In Fondazione OIC onlus non sono mancate le difficoltà, ma l’attenzione per gli anziani non è mai venuta meno; anzi: si è rafforzata. Segue una video-intervista per far emergere il valore concreto di un’autentica cultura della cura.

La cura centrata sulla persona e la qualità di vita degli anziani

Il Covid-19 è stato sicuramente uno tsunami che ha messo in evidenza chiaramente la fragilità della vita di ogni persona; fragilità che aumenta sempre più con l’avanzare dell’età.

Come ha spiegato bene la dottoressa Marta Zerbinati (Focòs Argento Hr Care), in un recente articolo apparso qui su rivistacura.it, « la pandemia, sia nelle fasi più critiche, sia nell’attuale fase di convivenza con il virus e le misure di prevenzione all’interno delle residenze per anziani, ha reso evidenti alcuni limiti soprattutto ambientali (un maggior numero di stanze singole, spazi di condivisione tra residenti e familiari distinti, ma attigui, agli spazi di vita comuni dei residenti, spazi esterni facilmente accessibili, ecc.)».

Ma in questo stesso articolo – dedicato proprio alla Cura centrata sulla persona e alla qualità di vita degli anziani in RSA – prosegue la dottoressa Zerbinati: «al di là di questi aspetti strutturali […] credo che la pandemia dopotutto non ci abbia insegnato nulla di nuovo dal punto di vista dei modelli e degli approcci di cura».

Di fatto la condizione di emergenza ha solo rimarcato meglio quanto certi elementi dell’approccio di cura siano essenziali per la qualità di vita globale degli anziani che assistiamo.

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L’esperienza dei professionisti di Fondazione OIC

Queste considerazioni teoriche vengono confermate dalle parole di Adriana Pellegrini, prima operatrice al Centro Servizi Civitas Vitae Nazareth di Padova, che alla domanda su come vede il futuro dei servizi e in particolare se crede ci saranno cambiamenti importanti nella relazione con gli ospiti, si dice convinta di no.

«per me non è una novità che bisogna essere attenti, trasmettere sicurezza a ospiti e colleghi», spiega infatti e aggiunge: «forse sì,  In questo tempo di pandemia si è creato un rapporto più stretto con i colleghi e gli ospiti perché abbiamo condiviso insieme una minaccia e l’abbiamo superata restando tutti uniti».

Evidentemente all’interno di Fondazione Opera Immacolata Concezione Onlus era presente già da prima della pandemia una forte cultura della cura centrata sulla persona, che è diventata risorsa preziosa nel momento difficile.

L’importanza di contatto umano e cura psicologica

Lo confermano le parole dell’infermiera Amarilda Balla, che racconta di come durante il momento delle chiusure, lei e i colleghi abbiano dato ancor più importanza al contatto:

«contatto visivo, piuttosto che carezze, perché è molto importante dare queste attenzioni agli anziani. Perché spesso la persona vede solo noi, siamo noi i responsabili della cura di tutto e dobbiamo farla sentire al centro dell’attenzione. E soprattutto ciò che conta è la cura psicologica. Perché è vero che assistenza fisica e farmacologica sono fondamentali, però non possiamo lavorare senza relazione e contatto. Ci dobbiamo guardare negli occhi e sorridere insieme».

La pandemia è stata inoltre l’occasione per cogliere le enormi risorse che i nostri anziani possiedono. Come spiega in modo semplice e chiaro nel video che segue Lorena Bezze (educatore professionale), gli anziani «sono come noi: ricchi di risorse interiori», che hanno saputo utilizzare in questo frangente di difficoltà. Una frase infatti ricorreva spesso tra gli anziani ospiti di Fondazioni OIC: «sono passate tante cose, passerà anche questa».

Inoltre, come ricorda l’infermiera Amarilda Balla, gli anziani nonostante tutto continuavano a riconoscere gli operatori. «Anche attraverso gli occhi, guardandoci, perché sono abituati con noi, lavoriamo qui da molto tempo». E aggiunge, con senso di gratitudine: «Questo è molto importante perché un riconoscimento è un grazie. È come se ti dicessero “grazie” a parole, però loro te lo dicono con gli occhi».

Sguardi oltre la pandemia: la Fondazione OIC si racconta

È chiaro che l’esperienza affrontata dalle Residenze per anziani in quest’anno e mezzo è stata ben più complessa di come alcuni giornali hanno voluto raccontare, attraverso narrazioni talora semplicistiche talaltra mistificanti (abbiamo già approfondito questo tema nell’articolo: Le RSA sui giornali: titolo per titolo, la superficialità di un racconto che non si fa domande).

Per questo CURA ha scelto di dar voce a una realtà di valore come Fondazione OIC, attraverso un percorso di video-interviste dal quale emerge un’analisi che si muove tra passato, presente e futuro dei servizi, tra difficoltà e risorse emerse.

Se il covid è stato «un uragano, una battaglia estremamente difficile», è però emersa anche un’enorme unione tra le figure professionali, che addirittura si sono prese ancora più cura degli anziani, proprio al contrario di ciò che le narrazioni prevalenti predicavano (!) e proprio perché era venuto a mancare il consueto rapporto con l’esterno.

Per restare nella metafora, come spiega il Presidente di Fondazione OIC Andrea Cavagnis, quella recente senz’altro «è stata un’esperienza che ha provato a fondo le capacità di un’organizzazione che si occupa di assistenza agli anziani di resistere in un mare in tempesta». E, parlando di risorse emerse, ricorda come «il rigore in ciò che si decideva di fare man mano che i problemi venivano a galla e dovevano essere affrontati» sia stato un punto di grande forza per affrontare il momento complesso.

Ancora una volta, quindi, le narrazioni negative, che non riconoscono la professionalità e la passione che abitano alcuni luoghi di cura, sono costrette al silenzio. Da queste realtà di valore è piuttosto necessario riprendere le fila per costruire la basi della ripartenza.

Ecco perché è importante quest’auto-analisi, e ancor di più che si gettino gli «sguardi oltre la pandemia»:


Le Residenze per anziani accolgono e celebrano la vita

Come ricorda il dottor Fabio Toso (direttore generale Fondazione OIC onlus), dunque, se la pandemia ci insegna qualcosa per il futuro è che dobbiamo impegnarci per valorizzare di più e meglio il ruolo delle nostre Residenze sul territorio.

Anche in favore di questo tema CURA si è già spesa. Ricordate l’articolo: RSA, risorsa per il territorio, portavoce di una cultura che dà valore all’anziano?

Durante la pandemia – lo ripetiamo – si è rafforzata l’idea pregiudiziale secondo cui nelle residenze per anziani le persone “morissero sole” e fossero abbandonate. Quando invece è proprio in queste strutture che si celebra la vita fino ai suoi ultimi giorni e dove è sorta in questi anni una vera e propria cultura dell’invecchiamento e dell’età anziana.

Video-interviste come quella alla Fondazione OIC servono proprio per far emergere, in sintesi, il valore di questa cultura, costruita in anni di servizio alle persone. Senza dimenticare che spesso il pregiudizio di cui sono vittime le Residenze, discende da un altro ancora più profondo che riguarda l‘età anziana nel suo complesso.

Come ci ricorda con saggezza la signora Elide Grifalconi nel video, invece, dobbiamo capire che «questa è la nostra realtà di vita: gli anni vanno avanti» e la vecchiaia va accolta, sempre e in ogni sua forma, senza pregiudizi e senza discriminazioni.

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Casa Editrice Indipendente per una cultura condivisa nel settore dell’assistenza agli anziani.

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