AITO promuove la figura dei Terapisti Occupazionali in Italia. Con il lavoro di questa associazione vediamo finalmente questa figura professionale sempre più riconosciuta. Oggi AITO diventa un punto di riferimento per lo studio e la ricerca scientifica. L’intervista a seguire.


Come è nata l’Associazione AITO e quali sono le sue finalità?


L’AITO nasce nel 1977, ad opera di un gruppo di colleghi che si sono fatti promotori della nostra professione sul territorio italiano, la figura del Terapista Occupazionale, anche grazie al loro lavoro, verrà poi riconosciuta dal Ministero della Salute vent’anni dopo, nel 1997.

Per anni la nostra associazione AITO, si è occupa di far conoscere il Terapista Occupazionale sul territorio nazionale, cercando di implementarne al massimo la diffusione, agendo sia da un punto di vista promozionale, sia culturale, collaborando con enti, Università e altre Associazioni Professionali e di pazienti.

Fino al 2018, anno di emanazione della Legge Lorenzin che ha istituito l’Ordine dei TSRM PSTRP, l’AITO era l’Associazione Maggiormente Rappresentativa accreditata presso il Ministero delle Salute a rappresentare tutte le esigenze e le istanze dei Terapisti Occupazionali. Da allora è stato intrapreso un percorso che ci ha portato lo scorso 23 settembre ad entrare nell’elenco delle Società Scientifiche e Associazioni Tecnico Scientifiche delle Professioni Sanitarie.

Oggi l’associazione AITO gode di ottima salute, sono iscritti circa un terzo di tutti i Terapisti Occupazionali presenti sul territorio, in ogni regione è presente una sezione territoriale. L’attuale mission rispetto al passato è in parte mutata, ci occupiamo anche di formazione e ricerca. Grazie al supporto del nostro comitato scientifico e alla collaborazione con altre società di settore, cerchiamo di dare valore all’opera di tutti i nostri colleghi che giorno per giorno si impegnano accanto ai loro assistiti e cerchiamo di supportarli dandogli l’opportunità di accedere ad importanti riviste internazionali come l’American Journal of Occupational Therapy e l’Australian Journal of Occupational Therapy.

  • Fondamentale è per noi il legame acceso con la vostra rivista e la casa Editrice Dapero che da sempre ci dà lo spazio per diffondere le nostre esperienze.

Rivista CURA ha parlato della figura dei Terapisti Occupazionali in vari contributi. Segnaliamo due articoli scritti da Valentina Pirola, TO della Casa Santa Teresa di Livraga:
Terapista occupazionale in RSA: avventure e disavventure
– Vita in RSA: un microcosmo di attività, relazioni, emozioni e scoperte.


Come può essere d’aiuto il terapista occupazionale alle persone anziane?


Il Terapista Occupazionale è accanto alle persone anziane per permettergli di continuare a svolgere le attività quotidiane nel miglior modo possibile, mantenendo il loro stato di salute e il loro benessere psico-fisico. Il Terapista Occupazionale può lavorare al domicilio del paziente, in strutture residenziali e semi-residenziali, nelle comunità alloggio, nei centri diurni e negli ambulatori, oltre che all’interno degli ospedali nei reparti di geriatria.

In particolare, partendo dalla storia di vita della persona e dai suoi fattori contestuali (ambientali e sociali) si occupa di:

  • osservare e valutare le difficoltà della persona anziana e interviene per mantenere attiva la sua vita sociale e domestica, sfruttando le sue potenzialità residue;
  • considerare i bisogni e gli interessi della persona cecando di migliorare la sua autonomia, soddisfazione, sicurezza, qualità di vita, benessere e partecipazione;
  • cecare di stimolare la motivazione, il senso di utilità, la competenza e il rispetto di se stesso;
  • organizzare attività di stimolazione cognitiva (memoria, attenzione, orientamento, concentrazione);
  • identificare i pericoli domestici e raccomandare adattamenti architettonici o suggerire semplicemente una migliore sistemazione degli arredi, per rendere l’ambiente più comodo e sicuro;
  • fornire indicazioni per la prevenzione delle cadute;
  • offrire consulenza in materia di risparmio energetico/economia articolare e la gestione del dolore;
  • ridurre il carico assistenziale, addestrando familiari e caregiver.

Credete che il suo valore professionale sia sufficientemente riconosciuto nel settore dell’assistenza agli anziani?


Il nostro valore professionale nella cura della persona anziana è riconosciuto a livello internazionale e avvalorato da una buona quantità di letteratura scientifica. In Italia la situazione è in evoluzione, sono molti i colleghi che lavorano nel settore ma la realtà può e deve ancora migliorare. Per questo motivo, una delle finalità della nostra associazione è valorizzare e implementare le buone pratiche, mettendo in risalto i grandi risultati ottenuti nelle realtà dove la figura è presente.


Che impatto ha avuto la pandemia sulle attività di AITO e dei terapisti occupazionali che aiutano gli anziani più in generale?


Come per tutte le professioni sanitarie, anche per noi Terapisti Occupazionali la pandemia ha avuto un forte impatto sulla gestione del lavoro quotidiano. La pandemia ha costretto tutti i colleghi a “ripensarsi” in quanto le opportunità offerte dall’ambiente che li circondava sono repentinamente mutate.

In una prima fase, molti colleghi che lavorano in strutture di tipo residenziale, sono rimasti a contatto diretto con i loro assistiti ma, essendo costretti a rispettare nuove regole per la prevenzione e riduzione del contagio, hanno dovuto re-inventare il loro intervento.

Contestualmente sono cambiate anche le esigenze e le richieste degli assistiti, che obbligati a lunghi periodi di separazione dai loro congiunti, hanno maturato la necessità di mantenere vive le comunicazioni, pure attraverso i mezzi informatici, anche in questo caso, l’intervento del Terapista Occupazionale è stato fondamentale.

Altri colleghi invece, nel giro di pochi giorni hanno dovuto impostare il lavoro in forma virtuale non avendo più la possibilità di incontrare i loro pazienti negli ambulatori o al domicilio. I colleghi che invece sono riusciti a garantire la presenza al domicilio, hanno dovuto seguire nuovi schemi comportamentali e utilizzare una certa quantità di DPI, modificando quindi in maniera importante le dinamiche dei momenti terapeutici, la comunicazione, l’ambiente.

In una seconda fase, quando ci è stato permesso il rientro in struttura, sono totalmente cambiati i nostri setting operativi, prima fortemente personalizzati alle esigenze dell’utente, poi invasi da materiale monouso e con il quasi annullamento di momenti di convivialità e comunicazione fra utenti.

Adesso si sta lentamente tornando alla normalità. La Federazione Mondiale dei Terapisti Occupazionali (WFOT), nella sua ultima Public Statement, ci ha ricordato che i Terapisti Occupazionali sono professionisti chiave per la salute dichiarando che:

“l’erogazione continua di terapia occupazionale per gli utenti dei vari servizi è accresciuta per consentire il coinvolgimento in attività che forniscono significato alla vita (…) in un momento in cui la partecipazione alle normali routine è particolarmente sconvolta, per le persone con esiti di Covid, che hanno riportato difficoltà a riprendere le banali attività quotidiane, è fondamentale l’intervento del terapista occupazionale”.


Quali sono le azioni dell’immediato futuro che sta mettendo in campo AITO?


Per l’immediato futuro stiamo lavorando molto sulla formazione, abbiamo di recente attivato un corso FAD sincrono, che si svolgerà a novembre e dicembre, incentrato sull’utilizzo e la ricerca delle scale di valutazione in Terapia Occupazionale e stiamo programmando il piano formativo per il prossimo anno che sarà incentrato sulla ricerca scientifica.

Stiamo inoltre partecipando assieme ad altri professionisti alla stesura delle linee guida per afasia e neglect, e abbiamo da poco concluso il lavoro all’interno della Consensus sulla Robotica promossa da SIMFER e SIRN. Un altro grande obiettivo che ci vede molto coinvolti è la realizzazione del prossimo Congresso Nazionale dell’Associazione che si svolgerà a Roma a Maggio del prossimo anno ed avrà come focus l’ambiente di vita.


Come immaginate il futuro prossimo della terapia occupazionale in Italia?


Per il futuro immagino un grosso sviluppo della professione, grazie all’importante lavoro dei nostri colleghi, sempre più la figura sta prendendo il posto che merita nel mondo della riabilitazione. Una grande sfida sarà il prossimo PNRR, immagino il terapista occupazionale coinvolto nelle cure primarie, sul territorio, all’interno della comunità, come sempre al servizio del prossimo.

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Casa Editrice Indipendente per una cultura condivisa nel settore dell’assistenza agli anziani.

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