale, coinvolgendo settori quali i tributi, servizi informatici, polizia municipale, asili nido. Ad oggi (come da figura) sussiste un’analoga rete di servizi.

 

Consorzio Bisiacaria4

Figura 3 – Le funzioni dei Consorzi degli anni settanta sono rimaste pressoché analoghe, pur cambiando forma giuridica (p.es. azienda, comuni associati, spa, ecc.). In particolare, ASUGI: Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina – TPL: Trasporto Pubblico Locale regionale – CISI: Consorzio Isontino Servizi Integrati (disabilità).

Entriamo in un argomento più specifico, che riguarda più da vicino i lettori della rivista Cura, la nascita, meglio gli albori dell’assistenza domiciliare agli anziani nella Bisiacaria. Perché e quando si comincia a pensare a questo tipo di servizi?

Nei primi anni ’70 si è iniziato a ragionare dell’assistenza domiciliare per l’insorgere di nuovi bisogni nella popolazione anziana (ad esempio per la presenza di famiglie nucleari non in grado di prendersi cura degli anziani, per l’incremento di persone non autonome economicamente e fisicamente che vivono da sole). Ma anche per il profilarsi di una crisi economica dell’Ospedale di Monfalcone (in quel periodo ente pubblico autonomo) dovuta a diversi fattori. A questo si univa la necessità di ridurre il ricorso alla degenza ospedaliera e garantire condizioni di dignitosa vivibilità per gli anziani soli. Nel 1970 il Comune di Monfalcone avvia il servizio d’assistenza domiciliare, mentre il Comune di Ronchi dei Legionari avvia un primo nucleo di servizio, con l’assunzione di due operatrici domiciliari, per l’aiuto domestico e limitati interventi sanitari su una dozzina di assistiti. Nel biennio successivo vi è a Ronchi un incremento del personale assistente domiciliare, che passa a 12 unità, dando l’assistenza a 56 persone. A seguire, nel 1974, i Comuni di Ronchi dei Legionari, Fogliano – Redipuglia e Doberdò del Lago entrano nel Consorzio Intercomunale Casa di Riposo per Anziani, già costituito dai Comuni di San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Staranzano e Turriaco e Staranzano, prevedendo anche l’ampliamento del servizio di assistenza domiciliare. L’anno dopo si adotta un regolamento per la gestione dello stesso servizio e si modifica lo Statuto del Consorzio Sociosanitario per inserirvi anche l’ospedale di Monfalcone ed una serie di servizi facoltativi tra cui l’assistenza domiciliare e gli asili nido.

Quindi si può dire che in Bisiacaria, già nei primi anni settanta, il servizio di assistenza domiciliare agli anziani decolla?

Si, ed agiscono come stimolo e sostegno ai Comuni del territorio due canali diversi di finanziamento: l’Amministrazione Attività assistenziali Italiane e Internazionali A.A.I.I. (istituita nel secondo dopoguerra per gestire gli aiuti internazionali), parallelamente alla Regione FVG, con la L.R.  3 del 1972 “Interventi regionali per agevolare la costruzione, l’acquisto e la sistemazione di case e di centri diurni di assistenza per anziani, nonché l’assistenza domiciliare a favore di persone anziane indigenti”. Nel 1976 inizia un lavoro di rilevazione del fabbisogno delle persone anziane residenti nel territorio della Bisiacaria da parte del personale dell’Ufficio sanitario; nel 1977 esce la presentazione di un organico e compiuto progetto del servizio di assistenza agli anziani articolato in una vasta gamma di tipologia di  servizi specifici comprendendo oltre a figure sociali anche figure sanitarie. Si avviano quindi le attività del Consorzio assistenza agli anziani, che  si estenderanno al territorio anziché perseguire la finalità iniziale della costruzione della casa di riposo mandamentale.

Ringrazio Antonia Barillari che “passa il testimone” di questo racconto a Erminio Signorelli, uno dei Presidenti del Consorzio Intercomunale Casa di Riposo per Anziani di San Canzian d’Isonzo (che a  seguire diverrà, sino al 1991, Consorzio Intercomunale Servizi Sociali).

Intervista a Erminio Signorelli

Erminio, ne sono successe tante in quei pochi anni della tua esperienza consortile, che sono stati dal ‘77 (praticamente fosti eletto Presidente a Natale del ‘76), per un quinquennio, fino al 1981. Cosa ricordi?

Sì, poi a fine 82 sono praticamente rientrato in meridione. E ho continuato nell’attività politico amministrativa, facendo il Sindaco in una realtà completamente diversa.

I ricordi si mischiano, accennando alla storia dei consorzi; quando il Consorzio anziani era già sorto, si diede vita ad altri tre consorzi: il culturale, il socio sanitario e quello urbanistico. Eravamo nella stagione politica in cui l’obiettivo era quello di svolgere i servizi insieme agli altri, con la volontà di riuscire in questa scommessa.

All’inizio mi era stato sollecitato l’obiettivo di realizzare la nuova Casa di Riposo, con un miliardo e rotti delle vecchie Lire come mutuo. Però io avevo con me tre giovani assistenti sociali, l’assistente sanitaria e la direttrice della scuola di servizio sociale di Trieste. Tutte erano concordi nel ripetermi che “la linea oggi non è quella di fare le case di riposo ma l’assistenza domiciliare”. Fu la scuola servizi sociali a metterci a disposizione le assistenti sociali tirocinanti che poi rimasero nel Consorzio, furono loro a sviluppare la dottrina dei servizi in quel periodo, si misero al lavoro e tirarono fuori quel progetto. Che poi man mano fu costruito sulla base dei bisogni che emergevano, raccogliendoli a casa dagli anziani stessi attraverso le operatrici che andavano a fare i servizi domiciliari e poi portavano i problemi alla riunione giornaliera che assistenti sociali facevano con loro, a cui spesso mi invitavano. Ad esempio dall’evidenza dei vedovi che avevano bisogno di mangiare, tirammo fuori il pasto caldo dalle case di riposo. Mettendosi su quelle tracce riuscimmo a proporre nuovi servizi, come i pasti a domicilio, poi l’assistenza infermieristica domiciliare. Le nostre infermiere partivano dai prelievi, per poi proseguire nel supporto periodico ai pazienti concordato nei rapporti con i medici; praticamente diventando una loro interfaccia. La relazione tra l’infermiere, il paziente e la famiglia assumeva una particolare rilevanza; l’obiettivo principale era quello di mantenere il paziente nel proprio ambiente, evitando ricoveri impropri e aiutando il paziente a gestire la propria malattia attraverso l’educazione e la consulenza.

Le assistenti sociali quantificavano questi interventi, realizzando delle tabelline – report su quanti e quali interventi di tipo sanitario il Consorzio faceva; allora io intervenni politicamente dicendo che i nostri interventi facevano risparmiare la sanità. Anche in ambito ospedaliero riuscivamo a diminuire gli accessi facendo i prelievi a casa anziché in ospedale, in alcuni casi facendo anche evitare ricoveri impropri. Così tirammo fuori il caso per chiedere all’allora Assessore alla Sanità un contributo finanziario, che però ci fu negato. Un problema di corretta distribuzione delle risorse che inserimmo tra gli obiettivi del locale Consorzio sociosanitario, un sistema che partiva in attesa delle U.S.L.; anche lì riuscimmo a promuovere due servizi quali il consultorio familiare e la medicina del lavoro. Continuando a dare risposta ai bisogni che emergevano si arrivò al servizio di lavanderia domiciliare, per poi partire nel 1979, con l’arrivo della prima figura di animatore sociale, che lavorò alla realizzazione e attivazione anche tramite autogestione dei centri sociali diurni, con l’obiettivo di averne uno in ogni Comune.

Io sto vedendo che all’epoca c’era una struttura societaria, politica ma anche economica dove l’anziano svolgeva il suo ruolo. Riconosciuto. E con capacità anche notevoli perché ti ritrovavi degli anziani, dei pensionati, delle persone che erano in grado di lavorare benissimo e che erano utili alla società. Adesso non è più così, non ci sono neppure le stesse opportunità. E come numeri le persone ultrasessantacinquenni, i non autosufficienti, i grandi anziani ultranovantenni sappiamo che aumentano esponenzialmente.  E la generazione del Consorzio è ormai passata. Siamo tutti “over”.

Erminio, come sopra ricordato da Antonia, tu nel 1977, da Presidente del Consorzio, presenti il primo progetto – oggi assolutamente attuale – per l’assistenza domiciliare agli anziani, predisposto ai sensi dell’art. 26 della Legge 285/1977. In sintesi, cosa riguardava?

Si partiva dall’analisi dei bisogni, attraverso colloqui informali random, che teneva conto del livello di auto o non autosufficienza della persona e dell’esistenza di un supporto familiare e/o amicale, e valutava gli aspetti abitativi, economici, sanitari e psico sociali, per arrivare alla descrizione qualitativa, quantitativa e finanziaria di, ogni elemento da mettere in gioco. Gli obiettivi generali erano «lo sviluppo del servizio di assistenza domiciliare che intende offrire all’utente una serie di prestazioni, tali da rispondere ai bisogni accertati presso il suo domicilio, nel rispetto della vita e personalità dell’anziano. Il servizio di assistenza domiciliare si colloca tra i servizi di base e va inquadrato nelle prospettive della riforma sanitaria e dell’assistenza … Il servizio tende a rispondere ad una politica di sicurezza sociale, con caratteri di interventi di globalità, di prevenzione con la diretta partecipazione dell’utente sulla base dei programmi prefissati dalla L.R. n. 43 del 27.6.1975»

 

Consorzi Bisiacariatab2

Tabella 2 – Alcune tra le persone che hanno contribuito a realizzare le attività consortili

 

Proviamo a descrivere in breve la storia del Consorzio Anziani.

Come già ricordato, la storia del Consorzio risale agli anni sessanta, quando esistevano ancora gli ECA (Enti Comunali d’Assistenza, soppressi negli anni ’80) e i Comuni della “Bisiacaria”, Monfalcone auto esclusa, volevano associarsi per realizzare una casa di riposo intercomunale per anziani. Tra alterne vicende quel progetto non si realizzò; solo un decennio dopo si addivenne alla costituzione del Consorzio, affidando il progetto della casa di riposo mandamentale (che poi in realtà diverrà il Centro Diurno anziani di San Canzian d’Isonzo) e avviando anche il servizio di assistenza domiciliare. Con la chiusura degli E.C.A. il Consorzio assunse altresì la gestione delle case di riposo di Staranzano, Fogliano e Ronchi. Molto dopo la mia Presidenza, nel 1991, al momento della chiusura del Consorzio, l’intera struttura dei servizi sociali trovò il proprio referente nel Comune capofila di Ronchi dei Legionari.

Credo che il Consorzio ha avuto un impatto significativo sulla qualità della vita e delle relazioni della popolazione anziana del territorio, operando con diversi servizi a copertura di un’ampia gamma di bisogni. Nel tempo ha centralizzato l’amministrazione e i servizi presso una sede apposita, oltre a diversificare le offerte per coprire una vasta gamma di esigenze, dall’assistenza domiciliare a quella sanitaria, dalla cura personale all’animazione, all’attività fisica e riabilitativa, attivandosi anche con il Ministero della Difesa per ottenere la convenzione del servizio civile sostitutivo.

Nel 1980 si celebra l’Anno Internazionale dell’Anziano. In quell’occasione scrivi e presenti un articolo sull’ipotesi per un “progetto anziano” nel monfalconese, per me assolutamente attuale e innovativo dopo oltre quarant’anni. Cosa riguardava?

Il testo affronta il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione anziana all’interno dei paesi industrializzati, concentrandosi anche sulla situazione nel territorio monfalconese: sottolineavo che questo invecchiamento è il risultato del miglioramento delle condizioni di vita.

L’analisi procede a trattare i problemi e le implicazioni sociali legate all’anzianità, sottolineando altresì la necessità di superare l’approccio assistenzialista a favore di un coinvolgimento attivo degli anziani nella società, creando altresì condizioni per il reinserimento degli anziani nel mondo del lavoro. Identificavo diversi bisogni e problemi legati alla popolazione anziana, tra cui il sostentamento economico, la questione del lavoro, l’alloggio e la socializzazione, con un sistema pensionistico insufficiente a garantire un tenore di vita adeguato. Un altro punto affrontato era la questione dell’alloggio, denunciando molte abitazioni anziane in condizioni precarie e prive di servizi adeguati.

L’articolo si soffermava anche sulla necessità di servizi di riabilitazione per gli anziani e sui problemi legati all’assistenza domiciliare e all’istituzionalizzazione,  sottolineando come l’obiettivo principale dei servizi dovrebbe essere quello di mantenere gli anziani il più a lungo possibile autosufficienti sia dal punto di vista fisico che psicologico, anche con i Centri Diurni come strutture per favorire la socializzazione e l’integrazione nella comunità.

In sintesi, il testo affronta in modo dettagliato il problema dell’invecchiamento della popolazione e i molteplici aspetti sociali, economici e assistenziali ad esso correlati, focalizzandosi sulla necessità di adottare un approccio integrato e globale, un piano per rispondere alle sfide poste dal crescente numero di anziani nella società.

Ringrazio anche Erminio Signorelli, riprendendo l’esperienza consortile negli anni ottanta, discorrendo con il successivo Presidente dell’epoca, Edoardo Venturini, ancor’oggi titolare di uno studio professionale come geometra.

 

Intervista a Edoardo Venturini

Edoardo, nel 1987, il gruppo di lavoro del Consorzio scriveva e diffondeva un testo – documento che raccoglieva tra l’altro la sintesi di dieci anni di attività, a partire da una tua analisi politica. Cosa trattava?

Nel documento si affrontava una serie di argomenti legati all’invecchiamento della popolazione e ai servizi di assistenza agli anziani, discutendo i progressi scientifici e tecnologici del secolo e i benefici che hanno apportato nella vita dell’uomo, ricordando che l’aumento dell’aspettativa di vita è collegato a una molteplicità di fattori. Si parlava poi della situazione demografica, evidenziando come l’invecchiamento della popolazione fosse un fenomeno particolarmente evidente nella regione Friuli Venezia Giulia; si sottolineava che nel 1986 in Italia si erano registrati più morti che nati per la prima volta. Venivano analizzate le sfide e le esigenze dell’anziano nella società moderna, spesso emarginato in una società industrializzata che privilegia l’efficienza e la produttività. Si menzionava l’abbandono della struttura familiare tradizionale e l’aumento della longevità, che non sempre corrisponde a un miglioramento della qualità della vita dell’anziano. Si parlava altresì delle iniziative politiche volte a migliorare la situazione degli anziani, come la riforma pensionistica basata sull’elevazione dell’età pensionabile, sottolineando l’importanza di considerare l’anziano come individuo con pari dignità, con l’evidenza che ciò non sempre era attuato nella pratica.

Veniva ricordato il Consorzio intercomunale Casa di Riposo per Anziani di San Canzian d’Isonzo, nato con l’obiettivo di fornire servizi agli anziani, valorizzando il ruolo dell’assistenza domiciliare nel ritardare il ricorso alle case di riposo e menzionando i Centri Diurni come luoghi di aggregazione e svago per gli anziani. L’occasione era tale per affrontare la questione di inadeguatezza finanziaria del Consorzio, a fronte della necessità di adeguate politiche regionali.

Le attività consortili, oltre che nell’applicazione dei diversi regolamenti, erano governate aderendo alle linee espresse nello Statuto. Cosa ne ricordi in particolare?

Lo Statuto Consortile è stato scritto, all’epoca, con una dovuta attenzione alle parole utilizzate. Va sottolineato, tra l’altro, che il termine “Istituti” nell’approccio utilizzato permette una visione ampia e flessibile dell’assistenza agli anziani, includendovi servizi residenziali, semiresidenziali come i Centri Diurni e l’assistenza domiciliare integrata con i servizi infermieristici e riabilitativi. Questo indica una consapevole volontà strategica di poter adattare nel tempo i servizi assistenziali alle esigenze mutevoli della popolazione anziana e all’innovazione.

Un accenno alla storia dei Centri Diurni anziani, antesignani degli attuali ma soprattutto originali perché nascono autogestiti dalle persone stesse.

Tra il 1979 e il 1980, dal Consorzio, vengono realizzati e aperti i Centri Diurni anziani autogestiti (su base associativa) di Pieris e di Turriaco, riferiti al modello emiliano dei Centri Sociali e Orti autogestiti per anziani conosciuto in una visita a Bologna. Si affiancano al centro diurno di Ronchi dei Legionari e per decenni continuano a operare nei termini di aggregazione, reciproca solidarietà, volontariato, attività ricreative e culturali. Nei Centri, a Turriaco risultano 80 soci attivi, a Pieris 172, a Ronchi dei Leg. 37. Con il supporto della figura dell’Animatore Sociale del Consorzio, nel 1986 si contano quasi 650 diverse iniziative con quasi 12.000 presenze nelle attività.

 

Consorzi Bisiacaria tab3

Tabella 3 – Alcune le principali attività consortili anni ’80

Ringraziando Edoardo Venturini, riporto di seguito alcune tabelle che possono aiutare l’attenta lettrice / lettore della rivista a meglio inquadrare il Consorzio nella realtà in cui operava e anche a descriverlo dal punto di vista finanziario, delle risorse disponibili e delle prestazioni erogate.

Il consorzio: un quadro finanziario

 

Consorzi Bisiacaria- quadro finanziario 1

Tabella 4 – Lo scenario della popolazione anziana del territorio monfalconese tra il 1977 e il 2023

 

 

Consorzi Bisiacaria- quadro finanziario 2

Tabella 5 – Gli indici di vecchiaia della popolazione anziana del territorio monfalconese tra il 1977 e il 2023

 

Consorzi Bisiacaria- Quadro finanziario 3

Tabella 6 – Bilanci consuntivi, con dati rivalutati, del Consorzio Anziani 1977 e 1982, e dotazioni 1986

 

Credo altresì significativo evidenziare come le attività esercitate dal Consorzio negli anni ottanta descrivono quello che un moderno e innovativo Centro Multiservizi dovrebbe poter offrire oggi sul territorio, a 360 gradi e secondo principi olistici, in risposta ad ogni bisogno ma meglio ad ogni desiderio della persona anziana e disabile, al fine del suo complessivo benessere, per garantirle dignità, autonomia e salute nella sua più ampia accezione.

 

 

Tabella 7 – Grafica e descrizione dei servizi offerti ed erogati a livello consortile negli anni settanta e ottanta

 

 

Numero prestazioni socio assistenziali

Tabella 9 – Numero prestazioni socio assistenziali, infermieristiche e riabilitative, erogate dal Consorzio ai Comuni associati, anno 1986

 

Concludo evidenziando che il Consorzio, con le donne e gli uomini che ne hanno fatto parte, ha saputo “seminare” e promuovere valori i cui risultati si sono visti nel corso del tempo. Ad esempio nel 1989, dal e con il supporto del Consorzio, nasce l’Università della Terza Età del monfalconese. D’altro lato, l’edificio della sede dell’ex Consorzio dopo alcuni anni di chiusura, sarà restaurato con caratteristiche innovative dal punto di vista domotico e protesico, e inaugurato l’11 novembre 2006 quale prima residenza protetta e centro diurno demenze Alzheimer nella Regione, chiamato Argo e tuttora in servizio.

 

About the Author: Franco Iurlaro

Giornalista e consulente per il settore sociosanitario

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Un esempio storico di collaborazione istituzionale e sussidiarietà; raccontiamo i primi e coraggiosi interventi dei Comuni degli anni settanta nel settore socio assistenziale e non solo: la stagione dei Consorzi nella storia della Bisiacaria, il loro essere innovativi e l’attualità di valori e metodologie. Intervista a più voci. A cura di Franco Iurlaro

La Bisiacaria (da Wikipedia) è la denominazione attribuita ad una zona geografico-linguistica posta nella parte meridionale della provincia di Gorizia, inclusa in un immaginario triangolo avente per lati il golfo di Panzano, il fiume Isonzo dalla foce a Sagrado e il limite occidentale dell’Altopiano Carsico.  Il bisiaco è un anche dialetto, i cui caratteri ne fanno una parlata veneta di fisionomia particolare, conservata per secoli nonostante gli intensi scambi linguistici-culturali.

Consorzi Bisiacaria

Figura 1 – Mappa della Bisiacaria

 

Intervista ad Antonia Barillari

Iniziamo parlando della stagione dei Consorzi nell’intervista ad Antonia Barillari, già segretario consortile e comunale, oggi socia dell’Associazione Culturale Bisiaca.

Antonia, in un tuo recente intervento ad una serata a Ronchi dei Legionari, presso il Consorzio Culturale Monfalcone, hai portato un tuo contributo su quella che hai definito “La stagione febbrile dei Consorzi, tra il 1965 e il 1980”, come momento in cui la Bisiacaria intesse il suo futuro. Quale era lo scenario?

Dopo il tumultuoso sviluppo economico degli anni 60, il paese attua il progressivo riconoscimento di diritti, in particolare alle persone più fragili, e avvia la realizzazione di una rete di servizi in tutti i settori: economico, di governo delle città, educativi, culturali, sociali, anche con l’innovazione normativa descritta nella tabella. I Comuni diventano protagonisti del cambiamento.

 

Consorzi Bisiacaria

Tabella 1 – Principali normative nazionali in ambito sociale, sanitario e scolastico degli anni settanta, in un processo di modernizzazione sociale e culturale del Paese

 

All’epoca sette Comuni della Bisiacaria stabiliscono di realizzare insieme una rete di servizi (in ordine alfabetico): Fogliano – Redipuglia, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Staranzano, Turriaco. Il comune di Sagrado aderirà solo negli anni ‘80 mentre di alcuni Consorzi entra a far parte anche il Comune di Doberdò del Lago (bilingue italiano – sloveno), sito su un adiacente altipiano. Non si tratta di un processo generalizzato, è reso possibile nella Bisiacaria dalla presenza di alcuni fattori:

  • Quello demografico: un territorio ristretto con comuni piccoli e medi
  • Quello sociale: l’omogeneità della popolazione, composta prevalentemente da maestranze operaie del Cantiere navale e del suo indotto, fortemente sindacalizzate
  • Quello culturale: una forte omogeneità culturale con una parlata dialettale e una letteratura specifica
  • Unico strumento giuridico allora disponibile e attuabile è la realizzazione di un Consorzio di Comuni con autonoma struttura e bilancio proprio.

Nell’arco temporale 1965 – 1980 si costituiscono e avviano l’attività otto Consorzi, attraverso un intenso e vivacissimo dialogo tra le forze politiche: si ricorda che nella “serata dei Consorzi”: lunedì 22 dicembre 1975, nelle stesse ore, sei consigli comunali costituiscono nelle stesse ore gli stessi tre Consorzi.

Quali erano le materie trattate da quegli enti consortili?

A partire dall’Ente chiamato ad occuparsi delle materie socio sanitarie e assistenziali (prima del servizio sanitario nazionale), i Consorzi degli anni settanta si sono occupati dell’assistenza domiciliare e della gestione delle case di riposo, della promozione culturale e delle biblioteche, della programmazione economica e della pianificazione urbanistica, dei servizi relativi alle autolinee urbane unitamente allo smaltimento dei rifiuti e alle affissioni, della rete degli acquedotti comunali e dell’erogazione del gas, delle fognature, nonché, questo a livello provinciale, dell’assistenza e riabilitazione delle persone disabili.

 

 

Consorzi Bisiacaria3

Figura 2 – Lo scenario dei Consorzi intercomunali dell’area monfalconese negli anni settanta (esteso alla Provincia di Gorizia quello di assistenza e riabilitazione per la disabilità)

 

 

Questa scelta politica e tecnica si è mantenuta tale nel tempo?

Venti anni dopo, nell’ottobre del 1996, i Comuni della Bisiacaria decidono di sperimentare assieme la costituzione della c.d. “Città Mandamento della Sinistra Isonzo”, stipulando un Accordo di Programma per svolgere in modo coordinato funzioni di rilevanza mandamentale, coinvolgendo settori quali i tributi, servizi informatici, polizia municipale, asili nido. Ad oggi (come da figura) sussiste un’analoga rete di servizi.

 

Consorzio Bisiacaria4

Figura 3 – Le funzioni dei Consorzi degli anni settanta sono rimaste pressoché analoghe, pur cambiando forma giuridica (p.es. azienda, comuni associati, spa, ecc.). In particolare, ASUGI: Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina – TPL: Trasporto Pubblico Locale regionale – CISI: Consorzio Isontino Servizi Integrati (disabilità).

Entriamo in un argomento più specifico, che riguarda più da vicino i lettori della rivista Cura, la nascita, meglio gli albori dell’assistenza domiciliare agli anziani nella Bisiacaria. Perché e quando si comincia a pensare a questo tipo di servizi?

Nei primi anni ’70 si è iniziato a ragionare dell’assistenza domiciliare per l’insorgere di nuovi bisogni nella popolazione anziana (ad esempio per la presenza di famiglie nucleari non in grado di prendersi cura degli anziani, per l’incremento di persone non autonome economicamente e fisicamente che vivono da sole). Ma anche per il profilarsi di una crisi economica dell’Ospedale di Monfalcone (in quel periodo ente pubblico autonomo) dovuta a diversi fattori. A questo si univa la necessità di ridurre il ricorso alla degenza ospedaliera e garantire condizioni di dignitosa vivibilità per gli anziani soli. Nel 1970 il Comune di Monfalcone avvia il servizio d’assistenza domiciliare, mentre il Comune di Ronchi dei Legionari avvia un primo nucleo di servizio, con l’assunzione di due operatrici domiciliari, per l’aiuto domestico e limitati interventi sanitari su una dozzina di assistiti. Nel biennio successivo vi è a Ronchi un incremento del personale assistente domiciliare, che passa a 12 unità, dando l’assistenza a 56 persone. A seguire, nel 1974, i Comuni di Ronchi dei Legionari, Fogliano – Redipuglia e Doberdò del Lago entrano nel Consorzio Intercomunale Casa di Riposo per Anziani, già costituito dai Comuni di San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Staranzano e Turriaco e Staranzano, prevedendo anche l’ampliamento del servizio di assistenza domiciliare. L’anno dopo si adotta un regolamento per la gestione dello stesso servizio e si modifica lo Statuto del Consorzio Sociosanitario per inserirvi anche l’ospedale di Monfalcone ed una serie di servizi facoltativi tra cui l’assistenza domiciliare e gli asili nido.

Quindi si può dire che in Bisiacaria, già nei primi anni settanta, il servizio di assistenza domiciliare agli anziani decolla?

Si, ed agiscono come stimolo e sostegno ai Comuni del territorio due canali diversi di finanziamento: l’Amministrazione Attività assistenziali Italiane e Internazionali A.A.I.I. (istituita nel secondo dopoguerra per gestire gli aiuti internazionali), parallelamente alla Regione FVG, con la L.R.  3 del 1972 “Interventi regionali per agevolare la costruzione, l’acquisto e la sistemazione di case e di centri diurni di assistenza per anziani, nonché l’assistenza domiciliare a favore di persone anziane indigenti”. Nel 1976 inizia un lavoro di rilevazione del fabbisogno delle persone anziane residenti nel territorio della Bisiacaria da parte del personale dell’Ufficio sanitario; nel 1977 esce la presentazione di un organico e compiuto progetto del servizio di assistenza agli anziani articolato in una vasta gamma di tipologia di  servizi specifici comprendendo oltre a figure sociali anche figure sanitarie. Si avviano quindi le attività del Consorzio assistenza agli anziani, che  si estenderanno al territorio anziché perseguire la finalità iniziale della costruzione della casa di riposo mandamentale.

Ringrazio Antonia Barillari che “passa il testimone” di questo racconto a Erminio Signorelli, uno dei Presidenti del Consorzio Intercomunale Casa di Riposo per Anziani di San Canzian d’Isonzo (che a  seguire diverrà, sino al 1991, Consorzio Intercomunale Servizi Sociali).

Intervista a Erminio Signorelli

Erminio, ne sono successe tante in quei pochi anni della tua esperienza consortile, che sono stati dal ‘77 (praticamente fosti eletto Presidente a Natale del ‘76), per un quinquennio, fino al 1981. Cosa ricordi?

Sì, poi a fine 82 sono praticamente rientrato in meridione. E ho continuato nell’attività politico amministrativa, facendo il Sindaco in una realtà completamente diversa.

I ricordi si mischiano, accennando alla storia dei consorzi; quando il Consorzio anziani era già sorto, si diede vita ad altri tre consorzi: il culturale, il socio sanitario e quello urbanistico. Eravamo nella stagione politica in cui l’obiettivo era quello di svolgere i servizi insieme agli altri, con la volontà di riuscire in questa scommessa.

All’inizio mi era stato sollecitato l’obiettivo di realizzare la nuova Casa di Riposo, con un miliardo e rotti delle vecchie Lire come mutuo. Però io avevo con me tre giovani assistenti sociali, l’assistente sanitaria e la direttrice della scuola di servizio sociale di Trieste. Tutte erano concordi nel ripetermi che “la linea oggi non è quella di fare le case di riposo ma l’assistenza domiciliare”. Fu la scuola servizi sociali a metterci a disposizione le assistenti sociali tirocinanti che poi rimasero nel Consorzio, furono loro a sviluppare la dottrina dei servizi in quel periodo, si misero al lavoro e tirarono fuori quel progetto. Che poi man mano fu costruito sulla base dei bisogni che emergevano, raccogliendoli a casa dagli anziani stessi attraverso le operatrici che andavano a fare i servizi domiciliari e poi portavano i problemi alla riunione giornaliera che assistenti sociali facevano con loro, a cui spesso mi invitavano. Ad esempio dall’evidenza dei vedovi che avevano bisogno di mangiare, tirammo fuori il pasto caldo dalle case di riposo. Mettendosi su quelle tracce riuscimmo a proporre nuovi servizi, come i pasti a domicilio, poi l’assistenza infermieristica domiciliare. Le nostre infermiere partivano dai prelievi, per poi proseguire nel supporto periodico ai pazienti concordato nei rapporti con i medici; praticamente diventando una loro interfaccia. La relazione tra l’infermiere, il paziente e la famiglia assumeva una particolare rilevanza; l’obiettivo principale era quello di mantenere il paziente nel proprio ambiente, evitando ricoveri impropri e aiutando il paziente a gestire la propria malattia attraverso l’educazione e la consulenza.

Le assistenti sociali quantificavano questi interventi, realizzando delle tabelline – report su quanti e quali interventi di tipo sanitario il Consorzio faceva; allora io intervenni politicamente dicendo che i nostri interventi facevano risparmiare la sanità. Anche in ambito ospedaliero riuscivamo a diminuire gli accessi facendo i prelievi a casa anziché in ospedale, in alcuni casi facendo anche evitare ricoveri impropri. Così tirammo fuori il caso per chiedere all’allora Assessore alla Sanità un contributo finanziario, che però ci fu negato. Un problema di corretta distribuzione delle risorse che inserimmo tra gli obiettivi del locale Consorzio sociosanitario, un sistema che partiva in attesa delle U.S.L.; anche lì riuscimmo a promuovere due servizi quali il consultorio familiare e la medicina del lavoro. Continuando a dare risposta ai bisogni che emergevano si arrivò al servizio di lavanderia domiciliare, per poi partire nel 1979, con l’arrivo della prima figura di animatore sociale, che lavorò alla realizzazione e attivazione anche tramite autogestione dei centri sociali diurni, con l’obiettivo di averne uno in ogni Comune.

Io sto vedendo che all’epoca c’era una struttura societaria, politica ma anche economica dove l’anziano svolgeva il suo ruolo. Riconosciuto. E con capacità anche notevoli perché ti ritrovavi degli anziani, dei pensionati, delle persone che erano in grado di lavorare benissimo e che erano utili alla società. Adesso non è più così, non ci sono neppure le stesse opportunità. E come numeri le persone ultrasessantacinquenni, i non autosufficienti, i grandi anziani ultranovantenni sappiamo che aumentano esponenzialmente.  E la generazione del Consorzio è ormai passata. Siamo tutti “over”.

Erminio, come sopra ricordato da Antonia, tu nel 1977, da Presidente del Consorzio, presenti il primo progetto – oggi assolutamente attuale – per l’assistenza domiciliare agli anziani, predisposto ai sensi dell’art. 26 della Legge 285/1977. In sintesi, cosa riguardava?

Si partiva dall’analisi dei bisogni, attraverso colloqui informali random, che teneva conto del livello di auto o non autosufficienza della persona e dell’esistenza di un supporto familiare e/o amicale, e valutava gli aspetti abitativi, economici, sanitari e psico sociali, per arrivare alla descrizione qualitativa, quantitativa e finanziaria di, ogni elemento da mettere in gioco. Gli obiettivi generali erano «lo sviluppo del servizio di assistenza domiciliare che intende offrire all’utente una serie di prestazioni, tali da rispondere ai bisogni accertati presso il suo domicilio, nel rispetto della vita e personalità dell’anziano. Il servizio di assistenza domiciliare si colloca tra i servizi di base e va inquadrato nelle prospettive della riforma sanitaria e dell’assistenza … Il servizio tende a rispondere ad una politica di sicurezza sociale, con caratteri di interventi di globalità, di prevenzione con la diretta partecipazione dell’utente sulla base dei programmi prefissati dalla L.R. n. 43 del 27.6.1975»

 

Consorzi Bisiacariatab2

Tabella 2 – Alcune tra le persone che hanno contribuito a realizzare le attività consortili

 

Proviamo a descrivere in breve la storia del Consorzio Anziani.

Come già ricordato, la storia del Consorzio risale agli anni sessanta, quando esistevano ancora gli ECA (Enti Comunali d’Assistenza, soppressi negli anni ’80) e i Comuni della “Bisiacaria”, Monfalcone auto esclusa, volevano associarsi per realizzare una casa di riposo intercomunale per anziani. Tra alterne vicende quel progetto non si realizzò; solo un decennio dopo si addivenne alla costituzione del Consorzio, affidando il progetto della casa di riposo mandamentale (che poi in realtà diverrà il Centro Diurno anziani di San Canzian d’Isonzo) e avviando anche il servizio di assistenza domiciliare. Con la chiusura degli E.C.A. il Consorzio assunse altresì la gestione delle case di riposo di Staranzano, Fogliano e Ronchi. Molto dopo la mia Presidenza, nel 1991, al momento della chiusura del Consorzio, l’intera struttura dei servizi sociali trovò il proprio referente nel Comune capofila di Ronchi dei Legionari.

Credo che il Consorzio ha avuto un impatto significativo sulla qualità della vita e delle relazioni della popolazione anziana del territorio, operando con diversi servizi a copertura di un’ampia gamma di bisogni. Nel tempo ha centralizzato l’amministrazione e i servizi presso una sede apposita, oltre a diversificare le offerte per coprire una vasta gamma di esigenze, dall’assistenza domiciliare a quella sanitaria, dalla cura personale all’animazione, all’attività fisica e riabilitativa, attivandosi anche con il Ministero della Difesa per ottenere la convenzione del servizio civile sostitutivo.

Nel 1980 si celebra l’Anno Internazionale dell’Anziano. In quell’occasione scrivi e presenti un articolo sull’ipotesi per un “progetto anziano” nel monfalconese, per me assolutamente attuale e innovativo dopo oltre quarant’anni. Cosa riguardava?

Il testo affronta il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione anziana all’interno dei paesi industrializzati, concentrandosi anche sulla situazione nel territorio monfalconese: sottolineavo che questo invecchiamento è il risultato del miglioramento delle condizioni di vita.

L’analisi procede a trattare i problemi e le implicazioni sociali legate all’anzianità, sottolineando altresì la necessità di superare l’approccio assistenzialista a favore di un coinvolgimento attivo degli anziani nella società, creando altresì condizioni per il reinserimento degli anziani nel mondo del lavoro. Identificavo diversi bisogni e problemi legati alla popolazione anziana, tra cui il sostentamento economico, la questione del lavoro, l’alloggio e la socializzazione, con un sistema pensionistico insufficiente a garantire un tenore di vita adeguato. Un altro punto affrontato era la questione dell’alloggio, denunciando molte abitazioni anziane in condizioni precarie e prive di servizi adeguati.

L’articolo si soffermava anche sulla necessità di servizi di riabilitazione per gli anziani e sui problemi legati all’assistenza domiciliare e all’istituzionalizzazione,  sottolineando come l’obiettivo principale dei servizi dovrebbe essere quello di mantenere gli anziani il più a lungo possibile autosufficienti sia dal punto di vista fisico che psicologico, anche con i Centri Diurni come strutture per favorire la socializzazione e l’integrazione nella comunità.

In sintesi, il testo affronta in modo dettagliato il problema dell’invecchiamento della popolazione e i molteplici aspetti sociali, economici e assistenziali ad esso correlati, focalizzandosi sulla necessità di adottare un approccio integrato e globale, un piano per rispondere alle sfide poste dal crescente numero di anziani nella società.

Ringrazio anche Erminio Signorelli, riprendendo l’esperienza consortile negli anni ottanta, discorrendo con il successivo Presidente dell’epoca, Edoardo Venturini, ancor’oggi titolare di uno studio professionale come geometra.

 

Intervista a Edoardo Venturini

Edoardo, nel 1987, il gruppo di lavoro del Consorzio scriveva e diffondeva un testo – documento che raccoglieva tra l’altro la sintesi di dieci anni di attività, a partire da una tua analisi politica. Cosa trattava?

Nel documento si affrontava una serie di argomenti legati all’invecchiamento della popolazione e ai servizi di assistenza agli anziani, discutendo i progressi scientifici e tecnologici del secolo e i benefici che hanno apportato nella vita dell’uomo, ricordando che l’aumento dell’aspettativa di vita è collegato a una molteplicità di fattori. Si parlava poi della situazione demografica, evidenziando come l’invecchiamento della popolazione fosse un fenomeno particolarmente evidente nella regione Friuli Venezia Giulia; si sottolineava che nel 1986 in Italia si erano registrati più morti che nati per la prima volta. Venivano analizzate le sfide e le esigenze dell’anziano nella società moderna, spesso emarginato in una società industrializzata che privilegia l’efficienza e la produttività. Si menzionava l’abbandono della struttura familiare tradizionale e l’aumento della longevità, che non sempre corrisponde a un miglioramento della qualità della vita dell’anziano. Si parlava altresì delle iniziative politiche volte a migliorare la situazione degli anziani, come la riforma pensionistica basata sull’elevazione dell’età pensionabile, sottolineando l’importanza di considerare l’anziano come individuo con pari dignità, con l’evidenza che ciò non sempre era attuato nella pratica.

Veniva ricordato il Consorzio intercomunale Casa di Riposo per Anziani di San Canzian d’Isonzo, nato con l’obiettivo di fornire servizi agli anziani, valorizzando il ruolo dell’assistenza domiciliare nel ritardare il ricorso alle case di riposo e menzionando i Centri Diurni come luoghi di aggregazione e svago per gli anziani. L’occasione era tale per affrontare la questione di inadeguatezza finanziaria del Consorzio, a fronte della necessità di adeguate politiche regionali.

Le attività consortili, oltre che nell’applicazione dei diversi regolamenti, erano governate aderendo alle linee espresse nello Statuto. Cosa ne ricordi in particolare?

Lo Statuto Consortile è stato scritto, all’epoca, con una dovuta attenzione alle parole utilizzate. Va sottolineato, tra l’altro, che il termine “Istituti” nell’approccio utilizzato permette una visione ampia e flessibile dell’assistenza agli anziani, includendovi servizi residenziali, semiresidenziali come i Centri Diurni e l’assistenza domiciliare integrata con i servizi infermieristici e riabilitativi. Questo indica una consapevole volontà strategica di poter adattare nel tempo i servizi assistenziali alle esigenze mutevoli della popolazione anziana e all’innovazione.

Un accenno alla storia dei Centri Diurni anziani, antesignani degli attuali ma soprattutto originali perché nascono autogestiti dalle persone stesse.

Tra il 1979 e il 1980, dal Consorzio, vengono realizzati e aperti i Centri Diurni anziani autogestiti (su base associativa) di Pieris e di Turriaco, riferiti al modello emiliano dei Centri Sociali e Orti autogestiti per anziani conosciuto in una visita a Bologna. Si affiancano al centro diurno di Ronchi dei Legionari e per decenni continuano a operare nei termini di aggregazione, reciproca solidarietà, volontariato, attività ricreative e culturali. Nei Centri, a Turriaco risultano 80 soci attivi, a Pieris 172, a Ronchi dei Leg. 37. Con il supporto della figura dell’Animatore Sociale del Consorzio, nel 1986 si contano quasi 650 diverse iniziative con quasi 12.000 presenze nelle attività.

 

Consorzi Bisiacaria tab3

Tabella 3 – Alcune le principali attività consortili anni ’80

Ringraziando Edoardo Venturini, riporto di seguito alcune tabelle che possono aiutare l’attenta lettrice / lettore della rivista a meglio inquadrare il Consorzio nella realtà in cui operava e anche a descriverlo dal punto di vista finanziario, delle risorse disponibili e delle prestazioni erogate.

Il consorzio: un quadro finanziario

 

Consorzi Bisiacaria- quadro finanziario 1

Tabella 4 – Lo scenario della popolazione anziana del territorio monfalconese tra il 1977 e il 2023

 

 

Consorzi Bisiacaria- quadro finanziario 2

Tabella 5 – Gli indici di vecchiaia della popolazione anziana del territorio monfalconese tra il 1977 e il 2023

 

Consorzi Bisiacaria- Quadro finanziario 3

Tabella 6 – Bilanci consuntivi, con dati rivalutati, del Consorzio Anziani 1977 e 1982, e dotazioni 1986

 

Credo altresì significativo evidenziare come le attività esercitate dal Consorzio negli anni ottanta descrivono quello che un moderno e innovativo Centro Multiservizi dovrebbe poter offrire oggi sul territorio, a 360 gradi e secondo principi olistici, in risposta ad ogni bisogno ma meglio ad ogni desiderio della persona anziana e disabile, al fine del suo complessivo benessere, per garantirle dignità, autonomia e salute nella sua più ampia accezione.

 

 

Tabella 7 – Grafica e descrizione dei servizi offerti ed erogati a livello consortile negli anni settanta e ottanta

 

 

Numero prestazioni socio assistenziali

Tabella 9 – Numero prestazioni socio assistenziali, infermieristiche e riabilitative, erogate dal Consorzio ai Comuni associati, anno 1986

 

Concludo evidenziando che il Consorzio, con le donne e gli uomini che ne hanno fatto parte, ha saputo “seminare” e promuovere valori i cui risultati si sono visti nel corso del tempo. Ad esempio nel 1989, dal e con il supporto del Consorzio, nasce l’Università della Terza Età del monfalconese. D’altro lato, l’edificio della sede dell’ex Consorzio dopo alcuni anni di chiusura, sarà restaurato con caratteristiche innovative dal punto di vista domotico e protesico, e inaugurato l’11 novembre 2006 quale prima residenza protetta e centro diurno demenze Alzheimer nella Regione, chiamato Argo e tuttora in servizio.

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About the Author: Franco Iurlaro

Giornalista e consulente per il settore sociosanitario

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