La psicologa Elisa Calcaterra ci racconta del primo albo illustrato per anziani in Italia e di come possa essere utilizzato all’interno dei servizi per anziani, per abbandonare l’utilizzo improprio di albi illustrati per bambini. In Lassù è casa mia ogni elemento è pensato per gli anziani: colori, testi e formati rispondono alle esigenze fisiche ed emotive di questa specifica fascia della popolazione.

La scelta di restare accanto alle persone anziane

Elisa Calcaterra è una psicologa clinica che, dice, è “capitata” in modo quasi del tutto casuale a lavorare con le persone anziane, 18 anni fa. Siamo in Veneto e le normative iniziavano a prevedere la figura dello psicologo per quelle che allora erano ancora chiamate “Case di riposo”. C’era l’obbligo, dunque, ma la professione era tutta da costruire, ci racconta la dottoressa Calcaterra.

Da allora cambierà alcuni posti di lavoro ma resterà sempre a lavorare accanto agli anziani, scoprendo che quella strada su cui l’ha messa il caso è in realtà fonte di enorme passione per lei che, in un’ultima analisi, aveva scelto il mestiere di psicologa perché desiderava poter raccogliere storie di vita e incontrare la ricchezza umana.

E chi meglio di una persona anziana può donare ricchezza immensa in termini di esperienza vissuta alle spalle?

Il primo albo illustrato per anziani in Italia

E proprio perché l’esperienza interiore di un anziano non è quella di un bambino si rende necessario andare oltre alla pratica diffusa di far leggere agli anziani accolti nei servizi albi illustrati per bambini.

Da questo obiettivo ha preso piede “l’avventura” di quattro bibliotecarie venete che, in seguito a un percorso di design thinking, hanno sognato di dare vita al primo albo illustrato per anziani in Italia.

Un percorso lungo, iniziato prima della pandemia, che le ha portate a scegliere con cura ogni dettaglio di questo libro, avvalendosi della collaborazione della dottoressa Elisa Calcaterra che nel corso dei mesi ha sottoposto a 50 anziani della sua struttura i campioni di quello che oggi è diventato l’albo illustrato “Lassù è casa mia”.

Il gruppo coinvolto in questa sperimentazione è piuttosto eterogeneo: si va da persone anziane cognitivamente integre con problematiche di tipo più sociale, fino a persone estremamente compromesse, con problematicità di tipo fisiologico talvolta importanti (persone ipovedenti, o con demenza anche in fase avanzata, o ancora persone con disturbi psichiatrici di vario tipo).

L’ambientazione negli anni Ottanta: una scelta pensata

Il punto di partenza, racconta Calcaterra, è stato selezionare la storia giusta: doveva essere significativa e riuscire a emozionare persone con un’età compresa tra i 65 e i 100 anni.

Così si è scelto di riadattare, sintetizzandolo, il testo dell’omonimo libro “Lassù è casa mia. Una leggenda del monte Grappa” di Loris Giuriatti (ed. Che storia!, 2016).

Non è un caso che si tratti di un racconto ambientato proprio negli anni ’80, epoca che è stata particolarmente florida per l’Italia e che è viva nel cuore di molti dei nostri anziani.

Il racconto originale, inoltre, è per ragazzi e ha infatti dei giovani per protagonisti. Si è scelto di modificare questo aspetto, ponendo una donna anziana come protagonista e voce narrante, per favorire ulteriormente l’immedesimazione.

Meno rilevante, invece, l’ambientazione geografica contestata da alcuni primi lettori: “a chi mi dice che l’ambientazione sul monte Grappa possa favorire solo gli anziani che hanno vissuto in quei luoghi”, commenta Calcaterra, “rispondo che gli anziani sono adulti e, in quanto tali, hanno un’esperienza emotiva che li mette nelle condizioni di immedesimarsi nelle emozioni che un racconto porta con sé, a prescindere dall’ambientazione geografica”.

Un contesto, dunque, dove il tempo gioca un ruolo ben più importante dello spazio.

Il primo albo illustrato per anziani pubblicato in Italia, che colma un vuoto in letteratura e segna un passo importante di inclusione sociale

Oltre la stimolazione cognitiva: largo alle emozioni

Al contempo, la dottoressa Calcaterra, con il supporto dell’educatrice professionale, ha continuato a sperimentare per valutare anche carta, formati, font e colori che fossero più appropriati per gli anziani e non solo da un punto di vista cognitivo.

Va infatti precisato che questo albo illustrato non è nato come strumento di stimolazione cognitiva.

“ci tengo a specificarlo”, spiega la dottoressa, “perché è proprio in questo che l’albo è diverso. Perché l’anziano non è solo una persona da ‘mantenere nelle sue abilità di base’ ma è prima di tutto una persona ancorata a una vita reale, fatta di emozioni e di relazioni significative”.

E tutto questo indipendentemente dalle patologie di cui può essere portatore.

Carta, formato e colori: nulla è casuale

Molti sono gli elementi studiati in fase di sperimentazione e che rendono questo albo illustrato per anziani adatto a loro, anche nei suoi aspetti materiali.

Si è scelta infatti volutamente una carta opaca e non lucida, in quanto quest’ultima può creare difficoltà nella comprensione di testo e immagini a persone con deficit visivi.

Così come è stata studiata la dimensione. “Spesso gli albi illustrati per bambini che vengono utilizzati nei servizi sono infatti o troppo grandi o troppo piccoli per le necessità degli anziani”, spiega la dottoressa.

Di fronte a persone con problematiche di tipo cognitivo o legate alla motricità, infatti, vi può essere anche una difficoltà proprio nel tenere in mano un albo e nello sfogliare le pagine. E questi ostacoli possono scoraggiare la persona a proseguire nella lettura.

Non sono inoltre casuali nemmeno i colori e le immagini che sono state realizzate dall’illustratrice Maddalena Pesaresi. L’azzurro che domina su tutti gli altri colori è fondamentale per trasmettere serenità e apertura, così come lo sono i grandi spazi naturali sovente rappresentati tra le pagine.

Ancora una volta si fa cioè attenzione all’emozione che il libro può trasmettere e si lavora affinché essa sia positiva, elemento fondamentale per esempio per persone che convivono con la demenza.

Allo stesso modo il contenuto testuale è limitato all’essenziale – ovvero all’essenza emotiva – e le parole sono attentamente posizionate su uno sfondo che le renda ben leggibili.

Modalità di utilizzo dell’albo illustrato per anziani nei servizi

Come si diceva, questo libro non è primariamente uno strumento di stimolazione cognitiva, anche se è evidente che può essere usato anche in questo senso.

È più interessante notare però come possa essere usato nel rapporto a due operatore-anziano per esempio in caso di situazioni in cui la persona manifesta wandering o aggressività: potrà focalizzare così l’attenzione su uno strumento bello, piacevole e ricco di significati emotivi profondi.

Va ricordato infatti che gli studi scientifici (in nota) confermano ormai che dietro quelli che chiamiamo “disturbi del comportamento” ci sono spesso dei bisogni emotivi non soddisfatti. Le perdite riguardano le funzioni astratte del cervello (la razionalità, la logica), mentre le emozioni rimangono sempre presenti.

Ma può anche essere utilizzato in piccolo gruppo, dove l’educatore o lo psicologo potranno per esempio leggere l’albo e stimolare il racconto da parte degli anziani che partecipano sugli aspetti in cui si identificano (che saranno probabilmente diversi per ognuno). Ecco che può diventare così anche un ottimo strumento dal punto di vista relazionale.

Infine, conclude Calcaterra, non è da escludere un utilizzo anche in progetti di tipo intergenerazionale. “Lassù è casa mia” è infatti un’opera che si presta per una lettura a più livelli, capace di arrivare con semplicità a tutte le fasce d’età: potrà allora diventare anche un efficace strumento di mediazione tra l’esperienza dell’anziano e quella del bambino.

Un esempio di libro intergenerazionale è quello realizzato dalla Fondazione Monisgnor Comi di Luino, di cui abbiamo parlato in questo articolo (inserire link).

Fonti

J. Cohen-Mansfield, agitated behaviors in the elderly

S. Macaulay, The Broken Lens of BPSD: why we need to rethink the way we label the behavior of people who live with Alzheimer diseas

About the Author: Editrice Dapero

Casa Editrice Indipendente per una cultura condivisa nel settore dell’assistenza agli anziani.

La psicologa Elisa Calcaterra ci racconta del primo albo illustrato per anziani in Italia e di come possa essere utilizzato all’interno dei servizi per anziani, per abbandonare l’utilizzo improprio di albi illustrati per bambini. In Lassù è casa mia ogni elemento è pensato per gli anziani: colori, testi e formati rispondono alle esigenze fisiche ed emotive di questa specifica fascia della popolazione.

La scelta di restare accanto alle persone anziane

Elisa Calcaterra è una psicologa clinica che, dice, è “capitata” in modo quasi del tutto casuale a lavorare con le persone anziane, 18 anni fa. Siamo in Veneto e le normative iniziavano a prevedere la figura dello psicologo per quelle che allora erano ancora chiamate “Case di riposo”. C’era l’obbligo, dunque, ma la professione era tutta da costruire, ci racconta la dottoressa Calcaterra.

Da allora cambierà alcuni posti di lavoro ma resterà sempre a lavorare accanto agli anziani, scoprendo che quella strada su cui l’ha messa il caso è in realtà fonte di enorme passione per lei che, in un’ultima analisi, aveva scelto il mestiere di psicologa perché desiderava poter raccogliere storie di vita e incontrare la ricchezza umana.

E chi meglio di una persona anziana può donare ricchezza immensa in termini di esperienza vissuta alle spalle?

Il primo albo illustrato per anziani in Italia

E proprio perché l’esperienza interiore di un anziano non è quella di un bambino si rende necessario andare oltre alla pratica diffusa di far leggere agli anziani accolti nei servizi albi illustrati per bambini.

Da questo obiettivo ha preso piede “l’avventura” di quattro bibliotecarie venete che, in seguito a un percorso di design thinking, hanno sognato di dare vita al primo albo illustrato per anziani in Italia.

Un percorso lungo, iniziato prima della pandemia, che le ha portate a scegliere con cura ogni dettaglio di questo libro, avvalendosi della collaborazione della dottoressa Elisa Calcaterra che nel corso dei mesi ha sottoposto a 50 anziani della sua struttura i campioni di quello che oggi è diventato l’albo illustrato “Lassù è casa mia”.

Il gruppo coinvolto in questa sperimentazione è piuttosto eterogeneo: si va da persone anziane cognitivamente integre con problematiche di tipo più sociale, fino a persone estremamente compromesse, con problematicità di tipo fisiologico talvolta importanti (persone ipovedenti, o con demenza anche in fase avanzata, o ancora persone con disturbi psichiatrici di vario tipo).

L’ambientazione negli anni Ottanta: una scelta pensata

Il punto di partenza, racconta Calcaterra, è stato selezionare la storia giusta: doveva essere significativa e riuscire a emozionare persone con un’età compresa tra i 65 e i 100 anni.

Così si è scelto di riadattare, sintetizzandolo, il testo dell’omonimo libro “Lassù è casa mia. Una leggenda del monte Grappa” di Loris Giuriatti (ed. Che storia!, 2016).

Non è un caso che si tratti di un racconto ambientato proprio negli anni ’80, epoca che è stata particolarmente florida per l’Italia e che è viva nel cuore di molti dei nostri anziani.

Il racconto originale, inoltre, è per ragazzi e ha infatti dei giovani per protagonisti. Si è scelto di modificare questo aspetto, ponendo una donna anziana come protagonista e voce narrante, per favorire ulteriormente l’immedesimazione.

Meno rilevante, invece, l’ambientazione geografica contestata da alcuni primi lettori: “a chi mi dice che l’ambientazione sul monte Grappa possa favorire solo gli anziani che hanno vissuto in quei luoghi”, commenta Calcaterra, “rispondo che gli anziani sono adulti e, in quanto tali, hanno un’esperienza emotiva che li mette nelle condizioni di immedesimarsi nelle emozioni che un racconto porta con sé, a prescindere dall’ambientazione geografica”.

Un contesto, dunque, dove il tempo gioca un ruolo ben più importante dello spazio.

Il primo albo illustrato per anziani pubblicato in Italia, che colma un vuoto in letteratura e segna un passo importante di inclusione sociale

Oltre la stimolazione cognitiva: largo alle emozioni

Al contempo, la dottoressa Calcaterra, con il supporto dell’educatrice professionale, ha continuato a sperimentare per valutare anche carta, formati, font e colori che fossero più appropriati per gli anziani e non solo da un punto di vista cognitivo.

Va infatti precisato che questo albo illustrato non è nato come strumento di stimolazione cognitiva.

“ci tengo a specificarlo”, spiega la dottoressa, “perché è proprio in questo che l’albo è diverso. Perché l’anziano non è solo una persona da ‘mantenere nelle sue abilità di base’ ma è prima di tutto una persona ancorata a una vita reale, fatta di emozioni e di relazioni significative”.

E tutto questo indipendentemente dalle patologie di cui può essere portatore.

Carta, formato e colori: nulla è casuale

Molti sono gli elementi studiati in fase di sperimentazione e che rendono questo albo illustrato per anziani adatto a loro, anche nei suoi aspetti materiali.

Si è scelta infatti volutamente una carta opaca e non lucida, in quanto quest’ultima può creare difficoltà nella comprensione di testo e immagini a persone con deficit visivi.

Così come è stata studiata la dimensione. “Spesso gli albi illustrati per bambini che vengono utilizzati nei servizi sono infatti o troppo grandi o troppo piccoli per le necessità degli anziani”, spiega la dottoressa.

Di fronte a persone con problematiche di tipo cognitivo o legate alla motricità, infatti, vi può essere anche una difficoltà proprio nel tenere in mano un albo e nello sfogliare le pagine. E questi ostacoli possono scoraggiare la persona a proseguire nella lettura.

Non sono inoltre casuali nemmeno i colori e le immagini che sono state realizzate dall’illustratrice Maddalena Pesaresi. L’azzurro che domina su tutti gli altri colori è fondamentale per trasmettere serenità e apertura, così come lo sono i grandi spazi naturali sovente rappresentati tra le pagine.

Ancora una volta si fa cioè attenzione all’emozione che il libro può trasmettere e si lavora affinché essa sia positiva, elemento fondamentale per esempio per persone che convivono con la demenza.

Allo stesso modo il contenuto testuale è limitato all’essenziale – ovvero all’essenza emotiva – e le parole sono attentamente posizionate su uno sfondo che le renda ben leggibili.

Modalità di utilizzo dell’albo illustrato per anziani nei servizi

Come si diceva, questo libro non è primariamente uno strumento di stimolazione cognitiva, anche se è evidente che può essere usato anche in questo senso.

È più interessante notare però come possa essere usato nel rapporto a due operatore-anziano per esempio in caso di situazioni in cui la persona manifesta wandering o aggressività: potrà focalizzare così l’attenzione su uno strumento bello, piacevole e ricco di significati emotivi profondi.

Va ricordato infatti che gli studi scientifici (in nota) confermano ormai che dietro quelli che chiamiamo “disturbi del comportamento” ci sono spesso dei bisogni emotivi non soddisfatti. Le perdite riguardano le funzioni astratte del cervello (la razionalità, la logica), mentre le emozioni rimangono sempre presenti.

Ma può anche essere utilizzato in piccolo gruppo, dove l’educatore o lo psicologo potranno per esempio leggere l’albo e stimolare il racconto da parte degli anziani che partecipano sugli aspetti in cui si identificano (che saranno probabilmente diversi per ognuno). Ecco che può diventare così anche un ottimo strumento dal punto di vista relazionale.

Infine, conclude Calcaterra, non è da escludere un utilizzo anche in progetti di tipo intergenerazionale. “Lassù è casa mia” è infatti un’opera che si presta per una lettura a più livelli, capace di arrivare con semplicità a tutte le fasce d’età: potrà allora diventare anche un efficace strumento di mediazione tra l’esperienza dell’anziano e quella del bambino.

Un esempio di libro intergenerazionale è quello realizzato dalla Fondazione Monisgnor Comi di Luino, di cui abbiamo parlato in questo articolo (inserire link).

Fonti

J. Cohen-Mansfield, agitated behaviors in the elderly

S. Macaulay, The Broken Lens of BPSD: why we need to rethink the way we label the behavior of people who live with Alzheimer diseas

About the Author: Editrice Dapero

Casa Editrice Indipendente per una cultura condivisa nel settore dell’assistenza agli anziani.

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