Spunti per un accompagnamento dignitoso

Di Elisa Mencacci

Il nemico invisibile verso il quale ci stiamo scontrando da un po’ di mesi a questa parte, non è solo il microscopico ma devastante COVID-19 ma, in maniera forse più subdola e potente, è un altro: la morte. Non è solo la paura di ammalarsi e di morire, ma il pensiero di “come” questa morte possa sopraggiungere per noi stessi e per i nostri cari. Dopo decenni di tentativi per ripristinare un’umanizzazione del morire, fatta di parole, gesti, relazioni, vicinanza per un accompagnamento dignitoso, il coronavirus ha destabilizzato e rimesso tutto questo in discussione. Coloro che sembrano essere maggiormente colpiti dall’impatto dell’epidemia sono senza dubbio gli anziani: fragili, vulnerabili, spesso con pluricomorbidità e difficoltà pregresse e oggi più che mai colti da paure e angosce. E ai tempi del coronavirus non si ha solo la paura di morire vecchi e intubati, ma anche il terrore di morire soli.

Con le cure palliative, nessun malato può morire sentendosi solo: la famiglia, gli operatori, l’intero sistema socio-sanitario, tutti devono rimanere accanto al morente come imperativo e regola intrinseca non solo a un approccio – quello palliativo, appunto –  ma all’intera relazione di cura come essa si debba intendere. Oggi invece è emersa l’impossibilità di farsi carico delle persone nel modo in cui loro vorrebbero e a cui avrebbero diritto. È quindi la solitudine il vero terrore di questa epidemia.

I bisogni dell’anziano verso la fine della vita

La situazione eccezionale che stiamo vivendo non può farci dimenticare le premesse di base, le linee attraverso cui operiamo di fronte a una persona anziana, con o senza coronavirus. Non si può non tenere a mente sempre quelli che sono i principali bisogni dell’anziano, punti di riferimento anche nel mezzo dell’emergenza, in particolar modo nell’approssimarsi alla fine della vita.  I bisogni da tener presente sono quelli di:

1. informazione: chiara, puntuale, accurata, affidabile

2. Comunicazione: tempestiva, onesta, aperta con la famiglia e con tutte le persone coinvolte, adeguata alle caratteristiche dell’anziano e alle sue capacità di comprensione, anche avvalendosi di modalità non verbali (videochiamata, social);

3. Cure e assistenza di qualità: cercare di mantenere il più possibile qualità nelle cure sanitarie, presenza di comfort, privacy, intimità, riposo e tranquillità.

4. Gestione del dolore e altri sintomi: monitoraggio e terapia del dolore costante ed efficace. Il virus non deve impedire la rilevazione e il trattamento appropriato del dolore da parte dell’equipe curante. Molte delle paure da parte degli anziani possono essere riconducibili alla possibilità di non essere adeguatamente seguiti o curati.

5. Espressione emotiva: poter esprimere sentimenti, sia positivi sia negativi; poter ringraziare, perdonare, esprimere rabbia, delusione, risentimento, paura, come normali reazioni che anche altri possono provare o condividere con noi.

6. Spiritualità: avere l’opportunità di esplorare la propria dimensione spirituale (es.: momenti dedicati durante la giornata dove potersi raccogliere in privato, pregare, meditare, guardare la messa, o commemorare qualcuno).

7. Diritto al tempo: avere tempo per raccontare la propria storia, riaffermare la propria identità e il valore dato alla vita, avere tempo per vivere il proprio lutto.

8. Essere rassicurati: sentire che non si sarà abbandonati ­– sentire la vicinanza emotiva, anche se non possibile quella fisica – da amici o famigliari particolarmente significativi, programmando ad esempio una telefonata periodica; fissare dei momenti e pianificare cose da fare assieme; anche il personale sanitario o socio-assistenziale potrà ricordare periodicamente che la persona sarà seguita e che ci saranno comunque farmaci o possibilità di aiuto qualsiasi cosa succeda).

Quali paure dietro la paura della morte?

Inoltre può risultare utile, per chi assiste, cercare anche di capire quali paure reali prova la persona anziana per trovare strategie mirate ed efficaci. Ad esempio, dietro a una generale paura della morte può essere presente la paura del dolore fisico o di diventare un peso per gli altri, ovvero la paura dell’impatto e delle conseguenze della propria morte sugli altri; o ancora la paura di perdere il controllo sul corpo o di perdere le persone care, di sentirsi abbandonati, di rimanere soli, così come la paura di essere puniti da Dio, di non poter assistere a eventi importanti, di perdere la dignità, di non ricordare più le cose o di perdere la coscienza. Ecco che, aiutando la persona anziana a capire e a esternare apertamente le proprie reali paure, si può davvero accompagnarla con maggior attenzione e con una migliore consapevolezza in questo delicato percorso, cercando di normalizzare il più possibile ciò che proviene da questo tempo e spazio totalmente anomali.

Ulteriori perdite per l’anziano

Infine, non si può dimenticare che, in un momento come questo, alle perdite che già vive l’anziano (della propria salute, dell’autonomia, del proprio ruolo) si possono aggiungere la perdita della libertà (in struttura sei confinato all’interno del tuo reparto, a volte pochi metri quadrati in condivisione con altri) e della socialità (divieto di aggregazione e di attività di gruppo). E ancora la perdita di sicurezza (“mi dicono di stare attenta e di non avvicinarmi troppo agli altri…sono in pericolo?”) e di progettualità (cosa sarà adesso del mio futuro? Riuscirò a portare a termine i miei compiti prima di morire?”). Queste perdite possono anche portare l’anziano a vivere più lutti, spesso non riconosciuti dall’esterno e quindi più difficili da gestire e da elaborare.

Per approfondire il tema della resilienza e delle nuove strategie possibili di fronteggiamento del lutto si suggerisce anche la lettura del libro “Non sono più io.

Questo articolo è un estratto dal n. 2 di CURA in uscita a fine giugno.

About the Author: Elisa Mencacci

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Psicologa clinica, tanatologa e autrice del libro "Non sono più io. Come fronteggiare l'interminabile lutto nella demenza" (Editrice Dapero, 2020).

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