Giovani nel tempo nasce 10 anni fa, con obiettivi ambiziosi. Al centro delle sue attività di promozione sociale: la persona anziana fragile. Lo strumento fondamentale? Il gioco. Di seguito l’intervista alla Presidente Laura Guidi

Come è nata l’Associazione Giovani nel tempo?

«Per spiegare come è nata Giovani nel tempo devo partire dalla mia esperienza personale. Io avevo la mamma malata di demenza e una stupenda operatrice dell’ASL mi ha invitato a prendere parte a un gruppo di mutuo auto-aiuto a Bologna, la mia città. Questo mi ha consentito di aprirmi a un confronto con altre persone che stavano vivendo condizioni di vita vicine alla mia e mi ha permesso di imparare molto.

A questo devo aggiungere che la mia mamma a un certo punto mi dice: “Laura, tu devi fare qualcosa per le persone che hanno la mia malattia”. Così, da questa mia promessa fatta alla mamma nel 2009, comincia il mio percorso.

Ho chiesto allora aiuto al Professor Rabih Chattat dell’Università di Bologna, che ha subito suggerito come sentiero quello dei giochi. Il gioco poteva essere dunque lo strumento centrale per essere d’aiuto. Così siamo partiti per questa strada.

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Abbiamo cominciato a cercare dei creatori di giochi, a farli testare nelle strutture. La mamma è volata in cielo nel luglio del 2011, e noi siamo stati pronti a far vedere il progetto il 15 settembre del 2012 a Villa Pallavicini a Bologna, con Pietro Mennea. (Di seguito potete vedere un breve video di quel giorno a Bologna)».


Ma questo nome originale, “Giovani nel tempo”, da dove nasce?

«Questo è interessante. Nasce da un aneddoto raccontatomi da una mia amica. Pare che un giorno la sua nipotina le abbia detto: “tu, nonna, non sei vecchia. Tu sei giovane da molto tempo”. Ecco, da qui è nata l’idea del nome».

E quali sono le finalità della vostra Associazione?

« l’Associazione è finalizzata al raggiungimento di ambiziosi obiettivi: promuovere la ricerca sull’invecchiamento, prevenire con specifici strumenti l’isolamento dei soggetti fragili, sensibilizzare e aggiornare la popolazione sulle realtà e le problematiche inerenti l’invecchiamento.

È un’associazione formata da persone che appartengono a professionalità diverse: tra i soci fondatori ci sono geriatri, ma collaborano con noi anche psicologi e   che ci hanno aiutato a testare i giochi nelle strutture. Tra i soci fondatori poi non si può dimenticare Ennio Peres, il più grande giocologo italiano».

Entriamo allora nel merito di ciò che fate. Per prima cosa parliamo del gioco… Che importanza e che significato ha per le persone anziane?

«Il gioco ha una valenza importantissima, perché con un’attività così leggera e anche facile si possono fare moltissime cose. L’emozione positiva correlata al gioco, ma anche lo stare insieme e il socializzare, il mettersi alla prova, fa bene sia alla persona malata sia a chi vuole prevenire la malattia.

Secondo le Neuroscienze se alleniamo la nostra mente mediante appositi esercizi e stimoli, ci sono infatti maggiori probabilità che si mantenga in salute. Così Giovani nel Tempo, fin dalla sua nascita, ha pensato al gioco come momento di socializzazione e protezione della memoria.

Una sezione speciale del nostro progetto è dedicata alle persone anziane con deficit cognitivi che hanno bisogno di una stimolazione più specifica e mirata, ma che avviene sempre attraverso il gioco. L’obiettivo è il mantenimento delle abilità cognitive, ma il momento ludico è anche strumento fondamentale di dialogo con i familiari, mezzo innovativo e accessibile a tutti che permette di sollecitare le abilità comunicative del malato.

In un momento come questo, dove si sente ancora di più il bisogno di comunicare, il gioco diventa uno strumento prezioso che agevola questa comunicazione».

E che impatto ha avuto la pandemia sulle vostre attività?

«La pandemia non ci ha fermato, anche se ci ha rallentato molto. Per esempio, i nostri due ultimi giochi sono nati proprio durante la pandemia, su consiglio della Dottoressa Katia Pinto, dell’Associazione Alzheimer Bari.

È chiaro che alcune cose non possiamo più farle, come per esempio molti dei nostri laboratori che si svolgevano in presenza.

Ma appunto non ci siamo fermati, continuiamo a fare molte conferenze online e il vantaggio è che possiamo raggiungere più persone in più parti d’Italia con maggiore facilità».

Tra le vostre creazioni ce n’è una speciale, l’Agenda dal nome “La Rosmarina”, ci racconti di cosa si tratta?

«Per la realizzazione della Rosmarina si deve ringraziare la dottoressa Roberta Francia (geriatra), che l’ha ideata. Si tratta di un’agenda utilizzabile per 365 giorni (indipendentemente dall’anno solare!), semplice e divertente da compilare, aiuta a prendersi cura della memoria, a mantenerla allenata.

Rosmarina.png

Nell’agenda si alternano spazi per prendere appunti sulle proprie attività quotidiane e sulle incombenze settimanali, ad altri in cui vengono forniti consigli utili per mantenersi in forma, o anche enigmi laterali per stimolare la mente.

Con La Rosmarina abbiamo vinto il primo premio nel 2017 all’Alzheimer Europe di Berlino e ne siamo molto felici. Giovani nel tempo partecipa dal 2013 alle assemblee di Alzheimer Europe: abbiamo portato in Europa con orgoglio le nostre scatole tradotte in inglese e abbiamo appreso tanto dalle esperienze con altri paesi europei. Crediamo sia molto importante il confronto con altre realtà e l’apertura al futuro».

A proposito di futuro, per concludere, come vedete quello delle persone anziane nel nostro Paese?

«Personalmente io sono un’ottimista e un’entusiasta, però il futuro lo vedo un po’ grigio. Ci sono due parole che mi vengono in mente.

La prima è Ageismo. È uno stigma che dobbiamo impegnarci a combattere, se vogliamo che il futuro degli anziani sia positivo. Il “Tanto è vecchio” deve sparire dai pensieri diffusi.


AGEISMO
Un romanzo di Luca Lodi (Editrice Dapero), per andare oltre gli stereotipi


La seconda parola a cui tengo molto è: comunità. Io credo che la comunità possa fare tanto, per riuscire a rimettere al centro le persone anziane.

Certamente, tanto per combattere l’Ageismo quanto per risvegliare la Comunità, molto devono farlo le Istituzioni, attraverso progettazioni lungimiranti che sappiano combattere gli stigmi».

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